Varie ed Eventuali

R.E.C.O.N. G6 2017, Maggiora, Italia

È passato un anno, dal G6 del 2016. Ho aspettato a lungo, questo momento, ed è passato in un lampo, ma sono soddisfatto. Più dello scorso anno.
Ho potuto riabbracciare il buon Brian Parker e Joey, ho conosciuto di persona Alex di RC Light Model e Joe Conti da Malta, e Simone Cantoia, che l’anno scorso non sono riuscito ad avvicinare per via del poco tempo a disposizione. Eravamo in corriera, e i tempi stringevano. Ho ritrovato amici che non vedevo da tempo, ho conosciuto persone nuove e meravigliose.
Per esempio Jason di Boom Racing, una persona che è arrivata in alto, ma che ha conservato la passione nel cuore e la capacità di stupirsi di fronte alle cose nuove.

Ma partiamo dall’inizio.

Innanzitutto sono stato via due giorni, e sono stati memorabili. Perché il RECON G6 non è una gara, ma un’avventura da affrontare assieme. Eravamo in 270, circa, da tutta Europa. Nessun avversario, tutti compagni di avventura, tutti pronti a darci una mano l’un l’altro in caso di difficoltà. Uomini, donne, famiglie con bambini e nonni, ognuno con un telecomando in mano, o solo a godersi una passeggiata fra i boschi.

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Il bello di questa categoria è proprio questo: l’avversario da battere non è la persona vicino a te, ma l’ostacolo che ti si para davanti. Una pendenza maledettamente ripida, un guado, il fango. Non persone, ma cose. Le persone sono lì per giocare, divertirsi, passare un paio di belle giornate in compagnia.
Ma parliamo del mio G6.

Giovedì 14 settembre ho preparato la macchina. In bagagliaio i mezzi, la valigia e lo zaino strategico sul sedile posteriore. Ci sono priorità, a volte.

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Quest’anno ho voluto partecipare con un 6×6. Perché è l’unico mezzo che ho, e quando l’anno scorso era 4×4, continuavo a guardarlo pensando “manca ancora qualcosa… ma cosa?” Ecco, mancava giusto il terzo asse.

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Come vedete, la livrea è particolare: bianca e arancione, con disegni a fumetti.
È un omaggio alla NuPress, una sorta di casa editrice, o meglio, un’associazione culturale che si promuove di raccogliere fumettisti emergenti e presentarli al pubblico tramite la rivista NuName, allo scopo di farli conoscere al pubblico e, soprattutto, a case editrici più importanti.
A proposito di sponsor, l’evento è sponsorizzao, appunto, da RC4WD e da una miriade di altri satelliti che ruotano attorno al mondo RC e non.

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Per esempio, appunto, la NuPress e un pastificio che ha regalato, a ogni pilota, un pacco di tagliatelle. Buonissime, proprio divorate.

Allora… Non ho fatto molte foto, soprattutto non ne ho fatte del primo giorno, quando si sono tenute le gare di Terracross. Divertenti da vedere, i piloti che si prendevano a sportellate fra i sassi e il fango. Ma vedrete il video quando arriverete in fondo alla pagina, se ne avrete voglia.
Non ho partecipato, mi sono limitato a divertirmi con quel coso rosso ispirato a Carmageddon che vedete nel bagagliaio, ho fatto il check in come pilota e basta.
Anche perché sono dovuto andare a Novara, a incontrare Isil e Needle di NuPress, dovevano darmi i premi per i partecipanti.

Ho alloggiato, per la notte, all’Altana del Motto Rosso, in una stanza dove non c’era la TV e il cellulare non prendeva una mazza, a malapena sono riuscito a chiamare casa. Però era bello così, perché ho potuto gustarmi il silenzio perfetto di quel posto. Solo, devo trovare il numero della fattoria lì vicino per dire ai contadini di regolare il gallo: ha cantato prima delle 5, era ancora buio pesto.

La mattina di sabato 16 mi sveglio che non sono ancora le 6 e non sono più riuscito a dormire. D’altronde, la sera prima ho spento la luce alle 10, e ho dormito da subito come un sasso, quindi nessun problema. Ho assaporato il calore delle coperte, il dolce far niente, e poi ho aperto la porta che dà sul giardino. 10 gradi, affrontati stoicamente in pigiama.

Preparo la scorta di batterie che non sono ancora le 7, e parto.

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Non faccio colazione lì, la preparano per le 8, e io alle 8 voglio già essere sul posto. Voglio vedere il G6 che si prepara.
L’attesa dura poco, un paio d’ore a sbirciare fra le bancarelle, ho comprato una carrozzeria e un telaio dall’amico Alex di RC Light Model, ho preso un paio di adesivi da una bancarella francese, ammirato la roulotte di RC4WD, prima del raduno, del briefing da parte dell’impareggiabile Brian, quindi sono partito alla conquista dei percorsi con 4 amici.

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Nonostante il posto fosse lo stesso, i percorsi erano diversi dall’anno scorso. Abbiamo percorso rari tratti dei percorsi della scorsa edizione, e scoperto posti nuovi e meravigliosi, la maggioranza votati alla pura coreografia e all’avventura, e anche qualche bel passaggio molto tecnico.

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Ecco, a un certo punto ci siamo divisi, in due si sono fermati a mangiare, mentre io e Tom siamo andati avanti. Poi strategie di percorso diverse ci hanno portato a non ritrovarci più, e hanno portato me e Tom a completarli nei tempi previsti, e anche quest’anno abbiamo portato a casa il titolo di “RECON G6 finisher”. Che è più di qualcosa, perché non essendo una gara, “finire il recon G6 è vincere il RECON G6”.

Questo non senza difficoltà: da parte mia, ho avuto problemi con lo sterzo e con la trasmissione. Nulla di grave, ma se non avessi portato via i ricambi sarei tornato a casa con la coda fra le gambe.

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E poi sono tornati tutti a casa, mentre io sono rimasto là, perché ci tenevo a fare lo stage notturno. Che è stato divertentissimo: un percorso con scalini, bancali inclinati e altri ostacoli che di per sé non erano per nulla difficili, ma su una trentina di partecipanti solo in 5, mi pare, abbiamo portato a casa la vittoria.
Percé? Perché il percorso era da fare con una pallina da golf sul mezzo. Vietato farla cadere.

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Ecco. Concludo dicendo che ho portato a casa un po’ di caffè, uno dei migliori caffè d’Europa, personalmente selezionato e tostato artigianalmente da una ragazza austriaca, che trovate anche su facebook con l’hashtag #dierosterin.

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Vi lascio con un video di assaggio e, subito sotto, il collegamento al video su youtube riassuntivo dei due giorni.
Ci risentiamo il prossimo anno, col mondo RC. Oppure, se volete, in privato risponderò a ogni vostra domanda.
Alla prossima!

http://v9.tinypic.com/player.swf?file=2e6byh5&s=9

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Intervista a Miharu Kun

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[foto]

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Oggi ascoltiamo le parole di Miharu Kun. Quella della quale stavo per rivelare il nome reale, ma mi ha mozzato il dito appena ho provato a posarlo sul tasto corrispondente alla prima lettera del suo nome, quindi mi toccherà farmelo ricrescere.
Non è difficile, è che devo prendere una lucertola e strofinarla sulla parte lesa, e non è piacevole. Soprattutto per la lucertola.

Ma questo è un problema prettamente mio, a voi non interessa, siete qui per lei, e allora avanti tutta!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ok ^_^

Ne sei sicura?

Sì….

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Non posso…già mi rattrista il fatto che sia morta…..devo farle il funerale povera !

Povera si: è morta facendo la fila alle poste. Si è seccata, sai… Ma il funerale non lo fai: mi serve per le interviste future.

La sfrutti …poverina…anzichè fornirle una degna sepoltura!

La sfrutto, sì. Dammi un valido motivo per seppellirla e la seppellirò, ma poi dovrò trovare un’altra mosca.

Un motivo? Darle dignità ^_^ E così saprò che hai un cuore !

Quale dignità può avere un insetto che sbatte ripetutamente contro il vetro per uscire, e quando apri la finestra prende la rincorsa per sbattere ancora più forte contro la parte chiusa, spesso uccidendosi?

No, davvero… Merita di rimanere lì per essere derisa.

E, per tua informazione, ho un’intera collezione di cuori, su uno scaffale che da qui non si vede.

Un cuore. Tsè! Uno!

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perchè è il personaggio che sto disegnando in questo ultimo periodo !
Quindi lo metto ovunque !

Diventa come il prezzemolo, allora. Che si dice che lo metti dappertutto, ma in realtà non lo usa nessuno…

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Hello ❤


Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Quando ho visto Sailor Moon in tv milioni di secoli fa…andavo a scuola e invece di studiare disegnavo sui libri!

Pure io guardavo Sailor Moon, secoli fa, e pure io ho iniziato a disegnare con lei… Anche se poi ho abbandonato: il disegno non faceva per me. (Però Sailor Moon ho continuato a seguirla.)

Credo che non siamo i soli ad aver cominciato così! All’epoca era una gran cosa vedere in televisione un anime innovativo come quello!

Sailor Moon innovativo? A me sembrava l’ennesima serie di maghette. Arrivando dagli anni ‘80, mi sono sorbito la Magica Emi, Creamy, Sandy dai mille colori…

Ok, mica tutte avevano nemici da combattere, a quelli ci pensavano Mazinga e Vultus 5 (“vortice di luce fra le stelle/col suo spirito ribelle/sta arrivando Vultus 5!” Vultus 5, mica pippe! E pure “la morte batte i denti, c’è Mazinga” suonava epico!), ma a fare una crasi fra queste cose un po’ di Sailor Moon ti salta anche fuori.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Che non gliene avrebbe fregato niente a nessuno di quello che faccio…così è stato,così è e così sarà !

[grammarnazi] sarebbe fregato [/grammarnazi]

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Lei pesca me. Ovunque essa ritenga opportuno.

Che bella cosa! Lei pesca te!

E dimmi, ti lascia abbastanza tempo da prenderne nota?

Sì! Diventa parte di me immediatamente!

Che coolo! Lo sai che adesso qualunque artista ti sta odiando, vero?

Non credo XD

E invece si! Tutti cercano l’ispirazione, ma l’ispirazione non si trova perché sta cercando te… Insomma, un po’ di rabbia la fa venire, non credi?

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Io di notte dormo e non lavoro..magari qualche idea viene di notte…ma al mattino chi se la ricorda xd
Ascolto tutto quello che mi capita,purchè mi piaccia….preferisco OST dei film e degli anime Jappo ❤

Tu di notte dormi.

Male. Molto male. Di notte domina l’istinto, la ragione tace. Se vuoi descrivere un’emozione che sembri vera, devi scriverla di notte. Avrai tempo di dormire quando sarai sottoterra.

ahahahahah che prospettiva ! *O*

Se ti piace la prospettiva, disegnala. U.U

?

Era una battuta. Hai presente? Bat-Tuta. Come Bat-man, l’uomo mazza.

No?

Va bene, dai, la smetto.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Meglio che non la descrivo…potreste impressionarvi!

Pfff! Qui ci siamo abituati a cose che voi disegnatori nemmeno immaginate.

Qui è proprio peggio di quello che ti immagini!

Permettimi di avere dei dubbi.

Assolutamente no XD

Va bene, hai ragione tu.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta un uomo cute

Bravissima! Trenta parole esatte! (si, le conto!)

Ah sì ? Giuro che ho scritto a caso!! Non le ho contate minimamente!

Non importa. Compito di un artista è anche avere fortuna.

Per te, quindi, domande scomode senza ninnoli. Senza formiche, per esempio. O senza doverti stendere su un letto di chiodi. Stai comoda, a essere scomode saranno solo le domande. E, nel caso te lo chiedessi, la risposta è no: quelle di prima non erano abbastanza scomode.

? ahahahha

Le domande potevano essere scomode fisicamente, oltre che verbalmente. Mi sembrava che questa cosa fosse chiara, anche se sottintesa.

Sono ignorante !

Tutti lo siamo. Ciò non ci esime dall’accrescere la nostra conoscenza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Riguardando quello che facevi prima del blocco e aspettare…il tempo guarisce ogni cosa! Almeno io faccio così ^_^

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io nn riesco a farmi pubblicità…un sito vale l’ altro…non mi fila nessuno in pratica!
Infatti mi stufo a pubblicizzarmi,tanto so che non serve! ahahah
La differenza? Farsi notare? Unica cosa che noto è che se non hai cu*o non ti farai mai notare!

E per farti notare, ovviamente, sei proprio OVUNQUE!
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Ci ho provato 20 anni a tirarci fuori lo stipendio! Ma inutile….le case editrici non ti rispondono nemmeno… se si pensa a prendere lo stipendio così…
I miei tempi sono biblici…. mi ci vuole tempoooooo…ho una vita complessa…se non fosse così ti faccio un volume completo al mese.
Le mie opere ( a detta di tutti o quasi )sono OK perchè sembro una giapponese all’ italiana.
Quindi una qualità c’è …spero xd

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

No, in una settima puoi fare un’ opera d’ arte che non riesci a fare in un anno! Dipende da una marea di fattori!

Quanta negatività!

Ma va bene così. Se va bene a te va bene pure a me, non siamo qui per parlare di questo. Non siamo neppure nello studio di uno psicologo.

No, a me non va bene così ! Sono semplicemente realista! Dico le cose come stanno.

Va bene, va bene. Ora prendi le tue goccette e continuiamo, su!

Non me le prescrivono più! La mia mente è più forte e le goccette non vincono mai.

Prendi le mie, ti aiuteranno. Fidati.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Boh…

E la risposta è… ?

Boh…

Beh…

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Non ne ho…sorry!

Non ne hai.

Eh. Non ci conosciamo abbastanza, altrimenti ne avresti una vagonata.

Può essere…

Lo sarebbe sicuramente.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie a te che dovrai leggere le mie risposte !

Non è che devo, lo faccio volentieri. Di certo non lo faccio perché Cris mi tiene una pistola puntata là dove non batte il sole, eh. Se così fosse, chiederei AIUTO.

(No, Cris… Scherzavo.. Dai…)

Cris fatti valere!

Non scherzare con me, guarda che la chiamo sul serio, eh! Ho questo potere, io!

Anche io sai? Basta andare su FB,cliccare il suo nome in chat e il gioco è fatto hi hi hi hi

Bada, non sfidarmi! Io posso chiamarla qui dentro!

Ma smettiamola qui, prima che finisca nel sangue.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Adiòs! (come dice A.C.)

(e chi sarebbe, adesso, A.C.?)

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Intervista a Nicole Canziani

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Siamo qui riuniti per la celebrazione dell’intervista di Nicole Canziani, leggete e vi sarà aperto un mondo, amen.

Potete sedervi. Anche tu, Nicole.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

È una minaccia?

No, è una promessa.

Ne sei sicura?

Massì dai, pronta!

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Intendi quella che ha appena mangiato il mio cane? Disgustoso, ma giuro!

No, intendo l’altra, quella là protetta da un invisibile campo di forza che…

ok, ho capito il concetto!

Come osi interrompermi? Sfacciata! Nessuno finora mi aveva mai interrotto a metà di una frase!

Ma guarda tu che gente…

Cambiamo argomento, va’… Ho già capito come andrà a finire.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella (foto, immagine, ninnolo o quant’altro)?

Perché non sono per nulla fotoigienica, e poi perché mi piace com’è venuto questo chibi ❤

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Yo bella gente, Nikoi Nika qui presente!

Niente, non mi riesce di fare l’adulta seria.

Nemmeno a me, infatti sono qui a farti domande assurde.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Quand’ero piccola avevo un tavolino colorato tutto mio dove potevo giocare. Mi piaceva ascoltare le cassette delle fiabe Disney o le canzoni dei cartoni animati (conservo ancora TUTTE queste cose), e mentre lo facevo disegnavo sempre. Questa combo musica-disegno infatti la porto avanti tuttora e -ops! Spoiler per una delle prossime domande.

Ad ogni modo ho pensato di iniziare a fare fumetti solo ai tempi delle medie, dopo un primo periodo di fanarting compulsivo dei personaggi di Dragon Ball, Beyblade, Witch, e altro.

Insomma, dei cartoni che passava il convento all’epoca.

Sai, Beyblade, Witch e Altro non li conosco. Sarà perché a un certo punto mi sono diplomato e ho iniziato a lavorare, quindi a un certo punto mi sono ritrovato senza avere i pomeriggi liberi… Giuro, è stato un trauma non poter più seguire le mie serie preferite il pomeriggio!

Altro è una figata atomica. Te lo consiglio! Secondo me trovi le repliche degli episodi sul canale duecentocredici di Sky.

Si, e scommetto che sono settordici episodi più la puntata pilota, la puntata navigatore e la puntata vattelapesca.

Ma che, mi prendi per i fondelli? Guarda che sono vendicattivo! No, non è un refuso.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Perché l’ho fatto? Perché?!

Ma dovete sapere che ero ai tempi del liceo e avevo realizzato le prime 100 pagine del mio primo manga. Mostrarle ai compagni di classe per avere pareri è stato in parte un trauma.

Le prime 100 pagine. Si, perché è una cosa da niente, disegnare 100 pagine, che ci vuole? Tu che sei brava, si e no cinque minuti a pagina, no?

(No, Nicole, posa il fermacarte, è nuovo, l’ho comprato vent’anni fa! Sbollisci la rabbia… Ecco, brava.)

All’epoca ci mettevo poco, perché disegnavo direttamente a pennino (avevo fretta di proseguire la storia). Vuoi vedere qualche tavola?

Volentieri! Ne sarei onorato.

Spè, ti passo pure il sacchetto per il vomito!

Preso.

Dai, il sacchetto non serve. Lo terrò per qualcun altro.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

In bagno. No, non ridete, sono seria. Per anni il bagno è stato fonte d’ispirazione.

Non per il luogo in sé, eh! Però quelli sono gli unici momenti di pace che uno può avere, quindi dà il tempo di pensare.

Anche se di recente pure il rullo del sushi all-you-can-eat mi ha dato ispirazione.

Preferisco il sushi come luogo di raccolta di idee, anche se devo ammettere che in bagno, con la meditazione giornaliera, si possono trovare idee e soluzioni senza pari. Tipo ie e slzoi. (questa la capisce chi fa cruciverba.)

La cosa grave è che l’ho capita.

Allora sei anche tu allo stadio terminale. Niente, non c’è speranza. Come diceva il buon Mel Brooks: “Il destino è quel che è / non c’è scampo più per me!”

Ed è un peccato, perché il risotto con gli scampi era buono.

Ecco, appunto. Delirii.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

No, calma. Io di notte dormo. Non ho più l’età ragazzi. Tranne qualche caso sporadico in cui sono in ferie da lavoro e quindi sono così riposata da poterlo fare, il restante me la ronfo. Anche perché già verso le 22.30 mia sorella mi vede con la testa ciondolante davanti il pc e la mia piccola Bamboo a mo’ di copertina.

Tornando al discorso musica, mi piace ascoltare di tutto – tranne Gigi D’Alessio & co., o mi addormenterei alle 21.00 -; tuttavia, la playlist che mi aiuta a tenere la mente fresca e attiva comprende, sempre e comunque, le canzoni Disney e le sigle di Cristina D’Avena e Giorgio Vanni (in alternativa ascolto Radio Animati, che ha un bel mix). Per qualcuno potrà sembrare una scemenza, ma il fatto di canticchiarle mi aiuta a non stressarmi troppo sul lavoro e a fare le cose con più allegria.

Le canzoni di Cri sono un toccasana, a volte, su questo non ci piove. Sempre che tu tenga il CD con le sigle dentro casa. (no, scusa, è quasi mezzanotte e sto iniziando a dire scemenze.)

Ecco, invece questa l’ho capita con un giorno di ritardo. Però ho riso.

Hai riso, ma non hai scampo. Torniamo al punto di partenza.

… no, aspetta…

Proprio alla partenza no, sennò perdiamo i quattro terzi dei lettori che sono arrivati fino a qui. (e no, neanche per loro c’è più scampo.)

Ma andiamo avanti. Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Ho conquistato il salotto. La scrivania addossata alla parete è il mio Regno.

Purtroppo non ho ancora uno spazio tutto mio. Per fare un esempio, vorrei acquistare una Cintiq in futuro, ma ora come ora non avrei dove metterla XD Non mi lamento, sia chiaro, solo mi rendo conto ogni giorno che passa di quanto avrei bisogno di uno studio, anche piccolo, dove mettere tutte le mie cose.

Ti capisco. Se posso darti un’idea, io mi sono ricavato uno spazio in cantina. Il freddo si risolve con una stufetta elettrica, ma il fatto di avere un tavolo di due metri per 90 e nessuno attorno che disturba è una cosa impagabile.

Ma vivi a Camelot? Un tavolo 2 metri per 90, e che è? (In realtà lo vorrei anche io)

No, in realtà occupa tutta la stanza. Dietro la schiena ho uno scaffale di quelli di ferro, ci sta a malapena la sedia. E ci sono anche l’albero di Natale, le gomme della macchina, e altre cianfrusaglie che occupano spazio. Se vuoi faccio una foto.

Già che ci siamo! Buttaaaa!

… e qui è pure parecchio in ordine.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Quando vuoi cucinare le #patatefritte ma ti accorgi solo a fine cottura che #l’oliodigirasole era quello utilizzato da tua madre due settimane prima per fare le #frittelle.

Risultato: #patatinefrittealgustodifrittelle.

29 parole e un racconto esilarante!

Per avermi fatto ridere potrei esonerarti dalle domande spinose, ma è una cosa che non posso fare. Devi rispondere anche tu, come tutti.

Davvero, mi dispiace, ma devo farlo.

Non ti preoccupare: sono morta, ma sono sopravvissuta.

Sei sopravvissuta all’essere morta? Un giorno mi racconterai anche questo.

Male, non hai colto la citazione. u.u

Ora… le domande spinose.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Ebbene, io soffro di un blocco peggiore. I periodi di blocco PER PIGRIZIA.

Semplicemente, non ne esci.

Se qualcuno conosce una cura, me la prescriva.

Se qualcuno ha una cura lo dica pure a me. Soffro di divanosi peggio di Homer, quindi i casi sono due: mi compro un divano da fachiro oppure trovo un rimedio. Su, diteci i vostri qui sotto, nei commenti. E chi non commenta è brutto, ecco.

Chi non commenta non riceverà i biscotti al cioccolato. Quindi commentate, che non voglio fare la cicciona e mangiarmeli tutti io.

Si, ma prima passa la ricetta.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Penso di essere l’anti-social. Nel senso, ho una pagina Facebook, un account Instagram e Twitter, ma praticamente non ne uso uno come si deve.

Siamo onesti: per gestire al meglio i social e farti pubblicità devi avere TEMPO di poterlo fare. Organizzarsi i post, realizzarne i contenuti… tutte cose che prendono ore quanto un lavoro normale.

Per me è impossibile da gestire, purtroppo. A malapena trovo il tempo di disegnare. Non faccio un disegno per me e per il solo gusto di farlo da un mese e mezzo.

Però chissà, appena mi sarò liberata di qualche scadenza imminente e potrò dedicarmi al mio progetto, magari cambieranno le cose!

Nel mio piccolo, sono comunque felice del poco seguito che ho. Come si dice: pochi ma buoni! ❤

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Torniamo al fattore tempo. Dovessi fare SOLO questo, so di essere svelta e che quindi non avrei problemi. Dalle esperienze che ho fatto con Nuname e anche come colorista per Venezia Comix, ho sempre rispettato i tempi di consegna, realizzando tutto al meglio delle mie possibilità (anche perché sono una pignola). Sotto scadenza poi divento Flash. Il supereroe, non il bradipo di Zootopia.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Dipende. Di getto verrebbe da dire che avere più tempo permette di curare meglio i dettagli. Forse sì, ma non sempre. Anche mettere il turbo per una consegna mi aiuta a, come dire, potenziare i sensi e a notare mancanze o possibili aggiunte più velocemente perché so che «non ho tempo da perdere». Un po’ complesso forse, ma spero di aver reso l’idea.

Hai reso l’idea.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Quando hai deciso di fidanzarti con Hugh Jackman?

E la risposta è… ?

Oh, che imbarazzo! Ma sono domande da fare? Un po’ di privacy!

La privacy non esiste, in questo spazio. Sei nuda di fronte ai lettori.

Nuda in senso intellettuale, s’intende.

Oh, lettori… Parlo con voi! Anche con te, si, che hai abbozzato mezzo sorriso.

E con te, nascosto dietro alla barra spazio, guarda che ho letto i tuoi pensieri! Sporcaccione!

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Sei un maschio una femmina?

Occhio a cosa rispondi perché «c’è un tempo e un luogo per ogni cosa»!

Sono un maschio o una femmina, chiedi. Non “sono uomo o donna”, ma “maschio o femmina”.

Allora… Biologicamente sono uomo, su questo non ci piove.

Per quanto riguarda il genere, non sono abbastanza maturo per darti una risposta precisa. Potrò dartela alla fine, quando potrò rivedere tutta la mia vita a ritroso, e in quel momento, forse, capirò che cosa sono stato.

Ti prego, dimmi che hai giocato ai Pokémon almeno una volta nella vita!

Comunque è la seconda citazione che non cogli. Che delusione 😦

Non ho mai giocato a pokémon (lo scrivo meglio io di te). Eccezion fatta per una settimana a pokemon go, ma mi sono stufato subito. E io riesco meglio bollito.

… forse è meglio chiudere la cosa qui, prima che arrivi la Neuro.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie mille a te, mi sono divertita un sacco!

Ciao a tutti! Spero di non avervi annoiato troppo con le mie stranezze, ahahah! Alla prossima! ❤

Naaa, i miei lettori ormai sono avvezzi alle stranezze!

Mi raccomando, voi (sto parlando anche con te che sei seduto alla scrivania con la faccia annoiata. E anche a te che hai alzato la mano! Io vi vedo!): andate a trovarla su facebook, su Instagram (@_nikoi), e anche su twitter (@nikoinika), che però non usa.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Un giardino in bottiglia – eternal terrarium

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Allora…
Non era previsto un tutorial, ma siccome mi sono state chieste spiegazioni da più parti (facebook, messenger, whatsapp e pure sms), allora per non dover spiegare mille volte la cosa la scrivo qui e basta.

Prima di tutto una premessa:
se cercate su google, otterrete un’infinità di informazioni, nessuna di esse completa, nessuna che vi spieghi passo passo come realizzarlo, pochissime che vi raccontano pezzettini di cose per capire cos’è e come funziona.
Ecco, io con questa piccola guida vi indicherò passo passo quello che ho fatto, come e perché. Non so se ho fatto tutto giusto, ma quantomeno ho cercato di dare un senso a tutto.

Veniamo al punto: che cosa stiamo realizzando?
Stiamo realizzando nientepopodimenoché un ecosistema completamente autosufficiente. Un ambiente in cui far vivere per anni un po’ d’erba e un po’ di muschio senza doversene prendere cura per gli anni a venire, e nel quale far vivere, con un po’ di fortuna, una colonia di formiche.

Come tutti ben sappiamo, un ecosistema è una specie di circolo vizioso. Servono acqua, aria e cibo.
Il ciclo è questo: l’acqua evapora tramite il calore del sole. Non piove, ma si forma condensa sul vetro.
Le piante crescono e producono l’ossigeno attraverso il sistema della fotosintesi. (Avete fatto tutti le elementari, presumo.)
Le foglie morte marciscono e nutrono la terra.

Facciamo ora una lista di quello che vi serve:
– Un vaso di vetro. (da quello della marmellata alla damigiana da 20 litri vanno bene tutti, basta che siano di vetro, che possano essere chiusi ermeticamente e che siano puliti.) Io ne ho comprato uno apposta, al supermercato, a 5 euro. Di quelli tipo per mettere via la pasta, che si possono sigillare con una guarnizione di gomma pressata fra il tappo e il collo della bottiglia.

– Sassi. Ghiaino, più che altro, reperibile nel prato dietro casa. Se lo prendete da una strada bianca, magari dategli una bella pulita.

– Terriccio. Prendetelo da un prato: contiene già sali, semi vari e sapete per certo che ci cresce l’erba. Io l’ho preso da tre punti diversi della casa e l’ho mescolato con una parte di terra da vaso.

– Uno o due vermi di terra. Se non ricordo male (ma potrei dire una vaccata, verificate) i vermi di terra dovrebbero essere ermafroditi, quindi si riprodurranno pure loro in autonomia.

– Muschio. Non prendetelo in un bosco, che c’è il divieto di raccolta. Magari ce l’avete su qualche muretto privato, sul lato nord di casa vostra.

– Trifoglio, edera, o qualunque pianta verde vi venga in mente.

– altri sassi e pezzi di legno.

Procedimento:

– Ho steso uno strato di 2 cm di ghiaia sul fondo del vaso. Questo crea una sorta di falda che raccoglierà l’acqua nel sottosuolo.

– Inserite la terra mista a sassi, in modo che sia un terreno abbastanza drenante. Io ho fatto circa tre cm, l’erba che ho raccolto ha radici poco profonde. Aggiungete i vermi: ci penseranno loro a lavorare la terra al posto vostro, concimandola e mantenendola morbida.

– Con la stessa delicatezza con cui avete preso le piantine con tutta la loro radice, ripiantatele all’interno del vaso ricoprendo, appunto, la radice. Fate più attenzione che potete per non danneggiarle.

– inserite il muschio: è il motore del giardino. (questa è la spiegazione più semplicistica che ho trovato.)

– Decorate a piacere con sassi, corteccia e rametti.

– Al limite, se trovate qualche formica (o magari un pezzo di legno che ospita un formicaio, uova comprese) potete inserirla, ma prima assicuratevi che l’ecosistema sia bene avviato.

Avviamento:

Su questo argomento ho trovato pochissime informazioni, quindi accontentatevi.

– Prendete un bicchiere d’acqua e lasciatelo sul tavolo un paio di giorni, per far evaporare il cloro presente.

– Spruzzatelo sulle piante, o annaffiate il giardino nel modo che ritenete più opportuno.

– Chiudete ermeticamente il barattolo. La mattina e la sera dovrebbe apparire la condensa; durante il giorno il vaso dovrebbe risultare limpido.
Se le piante avvizziscono, aggiungete acqua. Se marciscono o se è presente una nebbiolina durante il giorno, allora aprite e lasciate evaporare un paio d’ore.

Ecco. Io l’ho creato giusto oggi, vi terrò aggiornati.

A presto!

Edit: mi sono dimenticato una cosa importante.
Mettetelo in un ambiente bene illuminato, alla luce non diretta del sole, se non volete bollire piante, vermi ed eventuali altri ospiti raccolti assieme alla terra.
Serve il sole per il ciclo dell’acqua e per la fotosintesi, ma state attenti, è pur sempre un ambiente chiuso.

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R.E.C.O.N. G6 ITALIA – Maggiora 2016


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Ciao a tutti. Lo so, lo so, in genere voi arrivate qui e trovate la recensione di un libro o, alla peggio, un raccontino.
Però è estate, e non ci sono solo i libri, e ci si dedica a tante cose, in estate.
Per esempio al modellismo. Radiocomandato. Off road.

E qui arriva il bello, ovvero il G6. Cos’è il G6? In due parole, è un evento modellistico che si svolge in varie parti del mondo, a tappe, sempre con lo stesso presentatore, Brian Parker, americano, persona squisita, simpaticissima e oltremodo disponibile.

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(Brian Parker, from U.S.A.)

Ma passiamo oltre, vi spiego tutto.
Partiamo la mattina alle 6 e qualcosa, un pullman di 10 persone, una piccola rappresentanza del gruppo “Veneto Scaler”, alla volta di Maggiora, località dove si svolge l’evento.

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Dopo le scartoffie di rito e la presentazione dell’evento, si parte per una delle avventure più belle e impegnative del mondo RC, un percorso di 5 Km circa con i terreni più svariati e impervi: asfalto e cemento in quantità esigue, poi rocce e pendenze varie, terra friabile, fango di varie densità, da quello liquido a quello pesante, sabbia, sabbia bagnata, acqua (perché qualche guado si deve pur fare), passaggi in cui prima sei in acqua, esci sulla sabbia e con le ruote scivolose inizi una salita ripidissima…
Il tutto in salsa Camel Trophy, ovvero non una gara ma un’avventura da affrontare insieme, senza alcuna possibilità di toccare il mezzo se non per azionare un verricello, organizzarsi per trainare un amico in difficoltà o cambiare le batterie. Insomma, come se fossero auto 1:1, che non arriva una mano gigante a raddrizzarle. NO HAND OF GOD, questa è la regola.

Ah, o per le riparazioni in loco, che fra cadute e immersioni varie non c’è da stupirsi che si rompa qualcosa. Io, per esempio, ci ho rimesso un ammortizzatore. Riparabile, se trovo il ricambio.

Eravamo 219 partecipanti, tutti ugualmente decisi ad arrivare in fondo, perché “finire il R.E.C.O.N. G6 è come vincere il R.E.C.O.N. G6”, tant’è vero che non c’è una classifica completa, ma vengono simbolicamente premiati i primi tre piloti di ogni categoria.

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Per quanto mi riguarda, sono partito pieno di entusiasmo, e il percorso ha superato ogni aspettativa. Sono partito con Giordano, il mio compagno di viaggio…

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(Il mezzo di Giordano, e il mio.)

…e strada facendo abbiamo reclutato Tom e Gigi, formando così una squadra che ha trovato subito un discreto affiatamento che ci ha permesso di superare tutti gli ostacoli e arrivare in fondo a tutti i tracciati, completando l’avventura sul limite del tempo massimo previsto, che era di ben 6 ore.
La squadra che abbiamo formato era composta da un gruppo eterogeneo di mezzi e persone, e, senza far nomi, c’era quello che vedeva le porte al volo (o quasi); quello che lento ma inesorabile si arrampicava ovunque, fermandosi poi a recuperare tutti; quello che superava gli ostacoli quasi senza battere ciglio; infine quello che, avendo qualche problema col mezzo, ha regalato a tutti momenti adrenalinici, rischiando in qualche occasione di far finire in acqua tutti e quattro durante recuperi da situazioni assurde.

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(Si, purtropo non ho una foto di tutti e quattro i mezzi assieme. Mi spiace, Luigi.)

Il percorso è stato qualcosa di devastante, perché farsi 5 Km in un bosco è una passeggiata, ma doverli fare con una macchinina radiocomandata in scala 1:10, studiando il percorso, cercando le bandierine numerate da passare in sequenza, studiare gli ostacoli in modo da riuscire a superarli… beh, è stancante fisicamente e mentalmente. Alcune situazioni ti costringono a elaborare una strategia comune per trainarsi tipo trenino o spingersi, o far arrivare qualcuno oltre l’ostacolo in modo che poi possa trainare gli altri attraverso percorsi impervi.

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Sono stato oltremodo sorpreso dalle ultime modifiche che ho fatto al mezzo, modifiche che hanno cambiato profondamente l’assetto del mezzo e il suo equilibrio, che non ho avuto il tempo di provare prima di affrontare il G6, ma che mi hanno permesso di ribaltarmi solo 3 o 4 volte e affrontare il percorso agilmente e quasi senza toccare le bandierine (su quasi 400 ne ho toccate 5!!)

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(Et voilà! Un bagnetto :D)

Insomma, la soddisfazione è stata piena e completa. Soddisfatto del mezzo, dell’organizzazione (a parte un paio di cose, ma pazienza, perdoniamo tutto), delle persone che hanno partecipato, tutte disponibili ad aiutare, soddisfatto per i nuovi incontri, per il caffè di Joey… In definitiva, la giornata è stata fantastica!

E aver conosciuto Brian, alcuni amici del forum Scalers & Crawlers, e aver concluso il R.E.C.O.N. G6, ha aggiunto soddisfazione alla soddisfazione.

E poi grazie.

Grazie alla squadra improvvisata per la fantastica avventura.
Grazie agli organizzatori, che si sono sbattuti un sacco.
Grazie a Parker, persona squisita e disponibilissima.
Grazie a Joey, che ha offerto a tutti un caffè formidabile, selezionato apposta per il G6.
Grazie agli sponsor, in particolare a RC4WD e Horizon Hobby, che hanno reso possibile questa manifestazione.
Grazie a Wane, che ha messo insieme una corriera, è stata una salvezza.
Grazie a tutte le persone incontrate durante il percorso, sia a quelle che ci hanno aiutato che a quelle che si sono fatte aiutare.
E grazie a tutti i partecipanti, 219 persone che, ognuno alla propria maniera, hanno contribuito a rendere assolutamente EPICO questo evento.

Grazie.

Grazie anche al mio mezzo, “Mammooth”, che, nonostante sia un mezzo poco prestazionale, ingombrante, pesante, e che durante l’ultimo percorso ha affrontato gli ostacoli senza un ammortizzatore posteriore, mi ha permesso di finire il R.E.C.O.N. G6, permettendomi di fregiarmi del titolo di “R.E.C.O.N. G6 finisher”.

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Ci si ritrova l’anno prossimo. E, speriamo, anche prima.

Edit: per chi poi fosse più curioso, ci sono anche i video. Aggiornerò a mano a mano che usciranno.

il mio
Quello di “Renegade 1964”
Quello di “Tommy CJK”
Quello di Riccardo B.
Quello di “Max4459”

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