Archivi del mese: marzo 2017

Intervista a Marco Mallia

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Qui le domande le faccio a Marco Mallia, che in prima battuta mi ero scordato di presentare, ma voi non l’avreste manco notato, quindi io avrei potuto fare a meno di dirvelo, ma vabbè, a questo punto voi fate finta che non l’abbia scritto.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sincera ed esaustiva? ok… accetto

Ne sei sicuro?

Non proprio

Giustamente, direi. Tutt’al più dovresti esserne sicuro, credo.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Se è per quella mosca allora lo giuro!

Perfetto.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentato con quell’immagine?

Perché è l’immagine con cui Nuname ci pubblicizza, ho molti autoritratti ma quella mi sembrava la più giusta.

Non è giusta, né sbagliata. È l’immagine che hai scelto, fosse per me avresti potuto darmi la foto di un pappagallo.

Che non sarebbe stata comunque male, ma forse è meglio quella.

Sono pienamente d’accordo.” (cit.)

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao lettori di tutto il mondo!

Di quale mondo? Si specificano, ste cose! Fantascienza di base, su!

Hai ragione, allora del piccolo mondo che hai creato con la tua interfaccia. Abbastanza fantascientifico?

Mmm… No. Non abbastanza, ma ce lo facciamo andar bene.

Vediamo se almeno mi sai dire correttamente quando ti è venuto il pallino di disegnare.

Non me lo ricordo.. Disegno da sempre, forse proprio il pallino alle elementari.

Cioè… Neanche le cose che ti riguardano! Ricorda che hai giurato sulla mosca. Il suo fantasma ti ronzerà nelle orecchie per tutta la notte, se non ti metti a rispondere seriamente!

Beh sai, credo sia stata una di quelle cose innate, un attitudine naturale che mi ha fatto piacere il foglio e la matita. Forse anche perché col disegno ci giocavo con mio padre.

Un’attitudine, eh? Beh… se sei su NuName posso anche crederci.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

È stato un processo strano, nel senso che sono stato sempre, fortunatamente, in ambienti dove ho potuto paragonarmi ogni giorno con amici che disegnano, quindi era normale per me far vedere agli altri i miei disegni.

Là. Questa è una risposta.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Da quello che mi circonda, da artisti che scopro, film, canzoni opere d’arte. Mi sforzo di trovare ispirazione da cose che apparentemente non ti dicono nulla, è un esercizio che consiglio di fare.

Da cose che apparentemente non dicono nulla. Bello, è vero.

Per esempio, potrebbe essere una semplice vite dimenticata su un tavolo da lavoro ordinatissimo. Oppure un sasso su un sentiero. Ti riferisci a queste cose, suppongo.

Certo, si possono creare storie a partire da tutto. Per farmi venire un’idea, per esempio, guardo i primi due oggetti che mi passano sott’occhio, ne elenco le caratteristiche, le funzoni e cerco dei collegamenti per l’idea che devo avere.

Fantastico! Mi piace un sacco questo approccio!

Senti, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Fortunatamente riesco a trovare il modo di non lavorare mai di notte, non mi piace molto. Ultimamente cerco di non ascoltare nulla, ho scoperto che ho meno mal di testa dopo una giornata di lavoro sulla scrivania. Ma quando mi gira ascolto di tutto, vado dal rap al classico in base a come mi sento.

Il concetto del tutto è una cosa strana. C’è chi intende tutto parlando di rock, metal e pop, chi intende pop, country e folk, chi intende rap e classica…

Non ho mai trovato due “ascolto di tutto” che ascoltassero le stesse cose.

Forse perché chi intende tutto pensa solo a quello che conosce. E io sono uno di quelli, ignorante lo ammetto.

Ignoranti lo siamo tutti. Altrimenti potremmo metterci qui a parlare di fisica quantistica, e chi ci legge potrebbe capire tutto al volo… Ma perderemmo il bello della varietà, e scoprire il genio gli uni negli altri.

Perdonate la digressione, cari lettori e care lettrici. Dicevamo?

Ah, già! Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Veramente un casino. La mia scrivania è piena di cose che si accumulano; ma attenzione, è caos controllato, so ogni cosa dove si trova. Ma mia madre non è d’accordo.

Si chiama “ordine sparso”, o “disordine operativo”. Mia mamma se ne andava rassegnata, di fronte a questa risposta, dovresti provarla.

Prima una, poi l’altra, mi raccomando: hai l’effetto sorpresa uno, che durerà un paio di giorni, e l’effetto sorpresa due che ha una durata che varia da trenta secondi (il tempo di elaborare quello che hai appena detto) a svariati minuti, prima di una reazione.

Si potrebbe recuperare più tempo con elogio all’entropia? Bisogna provare.

Allora citale il secondo principio della termodinamica e sei a posto a vita. Attento però all’effetto collaterale intrinseco: potrebbe diventare lei stessa disordinata.

Andiamo avanti e aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Un bambino chiese a suo padre se poteva camminare. Il padre confuso non rispose. Allora il bambino si alzò, fece il primo passo e il padre lo sculacciò.

Oggi mi sento in vena di metafore kafkiane! Parole chiave non saprei.. forse potrei intitolarla così: ‘La prima volta’. Però non mi piace molto.

Tutto conta, sono 52 parole. Mi dispiace per te, ma adesso è l’ora delle domande scomode. Sdraiati su quel letto di chiodi. No, senza la maglia.

Le domande di prima forse erano scomode virtualmente, queste lo saranno pure fisicamente.

Non vale dai, hai contato tutta la risposta. La storia è solo la prima frase che conta 28 parole! Comunque prenderò dei corsi da un fachiro la prossima volta che mi intervisterai.

Vale tutta la risposta, infatti. Avresti potuto documentarti attraverso le interviste precedenti: è una domanda ricorrente.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Bella domanda, è un sottotema che sto cercando di sviluppare nella mia tesi. Ci vuole assolutamente tenacia e altra cosa importantissima la presenza di qualcuno che sappia del tuo lavoro e ne parli con te e ti sproni.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io parlo principalmente per il mondo del fumetto: insieme ai miei compari cerchiamo di farci pubblicità principalmente su Facebook, ma esponiamo i nostri fumetti sul nostro sito. Fare la differenza non è così semplice e immediato, io credo che con il fumetto ci siano molti più ostacoli soprattutto nel panorama italiano.

Non mi hai citato il sito! Perché voi avete un sito!
Si, so che siete in più di uno e so molte altre cose. Quindi, la pagina facebook l’abbiamo linkata là, e il sito lo linkiamo qui.
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Sono equilibri che si standardizzano col tempo. Ora ti posso dire che facciamo uscire una media di diciassette tavole al mese e devono essere accettabili da tutti noi tre, sapendo i nostri limiti ed errori in ambito qualitativo. Dall’altra parte la mia idea ora è fare, non fermarsi mai, darsi una scadenza aiuta in questo, perché anche se non si eccelle in qualità ora, lavorando e correggendosi si migliorerà sempre di più.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Il tempo è relativo.. cit. Nel senso che come dicevo prima ognuno ha i suoi tempi, e non è detto che una cosa fatta velocemente significa che sia stata fatta male o che una cosa estremamente lenta sia meravigliosa. Dipende tutto da chi lo fa.

Perfetto. Queste risposte mi sono piaciute davvero. Forse hanno aiutato i chiodi, magari per una fortunata coincidenza hanno avuto su di te l’effetto di una buona agopuntura.

Sicuramente i chiodi hanno aiutato

Vedi che ho fatto bene, allora?

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Vorresti avere questo assegno milionario?

E la risposta è… ?

No grazie, vorrei vivere di fumetti. Abbastanza romantico no?

Non di soli fumetti vive l’uomo. A un certo punto dovresti venderli per ricavarne denaro: mica puoi andare al supermercato e pretendere di pagare mezzo chilo di prugne con la serie completa di Hokuto No Ken. Come dovrebbero darti, poi, il resto? In goleador?

Non sarebbe meraviglioso? Scherzi a parte è solo una visione utopica, credo che ci aspetteranno anni di sacrifici e terrore.

Guarda… se vuoi possiamo parlarne in privato. Ho una mia idea sull’economia e un preciso colore politico. Sono anche attivo, politicamente parlando, ma in questo blog evito come la peste tematiche di politica ed economia. Il mio è un blog pacifico, apolitico e friendly verso quasi tutto. Qui si parla di libri.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Ho un dubbio enorme. Mi sono sempre chiesto se riesci a toccarti il naso con la lingua…

Sai che non ci ho mai provato?

Ho cercato di baciarmi i gomiti, senza successo. Ma per quanto riguarda la tua domanda… boh. (se mi gira tolgo lo scritto e metto una foto di me che ci provo.)

Beh la foto sarebbe sensazionale.

No, ho la lingua corta.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie infinite a tutti i lettori per il vostro tempo.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Nicole Canziani

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Siamo qui riuniti per la celebrazione dell’intervista di Nicole Canziani, leggete e vi sarà aperto un mondo, amen.

Potete sedervi. Anche tu, Nicole.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

È una minaccia?

No, è una promessa.

Ne sei sicura?

Massì dai, pronta!

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Intendi quella che ha appena mangiato il mio cane? Disgustoso, ma giuro!

No, intendo l’altra, quella là protetta da un invisibile campo di forza che…

ok, ho capito il concetto!

Come osi interrompermi? Sfacciata! Nessuno finora mi aveva mai interrotto a metà di una frase!

Ma guarda tu che gente…

Cambiamo argomento, va’… Ho già capito come andrà a finire.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella (foto, immagine, ninnolo o quant’altro)?

Perché non sono per nulla fotoigienica, e poi perché mi piace com’è venuto questo chibi ❤

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Yo bella gente, Nikoi Nika qui presente!

Niente, non mi riesce di fare l’adulta seria.

Nemmeno a me, infatti sono qui a farti domande assurde.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Quand’ero piccola avevo un tavolino colorato tutto mio dove potevo giocare. Mi piaceva ascoltare le cassette delle fiabe Disney o le canzoni dei cartoni animati (conservo ancora TUTTE queste cose), e mentre lo facevo disegnavo sempre. Questa combo musica-disegno infatti la porto avanti tuttora e -ops! Spoiler per una delle prossime domande.

Ad ogni modo ho pensato di iniziare a fare fumetti solo ai tempi delle medie, dopo un primo periodo di fanarting compulsivo dei personaggi di Dragon Ball, Beyblade, Witch, e altro.

Insomma, dei cartoni che passava il convento all’epoca.

Sai, Beyblade, Witch e Altro non li conosco. Sarà perché a un certo punto mi sono diplomato e ho iniziato a lavorare, quindi a un certo punto mi sono ritrovato senza avere i pomeriggi liberi… Giuro, è stato un trauma non poter più seguire le mie serie preferite il pomeriggio!

Altro è una figata atomica. Te lo consiglio! Secondo me trovi le repliche degli episodi sul canale duecentocredici di Sky.

Si, e scommetto che sono settordici episodi più la puntata pilota, la puntata navigatore e la puntata vattelapesca.

Ma che, mi prendi per i fondelli? Guarda che sono vendicattivo! No, non è un refuso.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Perché l’ho fatto? Perché?!

Ma dovete sapere che ero ai tempi del liceo e avevo realizzato le prime 100 pagine del mio primo manga. Mostrarle ai compagni di classe per avere pareri è stato in parte un trauma.

Le prime 100 pagine. Si, perché è una cosa da niente, disegnare 100 pagine, che ci vuole? Tu che sei brava, si e no cinque minuti a pagina, no?

(No, Nicole, posa il fermacarte, è nuovo, l’ho comprato vent’anni fa! Sbollisci la rabbia… Ecco, brava.)

All’epoca ci mettevo poco, perché disegnavo direttamente a pennino (avevo fretta di proseguire la storia). Vuoi vedere qualche tavola?

Volentieri! Ne sarei onorato.

Spè, ti passo pure il sacchetto per il vomito!

Preso.

Dai, il sacchetto non serve. Lo terrò per qualcun altro.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

In bagno. No, non ridete, sono seria. Per anni il bagno è stato fonte d’ispirazione.

Non per il luogo in sé, eh! Però quelli sono gli unici momenti di pace che uno può avere, quindi dà il tempo di pensare.

Anche se di recente pure il rullo del sushi all-you-can-eat mi ha dato ispirazione.

Preferisco il sushi come luogo di raccolta di idee, anche se devo ammettere che in bagno, con la meditazione giornaliera, si possono trovare idee e soluzioni senza pari. Tipo ie e slzoi. (questa la capisce chi fa cruciverba.)

La cosa grave è che l’ho capita.

Allora sei anche tu allo stadio terminale. Niente, non c’è speranza. Come diceva il buon Mel Brooks: “Il destino è quel che è / non c’è scampo più per me!”

Ed è un peccato, perché il risotto con gli scampi era buono.

Ecco, appunto. Delirii.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

No, calma. Io di notte dormo. Non ho più l’età ragazzi. Tranne qualche caso sporadico in cui sono in ferie da lavoro e quindi sono così riposata da poterlo fare, il restante me la ronfo. Anche perché già verso le 22.30 mia sorella mi vede con la testa ciondolante davanti il pc e la mia piccola Bamboo a mo’ di copertina.

Tornando al discorso musica, mi piace ascoltare di tutto – tranne Gigi D’Alessio & co., o mi addormenterei alle 21.00 -; tuttavia, la playlist che mi aiuta a tenere la mente fresca e attiva comprende, sempre e comunque, le canzoni Disney e le sigle di Cristina D’Avena e Giorgio Vanni (in alternativa ascolto Radio Animati, che ha un bel mix). Per qualcuno potrà sembrare una scemenza, ma il fatto di canticchiarle mi aiuta a non stressarmi troppo sul lavoro e a fare le cose con più allegria.

Le canzoni di Cri sono un toccasana, a volte, su questo non ci piove. Sempre che tu tenga il CD con le sigle dentro casa. (no, scusa, è quasi mezzanotte e sto iniziando a dire scemenze.)

Ecco, invece questa l’ho capita con un giorno di ritardo. Però ho riso.

Hai riso, ma non hai scampo. Torniamo al punto di partenza.

… no, aspetta…

Proprio alla partenza no, sennò perdiamo i quattro terzi dei lettori che sono arrivati fino a qui. (e no, neanche per loro c’è più scampo.)

Ma andiamo avanti. Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Ho conquistato il salotto. La scrivania addossata alla parete è il mio Regno.

Purtroppo non ho ancora uno spazio tutto mio. Per fare un esempio, vorrei acquistare una Cintiq in futuro, ma ora come ora non avrei dove metterla XD Non mi lamento, sia chiaro, solo mi rendo conto ogni giorno che passa di quanto avrei bisogno di uno studio, anche piccolo, dove mettere tutte le mie cose.

Ti capisco. Se posso darti un’idea, io mi sono ricavato uno spazio in cantina. Il freddo si risolve con una stufetta elettrica, ma il fatto di avere un tavolo di due metri per 90 e nessuno attorno che disturba è una cosa impagabile.

Ma vivi a Camelot? Un tavolo 2 metri per 90, e che è? (In realtà lo vorrei anche io)

No, in realtà occupa tutta la stanza. Dietro la schiena ho uno scaffale di quelli di ferro, ci sta a malapena la sedia. E ci sono anche l’albero di Natale, le gomme della macchina, e altre cianfrusaglie che occupano spazio. Se vuoi faccio una foto.

Già che ci siamo! Buttaaaa!

… e qui è pure parecchio in ordine.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Quando vuoi cucinare le #patatefritte ma ti accorgi solo a fine cottura che #l’oliodigirasole era quello utilizzato da tua madre due settimane prima per fare le #frittelle.

Risultato: #patatinefrittealgustodifrittelle.

29 parole e un racconto esilarante!

Per avermi fatto ridere potrei esonerarti dalle domande spinose, ma è una cosa che non posso fare. Devi rispondere anche tu, come tutti.

Davvero, mi dispiace, ma devo farlo.

Non ti preoccupare: sono morta, ma sono sopravvissuta.

Sei sopravvissuta all’essere morta? Un giorno mi racconterai anche questo.

Male, non hai colto la citazione. u.u

Ora… le domande spinose.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Ebbene, io soffro di un blocco peggiore. I periodi di blocco PER PIGRIZIA.

Semplicemente, non ne esci.

Se qualcuno conosce una cura, me la prescriva.

Se qualcuno ha una cura lo dica pure a me. Soffro di divanosi peggio di Homer, quindi i casi sono due: mi compro un divano da fachiro oppure trovo un rimedio. Su, diteci i vostri qui sotto, nei commenti. E chi non commenta è brutto, ecco.

Chi non commenta non riceverà i biscotti al cioccolato. Quindi commentate, che non voglio fare la cicciona e mangiarmeli tutti io.

Si, ma prima passa la ricetta.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Penso di essere l’anti-social. Nel senso, ho una pagina Facebook, un account Instagram e Twitter, ma praticamente non ne uso uno come si deve.

Siamo onesti: per gestire al meglio i social e farti pubblicità devi avere TEMPO di poterlo fare. Organizzarsi i post, realizzarne i contenuti… tutte cose che prendono ore quanto un lavoro normale.

Per me è impossibile da gestire, purtroppo. A malapena trovo il tempo di disegnare. Non faccio un disegno per me e per il solo gusto di farlo da un mese e mezzo.

Però chissà, appena mi sarò liberata di qualche scadenza imminente e potrò dedicarmi al mio progetto, magari cambieranno le cose!

Nel mio piccolo, sono comunque felice del poco seguito che ho. Come si dice: pochi ma buoni! ❤

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Torniamo al fattore tempo. Dovessi fare SOLO questo, so di essere svelta e che quindi non avrei problemi. Dalle esperienze che ho fatto con Nuname e anche come colorista per Venezia Comix, ho sempre rispettato i tempi di consegna, realizzando tutto al meglio delle mie possibilità (anche perché sono una pignola). Sotto scadenza poi divento Flash. Il supereroe, non il bradipo di Zootopia.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Dipende. Di getto verrebbe da dire che avere più tempo permette di curare meglio i dettagli. Forse sì, ma non sempre. Anche mettere il turbo per una consegna mi aiuta a, come dire, potenziare i sensi e a notare mancanze o possibili aggiunte più velocemente perché so che «non ho tempo da perdere». Un po’ complesso forse, ma spero di aver reso l’idea.

Hai reso l’idea.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Quando hai deciso di fidanzarti con Hugh Jackman?

E la risposta è… ?

Oh, che imbarazzo! Ma sono domande da fare? Un po’ di privacy!

La privacy non esiste, in questo spazio. Sei nuda di fronte ai lettori.

Nuda in senso intellettuale, s’intende.

Oh, lettori… Parlo con voi! Anche con te, si, che hai abbozzato mezzo sorriso.

E con te, nascosto dietro alla barra spazio, guarda che ho letto i tuoi pensieri! Sporcaccione!

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Sei un maschio una femmina?

Occhio a cosa rispondi perché «c’è un tempo e un luogo per ogni cosa»!

Sono un maschio o una femmina, chiedi. Non “sono uomo o donna”, ma “maschio o femmina”.

Allora… Biologicamente sono uomo, su questo non ci piove.

Per quanto riguarda il genere, non sono abbastanza maturo per darti una risposta precisa. Potrò dartela alla fine, quando potrò rivedere tutta la mia vita a ritroso, e in quel momento, forse, capirò che cosa sono stato.

Ti prego, dimmi che hai giocato ai Pokémon almeno una volta nella vita!

Comunque è la seconda citazione che non cogli. Che delusione 😦

Non ho mai giocato a pokémon (lo scrivo meglio io di te). Eccezion fatta per una settimana a pokemon go, ma mi sono stufato subito. E io riesco meglio bollito.

… forse è meglio chiudere la cosa qui, prima che arrivi la Neuro.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie mille a te, mi sono divertita un sacco!

Ciao a tutti! Spero di non avervi annoiato troppo con le mie stranezze, ahahah! Alla prossima! ❤

Naaa, i miei lettori ormai sono avvezzi alle stranezze!

Mi raccomando, voi (sto parlando anche con te che sei seduto alla scrivania con la faccia annoiata. E anche a te che hai alzato la mano! Io vi vedo!): andate a trovarla su facebook, su Instagram (@_nikoi), e anche su twitter (@nikoinika), che però non usa.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista ad Andrea Tanya Marchello

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Queste sono le solite domande fatte AD Andrea Tanya Marchello, artista con la quale sto attualmente lavorando, e alla quale ho promesso che avrei pubblicato per prima la sua intervista.

Allora… Iniziamo. La prima intervista dopo eoni, direi.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

assolutamente no!

Benissimo. Anche questa è una risposta sincera, quindi ok.
Ne sei sicura?

Ma certo che risponderò! Questa è la mia prima intervista e sono piuttosto emozionata 🙂

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Posso giurarlo solo sulle cimici, su di loro posso giurare anche il falso! (e ne sai qualcosa dato che ogni volta che lavoriamo insieme una di loro spunta in camera e io scappo urlando senza preavvisi)

Le cimici qui non valgono. Giura sulla mosca.

Va bene, giuro.

Brava.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quelle due immagini?

Perchè sono una persona che fa difficoltà ad esprimersi a parole! Il modo che conosco meglio per comunicare è l’arte, quindi mi sono disegnata per ben due volte in modo da farvi percepire, spero, qualcosa in più di me! Una è semplice ed espressiva: da fumetto, l’altra è più curata dal punto di vista del colore, delle luci, curata nei dettagli: da illustrazione!

Due al presso di una, siòre e siòri!
Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Hola gayz

Gayz? Che lingua sarebbe?

È un titolo affettivo con il quale chiamo tutti coloro con cui ho confidenza. Se vuoi ti elenco gli altri: pinuzzo, ginaz, giovanna…gayz però è il mio preferito. Ahahahah

Contenta tu…

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

“Pallino” è il termine più azzeccato che potessi usare! Mi spiego meglio: il primo ricordo che ho di me che disegno risale a quando ancora nemmeno andavo l’asilo ed ero in cucina seduta a terra. Nell’ultimo cassetto i miei genitori tenevano dei fogli colorati ed io li prendevo senza permesso (erano tipo per fare i biglietti di auguri) e ci disegnavo dei cerchi con attorno tantissimi PALLINI. Il cerchio rappresentava il mondo ed i pallini le persone!
In ogni caso ho sempre avuto la fissa del disegno: mi ricordo che mettevo in pausa la videocassetta di Sailor Moon e ne copiavo su alcuni post-it le pose. Più avanti, poi, passavo le intere giornate a creare storie su un unico foglio parlando da sola per ore, come se stessi recintando la parte di tutti i personaggi che rappresentavo. Nel tempo ho curato sempre di più ambienti e personaggi, senza mai però conoscere le regole del disegno, creando fumetti tutti miei che nessuno a parte poche persone fidate potevano leggere. Per fortuna poi, una volta avuto internet ho avuto modo di studiare in modo più serio fino a quando, due anni fa, ho deciso di frequentare la scuola comics di Torino.

Sailor Moon ha fatto da nave scuola pure a me. Ma non ho continuato.
Tu, invece, frequenti la scuola comics… ci credi davvero, quindi!

Ci credo davvero, spero che credano in me anche tutti gli altri!

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

La prima volta che pubblicai online fu per il forum “DIGIMON GAMERS”. Postai la prima volta una fan art proponendo al founder di creare la sezione disegni. In seguito mi nominò moderatrice della sezione. Come mi son sentita? Come se fossi Dio: trovavo i miei disegni bellissimi e davo consigli a tutti! Postavo regolarmente ogni settimana e avevo addirittura fatto un tutorial su come creare il proprio Digimon. Diciamocelo, ero abbastanza acerba e molto montata! In fondo, però, da qualche parte bisognerà pur partire, no?

Di solito si parte dall’inizio, e di solito all’inizio ci sono Sfrontatezza e Sfacciataggine. Tutto nella norma.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

È una domanda che sinceramente evito come la morte! Più che altro non ho mai avuto un autore preferito perché mi sono appassionata al fumetto in sé da molto poco. Da piccola ammetto che la mia famiglia non mi comprasse nulla del genere. La mia ispirazione erano più che altro i cartoni animati, più che altro Disney, ma anche gli anime di italia uno, rai due ecc) ed i videogiochi.
Tutt’ora non saprei dire da dove prenda l’ispirazione, posso però affermare che solitamente, prima di ogni sessione di disegno, mi metto a spulciare facebook ed instagram per una buona mezz’ora (quando va bene). Là seguo un sacco di artisti sia famosi che emergenti che mi fanno venire voglia di disegnare e sperimentare, anche se il più delle volte, se non ogni tanto per alcune pose, non prendo per nulla spunto.
Non puoi evitare per sempre la morte, come non puoi evitare per sempre un certo tipo di domande. Fattene una ragione e sii pronta a qualunque cosa.

Devo prepararmi una risposta fatta, così tutti crederanno che anche io prendo ispirazione da famosi ed illustri artisti, che ho una grande cultura fumettistica e che son sempre aggiornata su tutto, in modo da potermela gaggiare con gli artisti “elite” e disquisire con loro del più e del meno, tirandomela un sacco.

Si, e se poi ti fanno una domanda trabocchetto e finisci dentro a una supercazzola che neanche Mascetti?
Meglio evitare, va’! Studia!

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Dipende: ci sono volte in cui il silenzio è mio amico, in altri momenti ascolto in loop un brano di cui mi sono innamorata in quel particolare periodo, in altri momenti seguo film e serie tv, altrimenti ascolto in riproduzione casuale la musica che mi piace, ma non so dirti un artista preciso perché ascolto davvero parecchi generi differenti: diciamo che mi colloco maggiormente nella stirpe degli alternativi (ero un’emo convinta shhh) quindi i generi che preferisco sono il Metal e i suoi derivati (Progressive, Deathcore, Djent, Folk-metal, Epic-metal ecc), ma non disdegno il rock, la musica classica, qualcosa di Italiano ( principalmente Ligabue e Articolo 31) ed ultimamente ho imparato ad ascoltare un po’ di musica elettronica che prima disprezzavo totalmente (SUICIDE SHEEP categoria Indie è uno spettacolo!)

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Ora come ora è una semplicissima camera matrimoniale con una piccola scrivania (sarebbe piccola anche se fosse di 10 metri) sulla quale ci sono il mio iMac, la mia Cintiq, hard disk e chiavette, stampante a3, penne..tante penne e matite e fogli e bottiglie e disordine sparsi ovunque. (la e Enfatizza abbastanza?) Presto cambierò casa e spero di poter avere una stanza adibita ad ufficio con una scrivania mega gigantesca e tanti tantissimi cassetti dove infilare ogni cosa!

Attenta che i cassetti sono infidi. Sono conosciuti come “divoratori di cose”, quindi stai molto attenta a cosa ci metti dentro.

Ne so qualcosa perché prima di vivere con il mio ragazzo avevo cassetti e scaffali a disposizione.. I buchi neri non sono nulla in confronto!

No, infatti. I buchi neri sono taschini da giacca, in confronto.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Be’il disegnino te l’ho fatto, allegalo!

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Eccolo.

C’era una volta una donna che la plebe evocava con il dolce appellativo TanyaDarkLullaby. Codesta pulzella era sì bella et gentil d’animo che decise, al vespro, di rispondere alli quesiti del Messer Sartori. Stanca et avvilita scrisse codesto testo e lo interruppe sin alcun orgoglio.
Disonore su di me, disonore sulla mia mucca.
Chiedo perdono, sono stanca ahahahah

Non hai nulla di cui essere perdonata, tranne di queste sessantacinque parole, che sono più del doppio di quanto richiesto.

Avevo letto 30 righe! Sono un’idiota ahahahah

Ecco, così impari a stare attenta. Troppa prolissità va punita a nerbate.

E ora, passiamo alle domande scomode.
Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.
Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Mangiando matite!
A parte tutto…è vero! Però dipende: Ci son volte in cui è molto meglio prendersi una pausa, ma spesso con me questa tecnica non funziona appieno. Preferisco disegnare lo stesso, anche se ho il blocco, piuttosto disegnando qualcosa che mi piace fermando momentaneamente il lavoro che devo svolgere. Quando non riesco a disegnare cerco ogni stimolo possibile per ispirarmi e spesso e volentieri scopro nuovi artisti e nuove tecniche. Guardare video tutorial o video motivazionali, nel mio caso, serve moltissimo.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Potete trovarmi come TANYADARKLULLABY su
facebook
instagram (lo sto usando più spesso)
ho anche un account su questi social ma li uso molto meno:
deviantart
tumblr
La differenza per farsi notare penso consistano nella Costanza, nella Pina e nella Maria.
No scherzo.
Costanza, puntualità, socialità , fortuna, BRAVURA, palle di pietra, giusto equilibrio tra contenuti che ti rappresentano vs contenuti che piacciono al pubblico.
Io ovviamente so dare buoni consigli in merito, ma non li so mettere in pratica! (poi ti sistemerò i link appiccicandoli alla parola chiave.)

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Credo di non aver capito la domanda, ma se è come penso la risposta è questa: ci metto tutto il tempo che va dedicato ad un determinato lavoro cercando di raggiungere i risultati migliori che posso ottenere. Ovviamente più il lavoro è minuzioso più va pagato, anche se sono una di quelle persone che non riuscirebbe a fare un lavoro “male” o a curarlo poco solo perché potrei non essere pagata il dovuto…piuttosto se non mi stanno bene le condizioni non accetto il lavoro!

Bene. Quella di “mangiare matite” per tirarsi fuori dal blocco artistico mi mancava.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Cos’è per te il disegno e perché lo ami così tanto?

E la risposta è… ?

E’ il mio modo di esprimermi. Penso di essere una persona abbastanza incompresa nella vita di tutti i giorni e ciò che vorrei di più al mondo è far vedere agli altri il mondo con i miei occhi. Il mio obiettivo è sempre stato dare emozioni, che sia attraverso un disegno, che attraverso un racconto, che attraverso un cortometraggio, che attraverso la musica ecc.
L’arte è l’unico linguaggio universale, l’unico in grado di smuovere i cuori delle persone. L’arte è un credo, una luce che accompagna i momenti felici e quelli più bui. Ci sono mille modi di esprimersi, e penso che il mio sia proprio il disegno. Il mio sogno è di salire un giorno su un palco e vedere la gente piangere, ridere, spaventarsi e innamorarsi grazie alla mia arte. So che sono ancora lontana, ma non mi arrenderò. Quando e se ci riuscirò, saprò di essere stata compresa per davvero forse per la prima volta.

Di fronte a questa risposta mi inchino. È una delle risposte più profonde alle proprie domande che abbia avuto l’occasione di ascoltare. Ti ringrazio. Anche a nome dei miei lettori.

Mi fa piacere sapere di essere in qualche modo riuscita a toccarti, in ogni caso nessuno deve ringraziarmi, son io a dover ringraziare voi che in qualche modo provate a SENTIRE: sono pochi coloro che lo fanno per davvero.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Cos’è per te la felicità? Come trovarla e dove si nasconde? Tu l’hai trovata?
Spero non sia troppo personale!

La felicità è una tazza di tè coi biscotti che non ho preparato io perché stavo ancora dormendo. È una voce al buio che sussurra “papà, ti voglio bene”.
La felicità è il sussurro racchiuso nelle piccole cose, ma è anche la soddisfazione di riuscire a portare a termine un progetto, o comunque sapere di aver dato il massimo anche se alla fine non si è concluso nulla.
La felicità è un insieme di cose talmente gigantesco che non basterebbe il web per spiegarlo.
Se ho trovato la felicità, mi chiedi?
No. Ho trovato “LE” felicità. Quelle che servono a me. Che sono diverse dalle felicità che servono a te che sto intervistando e sono diverse dalle felicità che serve a te che stai leggendo quest’intervista con la faccia illuminata dal monitor, magari sul divano con una coperta e una tazza di camomilla in mano, o al tavolo di un bar con un caffè.

Ecco, spero che la mia risposta possa soddisfare la tua sete di conoscenza.

Si vede che sei uno scrittore..Semplice e toccante! Grazie.

La mia risposta non riguarda il mio essere scrittore. Anzi, non sono nemmeno uno scrittore, sono solo uno che butta giù una storiella quando mi viene in mente di farlo.
Di certo, essere capace di buttare giù due righe mi ha aiutato a esprimere meglio il concetto.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie mille a tutti coloro che hanno letto tutto quanto, mi scuso per non essere stata sintetica, ma mi sembrava giusto sfruttare lo spazio! Il grazie più grande, però, va a Riccardo che mi ha sostenuto e aiutato e che, tutt’ora, sta sceneggiando il mio fumetto in uscita su Nuname nel 2017. Grazie anche per questo spazio, mi ha fatto davvero piacere…Sei forte! ❤
Un abbraccio caloroso a tutti quanti!

Perfetto, abbiamo finito. Puoi tornare a fare il bagno al gatto. (lo fa davvero, eh. Sappiatelo.)

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Grazie per queste parole, significano davvero molto, per me.
Una precisazione: io sto “sceMeggiando”.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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