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Intervista a Miss Chroma

miss chroma

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Siamo in compagnia di Miss Chroma. Che le crome a me ricordano la musica, ma qui parliamo di altro.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Si ^^

Ne sei sicura?

Sì, sì

Bene. Mi piacciono le persone così sicure.
Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma che schifo!

Non ho parole. Mica si sta decomponendo!

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella (foto, immagine, ninnolo o quant’altro)?

Èun lavoro fatto durante il corso della Genius Academy nel quale, grazie ai consigli del sommo Antonio de Luca, sono riuscita a fare una cosa totalmente pittorica e ne vado piuttosto fiera.

Fiera nel senso di “manifestazione”, di “bestia” o di “autocompiacimento”?
(erano anni che volevo fare questa battuta! 😀 )

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao ragazzi 。^‿^。! Mi chiamo Marina in arte Miss Chroma e sono un’illustratrice.
Visto che tutti sbagliano, in nick Chroma viene da “colore” e non dalla nota musicale né dall’automobile 🙂

Ecco, grazie per la spiegazione. Ora l’hai detto, così tutti lo sanno e nessuno sbaglierà più.
E se qualcuno sbaglierà, avrai un valido motivo per prenderlo a randellate sui mignoli dei piedi.
Bene. Almeno non sei un’illustratruce.
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Ho sempre disegnato, ma l’ ”epifania” l’ho avuta durante il periodo delle scuole medie, quando ho cominciato a comprare il mio primo manga: Ranma ½.

Ranma ½ è stato anche il mio primo manga! Andavo in edicola pattinando, univo l’utile al dilettevole.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Oddio… e chi se lo ricorda!
Di solito, però, penso sempre la stessa cosa: “spero che piaccia almeno a qualcuno”

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

beh, grazie a internet è molto cambiata la mia ricerca, ora ci sono Tumblr, Pinterest, Pixiv. Ma anche gli stock di foto, si trovano dei paesaggi stupendi.
In tempi antichi c’era la biblioteca, e fotocopiavo i libri per tenermi le cose che più mi interessavano.

Fotocopiavi I libri. Beh, in effetti un tempo si poteva anche fare.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Ascolto di tutto, mi piace ascoltare le soundtrack dei telefilm che vedo, tipo Game of Thrones, Person of interest o The Black List. Amo anche le colonne sonore degli anime, come Free!,o dei giochi come Dmmd. Adoro l’indie rock degli Yeah yeah yeahs. Ultimamente mi accompagna molto anche la musica di Ezio Bosso.
Comunque ho una bassa resistenza per il lavoro notturno, il sonno è sacro per me!

Il sonno è sacro. Si, posso essere d’accordo con te.
Però mi piace di più dormire la mattina, anche se la cosa mi è negata.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Non è molto grande la stanza in cui disegno, ho una sedia da ufficio molto comoda, la mia scrivania è piena di cose, tra PC, tavoletta grafica, fogli, acquerelli e molto altro.
C’è anche posto per la cuccia della mia cagnolina e ovviamente per il mio amato letto.

Cani. Non mi piacciono molto, I cani: ti stanno sempre addosso, sono invadenti… Molto meglio un gatto, almeno si arrangia a fare tutto.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Ti racconto una storia stupida.
Come tutti i giorni suona la fastidiosa sveglia. Elena è pronta per cominciare la sua noiosa mattina nel suo liceo scientifico. Ancora mezza addormenta, si dirige in bagno, ma c’è qualcosa che non va. Si sente piú alta del solito e ha una strana sensazione, forse non doveva fare cosí tardi la sera prima, leggersi tutto quel web comic yaoi coreano fino alle 4, stavolta ha proprio esagerato.
Si guarda allo specchio e rimane sconvolta!
È diventata un ragazzo!

Oppure un mio pezzo di vita.
La mia passione per il disegno, terminato il liceo artistico, finì lì. In parte scoraggiata dalle mie stesse insegnanti sull’andare all’accademia, in parte perché di corsi sul disegno, ai miei tempi, ce ne erano pochi o, se esistevano, erano troppo costosi, scelsi di andare all’università. Facoltà di Fisica per la precisione. Non è andata molto bene, sono durata tre anni buoni e poi ho mollato. Ma in quel periodo, avevo tipo 20 anni, scoprii la mia passione per lo yaoi, era il tempo d’oro delle fanfiction su Slam Dunk e me ne innamorai perdutamente. A causa di quelle storie ripresi la matita in mano e ricomincia a disegnare, maschi per la precisione XD.

Non osare! Nessuna storia è stupida! Al massimo può essere banale, o brutta.
Ma le storie sono frutto della fantasia, e la fantasia è diversa per ognuno, in base alle proprie esperienze. Una storia può piacere e può non piacere, ma va comunque trattata con rispetto.

In ogni caso sono 203 parole. Eppure hai studiato fisica all’università, la matematica dovresti averla imparata bene.

Adesso è l’ora delle domande scomode, e per te doppia spinosità. Hai sforato il limite come nessun altro prima di te.
E non hai nessuna attenuante, potevi contarle.

I periodi di blocco esistono.
Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Nello stesso modo: mangiando XD!! Ahaha no, scherzo, anche se ammetto che mangio di piú quando sono bloccata.
Il mio suggerimento è: disegnare dal vero.
Ma dipende anche dalla causa del blocco. Spesso è per motivi slegati dal disegno e in quel caso serve un po’ di sana autoanalisi e bisogna divertirsi, cercando di non pensare troppo. Andare al cinema, visitare mostre, rilassarsi al mare. Insomma, liberare la mente.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Veramente sparo nel mucchio! Cosí forse ne becco uno!
Sinceramente no lo ho ancora capito. Per chi ha suggerimenti, sono tutta orecchi.
Uso facebook tramite la pagina, ma è davvero difficile farsi notare se non si fanno almeno due disegni al giorno non ti si fila nessuno altrimenti. (poi aggiungici l’algoritmo di fb che penalizza le visualizzazioni quando non si sponsorizzano i contenuti,una bellezza)
Con Tumblr e instagram spesso ho piú riscontro. Recentemente ho scoperto un nuovo social, si chiama Paigeeworld e non è male.

E poi hai qualcosa su blogspot, giusto? Giusto.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Oddio essendo una che tende all’illustrazione pura ti rispondo su questo più che sui fumetti. Cerco di trovare un equilibrio tra le due cose, la qualità di un lavoro non si basa solo sul tempo, anzi, spesso mi vengono lavori di maggiore qualità quando impiego meno tempo a realizzarli.
Una regola d’oro che mi consigliò Sam Nielson è quella del “20/80”.
Cioè: impiega l’80% del tuo tempo per realizzare il 20% dell’opera, la parte che tutti guarderanno di piú, non so, per esempio il viso, gli occhi del personaggio, insomma la parte piú importante.
E il restante 20% del tuo tempo invece impiegalo per finire l’80% della tua opera.
Detta in parole semplici, focalizza il tuo tempo sulla parte piú importante del lavoro. Aggiungere dettagli inutili in un’opera il cui soggetto è per metà al buio non ha senso, lo sai soltanto tu che ci sono dei minuscoli pori nella pelle, sulla guancia, in ombra XD.

Ti ringrazio. Questo è un consiglio prezioso, e il rivelarlo a tutti denota una certa umiltà da parte tua. E questa cosa mi piace, perché non fai quella “sul piedistallo”, ma rimani qui con noi a condividere quello che sai. Grazie. Davvero.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

io vado a momenti e sono molto emotiva, purtroppo. Capita che una cosa fatta estemporaneamente venga meglio di una studiata per lungo tempo.
E poi tutto quello che faccio ha valore, altrimenti non lo farei.

Questo pensiero mi piace. Se tutto quello che fai ha valore, di certo ci metti cura e impegno. Perché le cose che non hanno valore si trattano con più noncuranza.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

ah boh! Non lo so… Lascio a te l’onore di farmi una domanda in piú.

No, non te la fo. È tempo che tu faccia una domanda a me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

OK, allora visto che ti piace fare domande a noi artisti, cosa ti piace in un lavoro di un fumettista /illustratore? Da cosa vieni attirato e quali sono i temi che ti piacciono di piú? ( sono stata brava, niente domande scomode)

Cosa mi piace? Diciamo la capacità di sorprendere. C’è chi, in una sola illustrazione, riesce a cristallizzare un momento che sembra reale, o che comunque comunica qualcosa.
Mi piace anche fermarmi ad ammirare qualcosa che io non sarò mai in grado di fare, perché ho provato a disegnare, e qualche risultato l’avevo anche raggiunto, ma ci vuole un impegno e una dedizione che non sento di avere… E quindi ho perso la mano. Ho disegnato per un anno a metà anni 90, poi non ho più preso in mano una matita se non per prendere appunti.
Per quanto riguarda le tematiche, invece, sono un lettore (quasi) onnivoro, quindi non fa una gran differenza. È più il tratto che mi attira.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

oh di già! C’avevo preso gusto. E vabbè, ci si vede ragazzi!
(^o^)/Bye, bye!

Se vuoi possiamo continuare ancora un po’… Vuoi?
No?

E allora questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Sospiri

Era una mattina assolata di agosto, quando Antonio mi chiamò eccitato da casa sua.
Mi disse di raggiungerlo al più presto, voleva farmi vedere una cosa.
Ovviamente, al più presto significava “nel giro di qualche giorno”, dato che abitavamo agli antipodi.

Strano tipo, Antonio, si era sempre estraniato dalla gente sin dai tempi del liceo, non vedeva mai nessuno, se ne stava rintanato in uno degli ultimi banchi, il più lontano possibile dai compagni.
Perché avesse scelto me come confidente non l’ho mai capito. Forse ero l’unico a fare quello che si aspettava da noi tutti, ovvero che lo ignorassimo.
Introverso come pochi, era geniale nelle sue teorie strampalate, la sua mente era in continuo viaggio verso i misteri dell’universo, del quale sapeva molto, ed era avido di conoscerlo sempre più a fondo.
Studiava principalmente matematica e fisica, e non sembrava importargli molto di altre materie.
Quando era a casa, era quasi impossibile trovarlo fuori dalla sua camera, tappezzata di fogli di notizie relative allo Spazio, e, quando cominciò l’università, di formule e complicati calcoli.

Quando, finiti gli studi, comprò quella collinetta e si fece costruire una piccola baita sulla sommità, non ne fui affatto sorpreso: la sua famiglia era molto benestante, e lui viveva con poco. Gli bastavano il suo telescopio, i suoi computer e l’oscurità della notte.

Mi organizzai quindi per il viaggio: uno zaino con poca roba invernale, perché dove abita lui sembra sempre inverno, qualche cambio intimo, lo spazzolino, i miei appunti. Da lui avrei trovato tutto il resto di cui avrei avuto bisogno, e in ogni caso sapevo che non saremmo usciti di casa per almeno una settimana.

Volai quindi da lui, in Italia, in un posto sperduto della Val di Non. Adoravo il profumo di mela di quei posti, così diverso dall’aria che si respira qui, a Osaka…

Lui venne a prendermi, come al solito, a Cles, e da lì mi condusse fino alla nostra meta.

Quando varcai la soglia di casa sua, lui si affrettò a sprangare la porta, ostentando un sorriso. Lo conoscevo abbastanza bene da sapere che quella era una sua mania, per tenere il mondo fuori… ma lo conoscevo altrettanto bene da capire che quella fretta non era in lui usuale.

Mi fece accomodare nella camera degli ospiti, dove potei finalmente fare una doccia calda, quindi facemmo colazione nel salotto. Mi fece vedere alcune immagini, ma non ne compresi il significato; sembravano normali fotografie astronomiche.
Mi disse che erano state fatte tutte nella stessa notte, e che rappresentavano la prova di quanto aveva scoperto.

Durante il resto della giornata mi aggiornò su ciò che aveva studiato, su ciò che aveva visto col suo telescopio e con Hubble, tramite un programma che si era fatto dare da un hacker.
Diceva che gli astrofisici non erano in grado di accorgersene, ma lui mi indicò sulle diapositive alcune aberrazioni del tessuto spaziale. Anomalie che io non vidi, e che comunque non sarei riuscito a vedere, dato che anch’io ero un astrofisico come gli altri.
Lui però mi spiegò tutto con pazienza, ed entro sera avevo capito quantomeno il concetto di base e le differenze tra le sue irregolarità e la normalità generalmente percepita come tale. E tutto aveva perfettamente senso.

Quella notte studiai febbrilmente i suoi appunti, le sue mappe, tutto secondo il metodo che mi aveva appena spiegato, e fu allora che iniziai a comprendere cosa volesse realmente dirmi.
E non potevo crederci.

Erano le quattro del mattino, quando scesi nella sala dei computer, e lui era lì ad aspettarmi con una tazza di caffè bollente in mano.
Sapeva che sarei giunto alla sua stessa conclusione entro poche ore, e che mi sarei precipitato lì per verificare il tutto.

Mi mise tra le mani la tazza, mi indicò il monitor centrale, e potei finalmente vedere con i miei occhi.

Lì, in mezzo al nulla cosmico, in quel nero compreso tra le costellazioni di Cassiopea e Orione, quella massa buia, invisibile a tutti gli altri, si espandeva e si contraeva con una regolarità impressionante.

E restammo lì, lui sereno e io attonito, con la bocca aperta e la tazza in mano, a contemplare il respiro dell’universo.
Il respiro di Dio.

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