Archivi del mese: gennaio 2017

Un giardino in bottiglia – eternal terrarium

20170129_172342

Allora…
Non era previsto un tutorial, ma siccome mi sono state chieste spiegazioni da più parti (facebook, messenger, whatsapp e pure sms), allora per non dover spiegare mille volte la cosa la scrivo qui e basta.

Prima di tutto una premessa:
se cercate su google, otterrete un’infinità di informazioni, nessuna di esse completa, nessuna che vi spieghi passo passo come realizzarlo, pochissime che vi raccontano pezzettini di cose per capire cos’è e come funziona.
Ecco, io con questa piccola guida vi indicherò passo passo quello che ho fatto, come e perché. Non so se ho fatto tutto giusto, ma quantomeno ho cercato di dare un senso a tutto.

Veniamo al punto: che cosa stiamo realizzando?
Stiamo realizzando nientepopodimenoché un ecosistema completamente autosufficiente. Un ambiente in cui far vivere per anni un po’ d’erba e un po’ di muschio senza doversene prendere cura per gli anni a venire, e nel quale far vivere, con un po’ di fortuna, una colonia di formiche.

Come tutti ben sappiamo, un ecosistema è una specie di circolo vizioso. Servono acqua, aria e cibo.
Il ciclo è questo: l’acqua evapora tramite il calore del sole. Non piove, ma si forma condensa sul vetro.
Le piante crescono e producono l’ossigeno attraverso il sistema della fotosintesi. (Avete fatto tutti le elementari, presumo.)
Le foglie morte marciscono e nutrono la terra.

Facciamo ora una lista di quello che vi serve:
– Un vaso di vetro. (da quello della marmellata alla damigiana da 20 litri vanno bene tutti, basta che siano di vetro, che possano essere chiusi ermeticamente e che siano puliti.) Io ne ho comprato uno apposta, al supermercato, a 5 euro. Di quelli tipo per mettere via la pasta, che si possono sigillare con una guarnizione di gomma pressata fra il tappo e il collo della bottiglia.

– Sassi. Ghiaino, più che altro, reperibile nel prato dietro casa. Se lo prendete da una strada bianca, magari dategli una bella pulita.

– Terriccio. Prendetelo da un prato: contiene già sali, semi vari e sapete per certo che ci cresce l’erba. Io l’ho preso da tre punti diversi della casa e l’ho mescolato con una parte di terra da vaso.

– Uno o due vermi di terra. Se non ricordo male (ma potrei dire una vaccata, verificate) i vermi di terra dovrebbero essere ermafroditi, quindi si riprodurranno pure loro in autonomia.

– Muschio. Non prendetelo in un bosco, che c’è il divieto di raccolta. Magari ce l’avete su qualche muretto privato, sul lato nord di casa vostra.

– Trifoglio, edera, o qualunque pianta verde vi venga in mente.

– altri sassi e pezzi di legno.

Procedimento:

– Ho steso uno strato di 2 cm di ghiaia sul fondo del vaso. Questo crea una sorta di falda che raccoglierà l’acqua nel sottosuolo.

– Inserite la terra mista a sassi, in modo che sia un terreno abbastanza drenante. Io ho fatto circa tre cm, l’erba che ho raccolto ha radici poco profonde. Aggiungete i vermi: ci penseranno loro a lavorare la terra al posto vostro, concimandola e mantenendola morbida.

– Con la stessa delicatezza con cui avete preso le piantine con tutta la loro radice, ripiantatele all’interno del vaso ricoprendo, appunto, la radice. Fate più attenzione che potete per non danneggiarle.

– inserite il muschio: è il motore del giardino. (questa è la spiegazione più semplicistica che ho trovato.)

– Decorate a piacere con sassi, corteccia e rametti.

– Al limite, se trovate qualche formica (o magari un pezzo di legno che ospita un formicaio, uova comprese) potete inserirla, ma prima assicuratevi che l’ecosistema sia bene avviato.

Avviamento:

Su questo argomento ho trovato pochissime informazioni, quindi accontentatevi.

– Prendete un bicchiere d’acqua e lasciatelo sul tavolo un paio di giorni, per far evaporare il cloro presente.

– Spruzzatelo sulle piante, o annaffiate il giardino nel modo che ritenete più opportuno.

– Chiudete ermeticamente il barattolo. La mattina e la sera dovrebbe apparire la condensa; durante il giorno il vaso dovrebbe risultare limpido.
Se le piante avvizziscono, aggiungete acqua. Se marciscono o se è presente una nebbiolina durante il giorno, allora aprite e lasciate evaporare un paio d’ore.

Ecco. Io l’ho creato giusto oggi, vi terrò aggiornati.

A presto!

Edit: mi sono dimenticato una cosa importante.
Mettetelo in un ambiente bene illuminato, alla luce non diretta del sole, se non volete bollire piante, vermi ed eventuali altri ospiti raccolti assieme alla terra.
Serve il sole per il ciclo dell’acqua e per la fotosintesi, ma state attenti, è pur sempre un ambiente chiuso.

Categorie: Varie ed Eventuali | Tag: , | 3 commenti

Ecce Dio.

Un racconto.
Ho perso un po’ la mano. Scusate.

Tutto ebbe inizio qui, in una frazione di un comune sconosciuto del nord Italia.
Una frazione talmente inutile da essere in mezzo al confine tra due province, tanto che c’era chi aveva la casa da una parte e il garage dall’altra, con ovvi disagi fiscali e burocratici.
Un paese di gente semplice, operai e contadini in perenne lotta con le enormi distanze che costavano quasi due ore di viaggio da casa al posto di lavoro.

A noi non pensava nessuno, semplicemente abitavamo lì, in un pugno di case ammassate una sull’altra.
A nessuno interessava contendersi quel pezzettino di confine, fino a quel giorno di tanto tempo fa. Come in una favola, nessuno ha cognizione di quanto sia trascorso da allora: il tempo ha perso ogni significato.

Siamo diventati famosi, sapete. Il giorno di Natale, non ricordo di quale anno, qui è nato un essere soprannaturale. Qui, perché si partorisce ancora in casa.

E no, non una divinità del Pantheon umano conosciuto, né una delle tante di qualche romanzo allucinato.

Il giorno di Natale qui è venuto alla luce, in forma umana, un’entità che sarebbe potuta essere il creatore del Tutto, o semplicemente una bizzarria.
Si è subito manifestato, appena uscito dall’utero materno, parlando e camminando, come si dice sia successo alla nascita del Budda. “Sono qui”, disse, “sono tornato.”

La notizia volò subito di bocca in bocca, e dopo pochi giorni accorsero giornalisti e autorità da ogni dove. Tutti volevano parlare con lui, in un caos generale di voci, domande e corpi che cercavano di sgattaiolare uno avanti all’altro.
Ognuno voleva poter dire di avergli fatto una domanda, o almeno averlo visto di persona.

Politicamente, ne era nata una contesa prima fra i due comuni confinanti, per la proprietà del neonato, a suon di schiaffi e pugni nell’Aula del Consiglio Comunale, e poi si era estesa alle due provincie, al Paese e al mondo intero.

Il neonato si era limitato a guardare l’evolversi della situazione. Silenzioso, insensibile all’escalation di violenza che si era generata fra le Nazioni per i diritti del suo sfruttamento.

Il nostro paesino sosteneva che fosse suo, e che ogni nazione avrebbe dovuto versare un tributo per quel nuovo Dio.
Il resto del mondo sosteneva che quel bambino dovesse essere “patrimonio dell’Umanità”, e che fosse trasferito in un luogo che fosse accessibile alla maggioranza delle genti, ognuno rivendicando la propria nazione come adatta a ospitarlo.

Come uno spettatore annoiato di fronte alla visione dell’ennesimo film catastrofico, il dio osservò l’umanità dividersi e distruggersi nelle maniere più becere e cruente; poi, all’improvviso, successe.
Congelò tutto e tutti come se avesse messo in pausa la proiezione. Come se fossimo un frammento di pellicola, rimanemmo immobili nelle azioni che stavamo compiendo in quel momento.

Ci rivolse quattro parole, prima di andarsene. Quattro parole in una lingua sconosciuta, che risuonarono nella testa di ognuno, credo, prima di liberarsi dell’involucro umano e dissolversi in una forma incomprensibile a noi mortali. Vissi quel momento nella mia mente, nitido, come se fosse stato davanti a me.

Solo quattro parole, e ci lasciò immobili, incapaci di ogni movimento, incapaci di parlare, di avere caldo o freddo, incapaci di morire, incapaci di tutto, tranne che di pensare.

Chissà poi perché.

Categorie: Racconti già scritti | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: