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mr Gwin (*****)

Di Alessandro Barico

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184 pagine

Edizione:

iniziato il: 12/10/2014

finito il: 17/10/2014

Mister Gwin, cari lettori.

Baricco mi piace, è già il terzo romanzo che leggo, e il secondo di cui parlo.

Avevo voglia di leggere Baricco, e ho scelto questo. Perché proprio questo? Mah, semplicemente perché a mia moglie Baricco non piace, e una volta mi ha fatto vedere un video sul tubo in cui una ragazza, che per carità, è splendida nel recensire libri di vario genere, sostiene che è brutto. Anzi, lo definisce ridicolo, ribadendolo più volte, e si accanisce, e si diverte a demolirlo. E magari potrebbe anche aver ragione, ma io sono dell’idea che Baricco non vada preso troppo sul serio. Baricco, secondo me, va letto per divertirsi leggendo parole inusuali messe in bocca a personaggi leggeri.

(Non abbiate timore nell’aprire il link e vedere che dura più di venti minuti, perché ne parla nei primi cinque.)

E allora io volevo smentirla, dire che Baricco è bravo, che non è solo paroloni e frasi pompose.
Ecco, io paroloni o frasi pompose non ne ho trovate, qui dentro. Non più di tante, almeno. Per dire, Oceano Mare è molto più parolonpomposo di questo, ma vabbè, Baricco si ama o si odia.

Chi è mr. Gwin?
Mr Gwin è un tizio famoso che scrive libri. Bravissimo, a dir dei lettori, a entrare nella testa delle persone, tanto che pare che i personaggi siano famigliari. Ebbene, lui a un certo punto manda al giornale per cui scrive una lista di n cose che non ha più voglia di fare nella vita. Una di queste è la ferma decisione di non scrivere più, e per un anno e mezzo si darà alla macchia proprio per tornare a essere una persona come le altre, non famoso, non scrittore, non Jasper Gwin.

Nel frattempo conosce una vecchia in un ambulatorio, e questa vecchia sarà per lui una specie di angelo custode. O una schizofrenia, dato che lui la vedrà una sola volta, da viva, ma che lo accompagnerà per un buon tratto di strada.

Ecco, lui parlerà, nella sua testa, con la vecchia, e lei saprà consigliarlo. In che cosa lo lascio leggere a voi.

Mr Gwin non scriverà per quasi due anni, e in quel tempo cercherà qualcos’altro da fare. Qualcosa che possa riavvicinarlo alla scrittura, ma che non sia scrivere di suo pugno. Il copista, per esempio, ma non è sicuro della cosa.

Avrà la sua illuminazione in una galleria d’arte. Non per la sindrome di Stendhal, ma per aver visto in un catalogo una foto fatta al pittore e al modello di un nudo il cui quadro aveva proprio di fronte, appeso alla parete.

Era un quadro ritraente un vecchio nudo seduto a un tavolo, col candido vello sul petto e il pene afflosciato su un lato. Senza la tazza da tè che era invece presente nella foto.

Dopo una lunga riflessione, dettata appunto da questo quadro, deciderà di ritrarre la gente. Intendiamoci: non con pennelli e colori, ma a parole. In due (ma proprio due) parole, “scriverà ritratti”.

Il problema è come mettere insieme le parole, perché si rende ben conto che non può limitarsi a descrivere il soggetto, a dire che “il braccio è mollemente posato” (cit.)

E insomma, il nostro Jasper spende tutti i suoi risparmi per creare uno studio adatto alle proprie esigenze: un vecchio garage malconcio e ammuffito, con lampadine fatte fabbricare apposta da un artigiano perché si fulminino dopo circa un mese, una musica che stia bene col rumore delle tubazioni e che duri una cinquantina di ore, anche questa fatta fare apposta da un compositore, un pavimento malconcio e macchie di umidità sulle pareti. E una prima modella.

E che cosa fa con la modella?
Assolutamente niente, in un primo momento. Il primo giorno lei arriva, si denuda, ma lui non è presente.

Il secondo c’è, ma la guarda appena.

E poi è tutto un gioco a guardarsi, in silenzio. Lui scrive bigliettini che attacca per terra con puntine da disegno, mentre lei gironzola nuda per la stanza. Insomma, non fanno niente di che, ma Baricco descrive questo niente in maniera squisita.

Alla fine scriverà il ritratto di lei e, vista la reazione, anche a tutti quelli che si faranno ritrarre. A prezzi che variano dalle 15 alle 18mila sterline. Una follia per meno di una decina di pagine scritte in caratteri grandi.

La cosa va avanti per un po’, fino a quando accade qualcosa per cui mr Gwyn scompare dalla circolazione, e noi restiamo lì a farci raccontare il resto della storia dalla sua assistente. E il resto della storia lo lascerò a voi.

Allora, tanto per dire… Ilenia, come dicevo nell’introduzione, ha detto che è un libro brutto. Beh, diciamo che non è un libro brutto, ma un libro completamente inutile. Perché, come già detto, parla di nulla, e niente lascia al lettore se non una scia di non-so-che-cosa. Ah, e una bellissima perla che troviamo quasi alla fine, quando Rebecca, che era l’assistente del protagonista, a un certo punto ci dice che “Jasper Gwin mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie (…)”. Sarà banale, ma in qualche modo illuminante. Cioè, è una cosa ovvia, ma è una cosa bella da tenere a mente.
mr Gwin parla di uno scrittore che non vuole più scrivere, parla di un editore che lo vuole pubblicare lo stesso e per questo lo assilla, parla della sua assistente innamorata che andrà alla ricerca di lui quando sarà scomparso, e parla di silenzi e di ore passate a non fare assolutamente nulla. O quasi.

Però quel nulla è incredibilmente attraente, è un nulla così ben descritto che non si riesce a staccarsi dalle pagine, e che, per quanto mi riguarda, mi ha portato fuori dalla palude della crisi di lettura, e potrei anche decidere di rileggerlo, un giorno, che tanto è breve.

L’unica cosa che mi dispiace è che a un certo punto, dopo capitoli di segretezza, viene svelato il mistero di che cosa scriva in quelle poche pagine che fungono da ritratto letterario. Avrei preferito rimanere nell’ignoranza, avrei preferito continuare a immaginare chissà che cosa, perché alla fine è un uovo di Colombo, quello che viene rivelato.

Ma pazienza, dai, sono contento di averlo letto, e di avere in parte smentito Ilenia, alla quale va un sentito ringraziamento per avermi fatto scoprire questo romanzetto e una dedica in calce a questo mio invito alla lettura.

Grazie, Ilenia.

E grazie a voi lettori che mi seguite e che portate pazienza se farcisco le recensioni con i fatti miei.

È tutto, per ora. Alla prossima!

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Lifestyle Notes – intervista ad Anna Tursi

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Ed eccoci qui con Anna Tursi, autrice del blog “Lifestyle Notes”, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto volentieri, felice di far parte della tua rubrica!

Onorato io della tua presenza. Sicura di accettare?

Sicura, sicurissima!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Dove? Proprio non la vedo…sicuro che sia morta? A me sembra volata via…

Oh, caspita! Eppure era lì, ferma con le gambe all’aria… Vabbè, dai, pazienza. Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata con quella foto?

Quella foto è legata a una bellissima serata dello scorso anno e un po’ in quel palloncino mi ci rivedo: a volte volo troppo in alto e rischio di scoppiare. Del resto sono una sognatrice, non posso farci nulla!

I sogni sono il cibo dell’Anima, quindi non è che tu debba farci qualcosa: seguili e basta. Allora cominciamo, su! Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao Amici del mio amico (RiC, ovvio!), vi ringrazio per la pazienza e spero passerete a trovarmi sul mio blog!

Passeranno, passeranno. Perché se non lo fanno sono… brutti, ecco!
Scherzi a parte, che radici ha il nome del tuo blog, “Lifestyle Notes”?

Ho sempre immaginato il mio blog come un block notes, un diario dove quotidianamente annotare le cose per me più interessanti: un film, una canzone, pensieri sparsi sul mondo che mi circonda, che parlano di me e definiscono il mio stile di vita.

Quindi è una specie di quaderno degli appunti incrociato come un diario. Uhm… interessante! Ma quando ti è venuto il ghiribizzo di scrivere articoli di moda?

Dirti che la moda è da sempre una mia passione sarebbe retorico, anche se vero. Ho iniziato però a interessarmi all’argomento in modo critico solo qualche anno fa, informandomi, leggendo libri a riguardo e collaborando con un free press della mia città. In seguito ho vinto una borsa di studio per un master in comunicazione e giornalismo di moda e ho lavorato in un famoso ufficio stampa del lusso internazionale, avendo così l’opportunità di vivere intensamente la mia passione.

Davvero notevole, complimenti! Senti, Anna, un’altra cosa vera è che la prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che qualcuno ha apprezzato un tuo articolo?

Ho sorriso imbarazzata ma estremamente lusingata. Tendo a essere molto critica con me stessa, e sapere che qualcuno non solo si rispecchia in ciò che scrivo, ma addirittura lo trova utile, interessante o divertente, mi riempie il cuore di gioia e mi motiva a fare ogni giorno sempre meglio.

La via del samurai, insomma: si può sempre migliorare! E con questo spirito si raggiunge l’eccellenza. Brava! E voi, cari, pochi lettori, prendete nota di questa cosa. Andiamo avanti con le domande: dove vai a pescare la tua ispirazione?

Il mondo che mi circonda è pieno di ispirazioni. Basta una sola parola, un colore, un suono particolare e la mia mente partorisce idee e pensieri che devo assolutamente riversare su un foglio bianco, che sia di carta o virtuale come quello del pc.

Sì, altrimenti le perdi, dimentichi persino di averle pensate! Capita. Ma se le scrivi subito da qualche parte restano indelebili. In ogni caso: oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Non credo oggi di poter parlare dei miei post o articoli come di scritti importanti e autorevoli, anche perché se mai ce ne saranno, saranno sicuramente futuri, sudati, ponderati e decisamente più maturi. Ricordo però con affetto il post scritto al ritorno dall’esperienza vissuta a Firenze: un modo per fare il punto di un bellissimo periodo della mia vita che mi ha stravolto, emozionato e cambiato profondamente.

Sì, l’ho letto e mi è piaciuto. Non sapevo della tua avventura da Ferragamo… e per quel che segue, mi ha colpito quando dici che “Ho imparato che le cose accadono quando meno te l’aspetti, quando ormai non ricordavi di averle desiderate.” E comunque linkiamo qui quel post, tanto per farlo leggere a tutti, perché è scritto davvero col cuore in mano. Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti, perché anche il giornalismo è una forma d’arte, quando la notizia viene raccontata come la racconti tu: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre redigi un articolo?

Di solito preferisco il silenzio, il ticchettio delle dita sulla tastiera è il più bel suono per uno scrittore. Quando però decido di farmi accompagnare da un sottofondo musicale, lo scelgo in base allo stato d’animo, ed essendo un tipo decisamente lunatico e amante di tutti (o quasi) i generi musicali, è facile dedurre che le canzoni nella mia playlist sono le più varie!

Di tutto un po’ ma niente di tutto, insomma. Ho capito.
… dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, mi descriveresti la stanza in cui ti metti a scrivere? C’è un luogo che ti ispira più di altri?

Anche qui mi spiace deluderti, ma non ho un luogo preferito. Se sono ispirata scrivo dove capita, anche in una stanza brulicante di gente o, come è capitato spesso, su un autobus, un tram o un treno. Di solito la mia postazione si trova nel salotto della mia casa, quando però ho bisogno di concentrarmi per davvero, chiudo la porta della mia camera, faccio un bel respiro e mi lascio ispirare dalle pareti lilla della mia stanza. Il sogno di avere presto un posticino tutto mio però c’è, magari in un appartamento, come quello di Carrie Bradshaw davanti a una finestra.

Nessuna delusione, Anna, anzi! E’ una cosa affascinante il fatto che tu riesca a scrivere anche in autobus o in posti affollati. Io non ci riuscirei, mi farei distrarre da mille cose.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

“Finalmente il suo sogno si avverò: Anna Tursi aveva fatto della scrittura la sua professione e Lifestyle Notes, il suo blog ormai da tanti anni, era il luogo in cui quel sogno era cominciato.” (sono più di trenta parole, spero non verrò censurata!)

Compresa la parentesi sono 44 parole. Non verrai censurata, ma dovrai chiedere scusa in ginocchio sulle puntine da disegno. Nel frattempo taggheremo Sogno, Trenta e Censura, dacché le cose del blog son già taggate in automatico.
Ti chiedo solo un’ultima cosa, poi ti lascio spargere in pace le puntine sul pavimento. Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Esattamente questa!

Grande! E te l’ho fatta io!
E la risposta è… ?

“Sai che non lo so?”. Solo per il gusto di complicare le cose e farmi cogliere impreparata!

E io, modestamente, ti colsi. Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta i pochi habitué di questo blog.

Spero che questo sia un arrivederci, sono felice di aver condiviso con voi una parte di me!

Sicuramente un arrivederci, se vuoi passare a far commenti sei la benvenuta!
E se volete seguirla anche su Faccialibro, cliccate QUI!

E con questo è tutto.
Alla prossima, cari, pochi lettori!

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