Articoli con tag: fantascienza

Il gioco dei pianeti (****)

Di Ray Bradbury

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205 pagine
Edizione Rizzoli (BUR)
Iniziato il 29/05/2014
Finito il 08/06/2014
 
Ray Bradbury, cari lettori. Quello di “Fahrenheit 451”, che quando lo lessi non mi era piaciuto.

Ecco, vedete… Ognuno ha diritto a una seconda possibilità, e io al buon Ray non ho voluto negarla, quindi eccomi qui a parlarvi di questa raccolta di racconti.
Chi troviamo qui? Tante persone, tanti personaggi, tantissima volontà di trovare del buono nel cuore degli uomini.
 
Troviamo “l’Uomo Illustrato”, un tizio che è stato tatuato da quella che lui definisce una strega in grado di viaggiare nel tempo.
Ha il corpo interamente inchiostrato, e durante la notte i disegni si muovono, cambiano, raccontano storie passate e future, prevedendo gli eventi a venire.
 
Troviamo uomini di colore emigrati su Marte, carichi di odio per gli uomini bianchi che li avevano ridotti in schiavitù ma che, dopo aver visto la miseria in cui ora versano, decidono di perdonarli e ricominciare da capo assieme a loro.

E poi ci sono tutti gli altri racconti.
Cosa ci troviamo dentro? Tanto Marte, e tanto Dio. Ci sono molti improbabili futuri in cui l’umanità, o parte di essa, migra su Marte per i più svariati motivi, e può capitare che ci vada qualche sacerdote e vi trovi delle pure anime che hanno raggiunto uno stato di pace e serenità, oppure, puntando su un altro pianeta non meglio definito, alcuni militari arrivino cinque minuti dopo che si è manifestato Gesù e trovino la gente in estasi mistica.
 
Quello che scrive è accattivante, ho assaporato ogni parola, ogni attimo, la scrittura è fluida e si lascia leggere agevolmente, ma… ecco, c’è da dire che dopo i primi tre o quattro racconti si capisce il meccanismo delle sue storie, cosicché le altre si sa già dove andranno a parare dall’impostazione dell’incipit, di conseguenza il ritmo di lettura viene rallentato.

Se appena si inizia a leggere la raccolta c’è la curiosità e la voglia di scoprire, dopo qualche pagina la sensazione è quella di rileggere lo stesso copione in salse differenti. Dio e Marte. Dio e altri pianeti. Marte e altri pianeti. Marte e la Terra. (Ok, abbiamo anche un viaggio nel tempo, ma uno soltanto.)

E dove non ci sono Dio né Marte né altri pianeti, ci sono comunque i razzi.
Spesso il racconto inizia coi ricordi del protagonista, che si divertiva alle sagre paesane a vedere i razzi che esplodevano come fossero frammenti di stelle e ora eccolo lì, davvero a bordo di un razzo, immerso nel nulla a miliardi e miliardi di miglia dalla Terra.

E dentro il razzo c’è il protagonista, ci sono altre tre o quattro figure così secondarie che a malapena sappiamo che esistono, e un capo idiota che nega l’evidenza, che non capisce la situazione, che si deve fare come dice lui… insomma, che fa “il capo”.
 
Bene, cari lettori, non mi dilungherò oltre. Vi dirò che se si legge un racconto al dì come se fossero pastiglie ci si stufa meno, e vi dirò pure che è fantascienza da due soldi. Non nel senso che sia scritta male (tutt’altro!), solo che ciò che descrive sono i voli pindarici che tutti abbiamo fatto da bambini, quando sognavamo di salire su un razzo a caso e andare sulla Luna o su Marte a nostro piacimento, magari senza tuta né casco.

“Storielle di fantascienza per chi vuole raccontare di averne letta”, recita la quarta di copertina. Più o meno.

E allora, cari lettori, vi chiederete: perché mai leggere questi racconti?
Perché semplicemente sono leggeri, riportano appunto alla mente i viaggi spaziali che facevamo da bambini.
E poi perché alcuni sono ricchi di significato, altri hanno un finale inatteso, o forse sono solo belli da leggere, magari assieme a qualcos’altro.

E perché alla fine ritorna l’uomo illustrato, del quale ho accennato all’inizio, che ci fa capire il senso di tutto ciò che abbiamo letto. Attraverso questo personaggio, Ray ci dà la chiave di lettura per farci capire quello che ha voluto raccontarci.

Detto questo vi saluto e vi auguro una buona lettura.

Alla prossima!

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La macchina del tempo (****)

di H. G. Wells

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Cari lettori, ho finalmente letto questo piacevolissimo racconto di uno dei padri della fantascienza moderna.
La Macchina del tempo è un racconto di poco più di centotrenta pagine, si legge in un soffio ed è una storia accattivante.

Si parte dal presupposto che le dimensioni non siano tre ma quattro, e che la quarta sia il tempo. Per noi è una cosa ovvia, ma all’epoca di Wells era una genialata, per così dire.
Comunque, il racconto si apre spiegandoci la geometria con questo nuovo punto di vista. Per farla breve ci dice che un cubo, per esistere, deve avere non solo un’altezza, una base e una larghezza, ma deve anche durare nel tempo, ed ecco che inizia a spiegarci come possiamo muoverci agevolmente lungo la lunghezza e la larghezza, come per muoverci in altezza siano stati inventati i palloni aerostatici e dell’ovvia conseguenza di tutto ciò: con il mezzo adatto, ci si potrebbe muovere avanti e indietro nel tempo.

Ci fa vedere a questo punto un modellino che, dopo aver mosso una leva, scompare per sempre. Ci viene suggerito che stia viaggiando nel tempo, e che il processo sia irreversibile, ma ci viene detto pure che “il viaggiatore del tempo” (così Wells chiama il protagonista) ha una vera macchina del tempo e che a breve farà egli stesso un esperimento, a suo rischio.

Ebbene, una sera raduna dei conoscenti per cena, lui arriva stanco e bianco di polvere, affamato e pallido; saluta i commensali, si fa una doccia e inizia a descrivere il futuro.
Prima ci racconta del viaggio nel tempo, di come abbia visto accelerare il corso del tempo sempre di più fino a vedere la notte fondersi col giorno e i millenni scorrere come fossero secondi, mentre era ai comandi della sua invenzione.

E del futuro ci dice che i primi esseri umani incontrati non parlano la sua lingua, mangiano solo frutta, e che gli animali sono scomparsi. Va poi avanti parlandoci del livello di benessere raggiunto nell’anno 802.701, ovvero l’anno in cui si trova, paventando teorie e smontandole subito dopo.
Infine ci parla anche del misterioso e terribile popolo che scopre abitare nel sottosuolo.
Diciamo che la macchina del tempo gli verrà soffiata da sotto il naso e lui scopre i Morlocchi mentre tenta di ritrovarla, certo del fatto, dopo alcune indagini, che siano stati loro a portargliela via.

I Morlocchi, dicevo, sono appunto quegli esseri che abitano sottoterra, e gli Eloi (gli esseri di superficie) hanno di loro una paura folle. Il perché non ci verrà rivelato, ma sarà facile supporre che i Morlocchi si cibino di Eloi.

Alla fine il viaggiatore tornerà nel suo tempo e ci narrerà la storia di cui sopra.
Il giorno successivo al suo ritorno lo vedremo armato di zaino e macchina fotografica dirigersi nuovamente verso la macchina del tempo e… ecco, lascio a voi scoprire cosa accadrà alla fine.

Questo è tutto, per quanto riguarda la storia. Per ciò che concerne il contenuto, invece, potremmo soffermarci in molti grandi temi, fra cui Comunismo e Capitalismo e la sconfitta morale di entrambi i modelli, ma ciò che vuole farci notare Wells è, secondo me, il fatto che una volta raggiunto un certo livello di benessere l’umanità non possa avere altro che un declino, una decadenza, e tornare nuovamente a uno stadio primitivo, incuranti della cultura, dell’arte e di mille altre cose. Wells ci dice che l’umanità tenderà a sopravvivere a se stessa, nulla di più. Ciò si evince nel momento in cui metteremo piede nel museo. Come, quale museo? Quello di cui non vi ho parlato, mi pare ovvio: ormai dovreste saperlo che le cose più belle restano mezzo celate fra le righe, in modo che possiate scoprirle e ammirarle coi vostri occhi!

Bene, non mi soffermo oltre su questo libretto di poche pagine ma di molti contenuti, un racconto precursore del genere fantascientifico e, a quanto ho potuto capire, pure del genere Steampunk, uno dei primi tentativi in tal senso.
Un libro immancabile nelle librerie di chiunque apprezzi questo genere, e sicuramente una bella avventura godibile sia che siate adulti o adolescenti. O entrambe le cose.

A presto, cari lettori!

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Tutti i miei robot (****)

di Isaac Asimov.

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Il primo Asimov che abbia letto, cari lettori!
Che ci si trova dentro? Beh, un po’ di tutto, direi. Si parte dalla tipica fantascienza “antica” e si arriva a quella moderna, e ci mancherebbe! Lui è il Padre della fantascienza moderna…

Intendiamoci: per “fantascienza antica” intendo di quando si parlava di robot non umanoidi e indistruttibili.

E quindi, dicevo, lo stesso Asimov ha composto quest’antologia “a settori”, nel senso che parte dai suoi primi racconti, dove troviamo i robot come minaccia per l’uomo, i robot che vengono raggirati dall’uomo, i robot indistruttibili ed eterni… e poi si passa ai robot col cervello positronico, dai primi esperimenti al loro evolversi, facendoceli conoscere di volta in volta attraverso alcuni personaggi umani molto ben caratterizzati, che affrontano problemi di logica robotica degni di un romanzo giallo, pur senza vittima.

Senza vittima perché i robot positronici non possono fare alcun male agli esseri umani, e questo grazie alle tre leggi della robotica, che non sto qui a citarvi per motivi di copyright.
Perché Asimov ha sempre permesso che si citino le tre leggi, ma senza enunciarle. Se proprio non le ricordate, potete leggerle qui, basta seguire il link.

Vi ripeto, cari lettori, che questa è la prima cosa che ho letto di Asimov, e ne sono stato rapito, fulminato. L’avevo comprato attirato dall’ultimo racconto, ovvero “L’Uomo Bicentenario”, da cui è stato liberamente tratto un fortunato film.
Liberamente tratto perché il racconto è molto diverso, ma non importa, spero di avervi messo abbastanza curiosità da istigarvi ad andarlo a leggere.
Il problema? Non capirete il racconto fino in fondo se non avete letto anche i racconti precedenti.
Non perché ne sia legato in qualche modo, ma perché bisogna imparare un po’ a conoscere la psicologia dei robot, per capire i vari passaggi.

Mi è piaciuto, sì, e gli ho dato quattro stelle sulle solite cinque.
Perché è saltata la quinta? Ma perché ormai ci siamo abituati a molte cose, e i robot indistruttibili che funzionano in eterno, oggi come oggi fanno un po’ sorridere.
Oggi i robot si guastano, devono ricaricarsi, possono avere problemi tecnici senza letteralmente dover impazzire e mettersi a girare intorno a un giacimento minerario senza sosta… Tutto qui.

Ma leggetelo, che i due collaudatori sono divertentissimi da seguire nei loro ragionamenti al limite dell’impossibile; che Susan Calvin è un’autorità che va temuta e rispettata, oltre che amata, e la ritroveremo nei romanzi che narrano la storia dell’Universo, nel ciclo dei robot per essere esatti; che i robot sono esseri complessi quasi quanto gli esseri umani, e tante altre cose.

Buona lettura, cari lettori!
Alla prossima!

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