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Diario Pulp (******)

Di strumm
333 pagine
Editore: Edizioni XII
Iniziato il: 18/08/2014
Finito il: 21/08/2014

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Bentrovati, cari lettori!
Era da tempo che volevo prendere qualcosa di Edizioni XII, ma, dato che aveva chiuso i battenti, non avevo idea di dove andare a reperire i romanzi.
Eppure, avevo la soluzione sottomano: bastava chiedere al buon Gelo!
E insomma, un bel giorno capita che il buon Gelo invii una mail a me e ad altri fortunati, dicendo che ha un magazzino pieno di roba buona che è un peccato fumarla leggerla da soli, così gli ho risposto e ho preso tre libri.

Uno di questi è, appunto, “Diario Pulp”, di strumm (che si legge stramm, con la A), e mi sono messo a leggerlo.

Per capire cos’è il Pulp, come genere, vi basti pensare a Fango, di Ammaniti (ma questo è più violento), oppure pensate ai film di Quentin Tarantino. Però mi sono ritrovato a pensare “e chi caspita è Tarantino?”, perché Strumm lo surclassa di brutto, lo prende e ne fa un sol boccone.
Scorre più sangue e cattiveria qui dentro che in tutti i film del noto regista.

Il libro inizia parlando del sellero che deve disfarsi di due cadaveri. Lo farà assieme a Zecchinetta, facendoli a pezzi con un segaccio direttamente all’interno dell’appartamento del Sellero, tenendo solo le due teste in frigorifero per poterle mostrare al mandante dell’omicidio.
Solo che le cose andranno sempre un po’ sghembe, e fino alla fine della prima parte (che il romanzo è formato da cinque parti) si ritroveranno sempre con due cadaveri sempre nuovi da smaltire.

Diario Pulp narra della malavita romana attraverso alcuni personaggi ben caratterizzati, ognuno col proprio background studiatissimo, un carattere che li fa sembrare vivi e, soprattutto, se un giorno andrete a Roma avrete voglia di incontrarli di persona.
Chi sono? Il Sellero, Zecchinetta, Colore (un nero che gioca a poker), Mezzosigaro, il Piranha, il Mammola, il Murena, il Dore, Sciacquabottiglie (una prostituta), l’Imperatore e pochi altri personaggi minori. Uh, e lo Sciabecco! Lo Sciabecco, cazzo! Se andrò di nuovo a Roma, voglio segnarmi il nome del suo bar e andare a cercarlo, dovessi spendere tutta la vacanza per scovarlo!

Diario Pulp è un libro che bisogna leggere quando si ha molto tempo a disposizione, perché è una storia ricca di particolari, e non si riesce a staccarsene perché si ha sempre l’impressione di essere “sul più bello”. Ha un ritmo trascinante, del tutto privo di punti morti, traboccante di azione e scene al fulmicotone, e un sacco, ma veramente un sacco, di cose belle. Cioè brutte, ma belle.
Una storia narrata con dovizia di particolari, trascinante come poche. Un libro che finirà nel mio personale Olimpo dei preferiti, quasi sicuramente il miglior libro del 2014. Sei stelle, perché cinque sono troppo poche.

Sei stelle nonostante questo libro abbia comunque le sue pecche: non ricordo dove perché ero in spiaggia e non avevo niente con me per segnarmi la cosa, ho trovato una piccola incongruenza. Perdonabile, passabile per amore della storia, ma c’è. Potreste dire che avrei potuto fare un’orecchia alla pagina, ma vi ritrovereste con dieci dita in meno. Quelle con cui l’avete scritto. Perché non si fanno le orecchie alle pagine, blasfemi!
Poi, dicevo, c’è un personaggio che pronuncia una frase quasi del tutto pulita, quando una parola più incisiva, tipo un bel “cazzo!”, ci sarebbe stata meglio. Perché uno che vive sulla strada non può avere un linguaggio raffinato.
E in più, andando avanti, prima si fa tutto ‘sto mistero attorno alla figura dell’Imperatore, e alla fine viene pure svelata la sua identità. Che, diciamolo, è un personaggio che può tranquillamente essere l’Imperatore, un personaggio che conosciamo bene da molto tempo, ma caspita, avrei preferito rimanesse celato.
Per finire, la mamma di Valerio. Ok, voi non conoscete Valerio e io non vi dirò chi è, perché dovrete scoprirlo da soli, ma non importa. Quello che è strano, ai limiti del surreale, è che questa tranquilla casalinga si trasformi in una donna fredda e spietata, la donna che compirà il peggiore omicidio di tutto il romanzo. Si, va bene, le hanno ammazzato il figlio. Pure per sbaglio, stando a quanto ne verrà fuori, ma l’ho trovata poco verosimile. Quando leggerete la seconda parte mi saprete dire.
Però, se si sorvola su questo fatto, tutto quello che farà sarà perfettamente coerente col ruolo che le ha dato l’autore, quindi tutta la seconda parte sarà bellissima e terribile come tutte le altre.

E ora, tanto per farvi venire l’acquolina, io un pezzettino ve lo faccio pure leggere. Decontestualizzo e non vi spiego niente.
Non è neppure un granché, rispetto a tutto il resto, ma ho aperto una pagina a caso e ora vi beccate questa del Sellero. E se io fossi il Sellero, che è il personaggio di cui sentiamo più parlare, vi direi di non cagarmi il cazzo e andare avanti a leggere.

<<Pezzo di merda, è meglio che mi togli la pistola dalla tempia o finisci a fettine. Non hai idea di chi stai minacciando!>> mi dice il Maestro Nero.
Ecco, quando mi dicono questa frase del cazzo: non hai idea di chi… io non ci vedo più. Ma che cazzo vuol dire? Sei uno stronzo come chiunque altro, anzi, pure peggio se ti sei fatto piazzare una pistola alla tempia.
E quando non ci vedo più, io sparo. Blam!
Lascio cadere il capellone traforato a terra. Solo che adesso non ho ostaggi e un colpo in meno in canna. Punto la pistola verso quei quattro energumeni incazzati scrutando la loro reazione all’uccisione del capo-stronzi. Proprio in quel momento Barbara si lancia contro di me urlando come un indiano del cazzo.

Ecco, troppi cazzi, ma il Sellero è così. Ci sono killer raffinati e killer disadattati. Lui appartiene alla seconda specie. Il Sellero ti uccide perché lo guardi in una maniera che non gli piace, o perché gli hai detto qualcosa che a lui sembra vagamente un insulto.
Ma vi prometto che il Sellero vi piacerà, lo amerete follemente.
E come lui vi piaceranno tutti gli altri personaggi.

Detto questo, mi ritiro nelle sale da tortura che sto allestendo sul modello del Chiacchiera e mi dedico agli ospiti. Non vi avevo segnalato il Chiacchiera? Irrilevante. Tanto non ve li ho segnalati tutti.

Per ora è tutto. Alla prossima, cari lettori.
E se posso darvi un ultimo consiglio, non ridete di Duffy Duck. Mai, per nessun motivo. Potreste finire per farvi male.

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gelostellato – intervista a Raffaele Serafini

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Ed eccoci qui con “Re Gelo” Raffaele Serafini, in arte gelostellato, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Lo voglio! E accetto di onorarle e rispettarle finché morte, oblio o noia non ci separi!

Mica mi stai sposando, su!
Ne sei sicuro?

Insicuramente sì!

Insicuramente si. “Ni” era troppo corto?
Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

O leggiadro e merdaviglioso essere, che peristi per mano di insofferente bipede o per venefico gas o per sempiterno gelo (anche non stellato), io ti onoro, prestando giuramento a nullo tasso sul tuo esile corpo e sulle tue radiose, immote zampette!

Fatto.

Molto commovente. Dopo un giuramento così, tutti i miei lettori potranno prendere per oro colato tutte le tue parole, ma prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato proprio con quella fotografia carnevalesca?

Orcoparco! Ma io sto facendo l’intervista prima ancora di scegliere la foto! Quindi adesso devo scegliere una foto, ma sarò costretto a farlo sapendo che mi sarà chiesto il perché del gesto e così la paranoia mi travolgerà, impiegherò delle ore per scegliere (senza riuscirci), perdendo sonno e ragione, sarò costretto a imbottirmi di psychofarmaci (consigliati personalmente da Norman Bates) e poi ti chiederò un risarcimento per danno psicologico e morale! (ma se mi giri 50 euri sulla postepay la asciughiamo così, tranquillo). In ogni caso ti allego la foto che ho fatto ieri sera, semplicemente perché è l’ultima, ed è molto colorata, anche se non è rappresentativa, ché non c’ho la barba, ma è un caso rarissimo.

Insomma, ti ho fatto perdere sonno e senno, a quanto pare. E la barba te la sei tagliata tu, mica ti ho chiesto io di farlo.
E tutto per una foto! Chissà cos’altro perderai, più avanti! (ti ho fatto una ricarica telefonica da 25, va bene lo stesso?)
Allora, cominciamo… Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Dunque, gli amici che stavano leggendo probabilmente se ne sono già andati dopo il giuramento sulla mosca, quindi restano solo nemici… il che va benissimo, perché quelli sono capaci di arrivare fino a fine intervista solo per avere più materiale da criticare. Perciò come salutare voi affezionati nemici? Ovvio: non vi saluto! Non vorrei pensaste che il mio grado di nemicitudine si fosse abbassato… a me i nemici mi rendono felice!

Teoria interessante, Raffaele. Allora speriamo in un sacco di critiche in coda a questo post, ok?
Senti un po’, che radici ha il tuo nome d’arte, “Gelo Stellato”?

Puoi scriverlo minuscolo, e tutto attaccato, visto che è diventato un nick. È solo sul faccialibro che, siccome serve un nome e un cognome, sono stato costretto a staccarli (beccando un sacco di “Stellato” da Malta che mi chiede amicizia e si interroga su eventuali radici sanguigne comuni). Minuscolo, poi, perché fu il primo verso di un haiku, un haiku invernale nato in una di quelle notti in cui le stelle sono tantissime e paiono congelate, lassù nel nero. Erano cinque sillabe così belle che non trovai mai altri due versi all’altezza, e quindi ne feci un nick, una mail, un blog, una città, un Universo parallelo, un golem, una formula magica per fermare il tempo… no dai, scherzo, il golem non c’è, non l’ho ancora creato. Ah, sì. Ti dicevo che è un verso così bello che va scritto senza la maiuscola, non ne ha bisogno, per difendersi.

Divertente il fatto dei maltesi omonimi, e mi dispiace per il golem: stavo già quasi per andarlo a cercare!
E ho pure provato la formula magica, ma il tempo scorre ancora inesorabile. Secondo me c’è un trucco…
Ma ora, su tua spiegazione, vado a correggere tutti i “Geli Stellati” seguenti, cambiando maiuscole, minuscole e attaccature.

Quando ti è venuto il ghiribizzo di inventare tutto quel che riguarda il mondo delle “gelofigate” in genere?

Sono ammalato di creatività. Uno dice una frase, vedo una cosa, ascolto un suono… e mi scatta in testa un’idea, un “ma che figata sarebbe se…”. Il più delle volte, se non la scrivo nel file “idee” finisco per dimenticarmela, ma ogni tanto, le idee del web, finiscono per essere create, per prendere corpo digitale.

Una malattia per la quale ancora non esiste una cura. Per fortuna, direi!
Senti, Raffaele: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che sei riuscito a conquistare il pubblico con una delle tue trovate?

Non credo sia mai accaduto. Ma se fosse accaduto, penso che avrei pensato che le persone hanno un bisogno disperato di fantasia e di leggerezza. Non se ne accorgono, le abbiamo perse. Passano i giorni, li cominciamo e finiamo in un letto senza aver salvato niente, nessuna beltà. E allora, anche una sciocchezza come le gelofigate finisce per essere qualcosa da salvare, per dare una pennellata di colore alla giornata. Poi certo, ho pensato anche “Ma guarda te… allora non sono l’unico idiota”, ma questo è un’altra storia…

Nah, non credo che tutto sia così triste come lo dipingi. Può essere, per alcuni, come dici tu, ma magari uno è solo in cerca di cavolate divertenti, e da te trova pane per i suoi denti. Senza essere grigi e noiosi. Magari aggiunge colore a una giornata già arcobalenica, non puoi saperlo a priori.
Però sai benissimo dove andare a pescare la tua ispirazione, giusto?

Ho capito, vuoi scoprire i miei segreti eh… Di solito dal mio intorno. Un commento sul blog, una frase letta, un errore di battitura… tutto può essere scintilla. Che ne so, Cybsix in un commento dice, “Dai, te lo immagini un concorso tutto copiato?” e io invento “Un par de copioni“. Mi regalano un libro doppio, e io invento “La geLotteria“, mi stufo di non sapere mai quando inizia e finisce un segno zodiacale e invento “il mostroscopo“, ho voglia di sapere che libro leggere per diventare intelligente e io invento… ops, no, questa la devo ancora fare! Ti ho detto già troppo, ora devi morire.

Ovvio che cerco di carpire i tuoi segreti! Si cerca sempre di apprendere da chi ne sa di più, no?
E non mi importa di aver saputo troppo, d’altronde di qualcosa bisognerà pur perire, prima o poi.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Naaa. Questo non è lavoro e non mi preoccupo minimamente di queste cose di blog, e di scrittura, e di lettura. La vita è altrove, come dico sempre, e io non ho mai combinato nulla di meritevole, se non condividere cose belle, ogni tanto.

Da ciò ne deduco che lo fai per divertimento. E questa è una grande lezione per tutti, credo. Di conseguenza, manderò i miei lettori a guardare qualcosa altrove.
Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi al blog?

Ho capito… vuoi farmi mettere un link, eh. E allora linka là sopra pure la cosa che di recente mi è piaciuto di più fare: La prima storia di Cifro e Baleno, una storia per ragazzi/bambini illustrata con disegni fatti con chilometri di approssimazione, ma che reputo riusciti. Io lo trovo l’inizio di un bellissimo prodotto, e devo muovermi a scrivere la seconda puntata… ho un sacco di disegni e personaggi nuovi, da far conoscere. Per la musica… boh, ascolto tante cose e spesso nemmeno me ne accorgo. Forse una volta prestavo più attenzione, alle canzoni intese come generatrici di creatività, adesso la uso soprattutto per correre e per il piacere di ascoltare cose belle. E non ti posso rispondere con un elenco di nomi che ascolto. Ho le cartelline con dentro centinaia di mp3 targate con l’anno, apro, clicco su una a caso, più o meno, e clicco “esegui tutti”. Adesso sto ascoltando i My bloody Valentine, quello nuovo, prima ascoltavo dei pezzi di Rino Gaetano, prima ancora un vecchissimo CD di Beck, un bootleg, e mi sono svegliato con gli Stereophonics. Ecco, magari così sei contento.

Io sono sempre contento. Comunque anche tu, come molti, mi dici che ascolti un po’ di tutto. Come per l’ispirazione, che viene dalle fonti più disparate.
Poi voglio dire ai miei lettori che la seconda parte della storia di Cifro e Baleno è già uscita (e l’ho pure linkata, dopo la prima parte), e invito tutti a leggerla, perché è una cosa davvero surreale. Inoltre, vi posto una fotografia di Cifro (che gli prudeva il 2).

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Tornando a noi, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a produrre quei parti mentali che finiscono inevitabilmente per coinvolgere e divertire un così vasto pubblico di persone?

Ci sono i cuscini di Barbapapà e quelli coloratissimi, by mamma, ci sono centinaia di libri, ci sono i colori, una collezione di CD (ferma, perché non ne compro più), un piccolo tatzelwurm fantasma che trovai durante un’escursione montana, e poi basta… ah, ora ho anche una TV, dopo che per un paio di decenni non l’ho avuta… ma in effetti non la uso ancora, a parte qualche film.

Una bella stanza allegra, insomma! E il tatzelwurm fantasma ci scorrazza liberamente, immagino. Ne voglio uno anch’io!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso, ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Ahahahahah, cioè, perché il resto aveva “sense”? Okay, okay, dunque, di getto, così… è una cosa figa, sì, ma se vuoi le parole chiave andrebbe pensata… Intanto penso le parole, facciamo 20 e il resto particelle o verbi. Le dico come vengono, pensando di essere Google: 1) figa 2) culo 3) tette (e dovevi pensarlo che sarebbero saltate fuori delle parolacce!) 4) gratis (sono un google italiota, sennò era free) 5) gelostellato 6) sogno 7) ciglioni 8) come 9) gatto 10) cazzo (mi ero dimenticato) 11) mostro 12) berculsoni (non è un errore di battitura) 13) matto 14) fantastico 15) storia 16) raccapricciante 17) mescolanza 18) comparire 19) essere 20) morire.

La storia: “gelostellato morì, fu mostro, raccapricciante mescolanza di cazzo, culo, figa, tette, gatto, matto, ciglioni e berculsoni. Fantastico come una storia, sarà bello e gratis come un sogno, comparirà nei tuoi.”

Fatto, sono trenta. Se vuoi metterlo politically correct e non vuoi ricevere molti clic ti permetto di scrivere “riga, mulo, vette, razzo” vedi tu… 🙂

30 parole esatte. Ottimo, grazie!
E no, non voglio essere politically correct, voglio mantenere le risposte originali.
E taggherò quanto sopra. (Sapevo che da te avrei avuto questo tipo di parole)
Mi aspetto un’impennata di visite, allora.
E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Credi che l’intervista sia venuta bene?

E la risposta è… ?

Non mi interesso delle problematiche sessuali delle interviste!

Oddio! 😀
Bene, grazie per le risate e il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Ciao ciao, minchiofanti che non siete altro! E vi aspetto tutti sul blog di gelo.

E andateci davvero, sul blog di gelo, che troverete un sacco di roba interessante. Per esempio la geLotteria, un modo per liberarvi di un libro che non vi interessa e riceverne in cambio uno che magari vi interessa ancor meno.

Vi linko tutta la roba gelata e vi saluto.

gelostellato
pensieri di gelo
Salvadeat
Contecurte
Il Pub di Pub
Facebook

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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