Articoli con tag: disegno

Intervista a Miss Chroma

miss chroma

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Siamo in compagnia di Miss Chroma. Che le crome a me ricordano la musica, ma qui parliamo di altro.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Si ^^

Ne sei sicura?

Sì, sì

Bene. Mi piacciono le persone così sicure.
Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma che schifo!

Non ho parole. Mica si sta decomponendo!

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella (foto, immagine, ninnolo o quant’altro)?

Èun lavoro fatto durante il corso della Genius Academy nel quale, grazie ai consigli del sommo Antonio de Luca, sono riuscita a fare una cosa totalmente pittorica e ne vado piuttosto fiera.

Fiera nel senso di “manifestazione”, di “bestia” o di “autocompiacimento”?
(erano anni che volevo fare questa battuta! 😀 )

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao ragazzi 。^‿^。! Mi chiamo Marina in arte Miss Chroma e sono un’illustratrice.
Visto che tutti sbagliano, in nick Chroma viene da “colore” e non dalla nota musicale né dall’automobile 🙂

Ecco, grazie per la spiegazione. Ora l’hai detto, così tutti lo sanno e nessuno sbaglierà più.
E se qualcuno sbaglierà, avrai un valido motivo per prenderlo a randellate sui mignoli dei piedi.
Bene. Almeno non sei un’illustratruce.
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Ho sempre disegnato, ma l’ ”epifania” l’ho avuta durante il periodo delle scuole medie, quando ho cominciato a comprare il mio primo manga: Ranma ½.

Ranma ½ è stato anche il mio primo manga! Andavo in edicola pattinando, univo l’utile al dilettevole.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Oddio… e chi se lo ricorda!
Di solito, però, penso sempre la stessa cosa: “spero che piaccia almeno a qualcuno”

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

beh, grazie a internet è molto cambiata la mia ricerca, ora ci sono Tumblr, Pinterest, Pixiv. Ma anche gli stock di foto, si trovano dei paesaggi stupendi.
In tempi antichi c’era la biblioteca, e fotocopiavo i libri per tenermi le cose che più mi interessavano.

Fotocopiavi I libri. Beh, in effetti un tempo si poteva anche fare.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Ascolto di tutto, mi piace ascoltare le soundtrack dei telefilm che vedo, tipo Game of Thrones, Person of interest o The Black List. Amo anche le colonne sonore degli anime, come Free!,o dei giochi come Dmmd. Adoro l’indie rock degli Yeah yeah yeahs. Ultimamente mi accompagna molto anche la musica di Ezio Bosso.
Comunque ho una bassa resistenza per il lavoro notturno, il sonno è sacro per me!

Il sonno è sacro. Si, posso essere d’accordo con te.
Però mi piace di più dormire la mattina, anche se la cosa mi è negata.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Non è molto grande la stanza in cui disegno, ho una sedia da ufficio molto comoda, la mia scrivania è piena di cose, tra PC, tavoletta grafica, fogli, acquerelli e molto altro.
C’è anche posto per la cuccia della mia cagnolina e ovviamente per il mio amato letto.

Cani. Non mi piacciono molto, I cani: ti stanno sempre addosso, sono invadenti… Molto meglio un gatto, almeno si arrangia a fare tutto.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Ti racconto una storia stupida.
Come tutti i giorni suona la fastidiosa sveglia. Elena è pronta per cominciare la sua noiosa mattina nel suo liceo scientifico. Ancora mezza addormenta, si dirige in bagno, ma c’è qualcosa che non va. Si sente piú alta del solito e ha una strana sensazione, forse non doveva fare cosí tardi la sera prima, leggersi tutto quel web comic yaoi coreano fino alle 4, stavolta ha proprio esagerato.
Si guarda allo specchio e rimane sconvolta!
È diventata un ragazzo!

Oppure un mio pezzo di vita.
La mia passione per il disegno, terminato il liceo artistico, finì lì. In parte scoraggiata dalle mie stesse insegnanti sull’andare all’accademia, in parte perché di corsi sul disegno, ai miei tempi, ce ne erano pochi o, se esistevano, erano troppo costosi, scelsi di andare all’università. Facoltà di Fisica per la precisione. Non è andata molto bene, sono durata tre anni buoni e poi ho mollato. Ma in quel periodo, avevo tipo 20 anni, scoprii la mia passione per lo yaoi, era il tempo d’oro delle fanfiction su Slam Dunk e me ne innamorai perdutamente. A causa di quelle storie ripresi la matita in mano e ricomincia a disegnare, maschi per la precisione XD.

Non osare! Nessuna storia è stupida! Al massimo può essere banale, o brutta.
Ma le storie sono frutto della fantasia, e la fantasia è diversa per ognuno, in base alle proprie esperienze. Una storia può piacere e può non piacere, ma va comunque trattata con rispetto.

In ogni caso sono 203 parole. Eppure hai studiato fisica all’università, la matematica dovresti averla imparata bene.

Adesso è l’ora delle domande scomode, e per te doppia spinosità. Hai sforato il limite come nessun altro prima di te.
E non hai nessuna attenuante, potevi contarle.

I periodi di blocco esistono.
Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Nello stesso modo: mangiando XD!! Ahaha no, scherzo, anche se ammetto che mangio di piú quando sono bloccata.
Il mio suggerimento è: disegnare dal vero.
Ma dipende anche dalla causa del blocco. Spesso è per motivi slegati dal disegno e in quel caso serve un po’ di sana autoanalisi e bisogna divertirsi, cercando di non pensare troppo. Andare al cinema, visitare mostre, rilassarsi al mare. Insomma, liberare la mente.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Veramente sparo nel mucchio! Cosí forse ne becco uno!
Sinceramente no lo ho ancora capito. Per chi ha suggerimenti, sono tutta orecchi.
Uso facebook tramite la pagina, ma è davvero difficile farsi notare se non si fanno almeno due disegni al giorno non ti si fila nessuno altrimenti. (poi aggiungici l’algoritmo di fb che penalizza le visualizzazioni quando non si sponsorizzano i contenuti,una bellezza)
Con Tumblr e instagram spesso ho piú riscontro. Recentemente ho scoperto un nuovo social, si chiama Paigeeworld e non è male.

E poi hai qualcosa su blogspot, giusto? Giusto.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Oddio essendo una che tende all’illustrazione pura ti rispondo su questo più che sui fumetti. Cerco di trovare un equilibrio tra le due cose, la qualità di un lavoro non si basa solo sul tempo, anzi, spesso mi vengono lavori di maggiore qualità quando impiego meno tempo a realizzarli.
Una regola d’oro che mi consigliò Sam Nielson è quella del “20/80”.
Cioè: impiega l’80% del tuo tempo per realizzare il 20% dell’opera, la parte che tutti guarderanno di piú, non so, per esempio il viso, gli occhi del personaggio, insomma la parte piú importante.
E il restante 20% del tuo tempo invece impiegalo per finire l’80% della tua opera.
Detta in parole semplici, focalizza il tuo tempo sulla parte piú importante del lavoro. Aggiungere dettagli inutili in un’opera il cui soggetto è per metà al buio non ha senso, lo sai soltanto tu che ci sono dei minuscoli pori nella pelle, sulla guancia, in ombra XD.

Ti ringrazio. Questo è un consiglio prezioso, e il rivelarlo a tutti denota una certa umiltà da parte tua. E questa cosa mi piace, perché non fai quella “sul piedistallo”, ma rimani qui con noi a condividere quello che sai. Grazie. Davvero.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

io vado a momenti e sono molto emotiva, purtroppo. Capita che una cosa fatta estemporaneamente venga meglio di una studiata per lungo tempo.
E poi tutto quello che faccio ha valore, altrimenti non lo farei.

Questo pensiero mi piace. Se tutto quello che fai ha valore, di certo ci metti cura e impegno. Perché le cose che non hanno valore si trattano con più noncuranza.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

ah boh! Non lo so… Lascio a te l’onore di farmi una domanda in piú.

No, non te la fo. È tempo che tu faccia una domanda a me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

OK, allora visto che ti piace fare domande a noi artisti, cosa ti piace in un lavoro di un fumettista /illustratore? Da cosa vieni attirato e quali sono i temi che ti piacciono di piú? ( sono stata brava, niente domande scomode)

Cosa mi piace? Diciamo la capacità di sorprendere. C’è chi, in una sola illustrazione, riesce a cristallizzare un momento che sembra reale, o che comunque comunica qualcosa.
Mi piace anche fermarmi ad ammirare qualcosa che io non sarò mai in grado di fare, perché ho provato a disegnare, e qualche risultato l’avevo anche raggiunto, ma ci vuole un impegno e una dedizione che non sento di avere… E quindi ho perso la mano. Ho disegnato per un anno a metà anni 90, poi non ho più preso in mano una matita se non per prendere appunti.
Per quanto riguarda le tematiche, invece, sono un lettore (quasi) onnivoro, quindi non fa una gran differenza. È più il tratto che mi attira.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

oh di già! C’avevo preso gusto. E vabbè, ci si vede ragazzi!
(^o^)/Bye, bye!

Se vuoi possiamo continuare ancora un po’… Vuoi?
No?

E allora questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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#chidisegna – Intervista a Marianna Balducci

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Cari lettori, ho il piacere di intrattenere (e intrattenervi) con Marianna, un’illustratrice riminese che cura un blog godibilissimo!

Grazie Riccardo, ci sono voluti anni di godibilitudine applicata molto seriamente perciò ringrazio la commissione e accolgo tutti a braccia aperte.

Quale commissione? Qui ci sono solo io, signore incontrastato del mio antro, quindi eventualmente puoi abbracciare Me, ok? (patpat – pacche amichevoli)

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sìsssignore.

Ne sei sicura?

Non sono nata per vivere nel pericolo, ma credo che questa volta rischierò.

EEEEEEEH! Esageraaaata!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Affinché il suo nobile sacrificio non vada sprecato, lo giuro!

Non era un nobile sacrificio, è morta di fame anni fa. Qui la signora delle pulizie non passa spesso, sai, la faccio venire due o tre volte ogni eone. Troppa pulizia nuoce ai ricordi, si rischia sempre di spazzare via qualcosa di importante.
Come la mosca, per esempio.

Pace all’anima sua.

Amen, sorella.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quel misto di foto e immagine? E non dire che è perché sei illustratrice e ci metti la faccia, che è banale!

Perché è uno di quei progetti con i quali riesco a raccontare in modo immediato una buona componente del mio lavoro: da qui ho iniziato ad usare l’hashtag #chidisegna e a costruire una sorta di piccolo manifesto programmatico coerente con il mio approccio a questo mestiere che è anche una passione, che è anche una terapia, che… che… che… In ogni caso “Chi disegna ci mette la faccia” è questo: io mi espongo, personalmente e professionalmente; come in ogni lavoro che si rispetti, sono responsabile di quello che produco e comunico. Quando lo faccio per me e non su commissione, posso permettermi di essere anche sfacciatamente sincera 😉

Sapevo che lo avresti detto nonostante l’avvertimento. Ma vabbè, qui non si butta via niente, facciamo un polpettone con il tutto alla fine. No, non “il tutto” in senso buddistico!

Comunque, un mestiere che è una passione l’ho sentito. Ho sentito pure il contrario, invero (una passione che è un mestiere), ma un mestiere usato come terapia proprio mai. Andrò a trovare il tuo analista, gli chiederò lumi. Ne uscirò sicuramente con qualche candela.

Il mio terapista è attualmente impegnato a srotolare la spirale di vergogna in cui mi sono rintanata dopo averti dato una risposta così prevedibile. Ma c’è uno splendido laboratorio di candele artigianali a San Marino, un tiro di schioppo da dove sono io.

Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

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Hahahahaha! Dai, questo è il miglior saluto che i miei lettori abbiano avuto, finora!
Fa ridere il giusto, e ti presenta pure. E’ la dimostrazione che #chidisegna #sapuredivertirsi 😀

Non sono pratico di #hashtag, quindi qui mi alleno e ne userò a profusione, ok?

#seiilbenvenutofinchècontinuiafarmituttiquestibeicomplimenti

Come mai hai scelto di titolare il blog col tuo nome anziché scegliere un titolo a casaccio tipo “venditore di pensieri usati” o altre amenità del genere?

Il blog è nato in un periodo in cui avevo bisogno di smuovere un po’ le cose, di espormi di più e mettere alla prova quello che speravo sarebbe diventato il mio lavoro. Il nome perciò è rimasto quello adolescenziale e divertito di quando avevo troppa paura per prendermi sul serio. Ora, dopo un sano confronto, molta applicazione e continua ricerca, sono arrivata a poter iniziare a parlare del disegno come parte importante del mio lavoro, ma il blog rimane impostato come qualcosa di fresco e leggero, senza la pretesa di essere un portfolio professionale e per ora va bene così.

Con “il nome è rimasto quello adolescenziale” intendi dire che il nome infantile e il nome adulto sono diversi da quello lì? Cioè, dai, non ti sei spiegata bene, oppure magari intendevi proprio quello… è ambigua sta cosa, ma mi piace. #oraperòspiega.

Intendevo marymarycomics che compare nell’url, ma ora che il mio saggio template fa troneggiare il mio nome e cognome in testa sono donna felice e realizzata in effetti.

Contenta tu…
E quando ti è venuto il pallino di disegnare?

La mia mamma è una pittrice e fin da piccola mi coinvolgeva in giochi ed esperimenti in cui la manualità faceva da padrona. È sempre stata anche molto attenta a mantenere quel sano equilibrio tra affetto e lucidità critica che mi ha consentito di comprendere quanto il disegno fosse importante per me e quale fosse la strada che autonomamente dovevo coltivare. Quindi direi che disegno da sempre (ohdddio, come quei cantanti che ai provini dicono “Io canto da quando avevo 3 anni, facevo pianobar con il mio papà”… ops).

Il sano equilibrio fra affetto materno e lucidità critica è una cosa difficilissima da coniugare. Complimenti alla mamma, allora! Abbiamo capito che è colpa sua se io ti sto interrogando, adesso!
Ma l’adesso è recente, e io voglio conoscere qualcosa di prima, qualcosa di meno attuale, quindi ora ti chiederò della tua prima volta, perché #laprimavolta #nonsiscordamai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato al pubblico le tue opere?
(paura, eh?)

Mmmmh… Di sicuro ero in preda a un turbinio di ansie, slanci di vanità, desiderio di comprensione, tic nervosi. Eh sì, sono un goccino emotiva e forse anche un po’ nevrotica, ma nulla di grave per ora (disse picchiandosi la testa con un pollo di gomma).

Ah, con un pollo. Un pollo…

E dove vai a pescare la tua ispirazione?

In quello che leggo, in quello che faccio (affianco il disegno ad altre attività e progetti di comunicazione), in quello che ho studiato (ho scelto di fare studi di moda proprio perché era lì che vedevo il massimo livello di creatività e contaminazione innovativa e, per quanto i miei lavori abbiano un loro percorso, mi ha aiutato molto familiarizzare con linguaggi come questo. Molto viene dalle persone che frequento. Ho la fortuna di avere intorno alcune persone che amano giocare con me e quando si crea la giusta complicità ne possono uscire risultati interessanti, vedi questo per esempio.

Heh, Kegguàggua… l’avevo già letto e ne avevo già riso. Attenta, però, che se mi lasci le parentesi aperte poi fa corrente e ti raffreddi. Vedi di chiuderle! 😛

Chiedo infinitamente perdono. Odio i refusi, sono il male e mi fanno sembrare una cattiva persona, lo so. Se deciderai di non richiudere la parentesi per ricordare il mio misfatto alla pubblica piazza accetterò a testa china (e no, non disegnerò quest’ultima cosa che ho detto nonostante la tentazione sia fortissima e la china stia già facendo capolino dal cestino da cucito… sì, tengo chine e matite in un cestino da cucito e sai che è vero).

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No, la tengo aperta, così cambiamo l’aria.
E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi essere la tua “Opera Magna”?

Di esperienza c’è da farne ancora tanta e ci sono ancora molti territori da esplorare. Di sicuro ci sono un paio di lavori che rappresentano due parti importanti di me: il primo è il videoclip realizzato in stopmotion per Dominic Miller (noto per essere il chitarrista di fiducia di Sting, ha una sua produzione solista ed è stato molto bello mettere le mani su uno dei suoi pezzi), la stopmotion fotografica e illustrata è una delle cifre con cui mi piace molto sperimentare e questo è stato un progetto di rilievo internazionale che senza la rete non sarebbe certamente mai arrivato; l’altro è un progetto in uscita proprio in questi giorni, “La Saraghina in gita”, un libro-gioco che racconta la mia città (Rimini) ai bambini e con il quale ho potuto dare un piccolo segnale di affetto al mio territorio che amo moltissimo e che mi ispira continuamente.

“Catalan”:

“La Saraghina in gita”:

Oh, mamma! La stop motion è fantastica, e mi ha riportato alla mente un mio vecchio personaggio che… Ma non stiamo parlando di me. E la saraghina è un’ottima iniziativa!
Ecco, ora che mi sono disipnotizzato da quel filmato posso riprendere a farti domande.
A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi alle tue creazioni?

Quando l’idea deve prendere forma ho bisogno di silenzio, a volte anche altre persone nella stanza rischiano di distrarmi. È un momento in cui ho bisogno di molta concentrazione e di brutale isolamento. La musica mi piace moltissimo e mi coinvolge a dismisura perciò devo calibrare bene quando e come ascoltarla mentre lavoro. Spesso certe canzoni sono la causa scatenante di alcuni progetti illustrati. I generi sono i più disparati comunque: dal rock al cantautorato italiano ai polpettoni da musical fino ad arrivare a un repertorio di musica vintage (varietà italiano dei decenni passati, gruppi vocali americani anni ’30-’40) che mi diverte da morire e trovo spesso molto in linea con i mio modo di filtrare la realtà.

Mmm… a parte il rock, il resto è una musica con cui non mi rapporto molto bene, preferisco roba più moderna e aggressiva.

Avremo modo di scambiarci le compilation se credi.

Il credo ha poco a che fare con la musica, ma sì, avremo tempo e modo. Non qui, non ora.
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a disegnare?

È decisamente piena. Troppo piena. Piena di libri, di oggettini, di fogli, di foto, di cd, di cose che non c’entrano niente e dovrei mettere a posto. Nei periodi di “gestazione” di un progetto sono un disastro perché ho bisogno di averlo bello disteso sotto gli occhi e di lasciarlo lì anche per diversi giorni a volte. Poi c’è ovviamente il computer (disegno a mano ma spesso coloro in digitale e comunque anche per altri progetti mi è fido compagno). C’è anche una finestra che è molto molto importante.

Che sia piena di libri è un punto a tuo favore. Il venditore fa grossi sconti a #chilegge.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese od onorarmi con un disegno fatto per l’occasione… insomma, vedi un po’ tu!

Il Venditore di pensieri usati mi vedeva piluccare tra la sua merce e appuntare sul blocco schizzi: “Marianna Balducci, lei lo sa che #chidisegna consuma un sacco di pensieri?”

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Piluccare! Che lemma affascinante, mi piace un sacco! 🙂
E mi hai regalato un’immagine mica da ridere, che diventerà header del blog, poi, ritagliando me pure avatar per tutto, poi l’ho già impostata come sfondo del telefono, del desktop, pure quello del PC di lavoro…
E sei la prima che risponde a questa domanda con un disegno, e la prima che ha dato forma alla mia mercanzia! Cioè… c’è proprio tutto: vecchi album di fotografie, qualche libro, alcune teste importanti, ovvero quelle che sono rimaste qui dopo essersi fatte intervistare e, appesi al soffitto, i pensieri già usati da altre persone… e qualche ombra nascosta!

Insomma, grazie!

Sorpresa meritata, venditore.
Felice sia stato apprezzato.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Lo staff di Jim Henson sta ampliando la sua gamma di personaggi. Vuoi essere uno dei Muppet?

E la risposta è… ?

Ti prego facciamolo, ADESSO.

Facciamolo… cosa? Bah, affari tuoi.

Quando accanto a Kermit la rana ci sarà il pupazzo di una disegnatrice dalla chioma rossa allora tutti capiranno… muahahah

Mi sa che tutti hanno già capito…
Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Grazie a Riccardo e ai suoi acquirenti, fornitori, pusher, addicted di pensieri usati.

Grazie a te, Marianna, di averci (plurale majestatis) regalato un bel po’ del tuo tempo, l’articolo più prezioso del mio negozio.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori! Vi ricordo che potete cercare Marianna con l’hashtag #chidisegna o andare a trovarla direttamente sul blog, così potrete vedere altre illustrazioni.

Ora vediamo di chiudere quella parentesi, va’, che c’è un brutto spiffero. ). Ecco.

Alla prossima, cari lettori!

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Backdoor

La cosa singolare era che quell’appartamento non esisteva.
Eppure era là, ci si poteva entrare e uscire, e Arianna ci abitava pure. Con suo marito.

Mi spiego: lo stabile in via Solferini era vecchio, con le pareti esterne ancora al grezzo, ma tutto sommato ben tenuto dai suoi inquilini, tutti proprietari ognuno della propria porzione.

Arianna ufficialmente abitava lì, ma tecnicamente era come se non ci fosse.
Lei aveva semplicemente disegnato un accesso secondario sull’unica parete non recintata, l’aveva aperto ed era entrata. Vi mostro una foto, così potete rendervi conto di quello che sto cercando di dire dire.

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Dicevo, era entrata dalla porta disegnata, sì, e una volta dentro aveva disegnato ogni stanza, ogni finestra, ogni dettaglio dell’arredamento.
E aveva iniziato a vivere lì senza arrecare alcun disturbo agli altri inquilini, se non quello della propria presenza in casa.

L’ingresso era disegnato esattamente sul muro del mio appartamento, grossomodo dove avevo il salotto.
Me ne accorsi un giorno, mentre stavo pulendo i vetri della finestra della camera da letto, che è quella che si intravede sull’angolo in alto a sinistra, e lei stava giusto uscendo.
Mi guardò sorridendo, strizzandomi l’occhio. Salutò il marito, poi me, quindi se ne andò per la sua strada. Prese l’auto e partì.

Io rimasi lì, attonito, con la bocca aperta e lo strofinaccio ancora in mano. Pulivo il vetro meccanicamente, in modo circolare. Non riuscivo a credere a ciò che avevo visto, era una cosa troppo surreale per poter essere accaduta realmente.
Lasciai cadere la spugna, tanto per avere una scusa per uscire e verificare l’esistenza della porta.

E la porta, in effetti, non esisteva. Era rossa, con la maniglia dorata e due vetri a foggia di cuore per renderla più luminosa, ma era solo un disegno. Un bel disegno.
C’era un campanello, lì a sinistra, disegnato anch’esso, coi due nomi scritti in corsivo.
Provai a suonare, poggiando il dito sul muro, e venne ad aprirmi il marito. Roberto, disse di chiamarsi, e mi invitò a entrare.
Non riuscivo a capire nulla: lì, dove avrebbe dovuto esserci il mio salotto, c’era una cucina stile country, bianca con le finiture verde acqua, dipinta ad acquerello.
Poi erano state sviluppate tre camere da letto: quella matrimoniale, con i colori a matita, quella per i futuri bimbi, coi pastelli a cera, e una camera per gli ospiti, tratteggiata a china.
C’erano anche un salotto, due studi distinti e due bagni.

Mi girava la testa. Tutto era un disegno, ma tutto era perfettamente funzionante.
Il fornello, dove Roberto mi ha preparato un tè, la tazza, disegnata anch’essa, ma capiente e calda. Pure i biscotti erano disegnati, ma talmente buoni…

Era una cosa incredibile. E nessuno poteva farci niente, perché non cera niente che potesse essere fatto.
Una degli inquilini, la vecchia Gavazzi, nota scassamaroni, aveva provato a chiamare le autorità competenti, ma quando arrivarono trovarono solo un disegno sul muro.
Sembrava reale, da com’era ben fatto, ma pur sempre un disegno, opera di qualche buontempone.
Le suggerirono di chiamare un’impresa di pulizie, se proprio le dava noia, ma la cosa terminò lì senza altri strascichi.

Eppure, Arianna e Roberto uscivano ogni giorno, per andare al lavoro, a fare la spesa, a fare qualunque altra cosa… e poi rientravano, come niente fosse. Li sentivi a volte litigare, altre volte guardare la TV ad alto volume, o cucinare… insomma, a fare tutte quelle cose che si fanno entro le mura domestiche, pur non essendo realmente da nessuna parte.

Potete credermi, oppure no, non m’importa. Io vi ho semplicemente raccontato ciò che vedo ogni giorno, e se vi va potete venire a vedere con i vostri occhi. Via Solferini, numero 9. Arianna esce alle 8.00 e rientra alle 18.00; Roberto è un turnista.

Ormai ho imparato a convivere con la cosa, ma ho cambiato la disposizione del salotto. Ho rifatto l’arredamento, cosicché ora, sulla porzione di parete immediatamente dietro a quella porta, c’è un grosso armadio.
Non si sa mai che potessero pure entrare da me, quando non ci sono.

(Thanks to Mika. Per il disegno)

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