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Paria dei cieli (****)

Di Isaac Asimov

240 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 03/07/2014
Finito il 22/07/2014

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Cari lettori, questo è l’ultimo capitolo del ciclo dell’Impero.
Un po’ mi rattrista perché, avendo già letto il ciclo successivo, ora che l’ho letto ho finito anche di scoprire la storia dell’universo. Certo, mi direte che ci sono pur sempre le avventure di Lucky Starr, che si inseriscono all’interno di questo periodo, ma da quanto ho capito leggendo qua e là… beh, sono un’altra cosa.

Inizio a raccontarvelo dalla fine, da una postilla in cui Asimov ci dice che l’ha scritto a soli quattro anni da Hiroshima, quindi riteneva che una guerra nucleare e la conseguente radioattività della Terra fossero cose scontate, in un futuro prossimo. In questa postilla, scritta nel 1982, ci dice che non lo credeva più (come abbiamo già visto con “i robot e l’Impero”), e ci suggerisce di goderci il romanzo così com’è senza pensare a questa cosa.

Siamo nel 1949, un uomo in pensione sta passeggiando nel parco cittadino. Contemporaneamente, un ricercatore sta svolgendo un esperimento di laboratorio su una piccola quantità di uranio grezzo.
Qualcosa nell’esperimento va storto, parte un raggio di qualche tipo, non viene spiegato di preciso, ma troveremo il pensionato catapultato nell’anno 827 dell’era galattica, a casa di due lavoratori, marito e moglie, già in difficoltà perché ospitavano clandestinamente il padre di lei che da due anni aveva superato la “soglia di età massima prevista”, il cosiddetto “sessagesimo”. Il pensionato e i due nuovi personaggi parlano lingue diverse, non riescono a capirsi. Siamo sempre sul pianeta Terra, nello stesso posto rispetto allo spazio ma a migliaia di anni di distanza nel tempo. Ebbene, Arbin (il marito) pensa di portare il pensionato, Schwartz, in un centro scientifico e proporlo come volontario per un esperimento volto all’apprendimento quasi istantaneo di una nuova lingua. Presume sia una cosa pericolosa, ma a lui non importa perché comunque non sa come altro sbarazzarsi di questo intruso e perché tornerà a casa un po’ di soldi in tasca.

Conosciamo anche altri due personaggi: Arvarden, un archeologo che ottiene il permesso da Trantor di compiere degli studi sul pianeta Terra, e il procuratore terrestre che vive in una specie di isola felice le cui spese vengono fronteggiate grazie alle tasse provenienti da qualche centinaio di mondi. L’impero, evidentemente, già esiste e domina da parecchio tempo.
Il procuratore considera i terrestri poco meno di nulla, a parte uno, che è un fisico e ha inventato un apparecchio per lo sviluppo dell’apprendimento dei mammiferi. Da notare che gli sono morte un sacco di cavie, dopo il trattamento, quindi il procuratore non ha motivo di preoccuparsi che siano già stati eseguiti esperimenti sugli esseri umani.

E qui, cari lettori, le storie iniziano a incrociarsi: quel fisico, tale Shekt, è lo stesso da cui Arbin sta portando il vecchio Schwartz per l’esperimento.
Il procuratore era da lui, quando Arbin e Schwartz arrivano.

Il procuratore se ne andrà, con la promessa di rimanere in contatto; Arbin verrà scambiato per il volontario, ma riuscirà a farsi capire. Shekt eseguirà l’esperimento su Schwartz, lasciandolo più morto che vivo ma recuperabile, e contatterà il procuratore per riportare la notizia.

Lasciamo ora il procuratore in compagnia della moglie a scambiare tenerezze, non parliamone più, e concentriamoci sugli altri personaggi: Schwartz fugge dal centro di ricerca nucleare (ecco, dove si trovava!) mentre Arvarden si reca a Chica, credo l’attuale Chicago, con un mezzo aereo Terrestre (nel senso “della Terra”), in compagnia di altri terrestri che, una volta scoperta la sua provenienza siriana (da Sirio, non dalla Siria), iniziano ad accendere i fuochi del razzismo. Fortunatamente non accade nulla, ma un informatore della Società degli Anziani (che di fatto governa la Terra) lo classifica come “fortemente antiterrestre”, e ciò potrà avere ripercussioni negative, temo, sui permessi che dovrà chiedere come proforma per condurre i suoi studi nelle aree definite “sacre”.

Comunque, in quella città l’archeologo e “l’uomo che viene dal passato” si incontrano, pur non sapendo nulla l’uno dell’altro. E’ curiosa la modalità dell’incontro: Schwartz sta fuggendo, viene rintracciato in un supermercato e accusato di avere la febbre da radiazioni. Arvarden si scontra con Pola Shekt, figlia del dottor Shekt, e la aiuta a rintracciarlo perché l’aveva intravisto in un ristorante e sapeva quale strada aveva preso.
Si ritroveranno tutti e tre vittime di un emissario della Società degli Anziani; il vecchio verrà riportato in laboratorio, gli altri due saranno consegnati alle autorità imperiali e poi rilasciati quando questi scopriranno che Arvarden è un cittadino dell’Impero.

Siamo a metà della storia, e in questo momento entrano in scena due nuovi personaggi: il Gran Sacerdote della Terra e il suo segretario. Quest’ultimo entrerà in una serie di errate considerazioni di vere casualità, costruendo un castello di carte al cui interno si cela un complotto ai danni della Terra ordito dall’Impero. Protagonisti di tale complotto sarebbero appunto Arvarden, Schwartz, il dottor Shekt e la figlia.
Ah, e anche Arbin, sebbene venga considerato inconsapevole e innocente.

Noi sappiamo che non è così, ma loro no e andranno avanti per quella strada. Nel frattempo, Schwartz scopre di avere poteri mentalici: riesce a percepire la presenza di persone entro i 30 metri tramite il “tocco mentale”; riesce a prevedere le mosse del suo avversario a scacchi; riesce a far venire mal di testa a un’altra persona, per difesa, e pure a uccidere tramite la telepatia.

E, giusto per saperlo, Arvarden ha un colloquio col Gran Sacerdote, e il permesso per visitare le zone sacre gli viene gentilmente negato. Poi ritroverà Pola Shekt e padre, e quest’ultimo gli dirà come la Terra intende conquistare l’universo, cioè come un mondo arretrato e senza risorse intende sfidare l’Impero, che allo stato attuale conta venticinque milioni di abitanti per ogni terrestre, per un totale di duecento milioni di pianeti abitati. (Poi, nel ciclo delle Fondazioni vedremo che si ridurranno a 25 milioni, ma il perché non è noto.)

Alla fine, dopo molte vicissitudini, i quattro (Arvarden, Pola e padre, e Schwartz) si troveranno assieme nella stessa stanza, aspettando la morte per mano del segretario del Gran Sacerdote.
Ovviamente i piani terrestri verranno rivelati, e il modo in cui vogliono mettere in atto la guerra contro l’Impero ricorderà un po’ l’epilogo del film “la guerra dei mondi”, in cui gli alieni venivano sconfitti da una certa cosa. Il tutto appare verosimile.

Ecco, non vi racconto altro. Il romanzo va avanti un’altra sessantina di pagine, e devo dire che il ritmo diventa molto veloce negli ultimi passaggi.
Per il resto, il romanzo procede un po’ lento, come lettura, ma non è mai noioso. Diciamo che Asimov avrebbe potuto fare di meglio, e come indice di gradimento, per quanto riguarda la trilogia dell’Impero, si colloca al secondo posto.

Un giudizio generale sulla saga imperiale? Beh… non mi ha entusiasmato poi molto. Le altre due, quella dei robot e quella delle Fondazioni sono migliori.

È tutto, cari lettori. Alla prossima!

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Le correnti dello spazio (*****)

Di Isaac Asimov

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183 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 26/06/2014
Finito il 02/07/2014

Cari lettori, il momento è grave.

In questo romanzo, che si contende la partenza della Trilogia dell’Impero con “Il tiranno dei mondi”, si parla della condanna a morte di un intero pianeta in una maniera che mi ha ricordato il modus operandi de “la Morte Nera” di guerre stellari. (vedremo poi che la minaccia è tutt’altro, ma fate finta che non ve l’abbia detto, ok?)

Ci sono due attori, nell’incipit, “il terrestre” e l’altro.
Il terrestre si sta opponendo alla cosa, l’altro usa su di lui una sonda psichica (un apparecchio che sonda la mente, ne fa vedere pensieri e ricordi, ma danneggia il cervello) e lo rende un “rik”, il classico scemo del paese.

Rik, come lo chiameremo da ora in poi, lavora in un opificio senza sapere chi è in realtà, ma pian piano la sua mente si sveglia, i ricordi riaffiorano a poco a poco.
E’ l’unico uomo che può salvare il pianeta Florina dalla distruzione. Si trova appunto su quel pianeta, in balia degli eventi.

La prima cosa che ricorda è il linguaggio. E parla in maniera colta, istruita, che poco ha a che fare col linguaggio rozzo e scarno di parole degli operai locali.
Si trova in compagnia di una donna che vive in una baracca, come tutti gli altri, del resto, e quest’ultima lo vuole tutto per sé, per non rimanere da sola. Perché ha già passato l’età da matrimonio, ed è destinata a rimanere zitella.

A un tratto, Rik ricorda che “analizzava il nulla” (testuale), e da qui inizia il racconto vero e proprio.
Si recherà infatti in biblioteca, aiutato non poco dal borgomastro, dove scoprirà di essere stato uno Spazio-Analista.

Lo so, vi state dicendo che la trama è piuttosto ovvia, che alla fine ricorderà tutto e salverà il pianeta, ma Asimov ama lasciarci con l’amaro in bocca, quindi leggetevi la storia per come ve la sto raccontando io e traete da soli le vostre considerazioni.
Da me non saprete mai se il pianeta continuerà a esistere oppure no.

Ma torniamo a noi: dopo aver inutilmente tentato di recuperare i libri di spazio-analisi, evidentemente proibiti o comunque non consultabili da chiunque; un pattugliatore tenterà di fermarli ma verrà stordito, e ci sarà una fuga rocambolesca, con un aero-carroarmato che inseguirà i due (più la donna di prima, che nel frattempo li aveva raggiunti), e loro si nasconderanno da un fornaio.

Questo fornaio dirà che è solito aiutare chi fugge dai pattugliatori, ma non ne rivelerà il motivo, se non la solita formula asimoviana che va bene un po’ per tutte queste situazioni, “che i pattugliatori non gli piacciono”.

Ecco, forse non vi ho spiegato che la città floriniana in cui finora si è svolta la vicenda è composta dalla città bassa e la città alta. Alta nel senso che poggia su migliaia di pilastri, ed è una specie di soffitto sulla città bassa. In alto la gente “bene” proveniente da un altro pianeta, da Sark, la classe dirigente che sfrutta la popolazione locale.
In basso la baraccopoli. Se avete letto il manga “Battle Angel Alita”,
la conformazione è identica, o così pare, alle città Jeru e Salem, con la differenza che Jeru non dovrebbe fluttuare ma essere sostenuta da colonne.
E’ importante saperlo? No, perché come al solito non vi sto raccontando proprio tutto, ma la cosa è quantomeno curiosa quindi ho voluto riportarla.

Spostiamo ora l’attenzione su uno Spazio- Analista che ne sta cercando un altro scomparso da oltre undici mesi. Sentiamo parlare qui, per la prima volta, di Trantor. E, invero, anche di un pianeta abitato da uomini con la pelle “estremamente pigmentata”, ma è una notizia di secondaria importanza..
Ben presto scopriremo che lo Spazio – Analista in questione stava tenendo d’occhio le biblioteche appunto per rintracciare l’altro, sospettando, avendo ricevuto un certo messaggio criptato, che avesse in qualche modo perso la memoria e che quindi, una volta risvegliatosi almeno in parte, avesse cercato di ricordarsi chi era a partire dal lavoro che faceva. Perché gli Spazio-Analisti vivono una vita solitaria fatta unicamente del loro lavoro.

E, alla fine, lo spazio analista sano viene a sapere che l’altro, Rik, si trova proprio in quella panetteria. Contemporaneamente, noi scopriamo che il panettiere è un uomo di Trantor, come pure il dottor Junz, che è lo Spazio-Analista che sta cercando l’altro.

Oddio, mi sto ingarbugliando.
Riassumo: un uomo ne sta cercando un altro che ha perso la memoria, e per un caso fortuito lo trova.
Lo trova nel senso che scopre dov’è, ma non riesce a contattarlo perché questo, come suggerito dal fornaio, si imbarca su un’astronave diretta su un altro pianeta. A Wotex, per la precisione, e coi posti prenotati. O almeno così era stato previsto, ma si ritroveranno clandestini… lasciate che ve ne parli fra poco.

Nel frattempo, qualcuno che non conosciamo fa scortare una donna importante su una nave che la allontanerà da Florina, dato che sta per scoppiare un tumulto fra il popolo.
E in quella nave le viene suggerito di rimanere nella propria cabina perché sono state individuate “due forme di calore ben definite associabili a quelle umane” nella stiva di emergenza. Seguirà blitz nella stiva.

Tornando al Borgomastro, che era l’altro fuggiasco e che si era separato dal gruppo, diciamo che è riuscito a stendere un altro pattugliatore, rubarne l’uniforme e le armi, recarsi all’astroporto e scoprire che la nave in cui si sono imbarcati gli altri due è diversa di quella preparata per la loro fuga. Quindi, sono clandestini su una nave diretta a un pianeta diverso: Sark. In compagnia della persona importante di prima, tale dama Samia, la figlia del Signore di Fife, uno dei cinque Grandi Signori di Sark. Fife è uno dei continenti Sarkiti, per intenderci.

I due “clandestini per sbaglio” (ma neanche tanto) vengono intercettati e interrogati dalla Dama per sua specifica richiesta, visto che lei stava facendo ricerche umanistiche sui Floriniani. E lì, assieme a un’altra figura, un militare, viene a sapere del presunto complotto che mira a distruggere Florina. Informazioni vaghe perché Rik, che sta parlando loro della cosa, non ricorda con precisione tutto, ma abbastanza da far pensare a Dama Samia di parlarne col padre.

Comunque sia, in questo momento tutto gira attorno al fatto che Rik, secondo il punto di vista dei Sarkiti, è un pericoloso terrorista. Solo lui, l’altra, il collega che lo cerca e il borgomastro conoscono la verità. Di conseguenza Rik si trova di fronte a difficoltà cui non riesce a far fronte perché appunto non si ricorda pressoché nulla. Si, ok, la memoria gli sta pian piano ritornando, ma il processo ancora non è completo e non è detto che gli tornerà del tutto. Insomma, un trattamento con una sonda psichica è un trattamento con una sonda psichica! E il bello è che ne sta rischiando un altro, visto che è considerato un delinquente e che i delinquenti vengono sottoposti di prassi a tale trattamento!

A questo punto voglio abbandonare il borgomastro, che ha incenerito uno dei Signori della Città Alta per rubarne l’identità. Ve lo leggerete. Lo rincontreremo, se sarà necessario, più avanti.
Adesso invece, cari lettori, vi faccio partecipi di qualcosa che ancora non ho svelato, ovvero delle riunioni dei Grandi Signori di Sark.
Ebbene, anche loro sanno dello Spazio-Analista scemo, anche se in maniera diversa da come ve l’ho raccontato finora, ma saranno proprio loro a sistemare i tasselli mancanti del puzzle, rendendo finalmente visibile tutto il disegno.

Devo dirvi qualcos’altro? Beh, in realtà si, ma non voglio rivelarvi troppe cose.
Ora, sapendo che le storie di Asimov finiscono a volte bene e a volte in maniera drammatica, vi lascio col dubbio se Florina (il pianeta che è la struttura portante dell’economia Sarkita) si sia salvata o meno, ma vi lascio altresì con un’ulteriore domanda, giusto per instillarvi ben bene questo dubbio: è Sark il pianeta capitale dell’Impero Galattico? No, vero?

Ecco, alla fine sapremo da che cosa sia veramente minacciato Florina, se la minaccia sia reale oppure no, e avremo la certezza di ciò che succederà, nel bene o nel male.

In ogni caso, questo romanzo è bello perché gli ingredienti sono ben dosati e il tutto è in perfetto equilibrio. C’è ansia, ci sono intrighi politici interplanetari, azione, romanticismo, speranze e molto altro.
Il tutto in meno di duecento pagine.
Ora andate in libreria (o su Amazon, se vi è più comodo) e leggete quello che vi ho tenuto nascosto, che come al solito è “tanta roba”.

A presto, cari lettori!

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Il tiranno dei mondi (**)

Di Isaac Asimov

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226 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 18/06/2014
Finito il 26/06/2014

Cari lettori, inizia il ciclo dell’Impero!

Cominciamo con le idee confuse, però. Perché siamo sulla Terra e c’è questo personaggio, Biron Farrill, che ci parla di radioattività e bombe atomiche. Mi chiedo: perché?
Sappiamo benissimo che la troppa radioattività della crosta terrestre è colpa di un pazzo auroriano!

Spieghiamo la cosa: ne “i robot e l’impero”, scritto successivamente ma cronologicamente precedente a questo, Asimov abbandona l’idea di una guerra atomica, la rinnega, e questo spiega l’incongruenza tra le due versioni della storia. Conoscendo questo, possiamo metterci l’anima in pace e leggere il ciclo senza ulteriori patemi d’animo, visto che alla fine gli effetti sul destino del nostro pianeta saranno esattamente gli stessi.

Ci mettiamo ulteriormente l’anima in pace sapendo che “il Tiranno dei mondi” è stato indicato da Asimov come secondo della trilogia imperiale ma, dato che i fatti qui narrati sono precedenti a quelli che troveremo negli altri due romanzi, ho preferito seguire la corrente di pensiero di quelli che lo collocano all’inizio del ciclo, di conseguenza l’ho letto per primo.

Comunque, dicevo, ci troviamo nella stanza di Biron. Lui dorme e gli suona il videofono, si sveglia ma non riesce a rispondere. Non funziona la luce, la porta d’ingresso non si apre. L’edificio intero è a prova di esplosione atomica, in cemento corazzato, e lui è chiuso dentro. Ebbene, Biron apre un armadio, e il contatore geiger ivi contenuto sta ticchettando allegramente. Lì vicino, infatti, c’è una bomba a radiazioni. Non esplode, si limita a rendere radioattiva un’area ristretta a livelli cui nulla può sopravvivere. E’ programmata, pare, per uccidere lui solo.

Verrà salvato da un certo Jonti e, come ci verrà spiegato, ci troveremo in mezzo a un complotto che mira a rovesciare i Tiranni, che governano senza averne diritto 50 sistemi planetari. Una rivoluzione il cui capo era il padre del nostro amico Biron, ma questo purtroppo è già stato scoperto, e lui non ne è uscito vivo.
Ecco, Biron è in pericolo perché si teme che possa diventare il nuovo capo della rivolta.

E poi si riparla di bombe atomiche e ci viene detto che i terrestri ne hanno usate un tantino troppe una generazione prima che venissero inventati i campi di forza antiatomici.
Ne deduco che, se anche il piano auroriano di distruzione del pianeta fosse fallito, ci saremmo comunque arrangiati a demolire il pianeta. Perché noi terrestri siamo sciocchi, ecco.
Ma questa è una mia supposizione, un disperato tentativo di mettere a posto le cose, di avvicinare le due diverse spiegazioni storiche per poter farle convivere. Perché rinnegare è brutto, e voglio pensare che siano successe entrambe.

Il buon Biron alla fine accetta il suo destino e si allontana dalla Terra con un’astronave per trasporto civile. Che ormai è come prendere l’aereo.
Non fa nemmeno in tempo a portar dentro i bagagli che subito gli viene assegnata un’altra cabina e viene invitato a cena dal capitano. E noi siamo lì a chiederci il perché.
Sappiamo che la mente di Asimov è imperscrutabile, ma qui sta giocando un po’ troppo con la nostra immaginazione. Anche perché sembra che fra “i robot e l’impero” e questo siano passati diversi secoli.
Sembra, non ci viene detto direttamente. Ed è destabilizzante, non si riesce a collegarlo a niente di quanto abbiamo già letto in precedenza. A volte mi sono chiesto se davvero fosse il secondo del ciclo dell’Impero e mi fossi bellamente ingannato a voler leggerlo per primo… Ma a questo proposito ci viene in soccorso il fatto che di Impero ancora non si sente parlare, e non verrà menzionato nemmeno alla fine.

All’interno della nave, il nostro Biron viene interrogato da un emissario dei Tiranni, che intuisce la sua identità (giacché Biron viaggia sotto mentite spoglie, per proteggersi), ma che lo lascerà andare.
Atterra sul pianeta Rhodia, dove conosciamo alcuni strambi personaggi; ci facciamo due chiacchiere assieme, lui chiede asilo politico ma viene tradito dal Governatore di quel pianeta, e leggiamo come, sul più bello che trova una via di fuga per evadere da lì con una nave spaziale, il protagonista viene messo agli arresti per alto tradimento.

Vedremo in seguito come la fortuna assisterà il giovane Biron Farrill nello stendere le guardie e, assieme a due membri consenzienti della famiglia che governa il pianeta, rubare un incrociatore dei Tiranni.

Biron decodificherà i comandi e la nave spaziale verrà condotta verso un pianeta di ribelli di cui non si conosce l’esatta ubicazione, dopo aver ascoltato un racconto abbastanza assurdo da parte del cugino del governatore, fuggiasco, cui non piacciono i Tiranni. E, per presentarvi anche l’altra fuggiasca, vi dirò che si tratta di Artemisia, la bellissima figlia del governatore, che avrebbe dovuto sposare un’alta carica dei tiranni in visita al pianeta, brutto, vecchio e già sposato più volte.

Bene, i tre fuggono, litigano all’interno dell’astronave, si riappacificano, litigano di nuovo… Nel frattempo sono arrivati a Lingane, dove ritrovano il Jonti che ha salvato Biron, e scopriamo che è l’Autarca del pianeta.
Biron non gli salta addosso, ma avrebbe voglia di colpirlo per la situazione in cui si trova a causa sua.
Però sarà costretto ad allearsi con lui per trovare il presunto pianeta di ribelli, che potrebbe essere all’interno della nebulosa Testa di Cavallo. Potrebbe, non è detto che ci sia.

A questo punto ci viene rivelato che i tiranni stavano seguendo a distanza l’incrociatore rubato.
Da questo momento in poi, per un po’ di tempo seguiremo la vicenda dal punto di vista dei Tiranni, perché Asimov ama farci conoscere anche le intenzioni e i piani nemici, facendoceli capire e rendendoli meno antipatici ai nostri occhi.

E poi, cari lettori, non posso più raccontarvi niente, perché quando avremo conosciuto i piani dei Tiranni tutti i tasselli che abbiamo raccolto finora inizieranno a incastrarsi e farci vedere pian piano il disegno finale, lasciandoci intuire molto sullo sviluppo e la fine della storia. Ergo, dei tradimenti, delle alleanze nascoste e del vero nemico di Biron non posso svelare nulla, perché vi toglierei il gusto di scoprirlo da soli. In ogni caso, siamo a solo una cinquantina di pagine dalla fine.
Ricordatevi che le mie non sono recensioni, ma istigazioni alla lettura.

Infine che dire… Bello? Ni.

Ni, perché fino a quasi la fine è tutta una questione di intrighi politici di cui si capisce ben poco, e il grosso dell’avventura si snoda attraverso le vicende degli ultimi quattro o cinque capitoli.
Ni, perché a scoprire il piano vero e proprio è quel ragazzo che all’inizio non sapeva neppure che il padre fosse uno dei capi della resistenza.
Ni, perché abbiamo una vicenda amorosa tiratissima, ai limiti dell’improbabile.
Ni, perché un idiota come quello non può essere il capo della rivolta! Un ribaltone teatrale fin troppo azzardato. (eh, non vi ho parlato di questo personaggio, ma sappiate che c’è.)
Ni perché il titolo “il tiranno dei mondi”, un mero richiamo al nome de pianeta invasore, è una violenza inutile al romanzo, il cui titolo originale è “The stars, like dust”, o “stelle come polvere”, se preferite, che ha il suo senso logico nel contesto della storia.

Insomma, cari lettori, questo romanzo mi ha un po’ deluso, lo trovo sottotono rispetto al resto. Molto sottotono.
Certo, si vede che lo stile è il suo, che nonostante all’inizio si faccia fatica a ingranare, alla fine ogni cosa va al suo posto, ma tutta la storia appare tirata, messa lì dopo secoli da “i robot e l’impero” per non dover spiegare cos’è successo nel frattempo… insomma, si gettano le basi di un impero senza conoscere esattamente una parte della storia della Galassia. Se avesse in mente di ampliare la nostra conoscenza in merito, prima che la morte lo sorprendesse, non lo sapremo mai.

Alla prossima!

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I robot e l’Impero (****)

DI Isaac Asimov
387 pagine
Editore: Mondadori
Iniziato il 8/05/2014
Finito il26/05/2014

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Bentrovati, cari lettori, rieccoci qui con Asimov.
Non so se riuscirò a parlare di altro, almeno fin che avrò finito almeno il ciclo dell’Impero.

Sono passati duecento anni da quando Lije baley è stato su Aurora. Oramai è morto, i terrestri hanno iniziato la colonizzazione di altri mondi, mentre quelli degli spaziali sono ormai in declino.
Ci troviamo su Aurora, Fastolfe è morto da poco e Lady Gladia ha ereditato i due robot più importanti: Daneel l’umanoide e Giskard col potere di leggere la mente degli uomini.

La prima cosa che succede è sentir parlare di Lije, e Lady Gladia avrà a che fare con un tirapiedi del dott. Amadiro, che, come nel precedente romanzo, porta avanti la sua politica antiterrestre, oramai non più ostacolata da Fastolfe.
Detto tirapiedi sostiene di essere discendente di Lije Baley, e ciò gli starebbe rovinando la possibile carriera che potrebbe fare al servizio di Amadiro. Cosa comunque irrilevante, come scopriremo in seguito.

Il tirapiedi del dott. Amadiro, comunque, sembrerebbe non essere figlio suo e di Lije, quantomeno Lady Gladia propone argomentazioni convincenti; in ogni caso lui è andato a casa sua a dirle che presto riceverà una visita da un colono che porta il cognome Baley.

Quando se ne va, i due robot, Daneel e Giskard, si lasciano andare a un lieve flashback riguardo l’ultimo incontro tra Fastolfe e Lije e gli avvenimenti politici a proposito di Aurora e della Terra (e rispettivi coloni) degli ultimi duecento anni.

D. G. Baley (D. G. sta per Daneel Giskard), il colono, capitano dell’astronave mercantile con cui è sbarcato su Aurora, prova di essere un reale discendente di Lije, e convince Lady Gladia a tornare su Solaria per motivi economici. Dovete sapere, cari lettori, che Solaria è un pianeta ormai disabitato, o presunto tale, dove già due navi mercantili sono state distrutte dopo essere atterrate. D. G. vuole con sé Lady Gladia per poter identificare un approdo sicuro, per esempio la sua antica residenza, dove lei avrebbe potuto riconoscere e dare ordini ai robot che furono stati di sua proprietà. Dico “furono stati” perché Gladia manca da Solaria da oltre duecento anni galattici standard (esattamente quelli terrestri).

Le sorprese, però, non tardano ad arrivare: la residenza che fu di Lady Gladia ha cambiato proprietari, i robot non devono fare avvicinare nessuno, e un robot umanoide femminile, molto più perfezionato di Daneel, tenta di uccidere Daneel stesso e D. G. perché non li considera umani. Daneel per ovvi motivi; D. G. perché sappiamo già che i solariani considerano i terrestri (e di conseguenza i coloni) una specie sub-umana.

Scappiamo da Solaria fin che siamo ancora vivi e ci rechiamo su Baleyworld, il pianeta fondato dal figlio di Lije, dove Lije è una leggenda, un eroe del passato. Qui Lady Gladia terrà un discorso memorabile a proposito della fratellanza fra i popoli, finito il quale dovrà restare per un lungo periodo in un appartamento sotterraneo, sorvegliato a vista, per far sì che gli anti-spaziali non le possano nuocere.

Scopriremo in un secondo momento che la corazzata auroriana, che stava inseguendo il mercantile, non lascerà più il suolo di Solaria.

Tornando a noi, Aurora rivuole ufficialmente indietro Lady Gladia, per motivi che per ora restano ignoti, quindi i coloni sono costretti a rispedirla indietro. A comandare la nave che la riporterà sul pianeta sarà di nuovo Baley.

La parte successiva ci presenta il dottor Amadiro, l’acerrimo nemico di Fastolfe, complottare con Mandamus per la distruzione della Terra attraverso l’uso dei robot umanoidi. Mandamus è il tirapiedi di cui sopra, e i fatti narrati risalgono a pochi anni prima, un flashback necessario che ci porterà a comprendere meglio gli eventi di cui si parla nel tempo corrente.

Non vi svelo i particolari del piano, anche perché il buon Isaac non lascia dire nulla ai personaggi. Si sa che c’è un piano che viene portato avanti, e che sembra funzionare, ma noi lettori non possiamo fare altro che attendere che tutto si riveli. Quindi mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il momento cruciale.

Nel frattempo, capiremo che non è Aurora che vuole indietro Lady Gladia, ma il dott. Amadiro che vuole per sé il robot Giskard, dopo aver scoperto che è in grado di leggere la mente umana. Lady Gladia si rivelerà quindi un mero diversivo. Solo che il robot gli sfuggirà per un soffio, e Giskard partirà per la Terra seguendo Lady Gladia e Daneel.

Saltiamo un po’ di intrighi politici e atterriamo direttamente sul pianeta Terra.
Qui Lady Gladia dovrà tenere un comizio di presentazione la sera stessa del suo arrivo, ma sarà il bersaglio di un attentato terroristico da parte di un robot umanoide. Si, avete letto bene: un robot umanoide, che non è Daneel, le punterà addosso un disintegratore e premerà il grilletto, mancandola per un soffio.

Si scoprirà poi che il vero bersaglio non era lei, ma poco importa: il robot era di Aurora, e mirava a rendere instabili i rapporti politici fra terrestri e spaziali.

Intanto, Daneel e Giskard, dopo lunghe riflessioni, scoprono quale sia il piano del dott. Amadiro e, dopo altre riflessioni anche non inerenti la “crisi”, come viene definita, creano la legge Zero, più forte della prima e che mira a salvaguardare il bene dell’umanità prima del bene del singolo.
In due parole, la legge zero è uguale alla prima legge, solo che applicata a tutti gli esseri umani.

Giskard, poi, farà sapere a Daneel come modificare i suoi circuiti per riuscire a leggere il pensiero degli uomini. Appena in tempo, prima di lasciarci per sempre.

E il piano? Beh, sicuramente il finale vi lascerà l’amaro in bocca. I lettori di Asimov, quando uscì questo romanzo, già sapevano come sarebbe finita, dato che “Fondazione e Terra” era già stato scritto, e comunque si intuisce già leggendo l’intero ciclo delle fondazioni; tuttavia se volete leggere la storia dell’Universo dall’inizio… beh, resterete con un palmo di naso. E qui ho già detto troppo, e voi avete capito tutto. Mi dispiace ma dovevo renderlo noto: me l’hanno detto le voci.

Unico neo di questo romanzo? E’ un pochino più lento di come dovrebbe essere, si dilunga forse troppo con la politica, e lascia alcuni punti in sospeso. Invero, è fortemente caratterizzato dalla politica, ma alcune parti erano, a mio avviso, abbastanza superflue. Sempre che non servano da trampolino per ciò che accadrà nel ciclo dell’Impero, ma lo vedremo più avanti.

Finisce qui l’era dei robot, con questa storia di transizione fra loro e l’Impero. La prossima volta vedremo come si espanderanno i nuovi Coloni, la nascita dell’Impero Galattico, la sua espansione e altre cose che or ora non conosco.

Alla prossima, cari lettori!

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I robot dell’Alba (*****)

Di Isaac Asimov
484 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 16/04/2014
Finito il 7/05/2014

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Bentrovati, cari lettori!

Questo è il quarto romanzo di Asimov di fila che leggo, e per la precisione il quinto di quest’anno, ma sapete… Asimov ha il potere di non stancare mai, per quanto è varia, geniale e ricca di contenuti la sua opera. Credo che dopo di questo farò una pausa, dato che il prossimo servirà da transizione fra questo ciclo e quello dell’impero, ma nel frattempo mi godo la lettura.

Sono passati circa due anni dai fatti avvenuti ne “Il sole nudo”, e iniziamo col nostro buon Lije Baley che si trova all’esterno, sotto un albero, intento a guardare una moltitudine di persone che zappano la terra.

Lije sta aspettando il momento buono per poter chiedere di andare su Aurora a chiedere aiuti tecnici: astronavi e robot, prima di tutto.
La Terra non è abbastanza progredita, e Aurora è il più potente dei mondi esterni. Una volta ottenuta la sua approvazione, i terrestri sarebbero potuti ripartire per la colonizzazione di altri mondi.

Sta chiacchierando col figlio, quando arriva un robot governativo apposta per lui a riferirgli di essere di essere desiderato, pur essendo il suo giorno libero, per una missione su Aurora. Per inciso, è pure il pianeta da cui proviene R. Daneel Olivaw, un robot che Lije considera come un amico, e che incontrerà già sull’astronave che lo porterà sul pianeta.

Da notare che mentre nel romanzo precedente scopriamo le caratteristiche del pianeta a mano a mano che andiamo avanti con la storia, qui il nostro buon Asimov sfrutta il tempo che ci vuole per andare dalla Terra al pianeta Aurora per farcene conoscere la storia e gli usi, così che noi sappiamo già in anticipo che cosa aspettarci dagli Aurorani. Quanto meno, ci fa credere di saperlo.

In ogni caso, una volta atterrati ci ritroviamo in casa del dott. Fastolfe, e Lije inizierà subito a indagare. E, a casa di Fastolfe, a Lije iniziano a girare vorticosamente… voi sapete cosa, in quanto il roboticista non smonta le accuse a proprio carico, anzi, le difende pure! E ciò non va per niente bene, dato che sono in gioco a) la carriera di Fastolfe; b) la carriera di Lije; c) il destino stesso della Terra, in senso diplomatico e d) la possibilità di farsi prestare astronavi auroriane per la seconda ondata di colonizzatori spaziali dalla Terra.

Il nostro buon detective in borghese di livello C-7 (era C-6 ne “Il sole nudo”), dicevo, dovrà dimostrare l’innocenza di Fastolfe.
Per fare ciò, dovrà raccogliere molti indizi, e quindi recarsi all’esterno.

La prima persona che incontra è l’ex proprietaria del robot “ucciso”, e, guarda caso, la conosciamo già. È una persona conosciuta su Solaria, trasferitasi su Aurora per motivi che già abbiamo avuto modo di approfondire durante la scorsa indagine. E se non li conoscete andate a leggerli. No, non all’interno della scorsa recensione, visto e considerato che non l’ho detto, ma all’interno del romanzo precedente!

E attraverso Gladia, la solariana di cui sopra, siore e siori, il buon Asimov ci parla di sesso! E sti ca… pperi! Non me l’aspettavo, no! E non ho capito se ne abbia parlato con dolcezza o con indifferenza. Forse un buon misto di entrambe le cose.
Ciò che ne consegue è che scopriremo, in questa sede, che lei non è colpevole di robocidio. Per ora, almeno in apparenza.

Parlando di sesso e gelosia, Lije costruirà una sua teoria per smentire la colpevolezza di Fastolfe, ma, essendo qui a metà del romanzo, ed essendo passato un solo giorno dal suo arrivo sul pianeta, appare lampante che non può aver già indovinato. Il motivo risiede nella sua scarsa conoscenza degli usi e costumi di Aurora, esattamente come accadde su Solaria.
Invero, non è che non abbia imparato niente dalla precedente esperienza, infatti vi ho già parlato di come, durante il viaggio attraverso lo Spazio, abbia studiato qualcosina sui costumi locali, ma evidentemente non gli sono state fornite tutte le informazioni necessarie per comprendere a fondo gli auroriani.

A questo punto conoscerà la figlia di Fastolfe, che ha avuto una relazione molto particolare col padre (conosceremo la storia da entrambi i punti di vista), la quale getterà benzina sul fuoco; e sentiremo cos’ha da dire un altro curioso personaggio che vive all’interno del perimetro dell’istituto di robotica pur non essendo un roboticista.

E poi avremo a che fare con un nemico astuto che proverà a togliere di mezzo Lije e i suoi robot, ci sarà un inseguimento sotto il temporale, un tentativo di rapimento usando altri robot, e il pericolo non sarà tanto per Lije, quanto per R. Daneel Olivaw, ma di tutto questo non parlerò, perché come al solito voglio lasciarvi un minimo di divertimento a leggere il romanzo, senza svelarvi proprio tutto.

All’improvviso avremo la soluzione del problema, il nostro detective si troverà a fare il suo show dinanzi al Presidente del pianeta, scagionerà Fastolfe e incastrerà il suo antagonista.
Ma non è tutto: la soluzione del problema è solo la prima parte, avremo un ultimo colpo di scena che spalancherà le porte alla colonizzazione della galassia e ci introdurrà al successivo romanzo, che sarà di transizione fra il ciclo dei robot e quello dell’Impero.
E Lije tornerà sulla Terra vincitore.

Che dire… Ho notato che Asimov a volte tende a perdersi un po’ verso la metà del romanzo, ma non è questo il caso. La storia regge durante tutto il suo svolgimento, appassiona, regala indizi che portano a giuste osservazioni, tanto che anch’io, che non sono un giallista, avevo identificato il colpevole.
Come il protagonista, c’era qualcosa che mi sfuggiva, e alla fine ho capito cos’era. L’ho capito quando Lije l’ha rivelato, e mi è caduta addosso la soluzione come un fulmine a ciel sereno.

Certo, quello che accade alla fine è al di là di ogni sospetto, ma d’altra parte la sorpresa finale ci vuole!

A presto, cari lettori!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

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