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Intervista a Valentina Vergili

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Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.

Oggi abbiamo sul tavolo di tortura la Valentina Vergili. Contenti? Si, vero?

(se non siete consenzienti vi strappo i peli della lingua.)

Ora a te, Valentina.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sincera pure pure, sull’esaustiva preparatevi tutti perché sono molto, molto logorroica.

Non chiediamo di meglio.

Ne sei sicura?

Si può mai essere sicuri di qualcosa nella vita? *luce drammatica e tono teatrale*

L’unica cosa sicura è la morte, e non riguarda la vita.
Non questa, almeno. *teatralità di rimando*

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma no, Gianfrancarla no! Era la mia mosca preferita, la portavo a spasso ogni giovedì…farò del mio meglio per onorare il suo povero cadavere.

Eh… Mi dispiace per la dolorosa perdita, ma come dicevo poc’anzi la morte è l’unica cosa certa.

In ogni caso, lei non è Gianfrancarla. Le somiglia, ma se guardi ha uno degli occhi di sinistra che tende sul rosso, cosa che Gianfrancarla non aveva.

Ah cavolo, ora che me lo fai notare è vero. E’ Pierpaolino, mi ronzava sempre intorno quando cercavo di addormentarmi.

Si, è (o meglio era) Pierpaolino. (fate sì con la testa anche voi, reggetele il gioco.)

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quelle immagini?

Perché la mia faccia è l’esatto opposto di “fotogenico” e, non volendo traumatizzare i lettori ho optato per un disegno. Ovviamente uno già fatto perché ti pare che mo’ mi metto a disegnare roba nuova? *pigrizia portami via*

Nessuno ha chiesto un disegno nuovo. Il Venditore sa, il Venditore rispetta, il Venditore chiede una semplice foto, ed è onorato e grato del dono quando arriva un disegno originale. Ma non per questo fa preferenze.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

*comincia a sudare freddo* ahem! S-salve a tutti, spero non inorridiate troppo nel leggere le mie idiozie e pace e amore che poi se litigate ci scappa il morto…?
Il morto non scappa, rimane lì, rigido come un baccalà.

Ti piace il baccalà?

A me piace tutto quello che è commestibile in realtà. Però il baccalà fritto ha il suo gran bel perché.

Sono di Vicenza. Noi di Vicenza abbiamo una sacra tradizione: il baccalà alla vicentina. Abbiamo pure un cavalierato, la confraternita del baccalà. Giuro che non sto scherzando.
Ergo, non dire “baccalà fritto” in mia presenza.

Baccalà a parte, stiamo riempiendo l’intervista di assurdità, e ciò mi piace. Ma adesso andiamo avanti con l’intervista, se non ti dispiace.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

E’ nato più che altro come risposta al bisogno di mettere su carta tutte le idee e le storie che avevo in mente. Non so bene quando mi sia venuto, penso di averlo sempre avuto in realtà.

Anche tu. Tutti voi disegnatori dite di essere nati disegnando.

Ebbene, io sono nato smontando meccanismi, ma ciò non ha fatto di me un meccanico.

Ci vuole il talento, oltre alla passione. Io sono anche nata cantando ma poi ho capito che non faceva per me quando a mia madre hanno cominciato a sanguinare le orecchie, ascoltando le mie “fantastiche sessioni”. Però dai, magari tu invece potevi diventare famoso come “il meccanico cantastorie”…?

Naaaa.
Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Eeeeeeh ora stiamo parlando di cose successe anni fa, cavolo ahahahahah Allora, sono entrata nel magico mondo di internet molto precoce. Avevo 10 anni la prima volta che pubblicai qualcosa. Era sul canale youtube di mia madre, un video fatto con paint sulle note della canzone “pensa”. Perché anche da piccola amavo parlare di cose sociali e politiche, ovviamente. Se devo essere sincera non ricordo cosa ho pensato. Probabilmente niente, ero troppo “giovine” per avere ansie di qualche genere. Bei tempi quelli ahahahah

Ma pensa. Una politologa di 10 anni… Se avessi sviluppato quell’attitudine e fossi andata a fare la parlamentare, ora non saresti qui con me. Né, presumibilmente, fra gli artisti di Nuname. Saresti ricca solo di soldi, pensa che tristezza.

Pensa che rischio che hai corso!

Penso che più che altro mi sarei fatta ammazzare presto, visto la mia brutta abitudine a non tenere mai la bocca chiusa ahahahahahah Se non avessi avuto la passione per il disegno però, avrei fatto ben volentieri il medico o la psicologa. Anche l’insegnante non mi dispiacerebbe. Diciamo che finché aiuto gli altri in qualche modo, a me va bene tutto…?

Sacrosanto, sacrebleu!

E dimmi, essere nata già con le matite in mano ti dà una speciale predisposizione al disegno originale o vai a pescare le idee da qualche parte in particolare?

Allora, quando ero piccola la pescavo principalmente da mia sorella. Lei disegnava fumetti e scriveva storie (ora ha smesso purtroppo) e mi ha molto ispirato a farlo a mia volta. Dopo di lei sono arrivati gli anime. Infatti ricordo che le mie prime storie avevano trame assurde ed esagerate e personaggi tutti uguali, distinguibili solo dai capelli. E’ stato però anche il periodo d’oro della comunità allora chiamata “Fananime” di youtube e io ne ero pienamente entrata a far parte. E’ stata un’esperienza fantastica e ho conosciuto una sacco di persone oltreoceano. Ho anche avuto modo di fare un mezzo doppiaggio. Ovviamente tutto questo a 14 anni ahahahah Col tempo ho abbandonato un po’ lo stile anime e anche la passione per il Giappone, sono passata ai fumetti americani, ai cartoon e ai telefilm. A livello di stile mi ispirano soprattutto i lavori di Ishida Sui, Jim Cheung, Steven Universe e artisti di DeviantArt come Tyshea, Moosefros e Rejuch. Sono molto attaccata anche a Steven Moffat ma quello riguarda più la storia vera e propria. Quando ho cominciato per bene ha entrare nel mondo adulto e ho cominciato ad interessarmi agli avvenimenti politici e sociali questo si è riversato molto anche nel disegno e nelle mie storie. Lo sapevo, ho scritto un poema. Ecco perché non mi si dovrebbe mai lasciare troppa libertà su queste cose.

E invece hai fatto bene. Almeno non dovrai ripetere tutto questo a nessun altro, alla peggio fai un copia-incolla (o ctrl-c ctrl-v, come ti piace di più) e uno se lo legge da solo.

Mi piace, mi piace. Sei una prolissa, le parole sono importanti, ed è bene farsi capire bene.

Le parole per me sono tutto. E’ attraverso di esse che si possono mandare messaggi importanti.

Si, basta che poi non mi mandi il whatsapp coi messaggi tipo “kpt kosa volio d1re?”

Andiamo avanti.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Un po’ di tutto. Ho una playlist molto varia: passo dal rock al pop fino al classico senza problemi. Di solito mi piace anche fare cartelle in base ai miei personaggi, così ho sempre l’atmosfera giusta. Che poi finisco per eliminarle e farle di nuovo ogni volta perché cambio pezzi di storia e poi non si abbinano più è un altro conto però.

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

E’ la mia stanza da letto ed è stranamente ordinata direi, sono una persona molto metodica o almeno ci provo, la mia scrivania è piccola e quindi finisco sempre per metterci sopra una sacco di roba accatastata. Poi arriva mia madre e mi intima di fare ordine. Ovviamente invano.

Sei la prima persona che scrive “accatastata” rispondendo a una mia domanda. Dieci punti a… Cosa sei? Una Corvonero?

nooooo, chi io…? Ahahahahahahah ok dai, diciamo che sono una Corvonero con attitudini e sistemi morali di una Grifondoro (da brava Corvonero, ho fatto tante ricerche sulle casate perché volevo essere pienamente sicura di quale fosse la mia. Non sai quante analisi che ho letto…)

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

Piccolo aneddoto: io non prendo la matita come le persone normali, no, la mia natura di lemure pigro mi ha impedito di imparare la giusta presa e ora impugno matite, penne e vari articoli di cancelleria a mo’ di zappa. Ovviamente ogni volta che scrivo e disegno in pubblico la gente me lo fa notare, con la classica esclamazione: “wow, come tiene la matita in modo strano” e ormai ho preso l’abitudine a rispondere: “così sono sempre pronta all’omicidio” e l’espressione sui volti delle persone è impagabile ogni volta. Ho altri aneddoti simili ma non mi pare il caso di raccontarli visto che ho più che sforato le 30 parole ormai (?)

Sono 112 parole, ma mi hai fatto ridere. Sono molto indeciso se punirti per lo spazio occupato o se fartela semplice…

Direi che l’equilibrio è la cosa migliore. Domande normalmente spinose, per te.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Non ho mai affrontato, finora, un periodo di blocco particolarmente duro. Più che altro i miei sono periodi di calo artistico in cui però mi capita comunque di fare piccoli bozzetti qua e là. Solitamente nel giro di qualche settimana (nei casi peggiori) passano quindi, se non ho impegni artistici urgenti, aspetto che passino da sé e mi limito a scarabocchiare banchi, quaderni e a volte pure amici.

Scarabocchi gli amici? E poi sono ancora tuoi amici? Wow!

Per questo ne ho pochi ahahahahah no vabbè, diciamo che col tempo, sono diventata molto selettiva riguardo le persone che chiamo amiche. Si, lo so, parlo già da vecchia, me lo dicono tutti.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Forse non sono la persona meglio indicata per queste cose, io e internet abbiamo un rapporto conflittuale. Finora i siti migliori per me son stati DeviantArt, Instagram e ora che pubblico un webcomic, Webtoon anche se in realtà è su Facebook che ho avuto la possibilità di conoscere tanti artisti fantastici. Penso che la differenza per farsi notare sia la costanza nel pubblicare, l’umiltà, la gentilezza e farsi vivo ogni tanto con i lettori, avere un dialogo aperto con loro diciamo. Tutte cose che io purtroppo ora a causa della scuola e della mia indole da lemure pigro sto trascurando. Ah e ovviamente anche non avere 300 oc come me e non presentarne bene neanche uno.

p.s. Giusto per farmi un po’ di sana e spudorata pubblicità, lascio anche i link alle mie pagine, per chi fosse interessato:

Instagram

Facebook

DeviantArt

Webcomic

http://www.webtoons.com/en/challenge/my-best-friend-is-a-merman/list?title_no=17639

Tumblr

https://mybestfriendisamerman.tumblr.com/

Youtube

Patreon

Redbubble

E Twitter

Si, lo so che ho tante pagine ma mi piace abbondare che non si sa mai (?)

Abundare melium est quam deficere. (l’ho scritto giusto? Ai Potter l’ardua sentenza.)
Però Umiltà e Gentilezza sono due buone compagne. Tienile sempre accanto, sono sempre molto apprezzate.

In particolare Umiltà che fa sempre le battute migliori.

Nn l’o kpt.
Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Facciamo un 7 e mezzo perché ho ancora tanta strada da fare! Però diciamo che mi sono sempre ritenuta una persona abbastanza veloce nel realizzare disegni di qualità decente. Direi che su questo mi ha aiutato tanto realizzare un fumetto mio. Ho fatto molti punti exp (?)

Exp come “experience” o come “expired”?

Tutte e due le cose.

Lol. Comunque si, credo di si.
E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Mmmmmh dipende più che altro dalla mia voglia. Da bravo lemure pigro quale sono, se non ho veramente voglia di fare un disegno mi distraggo spesso e finisco per metterci anche giorni. Se invece entro nel “mood” posso anche andare avanti 7-8 ore senza mai staccarmi dal pc. Intendo letteralmente, neanche per andare al bagno.

In questo ti somiglio. Posso fare qualunque cosa, ma vengo distratto da un gatto di polvere. Sempre che non sia concentrato, e allora non mi accorgo che è quasi l’una di notte e la mattina devo andare al lavoro, senza poi dormire sulla scrivania.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Eh – cosa ti spinge a scrivere e disegnare fumetti…?

E la risposta è… ?

Ispirare le persone ad essere il meglio di quel che possono essere. E’ il mio modo di protestare e combattere.

Protestare e combattere. Brava: agire, in qualche modo, nel proprio piccolo. L’Oceano è fatto di gocce, sii orgogliosa di farne parte.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

E tu cosa fai nei periodi di blocco? ZAN ZAN ZAN

Mangio fibre.

Vorrei dirti qualcosa, ma me la sono anche un pò cercata questa risposta.

Già. Potevi aspettartela. 😐

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Anche gli spettacoli migliori devono giungere al termine (?) quindi addio

No, arrivederci. È stato un piacere averti qui con noi.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Il sole nudo (*****)

Di Isaac Asimov
249 pagine
edizione Mondadori
iniziato il 3/04/2014
finito il 16/04/2014

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Bentrovati, cari lettori!
Ecco, mi sono preso un po’ tardi e sono già arrivato a metà romanzo, quindi spero mi perdonerete se ci sarà qualche lacuna nel racconto. Ma tanto alla fine non importa, perché qualcosa ve l’ho sempre tenuta nascosta.

Inizio col dire che Asimov era certamente un visionario, o uno che ha viaggiato nel tempo, dal futuro, ed è arrivato a noi per rivelarci cose che all’epoca erano impensabili.
Per esempio, nel romanzo precedente ci dice che R. Daneel Olivaw ha una “subeterica” indipendente, con la quale può ricevere e inviare telefonate; accedere a un sacco di dati; scaricare i filmati delle videocamere di sorveglianza; mostrare un’immagine tridimensionale di una persona come una specie di videochiamata, ma ad ologrammi… Ebbene, questa “subeterica” non vi ricorda il nostro internet Wi-Fi?
In questo romanzo, invece, ci svela un’altra cosa, ma ve la rivelerò fra un momento.

Torniamo a incontrate lije Baley, che viene convocato a Washington per una missione segretissima. Per andare da New York a Washington dovrà prendere l’aereo, e fin qui nulla di strano, ma Asimov ci descrive il velivolo come un aereo connesso alla subeterica, senza finestrini e, udite udite, comandato a distanza. Un aereo telecomandato. Forse un moderno drone a uso civile? E pensare che siamo solo all’inizio, coi droni!

Ecco, quando Lije arriva a Washington scopre che deve affrontare una missione interplanetaria: dovrà recarsi su Solaria, un pianeta dove ci sono più robot che uomini, a risolvere un caso di omicidio. Deve partire subito, senza poter salutare la moglie e il figlio. Triste separazione.

Arriva su Solaria viaggiando su una nave spaziale guidata da robot, dovendo rimanere rinchiuso per giorni in una singola stanza. Si sentirà perduto e solo, e una volta arrivato sul pianeta la situazione sarà resa più pesante dall’assenza di muri. Perché Lije è abituato alla vita “dentro” la città, e gli spazi aperti di Solaria gli danno una forte sensazione di agorafobia.

Inaspettatamente trova ad accoglierlo un volto amico: R. Daneel Olivaw, il suo collega robotico. Era stato proprio lui a voler Lije come assistente!
Daneel lo accompagna in una casa gigantesca costruita apposta per lui, e che verrà distrutta quando andrà via. Qui si perdono in un sacco di dettagli inutili, fino a quando non parlerà con una persona che gli spiegherà la situazione. Saprà così di non avere appoggi, dato che quel pianeta conta solo ventimila abitanti, distanti centinaia di chilometri uno dall’altro, e che quindi non esiste polizia perché la criminalità è zero.

Però c’è stato un omicidio. Lije parlerà in primo luogo con la moglie, che gli si presenterà nuda al comunicatore tridimensionale. C’è uno strano concetto di “visione”, cioè che essa non implica contatto fisico perché è solo un’immagine, quindi per loro è normale”vedersi” anche nudi. Comunque si coprirà un pochetto, e le spiegherà il suo punto di vista. Conosceremo un po’ di più gli usi dei solariani, cioè che anche marito e moglie non si vedono mai se non per l’atto sessuale in sé. Non è detto in modo esplicito, ma lo fanno capire chiaramente.

Non vedendosi mai, la moglie non è tanto scossa per aver perduto il marito (cosa trascurabile), quanto per averne visto il cadavere riverso a terra pieno di sangue col cranio fracassato.

Lije e Daneel riprenderanno poi la conversazione col capo della sicurezza, che però verrà avvelenato sotto i loro occhi. Impotenti, dato che sono al “telefono”, vedranno un robot portargli un bicchiere d’acqua, lui berrà e stramazzerà al suolo. Interrogheranno il robot e il medico, che sembra un incompetente.

La moglie della prima vittima ci spiegherà poi che il dottore li “visiona” solo, i cadaveri, “figuriamoci se li vede davvero di persona!” Perché, ripeto, i solariani sono praticamente asociali.
Non del tutto, perché si chiamano, si visionano, stanno insieme in sale comuni stando comodamente a casa. Si vedono di persona solo moglie e marito in orari prestabiliti, assegnati per legge.

Comunque, il medico serve a poco, visto che non ci sono malattie su Solaria, e questo lo rende una presenza pressoché inutile.

Ma andiamo avanti e vediamo che la donna, durante la conversazione a una cena virtuale, interrompe bruscamente il contatto ritenendosi offesa, dato che Lije le stava parlando con una certa foga, pur non ritenendola colpevole.

La visione successiva riguarderà il nuovo capo della sicurezza, che vorrebbe rispedire Lije e Daneel sui rispettivi pianeti, ma Lije, con abile mossa, riuscirà non solo ad avere il permesso di continuare le indagini, ma anche il permesso di poter vedere di persona chiunque riterrà opportuno vedere.

A questo punto l’unico problema è Daneel, che, essendo un robot, non vuole che Lije venga danneggiato. In pratica, teme che prima o poi venga in contatto diretto con l’assassino e a sua volta avvelenato, quindi non vorrebbe lasciarlo uscire di casa. Lije userà la logica a suo vantaggio, cosrtingendo il robot a una situazione di stallo in cui il male minore è lasciare che Lije si rechi a casa di chi vuole interrogare.

Il primo ad essere interrogato sarà un sociologo, dal quale conosceremo un pezzo della storia dei solariani, sapremo il perché sono così eremiti, pur non comprendendolo appieno, e ci stupiremo ancora del pressapochismo di chi pratica un mestiere qualunque in quel pianeta.
Il sociologo, poi, farà saltare sulla sedia quelli che già hanno letto il ciclo delle fondazioni, perché parla di applicare la matematica alla sociologia…
Gli altri, invece, se ne ricorderanno a tempo debito.

In ogni caso le visite vanno avanti. Lije visionerà un robottista, dato che questi non vorrà in alcun modo farsi vedere, e qui verrà messa in discussione la prima legge della robotica, introducendo il dubbio che possa davvero essere stato un robot a commettere l’omicidio.
La chiamata si concluderà in maniera un po’ brusca, e Lije tornerà a visionare la moglie della prima vittima; non prima, però, di essere andata a trovarne la sostituta nella “fattoria” dove vengono allevati i bambini. Ai bambini, per inciso, viene soppresso l’istinto di vedere altre persone facendoli abituare poco a poco all’isolamento totale.

Comunque, la bella moglie del defunto acconsentirà a farsi vedere, e si farà avvicinare tanto da poter quasi toccare Lije. Questo fa tornare a supporre che potesse essere stata lei, ad ammazzare il marito, e il mistero diventa complicato.

Ma accade qualcosa, all’esterno, per cui Lije rischierà la vita, capirà tutto e si esibirà quindi in un detective show di tutto rispetto, portando alla luce il colpevole. Ci accorgeremo che ci si poteva arrivare facilmente, dato che gli indizi c’erano tutti. Certo, un ultimo indizio dà una spinta in più verso la persona che ha ucciso, ma non è così importante. Ripeto: gli indizi sono sparsi per tutto il romanzo, basta solo estrarre le chiavi dalla cultura dei Solariani e dalla logica ferrea dei robot.

Tutto il resto sono solo parole, quando Lije ritorna sulla Terra, parole per dare una spinta verso lo spazio all’umanità intera.

Bene, cari lettori, anche per stavolta ho terminato. Spero come sempre di avervi incuriositi, magari pure divertiti, e vi auguro buona lettura.
E buona notte, vista l’ora tarda in cui sto scrivendo queste ultime righe.

A presto!

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