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Intervista a Hedryel Yurei

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Quella qui sopra, che fa finta di essere Totoro, è La Hyedr… Herdelye…
Spè, che faccio un copia incolla… Ecco, Hedryel Yurei. La “u” si legge lunga, avrebbe il trattino sopra, alla giapponese, ma la mia tastiera non mi lascia.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Non vedo quale sia il problema, quindi perché no? Procediamo pure.

Ne sei sicura?

Uhm, si?

Temeraria.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ehm… dovrei ridere? Perché adesso mi sento decisamente a disagio…

È esattamente il motivo per cui è li.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quella foto?

C’è Totoro. Chi non ama Totoro? E poi copre la mia faccia, quindi…

Totoro.

Tutti quelli che non lo conoscono, per esempio?

Uscite da questa pagina e andate subito a vedervi il film. Adesso. (E non lo dico perché non voglio che andate oltre, davvero)

Io pure ve lo dico, ma perché se non conoscete Totoro vi strappo i denti e li uso come memorie USB.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ehilà…? Non leggete, andate via. Non fraintendete, lo dico per i vostri occhi.

I loro occhi sono abituati a piangere lacrime di sangue, quindi vai purè avanti. No, non è un refuso.
Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Oh, ricordo ancora bene il giorno in cui tutto ha avuto inizio, come dimenticarlo d’altronde? Una mia compagna di classe aveva portato nell’ora di educazione artista una rivista dedicata all’argomento in questione. Anime e manga, per l’appunto. Un fascicolo pressoché modesto, nella quale erano riportate delle nozioni fondamentali sulla base del disegno. Nulla di troppo particolare o caratteristico, ma che comunque era riuscito a catturare, in un primo momento, la mia curiosità e subito dopo il mio interesse. Da quel giorno ho iniziato sempre di più ad appassionarmi al disegno, avvicinandomi poco alla volta allo stile manga.

La prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

In realtà non me lo ricordo così bene, è passato tanto tempo da allora. Però, conoscendomi, mi sarò sentita piuttosto imbarazzata, anche perché non sempre ci tengo a mostrare alcuni dei miei lavori. Quindi un pensiero che si contrappone fra “Spero che piaccia” a “Mi sotterro”, o comunque qualcosa del genere. Non mi piace mostrarmi e anche quando mi fanno i complimenti mi sento sempre un po’ a disagio, però ovviamente sono felice.

Non mi stai lasciando spazi per inserirmi e prenderti in giro, quindi ora ti faccio una pernacchia: prrr!

Così, tanto per. Anzi: tanto prrr.

Eeeeh… uh, ehm… ok. Prrr.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

In generale un po’ da per tutto. Molte volte sono gli stessi personaggi a darmela, tra le loro particolari personalità e i loro eccentrici outfit, oppure i vari artisti che popolano il web o, in caso contrario, prendo direttamente spunto dalla mia testa, da ogni mio pensiero, anche quello più irrilevante. Mi piace trarre ispirazione, o per meglio dire, insegnamento da chi rispetto a me ha molto più da offrire, anche perché ho ancora tanto, veramente tanto, da imparare.

Il trarre ispirazione da cose irrilevanti ci accomuna, in qualche modo: a volte provo l’impulso irresistibile di usare una certa parola, e pur di riuscire a farlo le costruisco attorno un intero racconto.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, infatti io sto correggendo la prima battuta di quest’intervista che sono le 22,48 e mi sono appena fatto una camomilla) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

La musica è una fonte di ispirazione molto importante per me. Mi aiuta a rilassarmi e, a volte, anche a distrarmi per non perdermi troppo in certi dettagli. Si, sono abbastanza precisina, e finisco sempre per imputarmi su frivolezze. Mi piace ascoltare un po’ di tutto, ma per lo più ricado sull’epic music, come i Two steps frome Hell e Brunuhvil, ma anche il rock e il metal sono quei genere che non riesco a scrollarmi di dosso, così come i componimenti con il violino e il piano.

Epic? Mi piacciono di più i Sonata Arctica e i Rhapsody. E pure qualcosa di gothic, tipo i Within Temptation.

Per il rock, invece, vado più sul classico, anni ‘70 – ‘80.

Uh, sisi! Conosco bene i Sonata Arctica, la canzone che preferisco è Letter to Dana, anche perché è la prima che ho sentito.

Shamandalie.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

E’ abbastanza spoglia, sai? Mia mamma ha una piccola, ma proprio piccola, fissazione per la pulizia, quindi guai a me se qualcosa è fuori posto. L’unica cosa di rilevante importanza, scrivania a parte, è la piccola libreria che si dispone al lato della stanza, ricolma di manga e quant’altro.

Spoglia, eh? Hai mai pensato che le vetrinette tengono lontana la polvere? Facci un pensierino! 🙂

Bisogna informare mia madre, allora.

Sarà meglio, sì.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta una ragazza che non sapeva cosa scrivere. Improvvisamente, mentre scriveva di non saper scrivere, si accorse di aver scritto qualcosa. E vissero tutti felice e contenti. Fine.

Ora, dopo questa, posso anche andare a sotterrarmi.

AAAARGH! 38 parole! Contano tutte, anche quella cosa del sotterrarsi!

Che poi, mica sei un osso. Quantomeno, non solo uno.

Ma possiamo vivere comunque felici e contenti: stasera, oltre alla tua, ho corretto un’intervista nella quale la sfortunata ragazza che vedi sotto sale in quel barattolo ne aveva scritte ben 203, quindi mi sento magnanimo e non infierirò su di te. Ritieniti fortunata, per cotanta grazia.

Ecco, adesso è l’ora delle domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Ho un blocco. Scherzi a parte -che in realtà non è vero che sto scherzando, ho davvero un blocco artistico- penso che il miglior modo sia prendersi una pausa, dedicandosi ad altro senza riserve, giusto per distrarsi e tenere la testa impegnata. Ogni cosa ha un suo tempo, così come l’ispirazione. E’ lei che deve venirti a cercare ogni tanto, non devi essere sempre tu a inseguirla, anche quando ne hai il disperato bisogno.

E, ah si, mai mollare.

Giusto. È quello che faccio anch’io: mi dedico ad altro. E quando ho troppe cose da fare, ecco che si riaffaccia l’ispirazione, e lotta per riguadagnarsi un po’ di spazio in mezzo ai mille altri impegni.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io in realtà ho solo Facebook

Non sono molto pratica di social network e pubblicità, a dire il vero, quindi non saprei proprio rispondere. Io disegno, semplicemente, e poi è il pubblico a decidere se merito di essere notata o meno.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Rispetto alla concorrenza? Dire che sono messa male è essere positivi, veramente molto positivi. In questi tempi disegno poco e niente, raramente, e alla fine mi smarrisco, perdendo anche la voglia di disegnare. Penso che il discorso cambierebbe se avessi veramente inculcata nel cervello una tale aspirazione.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Penso che una via di mezzo vada bene, per quanto nelle mie commissioni il valore sia sempre inversamente proporzionale. Poi ci sono molti fattori che fanno il prezzo di un’opera, così come i dettagli.

Mi sto rendendo conto sempre di più che le opere che impiegano meno tempo a nascere sono quelle che vengono considerate migliori. Non sei la prima che mi fa notare questa cosa.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Non ci ho mai pensato in realtà. Quindi, non so… la vuoi una mano?

E la risposta è… ?

Si, tantissimo. Tantissimissimo.

Va bene, andrò a mozzarne una e te la spedirò in un pacco. Dammi il tuo indirizzo in privato.

Lo sapevo tantissimo, anzi tantissimissimo, che l’avresti detto.

So di essere prevedibile. Il mio personaggio lo impone, sono spalla e contemporaneamente uso voi come spalle per le battute, quindi la cambio:

di mani ne hai due; dammi il tuo indirizzo in privato che vengo a mozzartene una.

Ecco, ora la cosa assume a un tratto toni più inquietanti.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Cosa provi quando intervisti diversi artisti?

Curiosità. Tanta curiosità.

Mi piace ascoltare le esperienze di chi sa fare qualcosa che io non so fare. O chi fa quello che faccio io, ma in maniera diversa.

E poi attrazione. Perché io alle persone mi ci affeziono, e in qualche caso da una semplice intervista è nata una bella amicizia virtuale.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Spero di non avervi annoiato, ma tanto so che avete dato ascolto al mio consiglio, perché voi siete persone comprensive, no? NO?

Intendi “non leggete, andate via”? Temo che tu abbia ottenuto l’effetto contrario. Un po’ come per i bassotti quando leggono i cartelli piantati sul giardino del deposito di Paperone.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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