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Intervista a Nicole Serra

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Nicole! Nicole Serra, ci sei? Se ci sei batti un colpo!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Certo, non ho segreti da nascondere!

Hai solo segreti da poter rivelare, allora? Che segreti sarebbero, scusa?
In ogni caso, sei sicura di accettare di rispondere in maniera sincera eccetera?

Assolutamente.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Povera mosca! Fosse stata una zanzara potevo pure capire… Diciamo che lo giuro sul mio onore di NuNamer.

No, aspetta… Qui siete tutti uguali, siete tutte mie vittime, il resto non conta. Non vuoi giurare sulla mosca? Allora il suo fantasma ti ronzerà nelle orecchie durante la notte.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perchè in questo modo si possono capire tre cose: come mi vedo io, come credo che mi vedano gli altri, e, cosa ben più imporante, il mio stile di disegno.
Ti vedi come una tipa tranquilla, serena e un po’ timida, allora. Almeno, questo è ciò che ricavo dall’espressione e dalla posa.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao a tutti! Grazie per il tempo che state dedicando a questa intervista!
Ma grazie a te per il tempo che stai dedicando tu a noi!
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Da piccolissima… Seguivo le orme di mia sorella che ha un grande talento nel disegno, e da lì ho iniziato pian piano a capire che quella poteva essere la strada giusta. Ho avuto un periodo di pausa al liceo, che in realtà mi è servito solo a tornare sui miei passi e rafforzare la mia passione.

Bello! Una passione nata prendendo esempio da tua sorella!

È un’immagine molto dolce.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

MIODIOCOSAHOFATTOFACCIOSCHIFOMIINSULTERANNOTUTTIAIUTO
(Poi in realtà è andata molto bene… ma l’ansia era tanta!)

Aiuto! 😀 Hai reso l’idea, si!

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Nella musica, nelle persone, nei lavori degli altri, nei film…

In una parola: dappertutto.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Dipende molto da ciò che devo fare, dal mood del lavoro. Se devo disegnare una scena triste, spesso ascolto i Mumford & Sons o gruppi simili. Se invece devo darmi la carica, musica epica, celtica e strumentale a volontà. Qualche volta le colonne sonore dei film d’animazione, soprattutto quando devo fare lavori che richiedono molto tempo e che sono abbastanza “meccanici”.

Oddio, i lavori meccanici! Li odio profondamente. Mi metto lì a farli, mi parte un pensiero, lo seguo, e mi ritrovo a essere andato avanti col lavoro senza ricordarmi di quello che ho fatto. E, spesso, devo tornare indietro.

Odio i lavori meccanici! Li odio! Li odio! Li odio! Li odio! (sfumando, tipo Maga Magò ne “la spada nella roccia”).

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Ho una grande scrivania nera con sopra il computer, due foto ed alcuni bigliettini che servono a motivarmi. Un balcone che non vedo l’ora di utilizzare questa estate, una finestra da cui entra molta luce, un letto gigantesco con le lenzuola di un giallo caldo e il copriletto rosso (che mi da molta gioia). Non sono molto ordinata ma cerco sempre di mettere a posto tutto prima di disegnare: uno spazio di lavoro ordinato mi aiuta a incanalare bene l’ispirazione.

Oddio, la scrivania nera! A me metterebbe ansia!

La finestra grande, però, te la invidio. Il copriletto rosso invece no: ce l’ho anch’io.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Vediamo… che ne dici di una piccola curiosità? Prima di buttarmi nel mondo del disegno, il mio sogno più grande era scrivere. Ho scritto un sacco di racconti e storie brevi, ma ad un certo punto mi sono resa conto che non riuscivo pienamente ad esprimermi. Spero un giorno di ritrovare l’ispirazione e riuscire ad unire questi due mondi. Parole utili come Tag? Efp: è stato il mio trampolino di lancio nella pubblicazione dei miei lavori, anche se a quel tempo si trattava di fanfiction e non di illustrazioni.

Efp? Che sarebbe?

In ogni caso, spero davvero che tu riprenda in mano la scrittura. Se un giorno dovrai disegnare una storia tua, ti servirà moltissimo sapere le regole di quel mondo.

Però peròpperò… Sono 89 parole, non sono trenta. E se mi sono concesso di augurarti il meglio, di certo non posso passare sopra a questa cosa.

Ecco allora le tue domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?
Non ho fatto caso alle parole, perdonami! Non sono mai stata brava con i numeri e con i limiti. Tornando al blocco artistico… Lo lascio passare. Ho provato vari metodi, ma è l’unico che per me funziona. All’inizio vado nel panico, mi arrabbio, provo a disegnare… Poi capisco che è un periodo no, mi ripeto che passerà, guardo un sacco di film, ascolto molta musica, leggo un buon libro, vado a fare una passeggiata e cerco l’ispirazione lontano dal foglio bianco. Di solito mi basta qualche giorno per ricominciare, a volte più di una settimana. L’importante è ricordare una cosa: prima o poi, passa.
(E comunque, mangiare aiuta anche nel blocco artistico :P)

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Adoro Instagram! E’ in assoluto la mia piattaforma preferita, semplice e immediata. Da sola però non basta, è più un “contorno” ad altre pagine per postare wip e sketch. Ho deciso di aprire una pagina Facebook per raccogliere i miei lavori. La mia prima piattaforma artistica è stata DeviantArt e la utilizzo ancora adesso per le commissioni.
Uhm… direi che il punto cardine sia la costanza negli aggiornamenti. E il cercare di capire cosa piace al pubblico.
A proposito, ti lascio qualche link, che mi spiego molto meglio con i disegni che con le parole!

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Credo di essere nella media. Ho ancora tempo per eccellere nella qualità dell’opera, e la mia velocità di realizzazione dipende molto da impegni e ispirazione. Per ora posso darmi una stellina per l’impegno: sono quel tipo di persona che dà il meglio in ogni lavoro che deve realizzare. Spero che questo faccia la differenza.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Se per valore intendi il livello di realizzazione, credo sia ovvio che più un’opera è accurata, più ci vuole del tempo per realizzarla. Personalmente non presento mai un lavoro incompleto, preferisco prenderemi qualche giorno in più e dare il meglio di me. Poi entra in gioco la pratica (prima impiegavo molto più tempo a colorare, ma i lavori erano qualitativamente peggiori), ma quella è un’altra storia.
A parità di capacità tecniche, direi che il tempo è direttamente proporzionale al valore, e quindi al livello, dell’opera.

Vai controcorrente: sei la prima che mi dice che più tempo ci metti, più alto è il valore dell’opera. Ma tu hai risposto interpretando il valore come “valore artistico”, mentre io mi riferivo al vil denaro.

Non importa, va bene così.

Come già detto, non sono brava con i numeri, sono sempre l’ultimo dei miei pensieri! Vale lo stesso principio, comunque: più tempo ci si impiega, più ha valore sia artistico che economico. Trovo che le due cose vadano a braccetto.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Se potessi disegnare una sola cosa per il resto della tua vita, quale sarebbe?

E la risposta è… ?

Donnine. Donnine ovunque. Trovo che il corpo femminile abbia un’armonia meravigliosa.

È quello che dico sempre anch’io. Al di là di facili battutine, che preferisco evitare qui come nella vita reale (è difficile trovare qualcuno con cui parlare seriamente di certe cose), il corpo femminile, con le sue rotondità e sinuosità e morbidezze e armonie, è già di per sé un’opera d’arte.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Ci siamo trovati a parlare di Inside Out, in privato. Quali sono le cinque Emozioni che muovono i tuoi pulsantini interiori?

Curiosità, Pigrizia, Gioia, Determinazione, Fretta.

E ti assicuro che quando Fretta e Curiosità lavorano insieme diventa un bel casino!

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Ciao! E’ stato un piacere, spero di non avervi annoiato 🙂

Una persona che si racconta non è mai noiosa.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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