Intervista a Valentina Vergili

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Oggi abbiamo sul tavolo di tortura la Valentina Vergili. Contenti? Si, vero?

(se non siete consenzienti vi strappo i peli della lingua.)

Ora a te, Valentina.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sincera pure pure, sull’esaustiva preparatevi tutti perché sono molto, molto logorroica.

Non chiediamo di meglio.

Ne sei sicura?

Si può mai essere sicuri di qualcosa nella vita? *luce drammatica e tono teatrale*

L’unica cosa sicura è la morte, e non riguarda la vita.
Non questa, almeno. *teatralità di rimando*

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma no, Gianfrancarla no! Era la mia mosca preferita, la portavo a spasso ogni giovedì…farò del mio meglio per onorare il suo povero cadavere.

Eh… Mi dispiace per la dolorosa perdita, ma come dicevo poc’anzi la morte è l’unica cosa certa.

In ogni caso, lei non è Gianfrancarla. Le somiglia, ma se guardi ha uno degli occhi di sinistra che tende sul rosso, cosa che Gianfrancarla non aveva.

Ah cavolo, ora che me lo fai notare è vero. E’ Pierpaolino, mi ronzava sempre intorno quando cercavo di addormentarmi.

Si, è (o meglio era) Pierpaolino. (fate sì con la testa anche voi, reggetele il gioco.)

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quelle immagini?

Perché la mia faccia è l’esatto opposto di “fotogenico” e, non volendo traumatizzare i lettori ho optato per un disegno. Ovviamente uno già fatto perché ti pare che mo’ mi metto a disegnare roba nuova? *pigrizia portami via*

Nessuno ha chiesto un disegno nuovo. Il Venditore sa, il Venditore rispetta, il Venditore chiede una semplice foto, ed è onorato e grato del dono quando arriva un disegno originale. Ma non per questo fa preferenze.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

*comincia a sudare freddo* ahem! S-salve a tutti, spero non inorridiate troppo nel leggere le mie idiozie e pace e amore che poi se litigate ci scappa il morto…?
Il morto non scappa, rimane lì, rigido come un baccalà.

Ti piace il baccalà?

A me piace tutto quello che è commestibile in realtà. Però il baccalà fritto ha il suo gran bel perché.

Sono di Vicenza. Noi di Vicenza abbiamo una sacra tradizione: il baccalà alla vicentina. Abbiamo pure un cavalierato, la confraternita del baccalà. Giuro che non sto scherzando.
Ergo, non dire “baccalà fritto” in mia presenza.

Baccalà a parte, stiamo riempiendo l’intervista di assurdità, e ciò mi piace. Ma adesso andiamo avanti con l’intervista, se non ti dispiace.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

E’ nato più che altro come risposta al bisogno di mettere su carta tutte le idee e le storie che avevo in mente. Non so bene quando mi sia venuto, penso di averlo sempre avuto in realtà.

Anche tu. Tutti voi disegnatori dite di essere nati disegnando.

Ebbene, io sono nato smontando meccanismi, ma ciò non ha fatto di me un meccanico.

Ci vuole il talento, oltre alla passione. Io sono anche nata cantando ma poi ho capito che non faceva per me quando a mia madre hanno cominciato a sanguinare le orecchie, ascoltando le mie “fantastiche sessioni”. Però dai, magari tu invece potevi diventare famoso come “il meccanico cantastorie”…?

Naaaa.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Eeeeeeh ora stiamo parlando di cose successe anni fa, cavolo ahahahahah Allora, sono entrata nel magico mondo di internet molto precoce. Avevo 10 anni la prima volta che pubblicai qualcosa. Era sul canale youtube di mia madre, un video fatto con paint sulle note della canzone “pensa”. Perché anche da piccola amavo parlare di cose sociali e politiche, ovviamente. Se devo essere sincera non ricordo cosa ho pensato. Probabilmente niente, ero troppo “giovine” per avere ansie di qualche genere. Bei tempi quelli ahahahah

Ma pensa. Una politologa di 10 anni… Se avessi sviluppato quell’attitudine e fossi andata a fare la parlamentare, ora non saresti qui con me. Né, presumibilmente, fra gli artisti di Nuname. Saresti ricca solo di soldi, pensa che tristezza.

Pensa che rischio che hai corso!

Penso che più che altro mi sarei fatta ammazzare presto, visto la mia brutta abitudine a non tenere mai la bocca chiusa ahahahahahah Se non avessi avuto la passione per il disegno però, avrei fatto ben volentieri il medico o la psicologa. Anche l’insegnante non mi dispiacerebbe. Diciamo che finché aiuto gli altri in qualche modo, a me va bene tutto…?

Sacrosanto, sacrebleu!

E dimmi, essere nata già con le matite in mano ti dà una speciale predisposizione al disegno originale o vai a pescare le idee da qualche parte in particolare?

Allora, quando ero piccola la pescavo principalmente da mia sorella. Lei disegnava fumetti e scriveva storie (ora ha smesso purtroppo) e mi ha molto ispirato a farlo a mia volta. Dopo di lei sono arrivati gli anime. Infatti ricordo che le mie prime storie avevano trame assurde ed esagerate e personaggi tutti uguali, distinguibili solo dai capelli. E’ stato però anche il periodo d’oro della comunità allora chiamata “Fananime” di youtube e io ne ero pienamente entrata a far parte. E’ stata un’esperienza fantastica e ho conosciuto una sacco di persone oltreoceano. Ho anche avuto modo di fare un mezzo doppiaggio. Ovviamente tutto questo a 14 anni ahahahah Col tempo ho abbandonato un po’ lo stile anime e anche la passione per il Giappone, sono passata ai fumetti americani, ai cartoon e ai telefilm. A livello di stile mi ispirano soprattutto i lavori di Ishida Sui, Jim Cheung, Steven Universe e artisti di DeviantArt come Tyshea, Moosefros e Rejuch. Sono molto attaccata anche a Steven Moffat ma quello riguarda più la storia vera e propria. Quando ho cominciato per bene ha entrare nel mondo adulto e ho cominciato ad interessarmi agli avvenimenti politici e sociali questo si è riversato molto anche nel disegno e nelle mie storie. Lo sapevo, ho scritto un poema. Ecco perché non mi si dovrebbe mai lasciare troppa libertà su queste cose.

E invece hai fatto bene. Almeno non dovrai ripetere tutto questo a nessun altro, alla peggio fai un copia-incolla (o ctrl-c ctrl-v, come ti piace di più) e uno se lo legge da solo.

Mi piace, mi piace. Sei una prolissa, le parole sono importanti, ed è bene farsi capire bene.

Le parole per me sono tutto. E’ attraverso di esse che si possono mandare messaggi importanti.

Si, basta che poi non mi mandi il whatsapp coi messaggi tipo “kpt kosa volio d1re?”

Andiamo avanti.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Un po’ di tutto. Ho una playlist molto varia: passo dal rock al pop fino al classico senza problemi. Di solito mi piace anche fare cartelle in base ai miei personaggi, così ho sempre l’atmosfera giusta. Che poi finisco per eliminarle e farle di nuovo ogni volta perché cambio pezzi di storia e poi non si abbinano più è un altro conto però.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

E’ la mia stanza da letto ed è stranamente ordinata direi, sono una persona molto metodica o almeno ci provo, la mia scrivania è piccola e quindi finisco sempre per metterci sopra una sacco di roba accatastata. Poi arriva mia madre e mi intima di fare ordine. Ovviamente invano.

Sei la prima persona che scrive “accatastata” rispondendo a una mia domanda. Dieci punti a… Cosa sei? Una Corvonero?

nooooo, chi io…? Ahahahahahahah ok dai, diciamo che sono una Corvonero con attitudini e sistemi morali di una Grifondoro (da brava Corvonero, ho fatto tante ricerche sulle casate perché volevo essere pienamente sicura di quale fosse la mia. Non sai quante analisi che ho letto…)

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Piccolo aneddoto: io non prendo la matita come le persone normali, no, la mia natura di lemure pigro mi ha impedito di imparare la giusta presa e ora impugno matite, penne e vari articoli di cancelleria a mo’ di zappa. Ovviamente ogni volta che scrivo e disegno in pubblico la gente me lo fa notare, con la classica esclamazione: “wow, come tiene la matita in modo strano” e ormai ho preso l’abitudine a rispondere: “così sono sempre pronta all’omicidio” e l’espressione sui volti delle persone è impagabile ogni volta. Ho altri aneddoti simili ma non mi pare il caso di raccontarli visto che ho più che sforato le 30 parole ormai (?)

Sono 112 parole, ma mi hai fatto ridere. Sono molto indeciso se punirti per lo spazio occupato o se fartela semplice…

Direi che l’equilibrio è la cosa migliore. Domande normalmente spinose, per te.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Non ho mai affrontato, finora, un periodo di blocco particolarmente duro. Più che altro i miei sono periodi di calo artistico in cui però mi capita comunque di fare piccoli bozzetti qua e là. Solitamente nel giro di qualche settimana (nei casi peggiori) passano quindi, se non ho impegni artistici urgenti, aspetto che passino da sé e mi limito a scarabocchiare banchi, quaderni e a volte pure amici.

Scarabocchi gli amici? E poi sono ancora tuoi amici? Wow!

Per questo ne ho pochi ahahahahah no vabbè, diciamo che col tempo, sono diventata molto selettiva riguardo le persone che chiamo amiche. Si, lo so, parlo già da vecchia, me lo dicono tutti.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Forse non sono la persona meglio indicata per queste cose, io e internet abbiamo un rapporto conflittuale. Finora i siti migliori per me son stati DeviantArt, Instagram e ora che pubblico un webcomic, Webtoon anche se in realtà è su Facebook che ho avuto la possibilità di conoscere tanti artisti fantastici. Penso che la differenza per farsi notare sia la costanza nel pubblicare, l’umiltà, la gentilezza e farsi vivo ogni tanto con i lettori, avere un dialogo aperto con loro diciamo. Tutte cose che io purtroppo ora a causa della scuola e della mia indole da lemure pigro sto trascurando. Ah e ovviamente anche non avere 300 oc come me e non presentarne bene neanche uno.

p.s. Giusto per farmi un po’ di sana e spudorata pubblicità, lascio anche i link alle mie pagine, per chi fosse interessato:

Instagram

Facebook

DeviantArt

Webcomic

http://www.webtoons.com/en/challenge/my-best-friend-is-a-merman/list?title_no=17639

Tumblr

https://mybestfriendisamerman.tumblr.com/

Youtube

Patreon

Redbubble

E Twitter

Si, lo so che ho tante pagine ma mi piace abbondare che non si sa mai (?)

Abundare melium est quam deficere. (l’ho scritto giusto? Ai Potter l’ardua sentenza.)
Però Umiltà e Gentilezza sono due buone compagne. Tienile sempre accanto, sono sempre molto apprezzate.

In particolare Umiltà che fa sempre le battute migliori.

Nn l’o kpt.
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Facciamo un 7 e mezzo perché ho ancora tanta strada da fare! Però diciamo che mi sono sempre ritenuta una persona abbastanza veloce nel realizzare disegni di qualità decente. Direi che su questo mi ha aiutato tanto realizzare un fumetto mio. Ho fatto molti punti exp (?)

Exp come “experience” o come “expired”?

Tutte e due le cose.

Lol. Comunque si, credo di si.
E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Mmmmmh dipende più che altro dalla mia voglia. Da bravo lemure pigro quale sono, se non ho veramente voglia di fare un disegno mi distraggo spesso e finisco per metterci anche giorni. Se invece entro nel “mood” posso anche andare avanti 7-8 ore senza mai staccarmi dal pc. Intendo letteralmente, neanche per andare al bagno.

In questo ti somiglio. Posso fare qualunque cosa, ma vengo distratto da un gatto di polvere. Sempre che non sia concentrato, e allora non mi accorgo che è quasi l’una di notte e la mattina devo andare al lavoro, senza poi dormire sulla scrivania.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Eh – cosa ti spinge a scrivere e disegnare fumetti…?

E la risposta è… ?

Ispirare le persone ad essere il meglio di quel che possono essere. E’ il mio modo di protestare e combattere.

Protestare e combattere. Brava: agire, in qualche modo, nel proprio piccolo. L’Oceano è fatto di gocce, sii orgogliosa di farne parte.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

E tu cosa fai nei periodi di blocco? ZAN ZAN ZAN

Mangio fibre.

Vorrei dirti qualcosa, ma me la sono anche un pò cercata questa risposta.

Già. Potevi aspettartela. 😐

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Anche gli spettacoli migliori devono giungere al termine (?) quindi addio

No, arrivederci. È stato un piacere averti qui con noi.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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intervista a Francesco Mazziotta

Francesco Mazziotta.jpg

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Vediamo un po’ a chi tocca, oggi, finire sotto i ferri…

Mazziotta. Francesco Mazziotta.

Che non suona come Bond, James Bond, ma pazienza, questo passa il convento.

Prima di passargli la palla, vi dico che è stato lui a invertire i grassetti, perché avrebbe anche ragione, di solito sono le domande a essere in grassetto, ma io voglio dare importanza alle risposte. Perché l’importante siete voi. Ma non ho voglia di star lì a rimettere tutto com’era, quindi resta così.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Assolutamente si!

Ne sei sicuro?

Certo, sennò non l’avrei detto.

Ha senso.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Giuro che è una battuta che non mi fa ridere (acidità nell’aria).

Non è una battuta, la Sacra Mosca attende il suo tributo di verità.

Se è questo che viene richiesto, allora lo farò: lo giuro sul cadavere di quella mosca là per terra! Anche se sono un maniaco della pulizia, quindi lo faccio con un filo di ribrezzo.

Non mi interessa il tuo disgusto, l’importante è che tu lo faccia.
Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentato con quell’immagine?

Ti ho inviato la mia caricatura perché praticamente riassume un po’ tutto ciò che sono. Matita e bisturi, praticamente le mie due più grandi passioni.

Quindi sei una di quelle gommine che si mettono sopra le matite?

Interessante.

AHAHAHAHAHAHAHAHA! Non ci avevo pensato!

Io invece si.
Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Hakuna Matata ragazz… no, questo era Cicciogamer89. Ehm… Ciao a tutti? (troppo semplice?)
Non lo so… Come saluti di solito gli amici che incontri per strada?

No, non dirmelo. Preferisco rimanere nell’ignoranza.

“We zi’, come va?”

Ti avevo detto di non dirmelo! Mi leggi quando scrivo?

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Ho perso il conto di quante volte mi hanno posto questa domanda. Però con piacere rispondo di nuovo!

C’è mia mamma che dice che sono nato con la matita in mano, ma a me piace pensare che il pallino per il disegno mi sia venuto ai tempi delle scuole medie, dopo aver visto un mio compagno di classe coreano disegnare Naruto durante una lezione. Da allora praticamente non mi sono più fermato, nonostante una piccola parentesi in cui mi sono dedicato alla musica, ma davvero è stato un puntino in una passione ben più grande.

Naruto alle medie… Io già mi ero dimenticato che esistesse la scuola, quando uscì Naruto!

Si, compio 22 anni quest’anno, quindi praticamente sono nato coi Pokèmon e Naruto.

Precisiamo, per le generazioni a venire, che siamo nel 2017. Io ne avrò quindici più di te, quest’anno,, ma non fa differenza: se il mondo cessasse di esistere domani, avrei già vissuto più di te.


Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Ambassador. Non ricordo bene cosa mi passasse per la testa. Sta di fatto che eravamo reduci da un incontro con un editore che ci aveva dato dei consigli, gasandoci molto per la nostra nuova storia, e io ero impaziente di sapere cosa il pubblico pensasse di ciò che avevo disegnato. Dopo quattro anni, praticamente niente è cambiato, direi.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Altri fumetti, generalmente indie, che spesso non dipendono interamente dalle richieste di mercato. Ultimamente mi piace cercare l’ispirazione da storie per bambini e da favole come quelle dei Fratelli Grimm e di Gianni Rodari.

Gianni Rodari è un autore dal quale si può imparare moltissimo, se si legge fra le righe. Fa bene ai bambini, ma fa bene pure agli adulti. Mi piace. Approvo.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Dipende da cosa devo disegnare. Se devo lavorare solo alle chine di un capitolo allora attacco Netflix e mi recupero tutte le serie possibili immaginabili. Se invece sto lavorando alle matite o ai layout dei vari capitoli, allora le opzioni sono o il silenzio o le soundtrack dei videogiochi.

Posso capirti. Anch’io quando devo scrivere preferisco sedermi sul divano,

con il pc sulle gambe (sopra un cuscino), la televisione accesa e la moglie che mi dorme accanto. 🙂

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Si trova in un monolocale al quinto piano di un palazzo che dà su un parco. Mi piace avere tutti i miei oggetti intorno perché sono un maniaco dell’ordine. La scrivania è grande, è un tavolo che ho aperto come se dovessimo mangiarci in dieci. Nella stanza ho messo tutto ciò che mi facilita il lavoro, tra cui un televisore, ovviamente (sennò dove le guardo le serie tv, scusa?).
Anche se, lo ammetto, ciò di cui vado più fiero è la stampa su tela di una tavola di Ambassador che mi han regalato Marco e Emilio per il mio compleanno. Forse uno degli oggetti da cui traggo maggiore ispirazione.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta un bambino capriccioso che si faceva sempre sculacciare. Il suo sedere, stufo di questa situazione, fece le valigie e se ne andò. Dirai: e quindi? Il bambino si rese conto dell’importanza del suo sedere quando si accorse che non poteva più sedersi sul divano o sulle giostre. Da allora, iniziò a comportarsi bene e il suo sedere tornò, perdonandolo per ciò che gli aveva fatto passare.
Questa storia non è mia, l’avrò già sentita da qualche parte, ma mi aveva particolarmente colpito per il colpo di genio assoluto. Sono più di trenta parole ma ne vale la pena, no?

Questo è Rodari. La storia del naso, hai presente? 🙂
Quello che il naso scappa perché il suo padrone gli mette le dita dentro…

Una di quelle che ancora non ho letto consapevolmente! Giuro che non lo sapevo!

Dai, le parole sono 102, ma sarai il primo a essere perdonato perché hai inconsapevolmente tratto spunto da Rodari.

Ma adesso è comunque l’ora delle domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

A costo di apparire arrogante, non ho mai sentito il peso di un blocco artistico. Di solito, infatti, disegno dalle 15 alle 20 tavole al mese, e, anche se ci sono dei giorni in cui non ho proprio voglia di disegnare, mi obbligo a farlo almeno per due ore. Il problema si ha quando il blocco mi coglie durante la fase di layout. Lì so che devo posare la matita, andare in libreria, comprare qualcosa, tornare a casa, prepararmi un thè e leggere. Ti piace come algoritmo?

Mi piace un sacco. Soprattutto la parte della libreria: è difficile uscirne senza aver comprato qualcosa, quindi posso capirti molto bene.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Se sapessi davvero come risponderti la mia pagina andrebbe molto meglio (hahahaha). A essere sincero sto notando che funziona molto la sponsorizzazione e la condivisione su Facebook, anche se per farsi notare è fondamentale analizzare il “mercato”, diciamo, di ciò che il pubblico desidera. Insomma, non è esattamente ciò che proponiamo noi. Non su Facebook, almeno.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Per quanto sia vero il detto che un’opera di qualità necessita di molto tempo di realizzazione, io credo che sia fondamentale essere veloci. Più commissioni fai, meglio è, no? Però ovvio, velocità non significa dover fare un brutto lavoro. Penso sia fondamentale conoscersi e sapere quanto bene si riesce a fare qualcosa e in quanto tempo. E’ un discorso che non si può generalizzare.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Penso sia il tempo che ho speso per arrivare a un certo livello che conta. Insomma, è la mia esperienza, non il tempo che dedico a una singola commissione a fare la differenza. Se impiego sei ore anziché quaranta per fare un determinato disegno, con lo stesso risultato, perché dovrei farlo pagare di meno solo perché sono più veloce?

Giusto. Quando chiami l’idraulico che ti cambia un niente che costa cinquanta centesimi, quando se ne va gli hai comunque dato cinquanta euro, anche se ci ha messo cinque minuti.

Perché? Perché lui ha fatto una cosa che tu non sai fare. Altrimenti non l’avresti chiamato.

La stessa cosa vale per qualunque altra professione, ivi compresa quella dell’illustratore.

Esatto, il concetto è praticamente lo stesso.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Fai proprio domande scomode tu! Una cosa che non mi hanno mai chiesto è cosa vogliamo fare con la Fucina, cioè dove vogliamo andare a parere.

E la risposta è…?

Con FucinaComics il sogno sarebbe quello di riuscire a fondare una casa editrice, prima o poi. O almeno un marchio che sia riconoscibile e che sia associato a cose di grande qualità. La strada è ancora lunga, ma quanto sarebbe figo vedere un proprio fumetto adattato come film?

Davvero sarebbe tanta roba. Vi auguro di riuscirci, un giorno non troppo lontano.

Lo spero anche io, e mi dà forza vedere l’enorme panorama di autori esordienti che si sta facendo strada in questi anni!

E io agli esordienti do grande importanza, perché sono il futuro della nostra cultura.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Vai, allora: tra Incipit e Ambassador, le mie opere, quale preferisci?

Eh… Scelta difficile, davvero. Anche perché non conosco né l’uno, né l’altro.

Mi dai un link da seguire, così mi faccio un’idea e, contemporaneamente , se la fanno anche i miei lettori?

Certo! Allora, ci trovi sia su Facebook che su Instagram, e su entrambi se cerchi il nome “Fucina Comics”. Però per leggere le storie devi assolutamente andare sul sito www.fucinacomics.com e niente, quello è proprio il vero antro di noi fabbri.

Vi definite dei fabbri? Figo! In effetti, la vostra è una fucina. E, come dice Maupassant, vi immaginerò “ritti, infiammati come demoni di fronte alle fornaci roventi.”

hahahahahaha fantastico! Si, il termine “fabbri” secondo me ci calza a pennello, sia in quanto fumettisti, e quindi spesso sporchi di inchiostro, sia in quanto studenti che cercano di forgiarsi anche il proprio futuro

E quindi col demone della passione che vi consuma. Bello, mi piace quest’immagine.

E con quest’immagine in testa, andiamo a chiudere. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie a te davvero per l’opportunità e grazie a tutti coloro che sono arrivati fin qui. Fa sempre strano sapere che qualcuno sta dedicando del tempo per conoscere ciò che faccio.

Pensa che a me fa strano che chi fa qualcosa mi dia retta…

E che ci sia qualcuno che legge davvero ciò che scrivo!

Alla prossima, cari lettori!

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intervista ad Alice Berti (scusate l’eufonica, ma li ci va.)

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName. Ormai lo sapete, neh, ma continuerò a ripeterlo. Fino alla nausea.

Alice Berti, Siore e Siori! Venite, fatevi avanti: più gente entra, più alici si vedono!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sì dai, ti concedo l’onore

Casomai è il contrario: sei tu che hai l’onore di poter rispondere alle mie domande.

Chiedo umilmente venia!!

Va bene, va bene. Ora che abbiamo stabilito chi comanda, sei ancora sicura di volerlo fare?

Yeah!

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Che schifo le mosche!

Vero. Sono esseri abominevoli. Tutte piene di occhi… Bleah!
E, pensandoci… Sai che roba mettersi tutte quelle lenti a contatto, la mattina?

Non ho mai messo le lenti a contatto, ma posso immaginare la fatica ahahah

Nemmeno io. Mi fa senso l’idea di mettermi un dito in un occhio. Preferisco portare gli occhiali. (almeno non mi picchiano quando faccio certe battute. Tipo questa.)
Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perché in linea del tutto teorica dovevo essere io in versione Gorillaz (poi in pratica è un altro discorso) e sono esaltata per il nuovo album che esce tra poco!

Spiegaci l’altro discorso, mica sono tirchio di spazio. A parte per quelle trenta parole, ma vedremo in seguito.

Be’ ho provato a disegnarmi con lo stile della band (e più in particolare di Jamie Hewlett, uno dei miei disegnatori preferiti), ma ho fallito miseramente!

Non mi sembra che sia così un fallimento.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Gabba Gabba Hey!

Yabba dabba doo a te, Alice.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Sembrerà banale rispondere così ma la verità è che proprio non me lo ricordo. Da che io sappia ho sempre disegnato, fin da quando ero piccolissima. Ricordo però quando ero alle elementari e avevo una vera e propria fissa con i fumetti delle Witch e delle Winx e dicevo sempre che mi sarebbe piaciuto disegnare fumetti o cartoni animati. E questa cosa la ho ancora adesso!

È banale. Lo dite tutti… Almeno tu ne sei consapevole.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

La prima volta che ho pubblicato qualcosa è stato nel lontano 2013, avevo 17 anni, su una rivista auto-prodotta di nome “Hyoutan”. Ricordo che rimasi piacevolmente sorpresa dal fatto che, per il concorso che avevano indetto, scelsero proprio il mio fumetto. Ora gli autori che hanno fondato quella piccola rivista lavorano tutti per la casa editrice MangaSenpai, pensa un po’!

E sì, nel mio oscuro passato disegnavo anche io manga!

Non c’è nulla di male nel disegnare manga. In ogni caso, da qualche parte bisogna iniziare.

Certo che no, non intendevo questo. Soltanto che in riferimento a quello che faccio ora è stato un bel cambiamento!

E a proposito di iniziare, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Prevalentemente sono le mie passioni che mi danno ispirazione: il pattinaggio, la musica, la letteratura, il cinema. Per i colori invece mi affido molto al mio amore per il cielo e l’astronomia, oltre che al mio regista preferito Wes Anderson.

La musica… Lo sai che io suono? O meglio, suonavo? No? Beh, ora lo sai.

Poi con letteratura e cinema sfondi una porta aperta.

Cosa ti piace leggere?

Fantastico, anche io suono! Basso elettrico, da quando avevo 14 anni più o meno.

Mi piace leggere di tutto: dai romanzi gialli e thriller ai grandi classici e opere contemporanee. Mi piace in particolare la letteratura Inglese dell’800 (Jane Austen, Brontë , etc.) e quella Americana dei primi del ‘900 (Hemingway e Fitzgerald in particolare). Poi leggo tantissimi fumetti ovviamente! Il mio fumettista preferito è Brian Lee O’ Malley, l’autore di Scott Pilgrim, ma negli ultimi anni mi sono messa a leggere molte più opere di artisti italiani: siamo veramente pieni di talento qui, e tante cose che leggo sono interamente indipendenti, è incredibile!

Sai? Abbiamo una cosa in comune, ma te la dico fra poco. Per ora restiamo concentrati su di te.
A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è, appunto, la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Io amo la musica, credo non riuscirei a vivere senza! Suono il basso e strimpello qualcosa al pianoforte, ma i generi che ascolto sono veramente tanti. Prediligo il rock e l’indie, ma apprezzo moltissimo anche il jazz e la musica classica. Per dirti qualche nome, tra i miei artisti preferiti ci sono Oasis, Nirvana, Led Zeppelin, Gorillaz… e poi Kings of Leon, David Bowie, Tom Odell, e molti altri. Di Italiani invece adoro Ermal Meta, Francesco Gabbani, e in generale tutto il panorama indie come Stato Sociale, Canova, TheGiornalisti, Levante… potrei continuare all’infinito, davvero!

Citi gente mica da ridere, eh! A proposito di quanto detto prima, sono bassista anch’io. E il primo strumento che ho imparato è stato il pianoforte, quando avevo 8 anni o giù di lì. Vedi, a volte, le coincidenze? Roba che neanche i treni…

Ma dai, bellissimo! Guarda lasciamo perdere i treni che Trenitalia può solo andare a farsi benedire per quanto riguarda le coincidenze ahah!

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Al momento scrivo dal salotto, ma il mio piccolo regno sono quei pochi metri in camera formati dalla scrivania. La stanza la divido ancora con mio fratello ma la mia scrivania e la libreria sono sacre, guai a chi le tocca!

Oltre al computer e la tavoletta grafica ho, attaccata alla parete, una bacheca di sughero con i biglietti dei concerti a cui sono stata, quelli a cui devo ancora andare, biglietti di auguri, mostre, spettacoli teatrali e foto con (o dei) miei artisti preferiti.

Sulla scrivania invece ho l’agenda, una pila di libri da leggere, cd che devo ancora passare su iTunes, e poi i miei sketchbook e materiali da disegno tradizionale. Oh, e non dimentichiamo il mio inseparabile iPod, oltre ai disegni originali dei miei colleghi artisti appesi alle pareti! Sulla libreria invece ho i miei fumetti preferiti e alcuni libri d’arte che conservo gelosamente, e che molto spesso mi sono d’aiuto quando non so come disegnare qualcosa.

In ogni caso mi sa che fate prima a vedere la foto.

Ti prego, facci vedere la foto!

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Grazie per aver soddisfatto la mia curiosità.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

TETTE! No è che queste attirano sempre tutti quindi insomma, hai capito, no? Oppure di recente posso scrivere Oscar 2017, miglior film La La L’altro? A parte gli scherzi La La Land mi è piaciuto moltissimo, sai? A te è piaciuto? Ho adorato la trama riguardante i sogni di Mia e Sebastian perché la sento molto mia. Ammetto che, dal mio cuore di ghiaccio per le storie d’amore, mi sono messa a piangere quando lei intona la canzone sui sognatori. “Here’s to the fools who dream, crazy as they may seems” che letteralmente è “Ai pazzi che sognano, strani per quanto possano sembrare”. Mi reputo una sognatrice e credo fermamente nei sogni che ho, per quello mi ha colpito moltissimo questo film. Per non parlare della colonna sonora (è appena partita “City of Stars” sul mio Spotify, guarda un po’), la fotografia, la regia, la palette colori… ho amato tutto di questo film, sul serio! Ah, e giuro che la mia enorme passione per Emma Stone non c’entrava nulla, eh!

It’s just another day of sun!

Non ho visto LaLaLand. Dici che devo rimediare?

E, a proposito delle tette, ciò che dici è vero. Ti invito a fare un esperimento: armati di un/una complice, mettiti in un posto affollato, intavola un discorso.

A un tratto, tira fuori “reggiseno”. La parola, non l’oggetto.

Ecco, avrai immediatamente l’attenzione di tutti.

Bene, ora sappiamo come attirare la gente allo stand di NuPress per le prossime fiere direi!

Reggiseni. Reggiseni appesi ovunque, allora. Niente esperimenti, andate al sodo.
Tanto avete NuKama come alibi, no?

Adesso, però, ti devo dire che hai usato 176 parole, quindi l’ora delle domande scomode la passi in ginocchio sulle puntine da disegno.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre domande erano comoe?” e io ti dico di si. O, quantomeno, non abbastanza scomode.

No dai, mi sono divertita a rispondere!

Buon per te.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Domanda che capita a fagiolo! Giusto poco tempo fa ero in crisi mistica, non mi piaceva nulla di quello che facevo, e lavorare era diventato veramente difficile, sopratutto sputare idee.

Il mio consiglio in questi casi è prendersi una pausa. A volte i blocchi artistici capitano perché non si trova l’ispirazione giusta quindi è importante rilassarsi, uscire di casa magari anche solo per una passeggiata, visitare qualche città o posto in cui non si è mai stati, o rimpinzarsi di film, libri, serie TV… insomma, tutto quello che nutre il cervello. La cosa più importante però è non smettere mai di disegnare: anche se non ti piace quello che crei in questo periodo di blocco non bisogna mai fermarsi e continuare imperterriti. Io per esempio nei momenti di blocco mi sforzo di fare tutte cose fuori dalla mia “comfort-zone”, e aiuta moltissimo condividere i propri lavori sui social, ricevere complimenti o “mi piace” anche solo da tua zia o tua cugina può aiutare l’autostima, che in questi periodi di blocco è veramente ai livelli minimi.

Al blocco intestinale hai risposto fagioli. Mi piace quest’umorismo involontario.

Sono simpatica, eh?

No.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Ahi, che domanda ostica! I Social Network sono un po’ un aiuto e un po’ una morte per chiunque: il fatto che chiunque può pubblicare ti porta a trovare artisti che sono incredibili già a 16 anni e la cosa ti manda un po’ in crisi se ne hai 20 (o più) e ancora arranchi per trovare uno stile. E poi c’è da dire che nei social la gente preferisce avere tutto pronto: spesso piacciono le cose viste e riviste mille volte, piuttosto che un’idea nuova e interessante o uno stile che non sia il “classico” kawaii-jappo-manga (esempio a caso, visto che quello tira sempre). Inoltre tante case editrici o aziende magari scelgono un determinato artista solo perché ha molti followers, ma il numero non giustifica sempre la qualità del prodotto, purtroppo. Dall’altra parte i social sono un’ottima vetrina o rampa di lancio: molti lavori che ho avuto in passato sono stati anche di gente che si è imbattuta nel mio portfolio online, o la mia pagina Facebook o Instagram. Insomma, come ogni cosa ha i suoi lati positivi e negativi, l’importante è non farsi condizionare a tal punto da modificare la propria vita o i propri obbiettivi in base a quello.

Si, poi mi dicevi che ti si può trovare anche QUI, QUO e QUA.
E tu, seduto sulla barra spazio, non ridere. Clicca i link qui sopra e va a vedere quant’èbbrava la Alice.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Personalmente, io sono soddisfatta del mio lavoro e della mia professionalità. Me lo hanno fatto notare diverse persone con le quali ho lavorato che riesco a realizzare un buon prodotto nei tempi stabiliti (sono una precisina incredibile e cerco sempre di rispettare le scadenze al massimo delle mie possibilità). Per quanto riguarda il mio lavoro invece, credo di aver sviluppato uno stile parecchio personale, anche se devo ancora lavorarci molto. In ogni caso la concorrenza è sempre molta e veramente agguerrita, ma se posso dare un consiglio a qualcuno che di fumetti o comunque di arte vuole vivere: non perfetto ma finito. Rispettare le scadenze dando un prodotto al massimo delle proprie capacità è molto più importante di presentare 4 tavole fatte divinamente ma non avere il resto della storia. Semplicemente perché passi per una persona inaffidabile, poco professionale, sopratutto dopo che magari su di te hanno pure investito dei soldi. Almeno, questo è per come la vedo io, è il pensiero che ho sviluppato con i lavori che ho fatto e che sto facendo, anche se ho ancora molto da imparare io stessa.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Non sono mai stata brava in matematica quindi questa domanda l’ho dovuta rileggere quattro volte prima di capire cosa rispondere. A parte gli scherzi, dipende sempre dall’artista: ci sono persone che hanno tecniche e stili per cui serve un anno intero e chi riesce a fare in meno tempo la stessa identica cosa. L’importante, come ho detto prima, è rispettare sempre le scadenze, e io sono fermamente convinta che se ci si organizza si riesce a fare tutto senza sacrificare nulla. Un po’ come a scuola: se ti riduci a studiare tutto all’ultimo è normale che sei stressato, che non riesci ad uscire con gli amici o a passarti una serata al cinema.

Organizzare il lavoro è cosa buona et giusta.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Questo è difficile, non ci ho mai pensato a dire il vero. Forse qualche curiosità sui miei personaggi che nessuno conosce?

E la risposta è… ?

La protagonista del mio fumetto, opera in pubblicazione quest’anno per Upper Comics, si chiama Arabelle, come una canzone degli Arctic Monkeys! Era un personaggio che creai per la settimana di Character Desgin al master che ho fatto alla scuola BigRock, e quando è arrivato il momento di darle un nome ecco la crisi mistica (lo scompenso cosmico che assale in quel momento gli scrittori o gli artisti… mi capite, vero?).

E in quel momento stavo ascoltando su Spotify l’album “AM” e il nome è uscito proprio dalla canzone “Arabella”.

Okay forse non interessava a nessuno, ma quando leggerete “Arabelle & Pica” forse vi farà piacere sapere questa cosa (o forse no?).

Fa sempre piacere capire da dove viene un nome o un’idea in genere.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Okay, questa è difficile: film preferito? (Il mio, per la cronaca, è Midnight in Paris di Woody Allen)

Léon. L’ho visto un milione di volte.

Ottimi gusti! Anche a me Léon è piaciuto moltissimo.

È una bella storia, se non ti fermi a giudicarlo da come inizia.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Spero non vi sia venuto da canticchiare “what a waste of a lovely night” leggendo le mie risposte.
Grazie a chi è arrivato fin qui e non si è lanciato dal balcone prima!

E se anche l’avete canticchiato, va benissimo lo stesso! La musica fa buon sangue.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Miharu Kun

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[foto]

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Oggi ascoltiamo le parole di Miharu Kun. Quella della quale stavo per rivelare il nome reale, ma mi ha mozzato il dito appena ho provato a posarlo sul tasto corrispondente alla prima lettera del suo nome, quindi mi toccherà farmelo ricrescere.
Non è difficile, è che devo prendere una lucertola e strofinarla sulla parte lesa, e non è piacevole. Soprattutto per la lucertola.

Ma questo è un problema prettamente mio, a voi non interessa, siete qui per lei, e allora avanti tutta!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ok ^_^

Ne sei sicura?

Sì….

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Non posso…già mi rattrista il fatto che sia morta…..devo farle il funerale povera !

Povera si: è morta facendo la fila alle poste. Si è seccata, sai… Ma il funerale non lo fai: mi serve per le interviste future.

La sfrutti …poverina…anzichè fornirle una degna sepoltura!

La sfrutto, sì. Dammi un valido motivo per seppellirla e la seppellirò, ma poi dovrò trovare un’altra mosca.

Un motivo? Darle dignità ^_^ E così saprò che hai un cuore !

Quale dignità può avere un insetto che sbatte ripetutamente contro il vetro per uscire, e quando apri la finestra prende la rincorsa per sbattere ancora più forte contro la parte chiusa, spesso uccidendosi?

No, davvero… Merita di rimanere lì per essere derisa.

E, per tua informazione, ho un’intera collezione di cuori, su uno scaffale che da qui non si vede.

Un cuore. Tsè! Uno!

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perchè è il personaggio che sto disegnando in questo ultimo periodo !
Quindi lo metto ovunque !

Diventa come il prezzemolo, allora. Che si dice che lo metti dappertutto, ma in realtà non lo usa nessuno…

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Hello ❤


Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Quando ho visto Sailor Moon in tv milioni di secoli fa…andavo a scuola e invece di studiare disegnavo sui libri!

Pure io guardavo Sailor Moon, secoli fa, e pure io ho iniziato a disegnare con lei… Anche se poi ho abbandonato: il disegno non faceva per me. (Però Sailor Moon ho continuato a seguirla.)

Credo che non siamo i soli ad aver cominciato così! All’epoca era una gran cosa vedere in televisione un anime innovativo come quello!

Sailor Moon innovativo? A me sembrava l’ennesima serie di maghette. Arrivando dagli anni ‘80, mi sono sorbito la Magica Emi, Creamy, Sandy dai mille colori…

Ok, mica tutte avevano nemici da combattere, a quelli ci pensavano Mazinga e Vultus 5 (“vortice di luce fra le stelle/col suo spirito ribelle/sta arrivando Vultus 5!” Vultus 5, mica pippe! E pure “la morte batte i denti, c’è Mazinga” suonava epico!), ma a fare una crasi fra queste cose un po’ di Sailor Moon ti salta anche fuori.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Che non gliene avrebbe fregato niente a nessuno di quello che faccio…così è stato,così è e così sarà !

[grammarnazi] sarebbe fregato [/grammarnazi]

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Lei pesca me. Ovunque essa ritenga opportuno.

Che bella cosa! Lei pesca te!

E dimmi, ti lascia abbastanza tempo da prenderne nota?

Sì! Diventa parte di me immediatamente!

Che coolo! Lo sai che adesso qualunque artista ti sta odiando, vero?

Non credo XD

E invece si! Tutti cercano l’ispirazione, ma l’ispirazione non si trova perché sta cercando te… Insomma, un po’ di rabbia la fa venire, non credi?

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Io di notte dormo e non lavoro..magari qualche idea viene di notte…ma al mattino chi se la ricorda xd
Ascolto tutto quello che mi capita,purchè mi piaccia….preferisco OST dei film e degli anime Jappo ❤

Tu di notte dormi.

Male. Molto male. Di notte domina l’istinto, la ragione tace. Se vuoi descrivere un’emozione che sembri vera, devi scriverla di notte. Avrai tempo di dormire quando sarai sottoterra.

ahahahahah che prospettiva ! *O*

Se ti piace la prospettiva, disegnala. U.U

?

Era una battuta. Hai presente? Bat-Tuta. Come Bat-man, l’uomo mazza.

No?

Va bene, dai, la smetto.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Meglio che non la descrivo…potreste impressionarvi!

Pfff! Qui ci siamo abituati a cose che voi disegnatori nemmeno immaginate.

Qui è proprio peggio di quello che ti immagini!

Permettimi di avere dei dubbi.

Assolutamente no XD

Va bene, hai ragione tu.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta un uomo cute

Bravissima! Trenta parole esatte! (si, le conto!)

Ah sì ? Giuro che ho scritto a caso!! Non le ho contate minimamente!

Non importa. Compito di un artista è anche avere fortuna.

Per te, quindi, domande scomode senza ninnoli. Senza formiche, per esempio. O senza doverti stendere su un letto di chiodi. Stai comoda, a essere scomode saranno solo le domande. E, nel caso te lo chiedessi, la risposta è no: quelle di prima non erano abbastanza scomode.

? ahahahha

Le domande potevano essere scomode fisicamente, oltre che verbalmente. Mi sembrava che questa cosa fosse chiara, anche se sottintesa.

Sono ignorante !

Tutti lo siamo. Ciò non ci esime dall’accrescere la nostra conoscenza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Riguardando quello che facevi prima del blocco e aspettare…il tempo guarisce ogni cosa! Almeno io faccio così ^_^

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io nn riesco a farmi pubblicità…un sito vale l’ altro…non mi fila nessuno in pratica!
Infatti mi stufo a pubblicizzarmi,tanto so che non serve! ahahah
La differenza? Farsi notare? Unica cosa che noto è che se non hai cu*o non ti farai mai notare!

E per farti notare, ovviamente, sei proprio OVUNQUE!
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Ci ho provato 20 anni a tirarci fuori lo stipendio! Ma inutile….le case editrici non ti rispondono nemmeno… se si pensa a prendere lo stipendio così…
I miei tempi sono biblici…. mi ci vuole tempoooooo…ho una vita complessa…se non fosse così ti faccio un volume completo al mese.
Le mie opere ( a detta di tutti o quasi )sono OK perchè sembro una giapponese all’ italiana.
Quindi una qualità c’è …spero xd

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

No, in una settima puoi fare un’ opera d’ arte che non riesci a fare in un anno! Dipende da una marea di fattori!

Quanta negatività!

Ma va bene così. Se va bene a te va bene pure a me, non siamo qui per parlare di questo. Non siamo neppure nello studio di uno psicologo.

No, a me non va bene così ! Sono semplicemente realista! Dico le cose come stanno.

Va bene, va bene. Ora prendi le tue goccette e continuiamo, su!

Non me le prescrivono più! La mia mente è più forte e le goccette non vincono mai.

Prendi le mie, ti aiuteranno. Fidati.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Boh…

E la risposta è… ?

Boh…

Beh…

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Non ne ho…sorry!

Non ne hai.

Eh. Non ci conosciamo abbastanza, altrimenti ne avresti una vagonata.

Può essere…

Lo sarebbe sicuramente.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie a te che dovrai leggere le mie risposte !

Non è che devo, lo faccio volentieri. Di certo non lo faccio perché Cris mi tiene una pistola puntata là dove non batte il sole, eh. Se così fosse, chiederei AIUTO.

(No, Cris… Scherzavo.. Dai…)

Cris fatti valere!

Non scherzare con me, guarda che la chiamo sul serio, eh! Ho questo potere, io!

Anche io sai? Basta andare su FB,cliccare il suo nome in chat e il gioco è fatto hi hi hi hi

Bada, non sfidarmi! Io posso chiamarla qui dentro!

Ma smettiamola qui, prima che finisca nel sangue.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Adiòs! (come dice A.C.)

(e chi sarebbe, adesso, A.C.?)

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Odio (****)

Di Andrea Ferrari

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Editore: 96, rue de La-Fontaine
Pagine: 90
Iniziato il: 31/03/2017
Finito il: 3/04/2017

Che ci vuole a finire 90 pagine? Una serata, direte voi…
E invece no, cari lettori. E care lettrici, of course.

E allora perché, vi starete chiedendo, ci ho messo quattro giorni?
Beh… Un po’ per mancanza di tempo, che sono sempre tirato, un po’ perché mi si è scaricata la batteria del Kobo e ho perso un’ora di lettura, un po’ perché ho voluto centellinarlo.
E un po’ perché dovevo prendere la rincorsa per fiondarmi sull’ultimo libro di Harry Potter, che sto leggendo per me e non ve lo racconterò, e avevo bisogno di scrivere qualcosa di libresco, che è un pezzo che.

Ma a voi di questa cosa non vi interessa un razzo, quindi ok, la smetto. Ma solo perché siete voi, e fra poco mi abbandonate, e io rimango qui a parlare da solo, e non è bello parlare a una sala vuota.

Allora… Qualche giorno fa mi contatta Andrea, mi dice che è in pubblicazione il suo secondo libro, mi chiede se voglio leggere il primo.
Ha una sua logica, questa cosa.
Comunque, io parto con la solita tiritera che rifilo a tutti gli esordienti, che io recensisco senza alcun titolo, che il libro può piacermi oppure no, e se è no non sputtano nessuno, perché un esordiente va trattato coi guanti di velluto.
E insomma, lui mi dice che il libro è cruento ed esplicito, e già qui mi parte bene.

Purtroppo, una sera apro il libro e l’incipit non mi piace per niente. Spengo l’e-reader, sconsolato. Mi chiedo addirittura se il mio esordiente abbia mai preso in mano una grammatica.

Mi dice che il libro è esplicito, e mi parte con una cosa tipo

“Alle scuole medie avevo una professoressa di matematica;
il suo posteriore era tondo e formoso: immaginavo di poter
affondare la lingua tra lo spacco sicuramente ricoperto di pe-
luria che si nascondeva tra quelle gambe.”,

e mi viene da piangere, mi chiedo dove sia esplicita sta cosa, e se la violenza sarebbe mai arrivata. Penso “culo! Si chiama culo! Cos’è, hai paura di sporcarti la lingua con le parole? E lo spacco tra le gambe che roba è? No, eh… Razzo, mi hai detto che è esplicito, mi pare che tu abbia un po’ di paura a esserlo!”

E mi viene in mente di tutto, persino di abbandonare già dalle prime pagine, perché di esordienti che non scrivono bene ne ho letti, ma non farò nomi, non mi pare giusto nei loro confronti, e pensavo di averne davanti un altro.

Epperò, tornando a Odio, ho imparato che spesso un brutto incipit non pregiudica la qualità di un romanzo, nonostante abbia un forte impatto sulla mia attitudine alla lettura dello stesso. Sapete, il primo impatto… Così ho provato ad andare avanti.

Ecco.

Superato il primo capitolo, si capisce il perché dell’incipit. E non sto qui a svelare nulla, perché sono 90 pagine in tutto, e potete leggerle da soli.
Quello che voglio raccontarvi, in questo mio spazio, è un avvertimento: non leggerete una storia. Non una che abbia un senso, quantomeno.
Quello che vi troverete di fronte è un personaggio in carne e ossa, uno che vi racconta di sé in prima persona, e che vi urla la sua volontà di essere reale. E vi dirò che ci riesce pure, da quanto è credibile.

Leggerete una cosa che vi farà sentire sporchi dentro e fuori, che vi catturerà, portandovi dentro il personaggio solo per essere digeriti e vomitati di nuovo all’esterno, ma con qualcosa in meno.
Leggerete di lui, di questo omino schiferrimo che si ammazza di masturbazioni e sesso insoddisfacente, e che vivrà entrando e uscendo da cliniche specializzate in malattie mentali, prendendo gli stessi farmaci che serviranno a voi in fase di lettura per rimanere attaccati alla vostra realtà.

Se vogliamo fare un paragone, posso dirvi che se questo romanzo fosse pagato un centesimo a masturbazione, costerebbe nove euro e trentacinque su amazon.
E, in effetti, costa nove euro e trentacinque su amazon, adesso che ci penso.

Comunque, digressioni mie a parte, è un personaggio che vi costringe ad ascoltare la sua storia fino in fondo, fino a una fine che non è una fine, ma che, come piace a me, non finisce.
Questa storia inizia che la vita del protagonista è già iniziata, e finisce nel presente col protagonista che compie un’azione della quale non conosceremo mai le conseguenze. Che giri pagina e ti ritrovi a esclamare “No, cazzo!”, ma è figo così.

Insomma, una storia che potrebbe meritare cinque stelle, ma che si ferma a quattro, e ora vi spiego il perché.

Innanzitutto, non abbiamo davanti un romanzo, ma un personaggio che ci racconta la sua vita miserabile.

Che inizia, si svolge e termina in 90 pagine, quindi, per quanto sia ben sviluppata la caratterizzazione, siamo di fronte a un racconto lungo, più che a un vero e proprio romanzo.

E poi perché il titolo è “Odio”, e, per quanto l’autore abbia centrato molti degli obiettivi che secondo me si era posto, non ha centrato quello principale: l’odio, appunto.
Perché se voleva tenermi incollato alle pagine, l’ha fatto. Se voleva la mia curiosità morbosa l’ha avuta. Se voleva il mio disgusto, l’ha ottenuto.
Se voleva una recensione che parlasse bene del suo libro… beh, la state leggendo. Perché il libro mi è piaciuto un sacco, e vi obbligo a leggerlo.
E se non lo leggete, beh… siete voi che perdete questa perla, mica io.

Dicevo, l’obiettivo primario. Sono andato a leggere altre recensioni, e tutti dicono che hanno sentito l’odio.
Ebbene, io ho letto che lui dice di odiare tutto e tutti, e implicitamente pure se stesso, ma… io non ho visto un personaggio che odia.
Io ho visto un personaggio scazzato, annoiato fino al midollo, deluso dalla società, dalle persone che conosce e dal mondo in cui si ritrova a vivere.
E quindi, lui CREDE di odiare, quando in realtà è solo incapace di reagire e mettersi a fare qualcosa di concreto. Non lavora nemmeno, se non per qualche mese, dicendo di odiare il lavoro ma essendo in realtà timoroso di inserirsi e avere relazioni umane coi colleghi.

E questa sua noia inconsapevole lo porta alla bipolarità, alla paranoia, alla psicosi per la quale viene rinchiuso in manicomio.

Perché odiare è diverso da credere di odiare, quindi per me questo obiettivo non è stato raggiunto.
Poi magari sbaglio io, visto che tutti hanno percepito l’odio, ma io, francamente, non mi sento di accodarmi a chi l’ha letto prima di me.

In ogni caso, ripeto, lo vendono a nove euro e trentacinque su amazon.
Se non li avete, pagate in eiaculazioni, credo che ve lo daranno lo stesso.

E con questo chiudo.
Alla prossima!

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