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Il momento è delicato (****)

Di Niccolò Ammaniti.

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Dicono che un libro è davvero bello quando, leggendo, alzi un attimo gli occhi e dici “caaaazzoooo!!”.
Che dire, allora, di un libro che ti fa sgranare gli occhi, spalancare la bocca, che lo chiudi un momento appena hai finito la frase e ti esce un “porca pu(…)”, e provi un certo timore nel riaprirlo e continuare a leggere? Che proprio ti fermi un attimo, devi riprendere fiato, digerire ciò che hai appena letto?

Ecco, questo è il caso di Ammaniti. Ti prende lo stomaco e lo usa come sacco da boxe con la stessa naturalezza con cui va in posta a pagare la bolletta del gas. Ed è meraviglioso.

Questa raccolta di racconti, a differenza di Fango in cui sono tutti più o meno sanguinosi, è più tranquilla, nel senso che sì, ci sono storie a tinte forti nel suo tipico stile, ma ci sono anche alcuni racconti amari, altri più riflessivi, e altri ancora che riescono a essere divertenti nel senso comico del termine. Per quanto Ammaniti possa grottescamente suscitare ilarità, intendo.
Insomma, è un’accozzaglia di roba che ha scritto, varie storielle che portano il suo nome e il suo stile, un’antologia di racconti più o meno curati scritti durante gli ultimi vent’anni, ma non è comunque il solito Ammaniti.
Sconsigliato per chi ancora non ha letto nulla, si presta a essere apprezzato da chi già conosce l’autore e vuole vedere se sa scrivere anche dell’altro.

Un’altra cosa: si capisce che alcuni racconti sono stati scritti durante lo stesso periodo di tempo perché in qualcuno di consecutivo si trovano le medesime espressioni più o meno a sproposito. E questa è una situazione che conosco un pochino anch’io, visto che qualche cosetta la butto giù, ovvero che a volte si scopre un termine, un’espressione nuova e ci si affeziona, si vuole usarla almeno un paio di volte… ma vi faccio un esempio, cari lettori, così capirete di cosa parlo.

Per prima cosa vi dico che Ammaniti deve aver fatto una strage di tartarughe, dato che moltissimi personaggi antipatici o presunti tali portano “occhiali da sole/vista con una grossa montatura in tartaruga”; poi vi riporto un altro termine, il verbo “estroflettere”, che ha usato in due racconti, solo che un alieno-cavalletta che estroflette i palpi boccali fa figo, un chirurgo che estroflette il braccio per prendere lo scotch fa ridere.

Bene, dai, le mie quattro stelle le ha, non perché è Ammaniti, ma perché i racconti sono indubbiamente godibili. Tutti, nessuno escluso.
E questo è tutto! A presto, cari lettori!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Armadi

Il ritrovamento di quello scheletro nella villa che avevamo appena comprato, non sarebbe poi stata una cosa così grottesca, se solo non avesse avuto le dita ancora conficcate nelle narici.

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Tag: , , , , , , , | 2 commenti

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