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Neanche gli dei (***)

di Isaac Asimov

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224 pagine
Edizione: Mondadori (Urania)
iniziato il: 3/05/2016
finito il: 30/05/2016

Cari lettori, care lettrici, benvenuti.
Il periodo di stasi sembra essere passato, ho ripreso a leggere con costanza, ma recensisco meno.
Un po’ per mancanza di tempo, un po’ per pigrizia, un po’ perché ho deciso che recensirò i libri che mi appassioneranno, tralasciando quelli un po’ “meh”, e recensirò quelli di cui mi verrà chiesta la recensione.

Questo appartiene a quelli che mi sono stati consigliati e che “mi piacerebbe sapere cosa ne pensi”, e quindi eccomi qui.

Parliamoci chiaro: io Asimov lo considero una genio, ma anche i geni, a volte, non ci azzeccano.

Allora.. Il romanzo si svolge in tre parti e tre momenti distinti: inizia sulla Terra, dove viene scoperto un nuovo elemento che viene da un universo parallelo, e grazie a questo si produrrà energia gratuita, col solo effetto collaterale che, secondo un solo uomo, si rischia di far esplodere il sole. Successivamente conosceremo la vita dell’altro universo, e che “loro” ci inviano quell’elemento al solo scopo di riceverne un altro in cambio che a loro serve per nutrirsi. Se il nostro sole scoppiasse, loro ne trarrebbero un grosso vantaggio, ne sono consapevoli e sperano che accada. Infine torneremo nel nostro universo, in una colonia lunare, per scoprire che la teoria secondo la quale avremo una supernova nel nostro sistema è fondata e trovare la soluzione all’inconveniente.
Tre parti non omogenee fra di loro, legate solo da un’esigenza narrativa comune, quasi tre lunghi racconti che raccontano una storia più lunga vista da attori fra loro “distanti e distinti”, come si suol dire.

Che dire… Come al solito è scritto in maniera egregia, è scorrevole, ma stavolta è davvero troppo tecnico. Poca “fanta” e troppa “scienza”, e questo può stufare, annoiare in alcuni capitoli. Si dilunga un po’ troppo in spiegazioni di chimica e di fisica, a volte anche complicate, il che lo porta a essere un romanzo di difficile comprensione, non “adatto a tutti” ma comprensibile per chi ha una conoscenza minima delle due materie. Che poi si capisce bene lo stesso, ma si manda giù con difficoltà.

E poi c’è il fatto che ogni relazione fra un uomo e una donna sfocia nel sesso, e pure questo, alla lunga, mi ha dato fastidio. Magari non era sessismo, ma un uomo e una donna non possono essere semplicemente colleghi, amici o conoscenti? Deve esserci per forza un flirt? Ma dai!

Questa cosa si nota soprattutto nella parte che riguarda gli alieni, dato che ripete all’infinito che per loro è molto importante “fondersi”, e nel fondersi provano piacere, si perdono uno nell’altro, ed è il modo anche per procreare. E bisogna essere in tre: due parti maschili e una femminile. Un maschio è razionale, la femmina è emotiva, l’altro maschio è “paterno” e se ne rimane in disparte a curare la prole. Non mi dilungo oltre, leggetevelo.

In ogni caso, anche questo romanzo può collocarsi all’interno del suo universo: la colonizzazione della luna prima dell’avvento dei robot. Ora, non sono andato alla ricerca di date per vedere se può collocarsi esattamente lì, ma in ogni caso è prima dell’invenzione del cervello positronico, e di robot ancora non c’è traccia.
C’è però un elemento nuovo: gli alieni. Negli altri romanzi non ne avevo trovato traccia, se non in uno dei suoi primi racconti sui robot, ma lì avevano forme umanoidi. Questi, invece, sono eterei, me li sono immaginati come una sorta di nuvolette che mantengono una forma grazie a un cervello pensante che tiene insieme tutto con la forza del pensiero. Magari mi sbaglio, ma leggendo di loro ho avuto quella sensazione.

Un punto a favore lo segna col fatto che il motore di tutto, per quanto riguarda l’uomo, è l’ambizione. Non abbiamo un’idea utopistica del “bene per l’umanità”, ma solo mere emozioni, arrivisti che pensano solo al proprio prestigio, al posto di rilievo occupato nella società, alla fama. Nessun buonismo, solo uomini come ne possiamo trovare “a mazzi di mille” (cit.) dappertutto.
Abbiamo quindi un’umanità coerente con quella reale, non la solita cosa stereotipata dello scienziato (o gruppo di) che pensa al bene collettivo.

Concludo, va’. Tre stelle perché Asimov si fa leggere sempre volentieri, appassiona e affascina come pochi autori sanno fare, ma questo è un romanzo pesante. Un’ottima idea diluita in troppe parole, tre parti confuse che andrebbero legate meglio fra loro. Asimov stesso dice, nella prefazione, che questo romanzo “si è scritto da solo”, quindi non l’ha pianificato all’inizio, ma ha lasciato che la storia fluisse dalla sua testa alla macchina da scrivere, e si nota. Perdonabile se fosse stato alle prime armi, ma l’ha scritto da veterano del genere, quindi va bacchettato.

Alla prossima!

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Paria dei cieli (****)

Di Isaac Asimov

240 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 03/07/2014
Finito il 22/07/2014

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Cari lettori, questo è l’ultimo capitolo del ciclo dell’Impero.
Un po’ mi rattrista perché, avendo già letto il ciclo successivo, ora che l’ho letto ho finito anche di scoprire la storia dell’universo. Certo, mi direte che ci sono pur sempre le avventure di Lucky Starr, che si inseriscono all’interno di questo periodo, ma da quanto ho capito leggendo qua e là… beh, sono un’altra cosa.

Inizio a raccontarvelo dalla fine, da una postilla in cui Asimov ci dice che l’ha scritto a soli quattro anni da Hiroshima, quindi riteneva che una guerra nucleare e la conseguente radioattività della Terra fossero cose scontate, in un futuro prossimo. In questa postilla, scritta nel 1982, ci dice che non lo credeva più (come abbiamo già visto con “i robot e l’Impero”), e ci suggerisce di goderci il romanzo così com’è senza pensare a questa cosa.

Siamo nel 1949, un uomo in pensione sta passeggiando nel parco cittadino. Contemporaneamente, un ricercatore sta svolgendo un esperimento di laboratorio su una piccola quantità di uranio grezzo.
Qualcosa nell’esperimento va storto, parte un raggio di qualche tipo, non viene spiegato di preciso, ma troveremo il pensionato catapultato nell’anno 827 dell’era galattica, a casa di due lavoratori, marito e moglie, già in difficoltà perché ospitavano clandestinamente il padre di lei che da due anni aveva superato la “soglia di età massima prevista”, il cosiddetto “sessagesimo”. Il pensionato e i due nuovi personaggi parlano lingue diverse, non riescono a capirsi. Siamo sempre sul pianeta Terra, nello stesso posto rispetto allo spazio ma a migliaia di anni di distanza nel tempo. Ebbene, Arbin (il marito) pensa di portare il pensionato, Schwartz, in un centro scientifico e proporlo come volontario per un esperimento volto all’apprendimento quasi istantaneo di una nuova lingua. Presume sia una cosa pericolosa, ma a lui non importa perché comunque non sa come altro sbarazzarsi di questo intruso e perché tornerà a casa un po’ di soldi in tasca.

Conosciamo anche altri due personaggi: Arvarden, un archeologo che ottiene il permesso da Trantor di compiere degli studi sul pianeta Terra, e il procuratore terrestre che vive in una specie di isola felice le cui spese vengono fronteggiate grazie alle tasse provenienti da qualche centinaio di mondi. L’impero, evidentemente, già esiste e domina da parecchio tempo.
Il procuratore considera i terrestri poco meno di nulla, a parte uno, che è un fisico e ha inventato un apparecchio per lo sviluppo dell’apprendimento dei mammiferi. Da notare che gli sono morte un sacco di cavie, dopo il trattamento, quindi il procuratore non ha motivo di preoccuparsi che siano già stati eseguiti esperimenti sugli esseri umani.

E qui, cari lettori, le storie iniziano a incrociarsi: quel fisico, tale Shekt, è lo stesso da cui Arbin sta portando il vecchio Schwartz per l’esperimento.
Il procuratore era da lui, quando Arbin e Schwartz arrivano.

Il procuratore se ne andrà, con la promessa di rimanere in contatto; Arbin verrà scambiato per il volontario, ma riuscirà a farsi capire. Shekt eseguirà l’esperimento su Schwartz, lasciandolo più morto che vivo ma recuperabile, e contatterà il procuratore per riportare la notizia.

Lasciamo ora il procuratore in compagnia della moglie a scambiare tenerezze, non parliamone più, e concentriamoci sugli altri personaggi: Schwartz fugge dal centro di ricerca nucleare (ecco, dove si trovava!) mentre Arvarden si reca a Chica, credo l’attuale Chicago, con un mezzo aereo Terrestre (nel senso “della Terra”), in compagnia di altri terrestri che, una volta scoperta la sua provenienza siriana (da Sirio, non dalla Siria), iniziano ad accendere i fuochi del razzismo. Fortunatamente non accade nulla, ma un informatore della Società degli Anziani (che di fatto governa la Terra) lo classifica come “fortemente antiterrestre”, e ciò potrà avere ripercussioni negative, temo, sui permessi che dovrà chiedere come proforma per condurre i suoi studi nelle aree definite “sacre”.

Comunque, in quella città l’archeologo e “l’uomo che viene dal passato” si incontrano, pur non sapendo nulla l’uno dell’altro. E’ curiosa la modalità dell’incontro: Schwartz sta fuggendo, viene rintracciato in un supermercato e accusato di avere la febbre da radiazioni. Arvarden si scontra con Pola Shekt, figlia del dottor Shekt, e la aiuta a rintracciarlo perché l’aveva intravisto in un ristorante e sapeva quale strada aveva preso.
Si ritroveranno tutti e tre vittime di un emissario della Società degli Anziani; il vecchio verrà riportato in laboratorio, gli altri due saranno consegnati alle autorità imperiali e poi rilasciati quando questi scopriranno che Arvarden è un cittadino dell’Impero.

Siamo a metà della storia, e in questo momento entrano in scena due nuovi personaggi: il Gran Sacerdote della Terra e il suo segretario. Quest’ultimo entrerà in una serie di errate considerazioni di vere casualità, costruendo un castello di carte al cui interno si cela un complotto ai danni della Terra ordito dall’Impero. Protagonisti di tale complotto sarebbero appunto Arvarden, Schwartz, il dottor Shekt e la figlia.
Ah, e anche Arbin, sebbene venga considerato inconsapevole e innocente.

Noi sappiamo che non è così, ma loro no e andranno avanti per quella strada. Nel frattempo, Schwartz scopre di avere poteri mentalici: riesce a percepire la presenza di persone entro i 30 metri tramite il “tocco mentale”; riesce a prevedere le mosse del suo avversario a scacchi; riesce a far venire mal di testa a un’altra persona, per difesa, e pure a uccidere tramite la telepatia.

E, giusto per saperlo, Arvarden ha un colloquio col Gran Sacerdote, e il permesso per visitare le zone sacre gli viene gentilmente negato. Poi ritroverà Pola Shekt e padre, e quest’ultimo gli dirà come la Terra intende conquistare l’universo, cioè come un mondo arretrato e senza risorse intende sfidare l’Impero, che allo stato attuale conta venticinque milioni di abitanti per ogni terrestre, per un totale di duecento milioni di pianeti abitati. (Poi, nel ciclo delle Fondazioni vedremo che si ridurranno a 25 milioni, ma il perché non è noto.)

Alla fine, dopo molte vicissitudini, i quattro (Arvarden, Pola e padre, e Schwartz) si troveranno assieme nella stessa stanza, aspettando la morte per mano del segretario del Gran Sacerdote.
Ovviamente i piani terrestri verranno rivelati, e il modo in cui vogliono mettere in atto la guerra contro l’Impero ricorderà un po’ l’epilogo del film “la guerra dei mondi”, in cui gli alieni venivano sconfitti da una certa cosa. Il tutto appare verosimile.

Ecco, non vi racconto altro. Il romanzo va avanti un’altra sessantina di pagine, e devo dire che il ritmo diventa molto veloce negli ultimi passaggi.
Per il resto, il romanzo procede un po’ lento, come lettura, ma non è mai noioso. Diciamo che Asimov avrebbe potuto fare di meglio, e come indice di gradimento, per quanto riguarda la trilogia dell’Impero, si colloca al secondo posto.

Un giudizio generale sulla saga imperiale? Beh… non mi ha entusiasmato poi molto. Le altre due, quella dei robot e quella delle Fondazioni sono migliori.

È tutto, cari lettori. Alla prossima!

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I robot e l’Impero (****)

DI Isaac Asimov
387 pagine
Editore: Mondadori
Iniziato il 8/05/2014
Finito il26/05/2014

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Bentrovati, cari lettori, rieccoci qui con Asimov.
Non so se riuscirò a parlare di altro, almeno fin che avrò finito almeno il ciclo dell’Impero.

Sono passati duecento anni da quando Lije baley è stato su Aurora. Oramai è morto, i terrestri hanno iniziato la colonizzazione di altri mondi, mentre quelli degli spaziali sono ormai in declino.
Ci troviamo su Aurora, Fastolfe è morto da poco e Lady Gladia ha ereditato i due robot più importanti: Daneel l’umanoide e Giskard col potere di leggere la mente degli uomini.

La prima cosa che succede è sentir parlare di Lije, e Lady Gladia avrà a che fare con un tirapiedi del dott. Amadiro, che, come nel precedente romanzo, porta avanti la sua politica antiterrestre, oramai non più ostacolata da Fastolfe.
Detto tirapiedi sostiene di essere discendente di Lije Baley, e ciò gli starebbe rovinando la possibile carriera che potrebbe fare al servizio di Amadiro. Cosa comunque irrilevante, come scopriremo in seguito.

Il tirapiedi del dott. Amadiro, comunque, sembrerebbe non essere figlio suo e di Lije, quantomeno Lady Gladia propone argomentazioni convincenti; in ogni caso lui è andato a casa sua a dirle che presto riceverà una visita da un colono che porta il cognome Baley.

Quando se ne va, i due robot, Daneel e Giskard, si lasciano andare a un lieve flashback riguardo l’ultimo incontro tra Fastolfe e Lije e gli avvenimenti politici a proposito di Aurora e della Terra (e rispettivi coloni) degli ultimi duecento anni.

D. G. Baley (D. G. sta per Daneel Giskard), il colono, capitano dell’astronave mercantile con cui è sbarcato su Aurora, prova di essere un reale discendente di Lije, e convince Lady Gladia a tornare su Solaria per motivi economici. Dovete sapere, cari lettori, che Solaria è un pianeta ormai disabitato, o presunto tale, dove già due navi mercantili sono state distrutte dopo essere atterrate. D. G. vuole con sé Lady Gladia per poter identificare un approdo sicuro, per esempio la sua antica residenza, dove lei avrebbe potuto riconoscere e dare ordini ai robot che furono stati di sua proprietà. Dico “furono stati” perché Gladia manca da Solaria da oltre duecento anni galattici standard (esattamente quelli terrestri).

Le sorprese, però, non tardano ad arrivare: la residenza che fu di Lady Gladia ha cambiato proprietari, i robot non devono fare avvicinare nessuno, e un robot umanoide femminile, molto più perfezionato di Daneel, tenta di uccidere Daneel stesso e D. G. perché non li considera umani. Daneel per ovvi motivi; D. G. perché sappiamo già che i solariani considerano i terrestri (e di conseguenza i coloni) una specie sub-umana.

Scappiamo da Solaria fin che siamo ancora vivi e ci rechiamo su Baleyworld, il pianeta fondato dal figlio di Lije, dove Lije è una leggenda, un eroe del passato. Qui Lady Gladia terrà un discorso memorabile a proposito della fratellanza fra i popoli, finito il quale dovrà restare per un lungo periodo in un appartamento sotterraneo, sorvegliato a vista, per far sì che gli anti-spaziali non le possano nuocere.

Scopriremo in un secondo momento che la corazzata auroriana, che stava inseguendo il mercantile, non lascerà più il suolo di Solaria.

Tornando a noi, Aurora rivuole ufficialmente indietro Lady Gladia, per motivi che per ora restano ignoti, quindi i coloni sono costretti a rispedirla indietro. A comandare la nave che la riporterà sul pianeta sarà di nuovo Baley.

La parte successiva ci presenta il dottor Amadiro, l’acerrimo nemico di Fastolfe, complottare con Mandamus per la distruzione della Terra attraverso l’uso dei robot umanoidi. Mandamus è il tirapiedi di cui sopra, e i fatti narrati risalgono a pochi anni prima, un flashback necessario che ci porterà a comprendere meglio gli eventi di cui si parla nel tempo corrente.

Non vi svelo i particolari del piano, anche perché il buon Isaac non lascia dire nulla ai personaggi. Si sa che c’è un piano che viene portato avanti, e che sembra funzionare, ma noi lettori non possiamo fare altro che attendere che tutto si riveli. Quindi mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il momento cruciale.

Nel frattempo, capiremo che non è Aurora che vuole indietro Lady Gladia, ma il dott. Amadiro che vuole per sé il robot Giskard, dopo aver scoperto che è in grado di leggere la mente umana. Lady Gladia si rivelerà quindi un mero diversivo. Solo che il robot gli sfuggirà per un soffio, e Giskard partirà per la Terra seguendo Lady Gladia e Daneel.

Saltiamo un po’ di intrighi politici e atterriamo direttamente sul pianeta Terra.
Qui Lady Gladia dovrà tenere un comizio di presentazione la sera stessa del suo arrivo, ma sarà il bersaglio di un attentato terroristico da parte di un robot umanoide. Si, avete letto bene: un robot umanoide, che non è Daneel, le punterà addosso un disintegratore e premerà il grilletto, mancandola per un soffio.

Si scoprirà poi che il vero bersaglio non era lei, ma poco importa: il robot era di Aurora, e mirava a rendere instabili i rapporti politici fra terrestri e spaziali.

Intanto, Daneel e Giskard, dopo lunghe riflessioni, scoprono quale sia il piano del dott. Amadiro e, dopo altre riflessioni anche non inerenti la “crisi”, come viene definita, creano la legge Zero, più forte della prima e che mira a salvaguardare il bene dell’umanità prima del bene del singolo.
In due parole, la legge zero è uguale alla prima legge, solo che applicata a tutti gli esseri umani.

Giskard, poi, farà sapere a Daneel come modificare i suoi circuiti per riuscire a leggere il pensiero degli uomini. Appena in tempo, prima di lasciarci per sempre.

E il piano? Beh, sicuramente il finale vi lascerà l’amaro in bocca. I lettori di Asimov, quando uscì questo romanzo, già sapevano come sarebbe finita, dato che “Fondazione e Terra” era già stato scritto, e comunque si intuisce già leggendo l’intero ciclo delle fondazioni; tuttavia se volete leggere la storia dell’Universo dall’inizio… beh, resterete con un palmo di naso. E qui ho già detto troppo, e voi avete capito tutto. Mi dispiace ma dovevo renderlo noto: me l’hanno detto le voci.

Unico neo di questo romanzo? E’ un pochino più lento di come dovrebbe essere, si dilunga forse troppo con la politica, e lascia alcuni punti in sospeso. Invero, è fortemente caratterizzato dalla politica, ma alcune parti erano, a mio avviso, abbastanza superflue. Sempre che non servano da trampolino per ciò che accadrà nel ciclo dell’Impero, ma lo vedremo più avanti.

Finisce qui l’era dei robot, con questa storia di transizione fra loro e l’Impero. La prossima volta vedremo come si espanderanno i nuovi Coloni, la nascita dell’Impero Galattico, la sua espansione e altre cose che or ora non conosco.

Alla prossima, cari lettori!

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I robot dell’Alba (*****)

Di Isaac Asimov
484 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 16/04/2014
Finito il 7/05/2014

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Bentrovati, cari lettori!

Questo è il quarto romanzo di Asimov di fila che leggo, e per la precisione il quinto di quest’anno, ma sapete… Asimov ha il potere di non stancare mai, per quanto è varia, geniale e ricca di contenuti la sua opera. Credo che dopo di questo farò una pausa, dato che il prossimo servirà da transizione fra questo ciclo e quello dell’impero, ma nel frattempo mi godo la lettura.

Sono passati circa due anni dai fatti avvenuti ne “Il sole nudo”, e iniziamo col nostro buon Lije Baley che si trova all’esterno, sotto un albero, intento a guardare una moltitudine di persone che zappano la terra.

Lije sta aspettando il momento buono per poter chiedere di andare su Aurora a chiedere aiuti tecnici: astronavi e robot, prima di tutto.
La Terra non è abbastanza progredita, e Aurora è il più potente dei mondi esterni. Una volta ottenuta la sua approvazione, i terrestri sarebbero potuti ripartire per la colonizzazione di altri mondi.

Sta chiacchierando col figlio, quando arriva un robot governativo apposta per lui a riferirgli di essere di essere desiderato, pur essendo il suo giorno libero, per una missione su Aurora. Per inciso, è pure il pianeta da cui proviene R. Daneel Olivaw, un robot che Lije considera come un amico, e che incontrerà già sull’astronave che lo porterà sul pianeta.

Da notare che mentre nel romanzo precedente scopriamo le caratteristiche del pianeta a mano a mano che andiamo avanti con la storia, qui il nostro buon Asimov sfrutta il tempo che ci vuole per andare dalla Terra al pianeta Aurora per farcene conoscere la storia e gli usi, così che noi sappiamo già in anticipo che cosa aspettarci dagli Aurorani. Quanto meno, ci fa credere di saperlo.

In ogni caso, una volta atterrati ci ritroviamo in casa del dott. Fastolfe, e Lije inizierà subito a indagare. E, a casa di Fastolfe, a Lije iniziano a girare vorticosamente… voi sapete cosa, in quanto il roboticista non smonta le accuse a proprio carico, anzi, le difende pure! E ciò non va per niente bene, dato che sono in gioco a) la carriera di Fastolfe; b) la carriera di Lije; c) il destino stesso della Terra, in senso diplomatico e d) la possibilità di farsi prestare astronavi auroriane per la seconda ondata di colonizzatori spaziali dalla Terra.

Il nostro buon detective in borghese di livello C-7 (era C-6 ne “Il sole nudo”), dicevo, dovrà dimostrare l’innocenza di Fastolfe.
Per fare ciò, dovrà raccogliere molti indizi, e quindi recarsi all’esterno.

La prima persona che incontra è l’ex proprietaria del robot “ucciso”, e, guarda caso, la conosciamo già. È una persona conosciuta su Solaria, trasferitasi su Aurora per motivi che già abbiamo avuto modo di approfondire durante la scorsa indagine. E se non li conoscete andate a leggerli. No, non all’interno della scorsa recensione, visto e considerato che non l’ho detto, ma all’interno del romanzo precedente!

E attraverso Gladia, la solariana di cui sopra, siore e siori, il buon Asimov ci parla di sesso! E sti ca… pperi! Non me l’aspettavo, no! E non ho capito se ne abbia parlato con dolcezza o con indifferenza. Forse un buon misto di entrambe le cose.
Ciò che ne consegue è che scopriremo, in questa sede, che lei non è colpevole di robocidio. Per ora, almeno in apparenza.

Parlando di sesso e gelosia, Lije costruirà una sua teoria per smentire la colpevolezza di Fastolfe, ma, essendo qui a metà del romanzo, ed essendo passato un solo giorno dal suo arrivo sul pianeta, appare lampante che non può aver già indovinato. Il motivo risiede nella sua scarsa conoscenza degli usi e costumi di Aurora, esattamente come accadde su Solaria.
Invero, non è che non abbia imparato niente dalla precedente esperienza, infatti vi ho già parlato di come, durante il viaggio attraverso lo Spazio, abbia studiato qualcosina sui costumi locali, ma evidentemente non gli sono state fornite tutte le informazioni necessarie per comprendere a fondo gli auroriani.

A questo punto conoscerà la figlia di Fastolfe, che ha avuto una relazione molto particolare col padre (conosceremo la storia da entrambi i punti di vista), la quale getterà benzina sul fuoco; e sentiremo cos’ha da dire un altro curioso personaggio che vive all’interno del perimetro dell’istituto di robotica pur non essendo un roboticista.

E poi avremo a che fare con un nemico astuto che proverà a togliere di mezzo Lije e i suoi robot, ci sarà un inseguimento sotto il temporale, un tentativo di rapimento usando altri robot, e il pericolo non sarà tanto per Lije, quanto per R. Daneel Olivaw, ma di tutto questo non parlerò, perché come al solito voglio lasciarvi un minimo di divertimento a leggere il romanzo, senza svelarvi proprio tutto.

All’improvviso avremo la soluzione del problema, il nostro detective si troverà a fare il suo show dinanzi al Presidente del pianeta, scagionerà Fastolfe e incastrerà il suo antagonista.
Ma non è tutto: la soluzione del problema è solo la prima parte, avremo un ultimo colpo di scena che spalancherà le porte alla colonizzazione della galassia e ci introdurrà al successivo romanzo, che sarà di transizione fra il ciclo dei robot e quello dell’Impero.
E Lije tornerà sulla Terra vincitore.

Che dire… Ho notato che Asimov a volte tende a perdersi un po’ verso la metà del romanzo, ma non è questo il caso. La storia regge durante tutto il suo svolgimento, appassiona, regala indizi che portano a giuste osservazioni, tanto che anch’io, che non sono un giallista, avevo identificato il colpevole.
Come il protagonista, c’era qualcosa che mi sfuggiva, e alla fine ho capito cos’era. L’ho capito quando Lije l’ha rivelato, e mi è caduta addosso la soluzione come un fulmine a ciel sereno.

Certo, quello che accade alla fine è al di là di ogni sospetto, ma d’altra parte la sorpresa finale ci vuole!

A presto, cari lettori!

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Il sole nudo (*****)

Di Isaac Asimov
249 pagine
edizione Mondadori
iniziato il 3/04/2014
finito il 16/04/2014

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Bentrovati, cari lettori!
Ecco, mi sono preso un po’ tardi e sono già arrivato a metà romanzo, quindi spero mi perdonerete se ci sarà qualche lacuna nel racconto. Ma tanto alla fine non importa, perché qualcosa ve l’ho sempre tenuta nascosta.

Inizio col dire che Asimov era certamente un visionario, o uno che ha viaggiato nel tempo, dal futuro, ed è arrivato a noi per rivelarci cose che all’epoca erano impensabili.
Per esempio, nel romanzo precedente ci dice che R. Daneel Olivaw ha una “subeterica” indipendente, con la quale può ricevere e inviare telefonate; accedere a un sacco di dati; scaricare i filmati delle videocamere di sorveglianza; mostrare un’immagine tridimensionale di una persona come una specie di videochiamata, ma ad ologrammi… Ebbene, questa “subeterica” non vi ricorda il nostro internet Wi-Fi?
In questo romanzo, invece, ci svela un’altra cosa, ma ve la rivelerò fra un momento.

Torniamo a incontrate lije Baley, che viene convocato a Washington per una missione segretissima. Per andare da New York a Washington dovrà prendere l’aereo, e fin qui nulla di strano, ma Asimov ci descrive il velivolo come un aereo connesso alla subeterica, senza finestrini e, udite udite, comandato a distanza. Un aereo telecomandato. Forse un moderno drone a uso civile? E pensare che siamo solo all’inizio, coi droni!

Ecco, quando Lije arriva a Washington scopre che deve affrontare una missione interplanetaria: dovrà recarsi su Solaria, un pianeta dove ci sono più robot che uomini, a risolvere un caso di omicidio. Deve partire subito, senza poter salutare la moglie e il figlio. Triste separazione.

Arriva su Solaria viaggiando su una nave spaziale guidata da robot, dovendo rimanere rinchiuso per giorni in una singola stanza. Si sentirà perduto e solo, e una volta arrivato sul pianeta la situazione sarà resa più pesante dall’assenza di muri. Perché Lije è abituato alla vita “dentro” la città, e gli spazi aperti di Solaria gli danno una forte sensazione di agorafobia.

Inaspettatamente trova ad accoglierlo un volto amico: R. Daneel Olivaw, il suo collega robotico. Era stato proprio lui a voler Lije come assistente!
Daneel lo accompagna in una casa gigantesca costruita apposta per lui, e che verrà distrutta quando andrà via. Qui si perdono in un sacco di dettagli inutili, fino a quando non parlerà con una persona che gli spiegherà la situazione. Saprà così di non avere appoggi, dato che quel pianeta conta solo ventimila abitanti, distanti centinaia di chilometri uno dall’altro, e che quindi non esiste polizia perché la criminalità è zero.

Però c’è stato un omicidio. Lije parlerà in primo luogo con la moglie, che gli si presenterà nuda al comunicatore tridimensionale. C’è uno strano concetto di “visione”, cioè che essa non implica contatto fisico perché è solo un’immagine, quindi per loro è normale”vedersi” anche nudi. Comunque si coprirà un pochetto, e le spiegherà il suo punto di vista. Conosceremo un po’ di più gli usi dei solariani, cioè che anche marito e moglie non si vedono mai se non per l’atto sessuale in sé. Non è detto in modo esplicito, ma lo fanno capire chiaramente.

Non vedendosi mai, la moglie non è tanto scossa per aver perduto il marito (cosa trascurabile), quanto per averne visto il cadavere riverso a terra pieno di sangue col cranio fracassato.

Lije e Daneel riprenderanno poi la conversazione col capo della sicurezza, che però verrà avvelenato sotto i loro occhi. Impotenti, dato che sono al “telefono”, vedranno un robot portargli un bicchiere d’acqua, lui berrà e stramazzerà al suolo. Interrogheranno il robot e il medico, che sembra un incompetente.

La moglie della prima vittima ci spiegherà poi che il dottore li “visiona” solo, i cadaveri, “figuriamoci se li vede davvero di persona!” Perché, ripeto, i solariani sono praticamente asociali.
Non del tutto, perché si chiamano, si visionano, stanno insieme in sale comuni stando comodamente a casa. Si vedono di persona solo moglie e marito in orari prestabiliti, assegnati per legge.

Comunque, il medico serve a poco, visto che non ci sono malattie su Solaria, e questo lo rende una presenza pressoché inutile.

Ma andiamo avanti e vediamo che la donna, durante la conversazione a una cena virtuale, interrompe bruscamente il contatto ritenendosi offesa, dato che Lije le stava parlando con una certa foga, pur non ritenendola colpevole.

La visione successiva riguarderà il nuovo capo della sicurezza, che vorrebbe rispedire Lije e Daneel sui rispettivi pianeti, ma Lije, con abile mossa, riuscirà non solo ad avere il permesso di continuare le indagini, ma anche il permesso di poter vedere di persona chiunque riterrà opportuno vedere.

A questo punto l’unico problema è Daneel, che, essendo un robot, non vuole che Lije venga danneggiato. In pratica, teme che prima o poi venga in contatto diretto con l’assassino e a sua volta avvelenato, quindi non vorrebbe lasciarlo uscire di casa. Lije userà la logica a suo vantaggio, cosrtingendo il robot a una situazione di stallo in cui il male minore è lasciare che Lije si rechi a casa di chi vuole interrogare.

Il primo ad essere interrogato sarà un sociologo, dal quale conosceremo un pezzo della storia dei solariani, sapremo il perché sono così eremiti, pur non comprendendolo appieno, e ci stupiremo ancora del pressapochismo di chi pratica un mestiere qualunque in quel pianeta.
Il sociologo, poi, farà saltare sulla sedia quelli che già hanno letto il ciclo delle fondazioni, perché parla di applicare la matematica alla sociologia…
Gli altri, invece, se ne ricorderanno a tempo debito.

In ogni caso le visite vanno avanti. Lije visionerà un robottista, dato che questi non vorrà in alcun modo farsi vedere, e qui verrà messa in discussione la prima legge della robotica, introducendo il dubbio che possa davvero essere stato un robot a commettere l’omicidio.
La chiamata si concluderà in maniera un po’ brusca, e Lije tornerà a visionare la moglie della prima vittima; non prima, però, di essere andata a trovarne la sostituta nella “fattoria” dove vengono allevati i bambini. Ai bambini, per inciso, viene soppresso l’istinto di vedere altre persone facendoli abituare poco a poco all’isolamento totale.

Comunque, la bella moglie del defunto acconsentirà a farsi vedere, e si farà avvicinare tanto da poter quasi toccare Lije. Questo fa tornare a supporre che potesse essere stata lei, ad ammazzare il marito, e il mistero diventa complicato.

Ma accade qualcosa, all’esterno, per cui Lije rischierà la vita, capirà tutto e si esibirà quindi in un detective show di tutto rispetto, portando alla luce il colpevole. Ci accorgeremo che ci si poteva arrivare facilmente, dato che gli indizi c’erano tutti. Certo, un ultimo indizio dà una spinta in più verso la persona che ha ucciso, ma non è così importante. Ripeto: gli indizi sono sparsi per tutto il romanzo, basta solo estrarre le chiavi dalla cultura dei Solariani e dalla logica ferrea dei robot.

Tutto il resto sono solo parole, quando Lije ritorna sulla Terra, parole per dare una spinta verso lo spazio all’umanità intera.

Bene, cari lettori, anche per stavolta ho terminato. Spero come sempre di avervi incuriositi, magari pure divertiti, e vi auguro buona lettura.
E buona notte, vista l’ora tarda in cui sto scrivendo queste ultime righe.

A presto!

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