Domande usate per interviste nuove

Interviste agli autori di altri blog

Intervista a Chiara Delinna

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Questo è lo spazio di Chiara, ok?

Chiara, sentiti pure a casa tua. Fa quello che ti pare: metti i piedi sul tavolo, sputa per terra, rutta.. Insomma, fai quello che fai di solito quando nessuno ti guarda.

Sei a tuo agio? Iniziamo?

Allora, consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sissignore, signore!

Sissignore. Naaa, non amo queste cose militaresche, puoi chiamarmi semplicemente “Sua Maestà”, o “Mio Dio”, come preferisci.

Dicevamo… sei sicura? Sai a che cosa stai andando incontro?

Ehm… Ssssboh?

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Lo giur… Sicuro sia morta? Si muove ancora… *Punzecchia con un bastone*

Uh… Temo di averla uccisa.

…Be’, ora posso giurare!

Allora… quella mosca è morta da tempo. Altri hanno giurato su di lei prima di te. Prega solo di non averla rovinata.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perché di solito non amo presentare la mia faccia, quindi sbologno affido il sacrosanto compito di fare le mie veci al mio segretario mentale Eli! …Povero disgraziato.

In realtà è la mia versione al maschile (tanto più che anche a lui ho fatto le cicatrici post-operatorie, in corrispondenza dei cerotti), e in effetti è così che mi vedo sin da quando ero piccola!

Cicatrici post operatorie?

E ti vedi così come, con le cicatrici o maschietto?

Dai, andiamo avanti. Saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Yeeeeeah!! *Put on sunglasses* Buonsalve, ragazzi!

Who are you… who who, who who…

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Uhmm… Credo di averlo sempre avuto, sin da quando ho cominciato a tenere in mano la matita, e allora disegnavo banane everywhere – sarà perché mia madre continuava a rifilarmi quell’odioso frutto –, fiorellini e Sailor Moon.

Ma guardandomi ora non è che sia cambiata molto… A parte Sailor Moon, s’intende (attualmente il massimo che potrei scarabocchiare è un uomo nerboruto con indosso una gonnellina alla marinara).

Però continuo a disegnare fiorellini e banane… anche se di tutt’altro genere (scherzo, scherzo).

Sailor moon… Ho visto la prima puntata trasmessa nel ‘94 (mi pare fosse il ‘94)… e tutto il resto della prima serie, in seguito. Ho iniziato a disegnare partendo da lei (anzi, da Sailor Jupiter, anche se non era la mia preferita), poi ho smesso perché il disegno non era la mia strada…

Ma torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Divinità di qualsiasi genere/forma/culto/pianeta/vattelapesca, fermate la mia mano prima che io mi metta a pubblicare quest’oscenità”.

Ti lascio immaginare quanto mi abbiano ascoltato.

Poco o nulla. Mi informerò a riguardo. Sai, ho amici parecchio in alto…

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

L’ispirazione purtroppo non la pesco come i salmoni, è un’euforia allo stato puro che di rado mi coglie… Però posso dire che le idee arrivano a caso, quando solitamente non le cerco proprio, e soprattutto nei momenti in cui sto facendo tutt’altra cosa che richiede la massima concentrazione, come al solito. Mi colpiscono quasi con violenza, proprio come i pali che ho ammaccato tutte le volte che ci ho sbattuto contro mentre camminavo con la testa fra le nuvole.

Si, mi pare giusto. Capita anche a me di essere ispirato nei momenti meno opportuni, e di solito in quei momenti si è lontani da penne e foglietti.Per questo ho iniziato a portare sempre con me un’agendina e una penna (che però generalmente non scrive, vanificando la buona intenzione.)

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Principalmente oscillo come un pendolo fra musica epica genere “Requiem for a dream” o “Darkness on the edge of power”, quelle che ricorderebbero delle guerre fra umani e orchi, e canzoni vivaci e allegre come “True Love” di Pink e “Lollipop” di Mika, ma ho un debole anche per la musica di Ludovico Einaudi e quella dei balli irlandesi.

Dipende da ciò che devo disegnare, in realtà!

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Stanza” è la parola idonea da usare in pubblico per evitare di traumatizzare i lettori, ma – detto fra noi – credo che “immondezzaio” sia il termine più azzeccato. Pieno di roba accatastata sulla scrivania in un modo disordinato e al contempo compulsivo che, come risultato, crea qualcosa che lascia ricordare vagamente una visuale dall’alto di New York (o più che altro Tokyo dopo il passaggio di Godzilla ) ripresa da Google Earth.

Barbonaggine a parte (non prendetemi troppo sul serio, comunque, sono disordinata ma quasi una maniaca della pulizia), quanto alla caratterizzazione della camera non sono esattamente una collezionista di bamboline o action figures, se non contiamo i fumetti.

Ora che ci penso… Valgono le cartacce delle merendine, come collezione?

Immondezzaio, robaccia, cartacce, roba accatastata… Caspita, sembra il mio laboratorio!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Davvero? Sai, ho frequentato anch’io quel corso… Insieme a facoltà di scelta, ovviamente. Ho scelto di farti scrivere trenta parole, tu hai scelto di non averne voglia.

Questa storia del libero arbitrio mi sta sfuggendo di mano, per me stesso!

Ecco, allora per castigo inizio a farti le domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza. E sai che ti dico?

Ci infilo le formiche dentro, tanto per darti ancora più fastidio.

Cominciamo.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Ahimè, dal blocco artistico non esco volontariamente, perché è il chiaro segnale che devo darci un taglio per un po’ finché non si ricaricheranno le “batterie” della mano o dell’immaginazione, e so per esperienza che sforzarmi non farebbe che peggiorare la situazione.

Tanto so già che durerà al massimo un mesetto, perciò non me ne preoccupo, e nel frattempo che attendo il momento giusto mi metto a fare qualcos’altro di altrettanto costruttivo, come scrivere, leggere, cucinare o del fai-da-te.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Ormai ho capito che qualsiasi blog, social network o sito personale sono un’opera del demonio per farmi sclerare, altro che pubblicità… Un modo grazioso per dire che vado alla cieca come al solito e che con queste cose sono un’imbranata, specie se si tratta di sapersi vendere senza autodistruggersi.

Quello più comodo da usare e piacevole visivamente, comunque, rimane Facebook, fra tutti quelli che utilizzo.

Per rispondere alla seconda domanda, direi che per farsi notare o si deve tirar fuori una bella idea per il proprio webcomic, o avere un gran bello stile accattivante (o entrambe le cose, tanto meglio), o adottare dei trucchetti ingegnosi basati principalmente su giochi di prospettiva e inquadrature particolari che colpiscano l’osservatore, se proprio non si ha uno stile che piace ai più o una storia interessante da proporre. Questo almeno su Facebook, così mi è parso di capire.

Su Tumblr… Lì la storia cambia. Fan art, fan art a macchinetta – o cose zozzerrime – e state sicuri che vi noteranno.

Autodistruggiti, allora. La gente ama queste cose, gode nel vedere le disgrazie altrui.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Dipende da cosa mi viene chiesto e dal mio coinvolgimento emotivo nei riguardi dell’opera! Ma comunque se mettiamo in relazione i fattori tempo/qualità sappiamo bene che sono direttamente proporzionali… Meno tempo c’è a disposizione e più farà schifo la qualità.

…Io però a quanto pare funziono al contrario: se la scadenza non è ravvicinata (o se non mi dicono che lo è, anche a costo di mentirmi), non lavoro come si deve né rapidamente! Ahahah… Che tipa professionale, eh?

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Direttamente, come ho detto prima! A meno che non si becchi la stramba che, anche se involontariamente, rema contro la norma.

In che senso?

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Posso pagarti in nocciolato Novi?”

E la risposta è… ?

Ora sì che ragioniamo.”

Questa mi ha fatto ridere. Davvero.

Dai, ti tolgo le formiche.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

La mosca l’hai tramortita tu a tradimento – at tuba terribili sonitu taratantara dixit (aggiunta a caso tanto per il gusto di inserire altre orecchiabili allitterazioni) – solo per questa intervista, vero?

In realtà stava facendo la fila alle poste. Sai anche tu quanto sia seccante, a volte, vero?

Ecco, alla mosca è successo proprio questo: si è seccata. Io l’ho raccolta e l’ho portata da me apposta per avere un qualcosa su cui far giurare le mie vittime le persone che intervisto senza che nessuno si senta offeso.

Benissimo. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie a te, è stato divertente! Arrivederci a tutti, alla prossima che mai ci sarà! *Cala il sipario*

Mai dire mai. Un tizio ha avuto la sfortunata occasione di essere intervistato da me una seconda volta.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Nicole Serra

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Nicole! Nicole Serra, ci sei? Se ci sei batti un colpo!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Certo, non ho segreti da nascondere!

Hai solo segreti da poter rivelare, allora? Che segreti sarebbero, scusa?
In ogni caso, sei sicura di accettare di rispondere in maniera sincera eccetera?

Assolutamente.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Povera mosca! Fosse stata una zanzara potevo pure capire… Diciamo che lo giuro sul mio onore di NuNamer.

No, aspetta… Qui siete tutti uguali, siete tutte mie vittime, il resto non conta. Non vuoi giurare sulla mosca? Allora il suo fantasma ti ronzerà nelle orecchie durante la notte.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perchè in questo modo si possono capire tre cose: come mi vedo io, come credo che mi vedano gli altri, e, cosa ben più imporante, il mio stile di disegno.
Ti vedi come una tipa tranquilla, serena e un po’ timida, allora. Almeno, questo è ciò che ricavo dall’espressione e dalla posa.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao a tutti! Grazie per il tempo che state dedicando a questa intervista!
Ma grazie a te per il tempo che stai dedicando tu a noi!
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Da piccolissima… Seguivo le orme di mia sorella che ha un grande talento nel disegno, e da lì ho iniziato pian piano a capire che quella poteva essere la strada giusta. Ho avuto un periodo di pausa al liceo, che in realtà mi è servito solo a tornare sui miei passi e rafforzare la mia passione.

Bello! Una passione nata prendendo esempio da tua sorella!

È un’immagine molto dolce.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

MIODIOCOSAHOFATTOFACCIOSCHIFOMIINSULTERANNOTUTTIAIUTO
(Poi in realtà è andata molto bene… ma l’ansia era tanta!)

Aiuto! 😀 Hai reso l’idea, si!

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Nella musica, nelle persone, nei lavori degli altri, nei film…

In una parola: dappertutto.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Dipende molto da ciò che devo fare, dal mood del lavoro. Se devo disegnare una scena triste, spesso ascolto i Mumford & Sons o gruppi simili. Se invece devo darmi la carica, musica epica, celtica e strumentale a volontà. Qualche volta le colonne sonore dei film d’animazione, soprattutto quando devo fare lavori che richiedono molto tempo e che sono abbastanza “meccanici”.

Oddio, i lavori meccanici! Li odio profondamente. Mi metto lì a farli, mi parte un pensiero, lo seguo, e mi ritrovo a essere andato avanti col lavoro senza ricordarmi di quello che ho fatto. E, spesso, devo tornare indietro.

Odio i lavori meccanici! Li odio! Li odio! Li odio! Li odio! (sfumando, tipo Maga Magò ne “la spada nella roccia”).

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Ho una grande scrivania nera con sopra il computer, due foto ed alcuni bigliettini che servono a motivarmi. Un balcone che non vedo l’ora di utilizzare questa estate, una finestra da cui entra molta luce, un letto gigantesco con le lenzuola di un giallo caldo e il copriletto rosso (che mi da molta gioia). Non sono molto ordinata ma cerco sempre di mettere a posto tutto prima di disegnare: uno spazio di lavoro ordinato mi aiuta a incanalare bene l’ispirazione.

Oddio, la scrivania nera! A me metterebbe ansia!

La finestra grande, però, te la invidio. Il copriletto rosso invece no: ce l’ho anch’io.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Vediamo… che ne dici di una piccola curiosità? Prima di buttarmi nel mondo del disegno, il mio sogno più grande era scrivere. Ho scritto un sacco di racconti e storie brevi, ma ad un certo punto mi sono resa conto che non riuscivo pienamente ad esprimermi. Spero un giorno di ritrovare l’ispirazione e riuscire ad unire questi due mondi. Parole utili come Tag? Efp: è stato il mio trampolino di lancio nella pubblicazione dei miei lavori, anche se a quel tempo si trattava di fanfiction e non di illustrazioni.

Efp? Che sarebbe?

In ogni caso, spero davvero che tu riprenda in mano la scrittura. Se un giorno dovrai disegnare una storia tua, ti servirà moltissimo sapere le regole di quel mondo.

Però peròpperò… Sono 89 parole, non sono trenta. E se mi sono concesso di augurarti il meglio, di certo non posso passare sopra a questa cosa.

Ecco allora le tue domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?
Non ho fatto caso alle parole, perdonami! Non sono mai stata brava con i numeri e con i limiti. Tornando al blocco artistico… Lo lascio passare. Ho provato vari metodi, ma è l’unico che per me funziona. All’inizio vado nel panico, mi arrabbio, provo a disegnare… Poi capisco che è un periodo no, mi ripeto che passerà, guardo un sacco di film, ascolto molta musica, leggo un buon libro, vado a fare una passeggiata e cerco l’ispirazione lontano dal foglio bianco. Di solito mi basta qualche giorno per ricominciare, a volte più di una settimana. L’importante è ricordare una cosa: prima o poi, passa.
(E comunque, mangiare aiuta anche nel blocco artistico :P)

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Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Adoro Instagram! E’ in assoluto la mia piattaforma preferita, semplice e immediata. Da sola però non basta, è più un “contorno” ad altre pagine per postare wip e sketch. Ho deciso di aprire una pagina Facebook per raccogliere i miei lavori. La mia prima piattaforma artistica è stata DeviantArt e la utilizzo ancora adesso per le commissioni.
Uhm… direi che il punto cardine sia la costanza negli aggiornamenti. E il cercare di capire cosa piace al pubblico.
A proposito, ti lascio qualche link, che mi spiego molto meglio con i disegni che con le parole!

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Credo di essere nella media. Ho ancora tempo per eccellere nella qualità dell’opera, e la mia velocità di realizzazione dipende molto da impegni e ispirazione. Per ora posso darmi una stellina per l’impegno: sono quel tipo di persona che dà il meglio in ogni lavoro che deve realizzare. Spero che questo faccia la differenza.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Se per valore intendi il livello di realizzazione, credo sia ovvio che più un’opera è accurata, più ci vuole del tempo per realizzarla. Personalmente non presento mai un lavoro incompleto, preferisco prenderemi qualche giorno in più e dare il meglio di me. Poi entra in gioco la pratica (prima impiegavo molto più tempo a colorare, ma i lavori erano qualitativamente peggiori), ma quella è un’altra storia.
A parità di capacità tecniche, direi che il tempo è direttamente proporzionale al valore, e quindi al livello, dell’opera.

Vai controcorrente: sei la prima che mi dice che più tempo ci metti, più alto è il valore dell’opera. Ma tu hai risposto interpretando il valore come “valore artistico”, mentre io mi riferivo al vil denaro.

Non importa, va bene così.

Come già detto, non sono brava con i numeri, sono sempre l’ultimo dei miei pensieri! Vale lo stesso principio, comunque: più tempo ci si impiega, più ha valore sia artistico che economico. Trovo che le due cose vadano a braccetto.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Se potessi disegnare una sola cosa per il resto della tua vita, quale sarebbe?

E la risposta è… ?

Donnine. Donnine ovunque. Trovo che il corpo femminile abbia un’armonia meravigliosa.

È quello che dico sempre anch’io. Al di là di facili battutine, che preferisco evitare qui come nella vita reale (è difficile trovare qualcuno con cui parlare seriamente di certe cose), il corpo femminile, con le sue rotondità e sinuosità e morbidezze e armonie, è già di per sé un’opera d’arte.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Ci siamo trovati a parlare di Inside Out, in privato. Quali sono le cinque Emozioni che muovono i tuoi pulsantini interiori?

Curiosità, Pigrizia, Gioia, Determinazione, Fretta.

E ti assicuro che quando Fretta e Curiosità lavorano insieme diventa un bel casino!

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Ciao! E’ stato un piacere, spero di non avervi annoiato 🙂

Una persona che si racconta non è mai noiosa.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Hedryel Yurei

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Quella qui sopra, che fa finta di essere Totoro, è La Hyedr… Herdelye…
Spè, che faccio un copia incolla… Ecco, Hedryel Yurei. La “u” si legge lunga, avrebbe il trattino sopra, alla giapponese, ma la mia tastiera non mi lascia.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Non vedo quale sia il problema, quindi perché no? Procediamo pure.

Ne sei sicura?

Uhm, si?

Temeraria.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ehm… dovrei ridere? Perché adesso mi sento decisamente a disagio…

È esattamente il motivo per cui è li.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella foto?

C’è Totoro. Chi non ama Totoro? E poi copre la mia faccia, quindi…

Totoro.

Tutti quelli che non lo conoscono, per esempio?

Uscite da questa pagina e andate subito a vedervi il film. Adesso. (E non lo dico perché non voglio che andate oltre, davvero)

Io pure ve lo dico, ma perché se non conoscete Totoro vi strappo i denti e li uso come memorie USB.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ehilà…? Non leggete, andate via. Non fraintendete, lo dico per i vostri occhi.

I loro occhi sono abituati a piangere lacrime di sangue, quindi vai purè avanti. No, non è un refuso.
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Oh, ricordo ancora bene il giorno in cui tutto ha avuto inizio, come dimenticarlo d’altronde? Una mia compagna di classe aveva portato nell’ora di educazione artista una rivista dedicata all’argomento in questione. Anime e manga, per l’appunto. Un fascicolo pressoché modesto, nella quale erano riportate delle nozioni fondamentali sulla base del disegno. Nulla di troppo particolare o caratteristico, ma che comunque era riuscito a catturare, in un primo momento, la mia curiosità e subito dopo il mio interesse. Da quel giorno ho iniziato sempre di più ad appassionarmi al disegno, avvicinandomi poco alla volta allo stile manga.

La prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

In realtà non me lo ricordo così bene, è passato tanto tempo da allora. Però, conoscendomi, mi sarò sentita piuttosto imbarazzata, anche perché non sempre ci tengo a mostrare alcuni dei miei lavori. Quindi un pensiero che si contrappone fra “Spero che piaccia” a “Mi sotterro”, o comunque qualcosa del genere. Non mi piace mostrarmi e anche quando mi fanno i complimenti mi sento sempre un po’ a disagio, però ovviamente sono felice.

Non mi stai lasciando spazi per inserirmi e prenderti in giro, quindi ora ti faccio una pernacchia: prrr!

Così, tanto per. Anzi: tanto prrr.

Eeeeh… uh, ehm… ok. Prrr.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

In generale un po’ da per tutto. Molte volte sono gli stessi personaggi a darmela, tra le loro particolari personalità e i loro eccentrici outfit, oppure i vari artisti che popolano il web o, in caso contrario, prendo direttamente spunto dalla mia testa, da ogni mio pensiero, anche quello più irrilevante. Mi piace trarre ispirazione, o per meglio dire, insegnamento da chi rispetto a me ha molto più da offrire, anche perché ho ancora tanto, veramente tanto, da imparare.

Il trarre ispirazione da cose irrilevanti ci accomuna, in qualche modo: a volte provo l’impulso irresistibile di usare una certa parola, e pur di riuscire a farlo le costruisco attorno un intero racconto.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, infatti io sto correggendo la prima battuta di quest’intervista che sono le 22,48 e mi sono appena fatto una camomilla) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

La musica è una fonte di ispirazione molto importante per me. Mi aiuta a rilassarmi e, a volte, anche a distrarmi per non perdermi troppo in certi dettagli. Si, sono abbastanza precisina, e finisco sempre per imputarmi su frivolezze. Mi piace ascoltare un po’ di tutto, ma per lo più ricado sull’epic music, come i Two steps frome Hell e Brunuhvil, ma anche il rock e il metal sono quei genere che non riesco a scrollarmi di dosso, così come i componimenti con il violino e il piano.

Epic? Mi piacciono di più i Sonata Arctica e i Rhapsody. E pure qualcosa di gothic, tipo i Within Temptation.

Per il rock, invece, vado più sul classico, anni ‘70 – ‘80.

Uh, sisi! Conosco bene i Sonata Arctica, la canzone che preferisco è Letter to Dana, anche perché è la prima che ho sentito.

Shamandalie.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

E’ abbastanza spoglia, sai? Mia mamma ha una piccola, ma proprio piccola, fissazione per la pulizia, quindi guai a me se qualcosa è fuori posto. L’unica cosa di rilevante importanza, scrivania a parte, è la piccola libreria che si dispone al lato della stanza, ricolma di manga e quant’altro.

Spoglia, eh? Hai mai pensato che le vetrinette tengono lontana la polvere? Facci un pensierino! 🙂

Bisogna informare mia madre, allora.

Sarà meglio, sì.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta una ragazza che non sapeva cosa scrivere. Improvvisamente, mentre scriveva di non saper scrivere, si accorse di aver scritto qualcosa. E vissero tutti felice e contenti. Fine.

Ora, dopo questa, posso anche andare a sotterrarmi.

AAAARGH! 38 parole! Contano tutte, anche quella cosa del sotterrarsi!

Che poi, mica sei un osso. Quantomeno, non solo uno.

Ma possiamo vivere comunque felici e contenti: stasera, oltre alla tua, ho corretto un’intervista nella quale la sfortunata ragazza che vedi sotto sale in quel barattolo ne aveva scritte ben 203, quindi mi sento magnanimo e non infierirò su di te. Ritieniti fortunata, per cotanta grazia.

Ecco, adesso è l’ora delle domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Ho un blocco. Scherzi a parte -che in realtà non è vero che sto scherzando, ho davvero un blocco artistico- penso che il miglior modo sia prendersi una pausa, dedicandosi ad altro senza riserve, giusto per distrarsi e tenere la testa impegnata. Ogni cosa ha un suo tempo, così come l’ispirazione. E’ lei che deve venirti a cercare ogni tanto, non devi essere sempre tu a inseguirla, anche quando ne hai il disperato bisogno.

E, ah si, mai mollare.

Giusto. È quello che faccio anch’io: mi dedico ad altro. E quando ho troppe cose da fare, ecco che si riaffaccia l’ispirazione, e lotta per riguadagnarsi un po’ di spazio in mezzo ai mille altri impegni.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io in realtà ho solo Facebook

Non sono molto pratica di social network e pubblicità, a dire il vero, quindi non saprei proprio rispondere. Io disegno, semplicemente, e poi è il pubblico a decidere se merito di essere notata o meno.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Rispetto alla concorrenza? Dire che sono messa male è essere positivi, veramente molto positivi. In questi tempi disegno poco e niente, raramente, e alla fine mi smarrisco, perdendo anche la voglia di disegnare. Penso che il discorso cambierebbe se avessi veramente inculcata nel cervello una tale aspirazione.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Penso che una via di mezzo vada bene, per quanto nelle mie commissioni il valore sia sempre inversamente proporzionale. Poi ci sono molti fattori che fanno il prezzo di un’opera, così come i dettagli.

Mi sto rendendo conto sempre di più che le opere che impiegano meno tempo a nascere sono quelle che vengono considerate migliori. Non sei la prima che mi fa notare questa cosa.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Non ci ho mai pensato in realtà. Quindi, non so… la vuoi una mano?

E la risposta è… ?

Si, tantissimo. Tantissimissimo.

Va bene, andrò a mozzarne una e te la spedirò in un pacco. Dammi il tuo indirizzo in privato.

Lo sapevo tantissimo, anzi tantissimissimo, che l’avresti detto.

So di essere prevedibile. Il mio personaggio lo impone, sono spalla e contemporaneamente uso voi come spalle per le battute, quindi la cambio:

di mani ne hai due; dammi il tuo indirizzo in privato che vengo a mozzartene una.

Ecco, ora la cosa assume a un tratto toni più inquietanti.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Cosa provi quando intervisti diversi artisti?

Curiosità. Tanta curiosità.

Mi piace ascoltare le esperienze di chi sa fare qualcosa che io non so fare. O chi fa quello che faccio io, ma in maniera diversa.

E poi attrazione. Perché io alle persone mi ci affeziono, e in qualche caso da una semplice intervista è nata una bella amicizia virtuale.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Spero di non avervi annoiato, ma tanto so che avete dato ascolto al mio consiglio, perché voi siete persone comprensive, no? NO?

Intendi “non leggete, andate via”? Temo che tu abbia ottenuto l’effetto contrario. Un po’ come per i bassotti quando leggono i cartelli piantati sul giardino del deposito di Paperone.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Miss Chroma

miss chroma

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Siamo in compagnia di Miss Chroma. Che le crome a me ricordano la musica, ma qui parliamo di altro.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Si ^^

Ne sei sicura?

Sì, sì

Bene. Mi piacciono le persone così sicure.
Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma che schifo!

Non ho parole. Mica si sta decomponendo!

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella (foto, immagine, ninnolo o quant’altro)?

Èun lavoro fatto durante il corso della Genius Academy nel quale, grazie ai consigli del sommo Antonio de Luca, sono riuscita a fare una cosa totalmente pittorica e ne vado piuttosto fiera.

Fiera nel senso di “manifestazione”, di “bestia” o di “autocompiacimento”?
(erano anni che volevo fare questa battuta! 😀 )

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao ragazzi 。^‿^。! Mi chiamo Marina in arte Miss Chroma e sono un’illustratrice.
Visto che tutti sbagliano, in nick Chroma viene da “colore” e non dalla nota musicale né dall’automobile 🙂

Ecco, grazie per la spiegazione. Ora l’hai detto, così tutti lo sanno e nessuno sbaglierà più.
E se qualcuno sbaglierà, avrai un valido motivo per prenderlo a randellate sui mignoli dei piedi.
Bene. Almeno non sei un’illustratruce.
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Ho sempre disegnato, ma l’ ”epifania” l’ho avuta durante il periodo delle scuole medie, quando ho cominciato a comprare il mio primo manga: Ranma ½.

Ranma ½ è stato anche il mio primo manga! Andavo in edicola pattinando, univo l’utile al dilettevole.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Oddio… e chi se lo ricorda!
Di solito, però, penso sempre la stessa cosa: “spero che piaccia almeno a qualcuno”

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

beh, grazie a internet è molto cambiata la mia ricerca, ora ci sono Tumblr, Pinterest, Pixiv. Ma anche gli stock di foto, si trovano dei paesaggi stupendi.
In tempi antichi c’era la biblioteca, e fotocopiavo i libri per tenermi le cose che più mi interessavano.

Fotocopiavi I libri. Beh, in effetti un tempo si poteva anche fare.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Ascolto di tutto, mi piace ascoltare le soundtrack dei telefilm che vedo, tipo Game of Thrones, Person of interest o The Black List. Amo anche le colonne sonore degli anime, come Free!,o dei giochi come Dmmd. Adoro l’indie rock degli Yeah yeah yeahs. Ultimamente mi accompagna molto anche la musica di Ezio Bosso.
Comunque ho una bassa resistenza per il lavoro notturno, il sonno è sacro per me!

Il sonno è sacro. Si, posso essere d’accordo con te.
Però mi piace di più dormire la mattina, anche se la cosa mi è negata.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Non è molto grande la stanza in cui disegno, ho una sedia da ufficio molto comoda, la mia scrivania è piena di cose, tra PC, tavoletta grafica, fogli, acquerelli e molto altro.
C’è anche posto per la cuccia della mia cagnolina e ovviamente per il mio amato letto.

Cani. Non mi piacciono molto, I cani: ti stanno sempre addosso, sono invadenti… Molto meglio un gatto, almeno si arrangia a fare tutto.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Ti racconto una storia stupida.
Come tutti i giorni suona la fastidiosa sveglia. Elena è pronta per cominciare la sua noiosa mattina nel suo liceo scientifico. Ancora mezza addormenta, si dirige in bagno, ma c’è qualcosa che non va. Si sente piú alta del solito e ha una strana sensazione, forse non doveva fare cosí tardi la sera prima, leggersi tutto quel web comic yaoi coreano fino alle 4, stavolta ha proprio esagerato.
Si guarda allo specchio e rimane sconvolta!
È diventata un ragazzo!

Oppure un mio pezzo di vita.
La mia passione per il disegno, terminato il liceo artistico, finì lì. In parte scoraggiata dalle mie stesse insegnanti sull’andare all’accademia, in parte perché di corsi sul disegno, ai miei tempi, ce ne erano pochi o, se esistevano, erano troppo costosi, scelsi di andare all’università. Facoltà di Fisica per la precisione. Non è andata molto bene, sono durata tre anni buoni e poi ho mollato. Ma in quel periodo, avevo tipo 20 anni, scoprii la mia passione per lo yaoi, era il tempo d’oro delle fanfiction su Slam Dunk e me ne innamorai perdutamente. A causa di quelle storie ripresi la matita in mano e ricomincia a disegnare, maschi per la precisione XD.

Non osare! Nessuna storia è stupida! Al massimo può essere banale, o brutta.
Ma le storie sono frutto della fantasia, e la fantasia è diversa per ognuno, in base alle proprie esperienze. Una storia può piacere e può non piacere, ma va comunque trattata con rispetto.

In ogni caso sono 203 parole. Eppure hai studiato fisica all’università, la matematica dovresti averla imparata bene.

Adesso è l’ora delle domande scomode, e per te doppia spinosità. Hai sforato il limite come nessun altro prima di te.
E non hai nessuna attenuante, potevi contarle.

I periodi di blocco esistono.
Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Nello stesso modo: mangiando XD!! Ahaha no, scherzo, anche se ammetto che mangio di piú quando sono bloccata.
Il mio suggerimento è: disegnare dal vero.
Ma dipende anche dalla causa del blocco. Spesso è per motivi slegati dal disegno e in quel caso serve un po’ di sana autoanalisi e bisogna divertirsi, cercando di non pensare troppo. Andare al cinema, visitare mostre, rilassarsi al mare. Insomma, liberare la mente.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Veramente sparo nel mucchio! Cosí forse ne becco uno!
Sinceramente no lo ho ancora capito. Per chi ha suggerimenti, sono tutta orecchi.
Uso facebook tramite la pagina, ma è davvero difficile farsi notare se non si fanno almeno due disegni al giorno non ti si fila nessuno altrimenti. (poi aggiungici l’algoritmo di fb che penalizza le visualizzazioni quando non si sponsorizzano i contenuti,una bellezza)
Con Tumblr e instagram spesso ho piú riscontro. Recentemente ho scoperto un nuovo social, si chiama Paigeeworld e non è male.

E poi hai qualcosa su blogspot, giusto? Giusto.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Oddio essendo una che tende all’illustrazione pura ti rispondo su questo più che sui fumetti. Cerco di trovare un equilibrio tra le due cose, la qualità di un lavoro non si basa solo sul tempo, anzi, spesso mi vengono lavori di maggiore qualità quando impiego meno tempo a realizzarli.
Una regola d’oro che mi consigliò Sam Nielson è quella del “20/80”.
Cioè: impiega l’80% del tuo tempo per realizzare il 20% dell’opera, la parte che tutti guarderanno di piú, non so, per esempio il viso, gli occhi del personaggio, insomma la parte piú importante.
E il restante 20% del tuo tempo invece impiegalo per finire l’80% della tua opera.
Detta in parole semplici, focalizza il tuo tempo sulla parte piú importante del lavoro. Aggiungere dettagli inutili in un’opera il cui soggetto è per metà al buio non ha senso, lo sai soltanto tu che ci sono dei minuscoli pori nella pelle, sulla guancia, in ombra XD.

Ti ringrazio. Questo è un consiglio prezioso, e il rivelarlo a tutti denota una certa umiltà da parte tua. E questa cosa mi piace, perché non fai quella “sul piedistallo”, ma rimani qui con noi a condividere quello che sai. Grazie. Davvero.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

io vado a momenti e sono molto emotiva, purtroppo. Capita che una cosa fatta estemporaneamente venga meglio di una studiata per lungo tempo.
E poi tutto quello che faccio ha valore, altrimenti non lo farei.

Questo pensiero mi piace. Se tutto quello che fai ha valore, di certo ci metti cura e impegno. Perché le cose che non hanno valore si trattano con più noncuranza.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

ah boh! Non lo so… Lascio a te l’onore di farmi una domanda in piú.

No, non te la fo. È tempo che tu faccia una domanda a me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

OK, allora visto che ti piace fare domande a noi artisti, cosa ti piace in un lavoro di un fumettista /illustratore? Da cosa vieni attirato e quali sono i temi che ti piacciono di piú? ( sono stata brava, niente domande scomode)

Cosa mi piace? Diciamo la capacità di sorprendere. C’è chi, in una sola illustrazione, riesce a cristallizzare un momento che sembra reale, o che comunque comunica qualcosa.
Mi piace anche fermarmi ad ammirare qualcosa che io non sarò mai in grado di fare, perché ho provato a disegnare, e qualche risultato l’avevo anche raggiunto, ma ci vuole un impegno e una dedizione che non sento di avere… E quindi ho perso la mano. Ho disegnato per un anno a metà anni 90, poi non ho più preso in mano una matita se non per prendere appunti.
Per quanto riguarda le tematiche, invece, sono un lettore (quasi) onnivoro, quindi non fa una gran differenza. È più il tratto che mi attira.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

oh di già! C’avevo preso gusto. E vabbè, ci si vede ragazzi!
(^o^)/Bye, bye!

Se vuoi possiamo continuare ancora un po’… Vuoi?
No?

E allora questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Valentina Vergili

Image and video hosting by TinyPic

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Oggi abbiamo sul tavolo di tortura la Valentina Vergili. Contenti? Si, vero?

(se non siete consenzienti vi strappo i peli della lingua.)

Ora a te, Valentina.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sincera pure pure, sull’esaustiva preparatevi tutti perché sono molto, molto logorroica.

Non chiediamo di meglio.

Ne sei sicura?

Si può mai essere sicuri di qualcosa nella vita? *luce drammatica e tono teatrale*

L’unica cosa sicura è la morte, e non riguarda la vita.
Non questa, almeno. *teatralità di rimando*

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma no, Gianfrancarla no! Era la mia mosca preferita, la portavo a spasso ogni giovedì…farò del mio meglio per onorare il suo povero cadavere.

Eh… Mi dispiace per la dolorosa perdita, ma come dicevo poc’anzi la morte è l’unica cosa certa.

In ogni caso, lei non è Gianfrancarla. Le somiglia, ma se guardi ha uno degli occhi di sinistra che tende sul rosso, cosa che Gianfrancarla non aveva.

Ah cavolo, ora che me lo fai notare è vero. E’ Pierpaolino, mi ronzava sempre intorno quando cercavo di addormentarmi.

Si, è (o meglio era) Pierpaolino. (fate sì con la testa anche voi, reggetele il gioco.)

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quelle immagini?

Perché la mia faccia è l’esatto opposto di “fotogenico” e, non volendo traumatizzare i lettori ho optato per un disegno. Ovviamente uno già fatto perché ti pare che mo’ mi metto a disegnare roba nuova? *pigrizia portami via*

Nessuno ha chiesto un disegno nuovo. Il Venditore sa, il Venditore rispetta, il Venditore chiede una semplice foto, ed è onorato e grato del dono quando arriva un disegno originale. Ma non per questo fa preferenze.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

*comincia a sudare freddo* ahem! S-salve a tutti, spero non inorridiate troppo nel leggere le mie idiozie e pace e amore che poi se litigate ci scappa il morto…?
Il morto non scappa, rimane lì, rigido come un baccalà.

Ti piace il baccalà?

A me piace tutto quello che è commestibile in realtà. Però il baccalà fritto ha il suo gran bel perché.

Sono di Vicenza. Noi di Vicenza abbiamo una sacra tradizione: il baccalà alla vicentina. Abbiamo pure un cavalierato, la confraternita del baccalà. Giuro che non sto scherzando.
Ergo, non dire “baccalà fritto” in mia presenza.

Baccalà a parte, stiamo riempiendo l’intervista di assurdità, e ciò mi piace. Ma adesso andiamo avanti con l’intervista, se non ti dispiace.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

E’ nato più che altro come risposta al bisogno di mettere su carta tutte le idee e le storie che avevo in mente. Non so bene quando mi sia venuto, penso di averlo sempre avuto in realtà.

Anche tu. Tutti voi disegnatori dite di essere nati disegnando.

Ebbene, io sono nato smontando meccanismi, ma ciò non ha fatto di me un meccanico.

Ci vuole il talento, oltre alla passione. Io sono anche nata cantando ma poi ho capito che non faceva per me quando a mia madre hanno cominciato a sanguinare le orecchie, ascoltando le mie “fantastiche sessioni”. Però dai, magari tu invece potevi diventare famoso come “il meccanico cantastorie”…?

Naaaa.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Eeeeeeh ora stiamo parlando di cose successe anni fa, cavolo ahahahahah Allora, sono entrata nel magico mondo di internet molto precoce. Avevo 10 anni la prima volta che pubblicai qualcosa. Era sul canale youtube di mia madre, un video fatto con paint sulle note della canzone “pensa”. Perché anche da piccola amavo parlare di cose sociali e politiche, ovviamente. Se devo essere sincera non ricordo cosa ho pensato. Probabilmente niente, ero troppo “giovine” per avere ansie di qualche genere. Bei tempi quelli ahahahah

Ma pensa. Una politologa di 10 anni… Se avessi sviluppato quell’attitudine e fossi andata a fare la parlamentare, ora non saresti qui con me. Né, presumibilmente, fra gli artisti di Nuname. Saresti ricca solo di soldi, pensa che tristezza.

Pensa che rischio che hai corso!

Penso che più che altro mi sarei fatta ammazzare presto, visto la mia brutta abitudine a non tenere mai la bocca chiusa ahahahahahah Se non avessi avuto la passione per il disegno però, avrei fatto ben volentieri il medico o la psicologa. Anche l’insegnante non mi dispiacerebbe. Diciamo che finché aiuto gli altri in qualche modo, a me va bene tutto…?

Sacrosanto, sacrebleu!

E dimmi, essere nata già con le matite in mano ti dà una speciale predisposizione al disegno originale o vai a pescare le idee da qualche parte in particolare?

Allora, quando ero piccola la pescavo principalmente da mia sorella. Lei disegnava fumetti e scriveva storie (ora ha smesso purtroppo) e mi ha molto ispirato a farlo a mia volta. Dopo di lei sono arrivati gli anime. Infatti ricordo che le mie prime storie avevano trame assurde ed esagerate e personaggi tutti uguali, distinguibili solo dai capelli. E’ stato però anche il periodo d’oro della comunità allora chiamata “Fananime” di youtube e io ne ero pienamente entrata a far parte. E’ stata un’esperienza fantastica e ho conosciuto una sacco di persone oltreoceano. Ho anche avuto modo di fare un mezzo doppiaggio. Ovviamente tutto questo a 14 anni ahahahah Col tempo ho abbandonato un po’ lo stile anime e anche la passione per il Giappone, sono passata ai fumetti americani, ai cartoon e ai telefilm. A livello di stile mi ispirano soprattutto i lavori di Ishida Sui, Jim Cheung, Steven Universe e artisti di DeviantArt come Tyshea, Moosefros e Rejuch. Sono molto attaccata anche a Steven Moffat ma quello riguarda più la storia vera e propria. Quando ho cominciato per bene ha entrare nel mondo adulto e ho cominciato ad interessarmi agli avvenimenti politici e sociali questo si è riversato molto anche nel disegno e nelle mie storie. Lo sapevo, ho scritto un poema. Ecco perché non mi si dovrebbe mai lasciare troppa libertà su queste cose.

E invece hai fatto bene. Almeno non dovrai ripetere tutto questo a nessun altro, alla peggio fai un copia-incolla (o ctrl-c ctrl-v, come ti piace di più) e uno se lo legge da solo.

Mi piace, mi piace. Sei una prolissa, le parole sono importanti, ed è bene farsi capire bene.

Le parole per me sono tutto. E’ attraverso di esse che si possono mandare messaggi importanti.

Si, basta che poi non mi mandi il whatsapp coi messaggi tipo “kpt kosa volio d1re?”

Andiamo avanti.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Un po’ di tutto. Ho una playlist molto varia: passo dal rock al pop fino al classico senza problemi. Di solito mi piace anche fare cartelle in base ai miei personaggi, così ho sempre l’atmosfera giusta. Che poi finisco per eliminarle e farle di nuovo ogni volta perché cambio pezzi di storia e poi non si abbinano più è un altro conto però.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

E’ la mia stanza da letto ed è stranamente ordinata direi, sono una persona molto metodica o almeno ci provo, la mia scrivania è piccola e quindi finisco sempre per metterci sopra una sacco di roba accatastata. Poi arriva mia madre e mi intima di fare ordine. Ovviamente invano.

Sei la prima persona che scrive “accatastata” rispondendo a una mia domanda. Dieci punti a… Cosa sei? Una Corvonero?

nooooo, chi io…? Ahahahahahahah ok dai, diciamo che sono una Corvonero con attitudini e sistemi morali di una Grifondoro (da brava Corvonero, ho fatto tante ricerche sulle casate perché volevo essere pienamente sicura di quale fosse la mia. Non sai quante analisi che ho letto…)

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Piccolo aneddoto: io non prendo la matita come le persone normali, no, la mia natura di lemure pigro mi ha impedito di imparare la giusta presa e ora impugno matite, penne e vari articoli di cancelleria a mo’ di zappa. Ovviamente ogni volta che scrivo e disegno in pubblico la gente me lo fa notare, con la classica esclamazione: “wow, come tiene la matita in modo strano” e ormai ho preso l’abitudine a rispondere: “così sono sempre pronta all’omicidio” e l’espressione sui volti delle persone è impagabile ogni volta. Ho altri aneddoti simili ma non mi pare il caso di raccontarli visto che ho più che sforato le 30 parole ormai (?)

Sono 112 parole, ma mi hai fatto ridere. Sono molto indeciso se punirti per lo spazio occupato o se fartela semplice…

Direi che l’equilibrio è la cosa migliore. Domande normalmente spinose, per te.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Non ho mai affrontato, finora, un periodo di blocco particolarmente duro. Più che altro i miei sono periodi di calo artistico in cui però mi capita comunque di fare piccoli bozzetti qua e là. Solitamente nel giro di qualche settimana (nei casi peggiori) passano quindi, se non ho impegni artistici urgenti, aspetto che passino da sé e mi limito a scarabocchiare banchi, quaderni e a volte pure amici.

Scarabocchi gli amici? E poi sono ancora tuoi amici? Wow!

Per questo ne ho pochi ahahahahah no vabbè, diciamo che col tempo, sono diventata molto selettiva riguardo le persone che chiamo amiche. Si, lo so, parlo già da vecchia, me lo dicono tutti.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Forse non sono la persona meglio indicata per queste cose, io e internet abbiamo un rapporto conflittuale. Finora i siti migliori per me son stati DeviantArt, Instagram e ora che pubblico un webcomic, Webtoon anche se in realtà è su Facebook che ho avuto la possibilità di conoscere tanti artisti fantastici. Penso che la differenza per farsi notare sia la costanza nel pubblicare, l’umiltà, la gentilezza e farsi vivo ogni tanto con i lettori, avere un dialogo aperto con loro diciamo. Tutte cose che io purtroppo ora a causa della scuola e della mia indole da lemure pigro sto trascurando. Ah e ovviamente anche non avere 300 oc come me e non presentarne bene neanche uno.

p.s. Giusto per farmi un po’ di sana e spudorata pubblicità, lascio anche i link alle mie pagine, per chi fosse interessato:

Instagram

Facebook

DeviantArt

Webcomic

http://www.webtoons.com/en/challenge/my-best-friend-is-a-merman/list?title_no=17639

Tumblr

https://mybestfriendisamerman.tumblr.com/

Youtube

Patreon

Redbubble

E Twitter

Si, lo so che ho tante pagine ma mi piace abbondare che non si sa mai (?)

Abundare melium est quam deficere. (l’ho scritto giusto? Ai Potter l’ardua sentenza.)
Però Umiltà e Gentilezza sono due buone compagne. Tienile sempre accanto, sono sempre molto apprezzate.

In particolare Umiltà che fa sempre le battute migliori.

Nn l’o kpt.
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Facciamo un 7 e mezzo perché ho ancora tanta strada da fare! Però diciamo che mi sono sempre ritenuta una persona abbastanza veloce nel realizzare disegni di qualità decente. Direi che su questo mi ha aiutato tanto realizzare un fumetto mio. Ho fatto molti punti exp (?)

Exp come “experience” o come “expired”?

Tutte e due le cose.

Lol. Comunque si, credo di si.
E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Mmmmmh dipende più che altro dalla mia voglia. Da bravo lemure pigro quale sono, se non ho veramente voglia di fare un disegno mi distraggo spesso e finisco per metterci anche giorni. Se invece entro nel “mood” posso anche andare avanti 7-8 ore senza mai staccarmi dal pc. Intendo letteralmente, neanche per andare al bagno.

In questo ti somiglio. Posso fare qualunque cosa, ma vengo distratto da un gatto di polvere. Sempre che non sia concentrato, e allora non mi accorgo che è quasi l’una di notte e la mattina devo andare al lavoro, senza poi dormire sulla scrivania.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Eh – cosa ti spinge a scrivere e disegnare fumetti…?

E la risposta è… ?

Ispirare le persone ad essere il meglio di quel che possono essere. E’ il mio modo di protestare e combattere.

Protestare e combattere. Brava: agire, in qualche modo, nel proprio piccolo. L’Oceano è fatto di gocce, sii orgogliosa di farne parte.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

E tu cosa fai nei periodi di blocco? ZAN ZAN ZAN

Mangio fibre.

Vorrei dirti qualcosa, ma me la sono anche un pò cercata questa risposta.

Già. Potevi aspettartela. 😐

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Anche gli spettacoli migliori devono giungere al termine (?) quindi addio

No, arrivederci. È stato un piacere averti qui con noi.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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