intervista ad Alice Berti (scusate l’eufonica, ma li ci va.)

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName. Ormai lo sapete, neh, ma continuerò a ripeterlo. Fino alla nausea.

Alice Berti, Siore e Siori! Venite, fatevi avanti: più gente entra, più alici si vedono!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sì dai, ti concedo l’onore

Casomai è il contrario: sei tu che hai l’onore di poter rispondere alle mie domande.

Chiedo umilmente venia!!

Va bene, va bene. Ora che abbiamo stabilito chi comanda, sei ancora sicura di volerlo fare?

Yeah!

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Che schifo le mosche!

Vero. Sono esseri abominevoli. Tutte piene di occhi… Bleah!
E, pensandoci… Sai che roba mettersi tutte quelle lenti a contatto, la mattina?

Non ho mai messo le lenti a contatto, ma posso immaginare la fatica ahahah

Nemmeno io. Mi fa senso l’idea di mettermi un dito in un occhio. Preferisco portare gli occhiali. (almeno non mi picchiano quando faccio certe battute. Tipo questa.)
Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perché in linea del tutto teorica dovevo essere io in versione Gorillaz (poi in pratica è un altro discorso) e sono esaltata per il nuovo album che esce tra poco!

Spiegaci l’altro discorso, mica sono tirchio di spazio. A parte per quelle trenta parole, ma vedremo in seguito.

Be’ ho provato a disegnarmi con lo stile della band (e più in particolare di Jamie Hewlett, uno dei miei disegnatori preferiti), ma ho fallito miseramente!

Non mi sembra che sia così un fallimento.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Gabba Gabba Hey!

Yabba dabba doo a te, Alice.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Sembrerà banale rispondere così ma la verità è che proprio non me lo ricordo. Da che io sappia ho sempre disegnato, fin da quando ero piccolissima. Ricordo però quando ero alle elementari e avevo una vera e propria fissa con i fumetti delle Witch e delle Winx e dicevo sempre che mi sarebbe piaciuto disegnare fumetti o cartoni animati. E questa cosa la ho ancora adesso!

È banale. Lo dite tutti… Almeno tu ne sei consapevole.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

La prima volta che ho pubblicato qualcosa è stato nel lontano 2013, avevo 17 anni, su una rivista auto-prodotta di nome “Hyoutan”. Ricordo che rimasi piacevolmente sorpresa dal fatto che, per il concorso che avevano indetto, scelsero proprio il mio fumetto. Ora gli autori che hanno fondato quella piccola rivista lavorano tutti per la casa editrice MangaSenpai, pensa un po’!

E sì, nel mio oscuro passato disegnavo anche io manga!

Non c’è nulla di male nel disegnare manga. In ogni caso, da qualche parte bisogna iniziare.

Certo che no, non intendevo questo. Soltanto che in riferimento a quello che faccio ora è stato un bel cambiamento!

E a proposito di iniziare, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Prevalentemente sono le mie passioni che mi danno ispirazione: il pattinaggio, la musica, la letteratura, il cinema. Per i colori invece mi affido molto al mio amore per il cielo e l’astronomia, oltre che al mio regista preferito Wes Anderson.

La musica… Lo sai che io suono? O meglio, suonavo? No? Beh, ora lo sai.

Poi con letteratura e cinema sfondi una porta aperta.

Cosa ti piace leggere?

Fantastico, anche io suono! Basso elettrico, da quando avevo 14 anni più o meno.

Mi piace leggere di tutto: dai romanzi gialli e thriller ai grandi classici e opere contemporanee. Mi piace in particolare la letteratura Inglese dell’800 (Jane Austen, Brontë , etc.) e quella Americana dei primi del ‘900 (Hemingway e Fitzgerald in particolare). Poi leggo tantissimi fumetti ovviamente! Il mio fumettista preferito è Brian Lee O’ Malley, l’autore di Scott Pilgrim, ma negli ultimi anni mi sono messa a leggere molte più opere di artisti italiani: siamo veramente pieni di talento qui, e tante cose che leggo sono interamente indipendenti, è incredibile!

Sai? Abbiamo una cosa in comune, ma te la dico fra poco. Per ora restiamo concentrati su di te.
A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è, appunto, la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Io amo la musica, credo non riuscirei a vivere senza! Suono il basso e strimpello qualcosa al pianoforte, ma i generi che ascolto sono veramente tanti. Prediligo il rock e l’indie, ma apprezzo moltissimo anche il jazz e la musica classica. Per dirti qualche nome, tra i miei artisti preferiti ci sono Oasis, Nirvana, Led Zeppelin, Gorillaz… e poi Kings of Leon, David Bowie, Tom Odell, e molti altri. Di Italiani invece adoro Ermal Meta, Francesco Gabbani, e in generale tutto il panorama indie come Stato Sociale, Canova, TheGiornalisti, Levante… potrei continuare all’infinito, davvero!

Citi gente mica da ridere, eh! A proposito di quanto detto prima, sono bassista anch’io. E il primo strumento che ho imparato è stato il pianoforte, quando avevo 8 anni o giù di lì. Vedi, a volte, le coincidenze? Roba che neanche i treni…

Ma dai, bellissimo! Guarda lasciamo perdere i treni che Trenitalia può solo andare a farsi benedire per quanto riguarda le coincidenze ahah!

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Al momento scrivo dal salotto, ma il mio piccolo regno sono quei pochi metri in camera formati dalla scrivania. La stanza la divido ancora con mio fratello ma la mia scrivania e la libreria sono sacre, guai a chi le tocca!

Oltre al computer e la tavoletta grafica ho, attaccata alla parete, una bacheca di sughero con i biglietti dei concerti a cui sono stata, quelli a cui devo ancora andare, biglietti di auguri, mostre, spettacoli teatrali e foto con (o dei) miei artisti preferiti.

Sulla scrivania invece ho l’agenda, una pila di libri da leggere, cd che devo ancora passare su iTunes, e poi i miei sketchbook e materiali da disegno tradizionale. Oh, e non dimentichiamo il mio inseparabile iPod, oltre ai disegni originali dei miei colleghi artisti appesi alle pareti! Sulla libreria invece ho i miei fumetti preferiti e alcuni libri d’arte che conservo gelosamente, e che molto spesso mi sono d’aiuto quando non so come disegnare qualcosa.

In ogni caso mi sa che fate prima a vedere la foto.

Ti prego, facci vedere la foto!

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Grazie per aver soddisfatto la mia curiosità.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

TETTE! No è che queste attirano sempre tutti quindi insomma, hai capito, no? Oppure di recente posso scrivere Oscar 2017, miglior film La La L’altro? A parte gli scherzi La La Land mi è piaciuto moltissimo, sai? A te è piaciuto? Ho adorato la trama riguardante i sogni di Mia e Sebastian perché la sento molto mia. Ammetto che, dal mio cuore di ghiaccio per le storie d’amore, mi sono messa a piangere quando lei intona la canzone sui sognatori. “Here’s to the fools who dream, crazy as they may seems” che letteralmente è “Ai pazzi che sognano, strani per quanto possano sembrare”. Mi reputo una sognatrice e credo fermamente nei sogni che ho, per quello mi ha colpito moltissimo questo film. Per non parlare della colonna sonora (è appena partita “City of Stars” sul mio Spotify, guarda un po’), la fotografia, la regia, la palette colori… ho amato tutto di questo film, sul serio! Ah, e giuro che la mia enorme passione per Emma Stone non c’entrava nulla, eh!

It’s just another day of sun!

Non ho visto LaLaLand. Dici che devo rimediare?

E, a proposito delle tette, ciò che dici è vero. Ti invito a fare un esperimento: armati di un/una complice, mettiti in un posto affollato, intavola un discorso.

A un tratto, tira fuori “reggiseno”. La parola, non l’oggetto.

Ecco, avrai immediatamente l’attenzione di tutti.

Bene, ora sappiamo come attirare la gente allo stand di NuPress per le prossime fiere direi!

Reggiseni. Reggiseni appesi ovunque, allora. Niente esperimenti, andate al sodo.
Tanto avete NuKama come alibi, no?

Adesso, però, ti devo dire che hai usato 176 parole, quindi l’ora delle domande scomode la passi in ginocchio sulle puntine da disegno.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre domande erano comoe?” e io ti dico di si. O, quantomeno, non abbastanza scomode.

No dai, mi sono divertita a rispondere!

Buon per te.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Domanda che capita a fagiolo! Giusto poco tempo fa ero in crisi mistica, non mi piaceva nulla di quello che facevo, e lavorare era diventato veramente difficile, sopratutto sputare idee.

Il mio consiglio in questi casi è prendersi una pausa. A volte i blocchi artistici capitano perché non si trova l’ispirazione giusta quindi è importante rilassarsi, uscire di casa magari anche solo per una passeggiata, visitare qualche città o posto in cui non si è mai stati, o rimpinzarsi di film, libri, serie TV… insomma, tutto quello che nutre il cervello. La cosa più importante però è non smettere mai di disegnare: anche se non ti piace quello che crei in questo periodo di blocco non bisogna mai fermarsi e continuare imperterriti. Io per esempio nei momenti di blocco mi sforzo di fare tutte cose fuori dalla mia “comfort-zone”, e aiuta moltissimo condividere i propri lavori sui social, ricevere complimenti o “mi piace” anche solo da tua zia o tua cugina può aiutare l’autostima, che in questi periodi di blocco è veramente ai livelli minimi.

Al blocco intestinale hai risposto fagioli. Mi piace quest’umorismo involontario.

Sono simpatica, eh?

No.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Ahi, che domanda ostica! I Social Network sono un po’ un aiuto e un po’ una morte per chiunque: il fatto che chiunque può pubblicare ti porta a trovare artisti che sono incredibili già a 16 anni e la cosa ti manda un po’ in crisi se ne hai 20 (o più) e ancora arranchi per trovare uno stile. E poi c’è da dire che nei social la gente preferisce avere tutto pronto: spesso piacciono le cose viste e riviste mille volte, piuttosto che un’idea nuova e interessante o uno stile che non sia il “classico” kawaii-jappo-manga (esempio a caso, visto che quello tira sempre). Inoltre tante case editrici o aziende magari scelgono un determinato artista solo perché ha molti followers, ma il numero non giustifica sempre la qualità del prodotto, purtroppo. Dall’altra parte i social sono un’ottima vetrina o rampa di lancio: molti lavori che ho avuto in passato sono stati anche di gente che si è imbattuta nel mio portfolio online, o la mia pagina Facebook o Instagram. Insomma, come ogni cosa ha i suoi lati positivi e negativi, l’importante è non farsi condizionare a tal punto da modificare la propria vita o i propri obbiettivi in base a quello.

Si, poi mi dicevi che ti si può trovare anche QUI, QUO e QUA.
E tu, seduto sulla barra spazio, non ridere. Clicca i link qui sopra e va a vedere quant’èbbrava la Alice.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Personalmente, io sono soddisfatta del mio lavoro e della mia professionalità. Me lo hanno fatto notare diverse persone con le quali ho lavorato che riesco a realizzare un buon prodotto nei tempi stabiliti (sono una precisina incredibile e cerco sempre di rispettare le scadenze al massimo delle mie possibilità). Per quanto riguarda il mio lavoro invece, credo di aver sviluppato uno stile parecchio personale, anche se devo ancora lavorarci molto. In ogni caso la concorrenza è sempre molta e veramente agguerrita, ma se posso dare un consiglio a qualcuno che di fumetti o comunque di arte vuole vivere: non perfetto ma finito. Rispettare le scadenze dando un prodotto al massimo delle proprie capacità è molto più importante di presentare 4 tavole fatte divinamente ma non avere il resto della storia. Semplicemente perché passi per una persona inaffidabile, poco professionale, sopratutto dopo che magari su di te hanno pure investito dei soldi. Almeno, questo è per come la vedo io, è il pensiero che ho sviluppato con i lavori che ho fatto e che sto facendo, anche se ho ancora molto da imparare io stessa.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Non sono mai stata brava in matematica quindi questa domanda l’ho dovuta rileggere quattro volte prima di capire cosa rispondere. A parte gli scherzi, dipende sempre dall’artista: ci sono persone che hanno tecniche e stili per cui serve un anno intero e chi riesce a fare in meno tempo la stessa identica cosa. L’importante, come ho detto prima, è rispettare sempre le scadenze, e io sono fermamente convinta che se ci si organizza si riesce a fare tutto senza sacrificare nulla. Un po’ come a scuola: se ti riduci a studiare tutto all’ultimo è normale che sei stressato, che non riesci ad uscire con gli amici o a passarti una serata al cinema.

Organizzare il lavoro è cosa buona et giusta.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Questo è difficile, non ci ho mai pensato a dire il vero. Forse qualche curiosità sui miei personaggi che nessuno conosce?

E la risposta è… ?

La protagonista del mio fumetto, opera in pubblicazione quest’anno per Upper Comics, si chiama Arabelle, come una canzone degli Arctic Monkeys! Era un personaggio che creai per la settimana di Character Desgin al master che ho fatto alla scuola BigRock, e quando è arrivato il momento di darle un nome ecco la crisi mistica (lo scompenso cosmico che assale in quel momento gli scrittori o gli artisti… mi capite, vero?).

E in quel momento stavo ascoltando su Spotify l’album “AM” e il nome è uscito proprio dalla canzone “Arabella”.

Okay forse non interessava a nessuno, ma quando leggerete “Arabelle & Pica” forse vi farà piacere sapere questa cosa (o forse no?).

Fa sempre piacere capire da dove viene un nome o un’idea in genere.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Okay, questa è difficile: film preferito? (Il mio, per la cronaca, è Midnight in Paris di Woody Allen)

Léon. L’ho visto un milione di volte.

Ottimi gusti! Anche a me Léon è piaciuto moltissimo.

È una bella storia, se non ti fermi a giudicarlo da come inizia.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Spero non vi sia venuto da canticchiare “what a waste of a lovely night” leggendo le mie risposte.
Grazie a chi è arrivato fin qui e non si è lanciato dal balcone prima!

E se anche l’avete canticchiato, va benissimo lo stesso! La musica fa buon sangue.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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