Articoli con tag: Martina Fasolo

Silvana della Pineta

Image and video hosting by TinyPic

C’era una volta una giovane fata.
Silvana era una novizia, una creatura gioiosa che non aveva ancora scelto quale sarebbe stato il suo ruolo una volta che fosse giunto il tempo del Passaggio.

Se ne stava là, in compagnia delle altre novizie, attratta da tutte le meraviglie della Natura, ma non era come le altre, lo percepiva, e questo la rendeva triste. Era nel periodo in cui avrebbe dovuto capire che tipo di Fata sarebbe stata in futuro, ma non riusciva ad adattarsi, come le altre, a un solo elemento del mondo che la circondava. Era molto curiosa e sempre entusiasta per qualunque novità, non riusciva a scegliere una cosa sola da proteggere, avrebbe voluto essere la Fata di Tutte le Cose, ma sapeva che non sarebbe stato possibile.

Il tempo scorreva, le sue giornate erano scandite dai mille impegni imposti dal suo ruolo, e lei svolgeva ogni mansione con serenità. Si occupava di tutto e di tutti, e i giorni le scivolavano addosso come l’acqua in un ruscello. La sua unica preoccupazione era che non aveva ancora capito cosa sarebbe diventata, e il giorno del Passaggio sarebbe arrivato prestissimo, ormai.

Una sera, chiacchierando con le amiche al pub davanti a una birra, da brave irlandesi, confidò questa sua indecisione, e loro le suggerirono di recarsi dall’Antico.
L’avevano detto per scherzo, visto che al solo pensiero chiunque rabbrividiva, e nessuna ne parlò più per il resto della serata.

Nella mente di Silvana, però, era ormai entrato quel tarlo, e piano piano si fece strada fra i suoi pensieri, fino a diventare l’unico presente nella sua testa, come se fosse l’Antico stesso a chiamarla a sé.

L’Antico aveva la sua bottega fuori dalle mura del regno, e quasi nessuno andava a fargli visita. Solo i più disperati si affidavano ai suoi servizi, e nessuno usciva da quel luogo senza essere impazzito.
Era la creatura più vecchia del mondo incantato, nato prima che fossero create le fate stesse, ed era il custode dei sogni infranti, delle speranze illuse, dei cuori spezzati, ma nonostante tutto Silvana aveva necessità di essere aiutata, quindi qualche giorno più tardi varcò la soglia della sua dimora ostentando una sicurezza che non sentiva di avere.

Una volta entrata, la stupirono gli scaffali di bottigliette affastellate, un caos primordiale di recipienti in disordine, polverosi, ognuno recante un’etichetta che ne indicava il contenuto, nessuna uguale all’altra.
L’Antico esortò Silvana a farsi avanti; lei fece qualche passo e lo scorse, piccolo e glabro, dietro una massiccia scrivania arrugginita. Si fece coraggio ed espose il suo problema tutto d’un fiato, senza aspettare che l’altro le avesse chiesto di farlo.

Quando ebbe finito di parlare, vide L’Antico toccarsi il mento come se avesse avuto un’invisibile barba: aveva un’aria pensierosa, ma gli occhi tradivano un oscuro divertimento di cui Silvana ignorava il significato.
La risposta che ricevette la turbò non poco, le disse che non aveva una soluzione al suo problema, che era solo un mercante, e che la sua merce era esposta in bella vista sugli scaffali. In quei recipienti trovavano posto i pensieri e i sogni di altri esseri magici, lasciati lì per essere scambiati con qualcos’altro. Silvana avrebbe potuto prendere quello che desiderava e andarsene, lasciando come pagamento il suo desiderio più profondo.

Cominciò così a esplorare il gigantesco negozio, a studiare il contenuto delle bottiglie. Erano dissimili nel contenuto e nella forma, e contenevano i desideri abbandonati delle altre creature: elfi, fate, maghi, gnomi… tutti i sogni infranti trovavano posto su quelle mensole.
C’era chi aveva lasciato lì un clarinetto, che nella bottiglia suonava un’aria triste, c’era chi aveva lasciato la cima bellissima di una montagna, che nella bottiglia era flagellata da una bufera di neve, ma la incuriosì una bottiglia in cui c’era un mare calmo, una barca fatta con un guscio di noce di cocco e, sopra di essa, un pirata di cartapesta.

Il pirata, seduto sul ponte con la schiena contro l’impavesata, stava guardando mesto oltre il bordo dall’altra parte del vascello, quando Silvana incrociò il suo sguardo. Gli lesse negli occhi la voglia di evadere da lì, di solcare ancora i suoi mari, di tornare a vivere le mille avventure passate… e in quel momento comprese che non avrebbe dovuto abbandonare il suo sogno, ma che doveva aggrapparsi a esso con tutta la forza che aveva.

Salutò in fretta l’Antico, gli disse che lì non c’era nulla che potesse interessarla, e corse fuori da quel posto.
Non lo vide sorridere e prendere un foglio di pergamena e una penna d’oca.

Venne il giorno tanto atteso e insieme tanto temuto.
In piedi sotto le mura del regno c’erano più di cento novizie, e tutte sapevano che sarebbero diventate Fate Elementali, Muse, Fate dedite alla conservazione della Natura, ognuna dichiarando la propria specialità alla Fata Madre, quando si chinava su di loro per concedere i Doni.
Quando giunse il suo turno, Silvana non disse nulla, guardò la Madre con una supplica negli occhi lucidi; la vide sorridere e passare oltre, senza darle alcun compito, senza investirla dei poteri che le avrebbero permesso di essere una Fata a tutti gli effetti.
Silvana pianse. Non aveva ricevuto alcun dono, non era pronta. Non era riuscita a prepararsi come le altre, e questo la faceva sentire inadeguata alla sua natura.

Al termine della cerimonia, tutte le novizie avevano adempiuto al rito del Passaggio. Tutte tranne lei.
Liala, questo il nome della Madre delle Fate, la chiamò a sé e privatamente la interrogò con dolcezza.
Silvana le raccontò della sua indecisione e del suo amore per tutte le cose, le descrisse la bottega dell’Antico e cosa vi aveva trovato; le raccontò dell’immensa tristezza che aveva scorto negli occhi del pirata, emblema della disperazione di tutti i sogni ripudiati e rinchiusi là dentro, e di come non si era sentita in grado di abbandonare il suo, e di nuovo scoppiò in lacrime, certa che non sarebbe mai diventata una vera Fata.

Liala tacque per un tempo che a Silvana sembrò interminabile, finché infine espresse il suo giudizio.
Per prima cosa le rivelò che l’Antico le aveva già inviato una lettera in cui esprimeva un’opinione molto positiva su di lei, quindi le raccontò che esisteva un luogo così sacro, nel loro regno, che pochi erano a conoscenza della sua esistenza.
In quel luogo venivano coltivate le passioni degli uomini, e ogni anno i semi dorati di quelle passioni venivano raccolti e conservati in un vaso. Le disse che quei semi stavano aspettando da centinaia di anni una fata che avesse una sensibilità come la sua, e che il suo compito era chiaro come la luce del Sole.
Silvana sarebbe diventata la custode di quelle passioni, e le avrebbe piantate in ogni tempo nei cuori delle persone più sensibili, facendoli germogliare in modo che il dono in essi racchiuso potesse crescere e manifestarsi.

Da uno di quei semi è nata la Pineta di Fimo, di cui Martina è la custode. Le sue creazioni sono una delle manifestazioni tangibili della gioia di Silvana, dell’amore che ha per la cura degli esseri umani e delle loro inclinazioni.
E potete godere anche voi, cari Lettori, di questa gioia, visitando la sua boutique on-line semplicemente cliccando Qui.

Fatevi avanti, e accogliete una goccia della felicità che Silvana ha voluto donarci attraverso le mani magiche di Martina.

Categorie: Racconti già scritti | Tag: , , , , , , | 3 commenti

La Pineta di Fimo – intervista a Martina Fasolo

"Image and video hosting by TinyPic

Ed eccoci qui con Martina Fasolo, creatrice della “Pineta di Fimo”, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

No, voglio delle domande esclusivamente per me!

Ne sei sicura?

Mmm…no… direi che va bene, accetto!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma io non uccido mai nessun animale! Io sono cruelty free!

Quella mosca era già perita di morte naturale, ma non importa, mi fido lo stesso. Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata proprio con quella fotografia?

Perché penso che il mio sguardo parli da sé. E perché questo scatto è stato fatto in Irlanda, uno dei paesi che più mi ha segnata sia culturalmente, che moralmente, che artisticamente.

Ah, l’Irlanda! Terra di fate, gnomi e folletti in genere!Benissimo, allora. Cominciamo… Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Buongiorno artisti e creativi, so che lo siete tutti a vostro modo!

In effetti siamo tutti un po’ artisti, in fondo all’anima. Senti, Martina, che radici ha il nome della tua creatura, “Pineta di Fimo”?

Mi piace la natura, gli animali, e gli odori dei boschi. E cosi ho pensato di associare la mia passione a questo nome. Non è escluso che nel tempo possa evolvere in altri titoli

Ah. Quindi anche le tue creazioni ne saranno influenzate, suppongo.
E quando ti è venuto il ghiribizzo di plasmare oggetti con quella pasta?

È stata una pura casualità, come quando miss Italia racconta che ai provini aveva accompagnato un’amica. Non avendo le caratteristiche fisiche per provare quella strada, ho “accompagnato” un amica nel mondo delle paste polimeriche, che non conoscevo, e mentre lei l’ha lentamente abbandonata io mi ci sono buttata a capofitto.

Sì, della serie “non è colpa mia, è stata lei a tirarmi dentro”… vabbè, andiamo avanti.
La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai avuto fra le mani la prima bambolina?

“Che orrore! Ci rinuncio” e la buttai nel cestino.

Hahahaha! Credo sia una cosa comune a molti. Quello che invece è poco comune è la perseveranza e la voglia di riuscire. Ma senti, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Ovunque. Dagli occhi vivi dei miei cani, o da un espressione annoiata di uno dei miei gatti, da una bella donna in televisione, o da un simpatico porcellino. Da qualsiasi cosa, situazione, persona, animale che in quel momento mi dica qualcosa. O semplicemente da altre creazioni di altri artisti che passo ore ad ammirare.

Come dicevo prima, la natura t’influenza. Ora l’hai confessato!
Ma oggi, con più esperienza, soddisfazione e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Sicuramente quella che deve ancora nascere fisicamente ma è già molto chiara nella mia mente. A breve inizierà la sua nascita, e onestamente, non vedo l’ora. Ma se proprio devo scegliere tra quelle già create, sono molto legata a questa, la donna in dolce attesa.

E la inseriamo qui, tanto per farla vedere a tutti.

"Image and video hosting by TinyPic

Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre lavori con le mani?

Beh, io sono più produttiva al mattino presto, appena passa la notte. Diciamo che mi alzo anche alle 5.00 per creare, ma di notte ha la meglio la stanchezza del giorno lavorativo e crollo sul divano. Prediligo lavorare in completa solitudine (al massimo con un paio di gatti che mi osservano interessati) ascoltando qualche CD con suoni della natura, onde del mare, cascate, piogge, temporali, cinguetti e suoni del bosco.

La natura che ritorna, eh? E parlando di ambiente, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a modellare le tue creazioni?

Non come la vorrei. Devo adattarmi alla cucina, ma un giorno avrò una vecchia soffitta con un tavolo di legno grandissimo pieno di attrezzi disordinati e un piccolo abbaino sul tetto da cui entra una luce fioca. E io sarò li con la mia piccola lampada sopra la mia testa

Quindi diciamo che la tua stanza è più una stanza metafisica, che una stanza reale… E ora dai, aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Quando sono stata nella magica Irlanda sono rimasta affascinata da questa natura meravigliosa e guardando negli occhi una mucca ho scelto di diventare vegetariana. E cosi è stato.

Quindi inseriremo Irlanda, Natura, Mucca e Vegetariana. Gente attratta così, a casaccio. E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

A che livello credi di poter arrivare artisticamente con le paste polimeriche?

E la risposta è… ?

Non c’è un limite massimo. Sognare è il primo passo per iniziare a darsi da fare (che saggia!) e io sono una grande sognatrice.

Molto saggia, direi. Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta i pochi habitué di questo blog.

Ciao pochi (e buongustai) habituè del venditore di pensieri usati!

E con questo è tutto, puoi tornare alle tue creazioni. E, per chi non lo sapesse, le sue creazioni potete ordinarle direttamente a lei a questo indirizzo, anche su commissione!

– aggiornamento del 9/03/2013: la Pineta di Fimo sbarca su “Blogspot”. Visitate il nuovissimo blog!

Alla prossima, cari, pochi lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: