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Intervista a Marco Mallia

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Qui le domande le faccio a Marco Mallia, che in prima battuta mi ero scordato di presentare, ma voi non l’avreste manco notato, quindi io avrei potuto fare a meno di dirvelo, ma vabbè, a questo punto voi fate finta che non l’abbia scritto.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sincera ed esaustiva? ok… accetto

Ne sei sicuro?

Non proprio

Giustamente, direi. Tutt’al più dovresti esserne sicuro, credo.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Se è per quella mosca allora lo giuro!

Perfetto.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentato con quell’immagine?

Perché è l’immagine con cui Nuname ci pubblicizza, ho molti autoritratti ma quella mi sembrava la più giusta.

Non è giusta, né sbagliata. È l’immagine che hai scelto, fosse per me avresti potuto darmi la foto di un pappagallo.

Che non sarebbe stata comunque male, ma forse è meglio quella.

Sono pienamente d’accordo.” (cit.)

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao lettori di tutto il mondo!

Di quale mondo? Si specificano, ste cose! Fantascienza di base, su!

Hai ragione, allora del piccolo mondo che hai creato con la tua interfaccia. Abbastanza fantascientifico?

Mmm… No. Non abbastanza, ma ce lo facciamo andar bene.

Vediamo se almeno mi sai dire correttamente quando ti è venuto il pallino di disegnare.

Non me lo ricordo.. Disegno da sempre, forse proprio il pallino alle elementari.

Cioè… Neanche le cose che ti riguardano! Ricorda che hai giurato sulla mosca. Il suo fantasma ti ronzerà nelle orecchie per tutta la notte, se non ti metti a rispondere seriamente!

Beh sai, credo sia stata una di quelle cose innate, un attitudine naturale che mi ha fatto piacere il foglio e la matita. Forse anche perché col disegno ci giocavo con mio padre.

Un’attitudine, eh? Beh… se sei su NuName posso anche crederci.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

È stato un processo strano, nel senso che sono stato sempre, fortunatamente, in ambienti dove ho potuto paragonarmi ogni giorno con amici che disegnano, quindi era normale per me far vedere agli altri i miei disegni.

Là. Questa è una risposta.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Da quello che mi circonda, da artisti che scopro, film, canzoni opere d’arte. Mi sforzo di trovare ispirazione da cose che apparentemente non ti dicono nulla, è un esercizio che consiglio di fare.

Da cose che apparentemente non dicono nulla. Bello, è vero.

Per esempio, potrebbe essere una semplice vite dimenticata su un tavolo da lavoro ordinatissimo. Oppure un sasso su un sentiero. Ti riferisci a queste cose, suppongo.

Certo, si possono creare storie a partire da tutto. Per farmi venire un’idea, per esempio, guardo i primi due oggetti che mi passano sott’occhio, ne elenco le caratteristiche, le funzoni e cerco dei collegamenti per l’idea che devo avere.

Fantastico! Mi piace un sacco questo approccio!

Senti, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Fortunatamente riesco a trovare il modo di non lavorare mai di notte, non mi piace molto. Ultimamente cerco di non ascoltare nulla, ho scoperto che ho meno mal di testa dopo una giornata di lavoro sulla scrivania. Ma quando mi gira ascolto di tutto, vado dal rap al classico in base a come mi sento.

Il concetto del tutto è una cosa strana. C’è chi intende tutto parlando di rock, metal e pop, chi intende pop, country e folk, chi intende rap e classica…

Non ho mai trovato due “ascolto di tutto” che ascoltassero le stesse cose.

Forse perché chi intende tutto pensa solo a quello che conosce. E io sono uno di quelli, ignorante lo ammetto.

Ignoranti lo siamo tutti. Altrimenti potremmo metterci qui a parlare di fisica quantistica, e chi ci legge potrebbe capire tutto al volo… Ma perderemmo il bello della varietà, e scoprire il genio gli uni negli altri.

Perdonate la digressione, cari lettori e care lettrici. Dicevamo?

Ah, già! Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Veramente un casino. La mia scrivania è piena di cose che si accumulano; ma attenzione, è caos controllato, so ogni cosa dove si trova. Ma mia madre non è d’accordo.

Si chiama “ordine sparso”, o “disordine operativo”. Mia mamma se ne andava rassegnata, di fronte a questa risposta, dovresti provarla.

Prima una, poi l’altra, mi raccomando: hai l’effetto sorpresa uno, che durerà un paio di giorni, e l’effetto sorpresa due che ha una durata che varia da trenta secondi (il tempo di elaborare quello che hai appena detto) a svariati minuti, prima di una reazione.

Si potrebbe recuperare più tempo con elogio all’entropia? Bisogna provare.

Allora citale il secondo principio della termodinamica e sei a posto a vita. Attento però all’effetto collaterale intrinseco: potrebbe diventare lei stessa disordinata.

Andiamo avanti e aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Un bambino chiese a suo padre se poteva camminare. Il padre confuso non rispose. Allora il bambino si alzò, fece il primo passo e il padre lo sculacciò.

Oggi mi sento in vena di metafore kafkiane! Parole chiave non saprei.. forse potrei intitolarla così: ‘La prima volta’. Però non mi piace molto.

Tutto conta, sono 52 parole. Mi dispiace per te, ma adesso è l’ora delle domande scomode. Sdraiati su quel letto di chiodi. No, senza la maglia.

Le domande di prima forse erano scomode virtualmente, queste lo saranno pure fisicamente.

Non vale dai, hai contato tutta la risposta. La storia è solo la prima frase che conta 28 parole! Comunque prenderò dei corsi da un fachiro la prossima volta che mi intervisterai.

Vale tutta la risposta, infatti. Avresti potuto documentarti attraverso le interviste precedenti: è una domanda ricorrente.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Bella domanda, è un sottotema che sto cercando di sviluppare nella mia tesi. Ci vuole assolutamente tenacia e altra cosa importantissima la presenza di qualcuno che sappia del tuo lavoro e ne parli con te e ti sproni.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…
Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Io parlo principalmente per il mondo del fumetto: insieme ai miei compari cerchiamo di farci pubblicità principalmente su Facebook, ma esponiamo i nostri fumetti sul nostro sito. Fare la differenza non è così semplice e immediato, io credo che con il fumetto ci siano molti più ostacoli soprattutto nel panorama italiano.

Non mi hai citato il sito! Perché voi avete un sito!
Si, so che siete in più di uno e so molte altre cose. Quindi, la pagina facebook l’abbiamo linkata là, e il sito lo linkiamo qui.
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Sono equilibri che si standardizzano col tempo. Ora ti posso dire che facciamo uscire una media di diciassette tavole al mese e devono essere accettabili da tutti noi tre, sapendo i nostri limiti ed errori in ambito qualitativo. Dall’altra parte la mia idea ora è fare, non fermarsi mai, darsi una scadenza aiuta in questo, perché anche se non si eccelle in qualità ora, lavorando e correggendosi si migliorerà sempre di più.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Il tempo è relativo.. cit. Nel senso che come dicevo prima ognuno ha i suoi tempi, e non è detto che una cosa fatta velocemente significa che sia stata fatta male o che una cosa estremamente lenta sia meravigliosa. Dipende tutto da chi lo fa.

Perfetto. Queste risposte mi sono piaciute davvero. Forse hanno aiutato i chiodi, magari per una fortunata coincidenza hanno avuto su di te l’effetto di una buona agopuntura.

Sicuramente i chiodi hanno aiutato

Vedi che ho fatto bene, allora?

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Vorresti avere questo assegno milionario?

E la risposta è… ?

No grazie, vorrei vivere di fumetti. Abbastanza romantico no?

Non di soli fumetti vive l’uomo. A un certo punto dovresti venderli per ricavarne denaro: mica puoi andare al supermercato e pretendere di pagare mezzo chilo di prugne con la serie completa di Hokuto No Ken. Come dovrebbero darti, poi, il resto? In goleador?

Non sarebbe meraviglioso? Scherzi a parte è solo una visione utopica, credo che ci aspetteranno anni di sacrifici e terrore.

Guarda… se vuoi possiamo parlarne in privato. Ho una mia idea sull’economia e un preciso colore politico. Sono anche attivo, politicamente parlando, ma in questo blog evito come la peste tematiche di politica ed economia. Il mio è un blog pacifico, apolitico e friendly verso quasi tutto. Qui si parla di libri.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Ho un dubbio enorme. Mi sono sempre chiesto se riesci a toccarti il naso con la lingua…

Sai che non ci ho mai provato?

Ho cercato di baciarmi i gomiti, senza successo. Ma per quanto riguarda la tua domanda… boh. (se mi gira tolgo lo scritto e metto una foto di me che ci provo.)

Beh la foto sarebbe sensazionale.

No, ho la lingua corta.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie infinite a tutti i lettori per il vostro tempo.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Io ci credo

Mancano cinque minuti alla fine del mondo. Ci credo perché ce l’hanno detto Loro, e Loro sapevano tutto.
Ci credo fin da quando l’ho sentito dire per la prima volta, diversi anni fa. E ci credo ancora adesso, qui, in mezzo alla gente, in mezzo a questo frastuono, perduto come altri in un groviglio di corpi appiccicosi all’interno di un locale qualunque.

Le casse vomitano musica ad altissimo volume, le onde d’urto dei bassi sono deflagrazioni che rimbalzano sul torace e fanno esplodere i timpani, ma non importa: domani non ne avremo più bisogno.

Le sagome si muovono come demoni al ritmo indiavolato dei rigurgiti sonori, le luci gialle e rosse sospese nel fumo artificiale disegnano l’inferno che verrà.

La festa per la fine del mondo è al suo apice. Si festeggia l’imminente scomparsa dell’umanità, si festeggia un evento spaventoso e impossibile da fermare. Si festeggia per dominare la paura dell’ignoto.
Nessuno ha idea di che cosa accadrà fra poco: devastanti sciami sismici, meteoriti, inondazioni e chi più ne ha più ne metta. Di teorie ne sono state fatte tante, tutte verosimili e scientificamente fondate; ma troppe verità si fondono in un’unica, grande menzogna, e proprio a causa di ciò nessuno crede più che questa notte sarà realmente l’ultima.
Nessuno si aspetta di morire per davvero, ma ognuno agisce comunque come se dovesse finire tutto.
Solo io, qui dentro, so per certo che questa notte tutto avrà termine, che la Fine del Mondo è reale e tangibile, anche se sconosciuta.

Guardo i volti di chi mi sta attorno: uomini e donne con le facce invasate, corpi madidi di sudore, chi per il ballo, chi per la droga mischiata all’alcool, chi per le orge improvvisate; vedo i baristi lavorare a velocità incredibile per star dietro a clienti che gozzovigliano e spendono come se domani non dovessero pagare il debito… e vedo la sgraziata ragazza che si è appena seduta sul mio stesso divanetto farmi gli occhi dolci.

Mi desidera, forse anche lei crede che domani tutto sarà finito, e sicuramente non vuole morire prima di aver consumato un amplesso. Probabilmente il primo, cogliendo l’occasione di una fine imminente, ma sicuramente l’ultimo, in un modo o nell’altro.

Le sorrido di rimando, la invito ad avvicinarsi, mi preparo ad accoglierla tra le braccia. Lei si sfila le mutandine di pizzo da sotto la gonna e si siede vogliosamente a cavalcioni sulle mie gambe, avvicina il suo viso al mio e mi ficca la lingua in bocca con veemenza. No, questa ragazza decisamente non sa baciare!
Mi sbottona il cappotto e rimane interdetta. Mi guarda negli occhi, leggo nel suo volto atterrito una domanda chiara, nitida: “perché?”
Il timer del detonatore si riflette sui suoi occhiali enormi: quattro secondi alla fine. Tre. Due. Uno.

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