Articoli con tag: racconti in gara

Il racconto sul frigorifero 2016 – i racconti in gara

Eccoli qui, senza tanti giri di parole.
Dicevo che eravate in tanti, e in effetti i primi due giorni sono andati meglio dei primi due giorni dell’anno scorso, ma poi vi siete fermati.

Il che, a ben vedere, non è affar mio: siete voi che non avete partecipato, quindi se non vincete niente date la colpa a voi stessi.

Voi che avete partecipato, invece, avete una possibilità su 7, di vincere. Bilbe 2 su 7.
Che altro dire? Che se avete partecipato potete votare i racconti avversari valutandoli da 1 a 5, se volete. Voi di passaggio, invece, potete dare una valutazione da 0 a 10.
Avete tempo fino a sabato sera. Domenica si saprà chi ha vinto e chi no.

Ma ecco i racconti. Leggeteli.

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(Questo leggetelo nell’ordine arancio, giallo, verde, rosa)

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È tutto. Leggete, votate se volete, i risultati attendete.
A fra cinque giorni!

Categorie: Varie ed Eventuali | Tag: , | 9 commenti

Il racconto sul frigorifero – I racconti in gara

Eccoci, cari lettori, ci siamo.
Di seguito, uno per uno questi sono i racconti pervenuti. Sono ben 16!

Quando li avrete letti potrete commentarli e… assegnare un punto al vostro preferito!
Potrete commentare sempre, ma i punti li voglio entro venerdì 3 alle 23.59, poi li raccoglierò e li sommerò a quelli dei giurati, faranno mucchio.
Ah, voi autori non fate i furbi: non potete votare per il vostro racconto.
E in caso di parità, il posto più alto in classifica spetta al primo che ha mandato il racconto, fa fede la mail.

Ma ora… a voi!
I post-it in rigorosissimo ordine casuale e così come me li avete mandati, senza sistemare alcunché.

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Sere Marroni Contest – i racconti in gara

Contest concluso! Quattordici i racconti in gara.
Commentate!

 

Racconto numero 1

Dieta Ferrea – di Daniele Picciuti

C’è questa tipa, abito rosso e tacchi a spillo, labbra carnose dal rossetto scarlatto, una bionda ossigenata Marylin style. E io qui, seduto in macchina con il portafogli in mano.

«Q-quanto?» chiedo, mentre già immagino quel corpo statuario addosso al mio, scarno e ossuto.

«Cento, tesoro. Da me».

«Cento?»

«Sono una che non si dimentica».

Ha ragione, penso.

Sale in macchina, mi indica la strada. Posteggio, poi mi guida su casa, un edificio fatiscente che sta su con lo sputo, un ascensore che cigola a ogni piano, arrugginito e puzzolente.

Apre l’uscio, dentro drappi di velluto rosso, letto a baldacchino, specchi in cornici dorate, luci soffuse.

Si spoglia. Io, di pietra, non muovo un dito.

«Coraggio» fa lei, spingendo quelle enormi tette contro il mio petto scheletrico. Poi inizia a slacciarmi la camicia. Quindi passa alla cintura, ai calzoni. In breve rimango col coso di fuori.

«Ti funziona quello?» mi fa, arrogante.

«C-certo».

Sorride. Poi si apre. Letteralmente.

La fessura della vagina si estende, tagliando pancia e torace in due. Un’enorme organo genitale si spalanca su di me.

«S-sono a-anoressico» mormoro.

«Seguo una dieta» fa lei.

Che serata di merda, penso, mentre si richiude per divorarmi.

Racconto numero 2

Super-T – di Diego Cocco

Era la solita terribile notte in cui Pao-City aveva bisogno del suo supereroe. Due bombe al tritolo erano appena esplose davanti al municipio, e purtroppo la coppia di malviventi non si era liberata in tempo dei congegni. Un cane si fermò a urinare sui resti del più giovane, o forse del più vecchio. O forse sulla borsetta bruciacchiata di Liza, la padrona del marciapiede. La polizia trovò una folla di curiosi col fazzoletto sul naso. – Merda! – strillavano tutti verso il cumulo di viscere e corpi.

– No, non è merda!

Era arrivato lui, il più grande di tutti. Super-T, l’eroe dal mantello nero e il caschetto di capelli colore del sole.

– E Raffaaellaaa è tuaaa! E Raffaaellaaa è tuaaa!

Cori entusiasti si alzavano da ogni dove.

– State tranquilli – disse imperturbabile. – Sono solo i resti di tre individui. Avvicinatevi. Non sentite il tipico olezzo di carne bruciata?

La ressa si accalcò davanti all’ammasso informe.

– Vedete? Più che marrone direi che è un rosso relat…

Il terzo ordigno esplose a causa del riflesso post mortem del pollice di uno dei criminali.

Cadaveri ovunque.

– La sfiga è una cosa semplice – borbottò Super-T pettinandosi la frangia. – Eppure io non me lo so spiegare.

Racconto numero 3

Io sono romanzo – di Riccardo Dal Ferro

Vi racconto della sera in cui ho scoperto d’essere un romanzo.

Sì, avete letto bene. E no: nessuna metafora. Vi è mai capitato di provare la sensazione di venire stappati? Come se tutta la vostra vita fosse una bottiglia chiusa che riposa in cantina, e d’un tratto POP! Tutto cambia.

La mia era una vita di serate trascorse sul divano, a bere cedrata e guardare film scialbi. Questo dovrebbe fare un uomo:

trascorrere! Dovrebbe farsi vivere, osservarsi invecchiare, lasciarsi morire.

Da quella sera tutto è cambiato, per il capriccio di un autore che voleva scrivere una storia diversa.

In casa mia piombarono gli alieni, e un plotone di miliziani dello spazio mi prelevò, dicendo che ero il prescelto! Io? Io ero un triste impiegato contabile! Io salvare l’universo? Scherzate?

Nell’arco di mille caratteri sono finito in tuta mimetica su pianeti distanti, nel fango. Guardatemi. Ci credete? Certo, mi state leggendo. Un giorno mi troverò faccia a faccia con quello scrittore, gli punterò contro il mio fucile sonico e gli dirò: «Non potevi farti i cazzi tuoi?»

Ma non sparerò. Sono l’eroe io, qui.

Quella fu la peggior serata della mia vita.

Spero solo che questo almeno non sia un romanzo di merda.

Racconto numero 4

Sorpresa – di Chiara Orsato

Temporale; sono sul divano, la coperta a riscaldarmi, guardo la tv e accarezzo il gatto, appollaiato sulle ginocchia.

Una serata come tante, il diluvio fuori ma io all’asciutto dentro casa, al riparo.

Sorrido compiaciuta, quasi beffandomi di chi, ora, si trova nel bel messo dell’inferno.

Mi stiracchio e Paco, il mio micione, si spaventa per il brusco movimento, salta giù e zampettando si dirige verso la sua cuccia.

Un lampo illumina a giorno la notte cupa, e “ZAC!”, la luce se ne va.

“Merda!”, impreco, e a tentoni cerco di raggiungere il letto.

Sbatto l’alluce contro lo stipite della porta, “Porc…!”, esclamo, e saltellando dolorante, proseguo.

Gli occhi di paco, al buio, sono due palle infuocate: lo raggiungo, lo prendo in braccio e arrivo al lettone.

Tengo Paco con me, lo coccolo; fuori la tempesta si placa e d’un tratto la stanza s’illumina: finalmente la luce.

Mi guardo attorno; ai piedi del letto scorgo Paco e vicino a me, sotto le coperte, distinguo la sua sagoma: com’è possibile?

Ma allora?!

Alzo le coperte, e un grosso ratto mi guarda, soddisfatto per le attenzioni ricevute.

Io, invece, emetto un conato di vomito e svengo per il disgusto.

Racconto numero 5

Bella serata – di Maria Rosaria Del Ciello

La donna molto bella arrivò con il mento che puntava in alto, al di sopra delle teste di noi altre mamme.

La donna molto bella non ci guardava mai negli occhi, c’era sempre un punto altrove, distante da noi, da cui lei era attratta.

Camminava, muovendo le sue gambe non più giovanissime e tenendo per mano un frugoletto di appena sei anni. A volte andava veloce, quasi volesse fuggire dalla nostra mediocrità. A volte avanzava lentamente, sempre fissando un punto lontano e sorrideva. Sempre.

Organizzai una cena. Di classe. “I nostri ragazzi potranno fare amicizia”, ma non ci credevo neanche un po’.

La donna molto bella arrivò in ritardo, scusandosi molto.

I maschi della serata, fuchi intorno alla regina, facevano a gara a chi diceva più cose simpatiche, a chi era più galante con lei. I suoi occhi puntavano, ora, un po’ più in basso.

Poi, sul finire della serata, il campanello suonò.

Ero felice. Andai ad aprire e fece l’ingresso in casa la ragazza più attraente che avessimo mai visto, amica della mia figlia maggiore, un gran pezzo di figliola. Giovane, ancora con lo sguardo vivo dritto verso di noi. E anche verso di lei, la donna molto bella, sul cui viso il sorriso sparì, come d’incanto.

Racconto numero 6

Profumo d’intesa – di Michela Fornasa

Finalmente è arrivata la fatidica serata. Rocco e Mariangela, dopo mesi di chat e sorrisini davanti a un pc, ceneranno per la prima volta insieme.

I preparativi fervono per entrambi: lei, nei suoi pantaloni bianchi e top scollatissimo, è già pronta. Lui invece opta per un look informale, camicia di lino azzurra e jeans scuri.

L’appuntamento è fissato per le nove nel bar più in voga della città. Si inizierà con un aperitivo, poi in riva al lago per una cenetta al lume di candela.

Tutto è stato pianificato alla perfezione. Mariangela scende dalla sua Mini slanciando le lunghissime gambe affusolate. Rocco la sta aspettando con una rosa blu.

Aperitivo: il prosecco è quasi ghiacciato e Mariangela avverte una strana sensazione allo stomaco.

Cena: eleganti e sfiziose portate di pesce crudo; una band suona melodie romantiche e sensuali. Il fastidio di Mariangela si fa sempre più intenso.

Rocco allunga una mano e la invita a ballare: in quel momento il dolore diventa ingestibile. Il corpo perfetto di Mariangela sprigiona un’insonorizzata ma odorosa flatulenza.

La donna si stringe al suo amore, mentre la macchia marrone sui pantaloni assume la forma geofisica dell’Africa.

Racconto numero 7

Al calar del sole – di Luisa Lajosa

Jack mano lesta diede uno sguardo allo specchio e ripensò a quel bastardo di John occhi di lince e alla sua Rose tra le mani callose di quel bifolco, gliel’avrebbe fatta pagare.

Finalmente avrebbe scoperto cos’era meglio: il dito veloce o la vista aguzza. Infilò i calzoni sdruciti, strinse il cinturone e assicuro la sua colt 45 nella fondina. Udì il rintocco delle 17,00 e si affrettò per non fare la figura del codardo.

«Salve Jack» esclamò John tra i denti. Jack si limitò a chinare il cappello.

Slash disse: «Giratevi, contate trenta fottutissimi passi e che Dio sia con voi!»

Arrivati alla fine si voltarono e bang! Si udirono gli spari, John mancò la mira e colpì l’insegna del saloon che cadde sul piede dello sceriffo che dolorante saltellò all’indietro finendo nel beverino dei cavalli.

Il colpo di Jack strisciò un cavallo che partì al galoppo e sradicò il palo alla quale era legato facendo inciampare chiunque si trovasse sulla strada. I cittadini infuriati avanzarono verso di loro, e Jack esclamò: «Ehi John, fanculo Rose, è già stata abbastanza una giornata di mer…», non riuscì a finire la frase che inciampò finendo con la faccia sugli escrementi del suo cavallo «merda volevo dire!»

Racconto numero 8

Quattro passi in quattro toni – di Carla di Fucina Creativa

Piove. C’è un luogo dove andrò stasera. La fine di una viscera in ghiaia battuta lo svela; si attraversa una vegetazione da jungla per l’abbocco al fiume. La notte lì è abisso. Mer…avigliosa avventura. Indosso vecchie scarpe, jeans e stratificazione a cipolla del busto. Allo specchio, rido. In auto la radio su cd dà “Fango”, “il fango è …marrone”, penso.

Parcheggio; i fari illuminano un colore caldo di muro, intermittente coi vuoti delle vetrine e focalizzo:”secondo marrone”. M’incammino. Alla fine dell’asfalto inizia l’oscurità. Gli occhi, sballottano per uscire e vedere meglio la via e l’intorno. M’incantano le ombre del buio: sagome vegetali che si animano personificando ruoli immondi. La valle è occlusa da nebbia saturata da luce al sodio e nero.”Che bel terzo marrone”, dico divertito dal gioco della conta. immagino tutti i toni nel range del colore: nella terra acida, sotto i rovere e nelle pozzanghere limose; giù, al fiume, c’è quello che  ti avvinghia, denso e squagliosciente; appena appoggi il piede, ti risucchia e devi opporre gran resistenza per stare in equilibrio. “Quarto marrone, decisamente!”. Cado. L’osservo. Da vicino sembra inodore.

Rido: che quattro marroni!

Racconto numero 9

Incubo di una notte di mezza estate – di Gnagna

Sono uscita solo un paio d’ore e, rientrando, l’unico aggettivo che posso utilizzare per descrivere quello che vedo è: AGGHIACCIANTE! Macchie ovunque, lo scrittoio che sembra un quadro impressionista tale è la fantasia disegnata dall’inchiostro rovesciato su di esso e la cosa peggiore è che quell’oggetto, l’unico che mai nessuno avrebbe dovuto toccare è andato in mille pezzi. Per un momento ho desiderato di soffrire di amnesia e aver sbagliato casa ma non era così. Mentre me ne rendo conto che quella è effettivamente casa mia, lei mi guarda, serena, leccandosi le zampine ancora sporche di quell’inchiostro che questa sera, ai miei occhi, è peggio del sangue. Non faccio in tempo ad avventarmi contro di lei, Mimì, la mia piccola, maldestra e dispettosa gattaccia che sento il rumore della porta di ingresso aprirsi…e…richiudersi. Sento le risate ed i passi susseguirsi nel corridoio fino all’ingresso della sala e poi, eccoli lì, silenziosi, immobilizzati dallo shock davanti a quel disastro. “Ciao mamma! Ciao Papà!” dico sorridendo nervosamente. Mia madre freme: “Il vaso di porcellana della mia bisnonna! Distrutto!! MIRIAM!!!”

Racconto numero 10

La befana rovinata – di Anifares

La sera del 4 gennaio non volevo andare con la mamma dalla zia Teresa perché il marito stava morendo di cancro. Quando entrammo in casa lo zio dormiva a primo piano e la mamma mi chiese di andare a prendere delle buste in macchina. Mentre stavo aprendo la porta di casa, sentii chiamare. “Teresa, vieni”. Nessuno in cucina si mosse. “Cosa vuoi?” chiesi “Accompagnami in bagno” disse. Io odiavo lo zio perché negli ultimi anni aveva rovinato la quiete della mia famiglia. Lo zio picchiava la moglie e i figli. “Quando guarirò farò una festa” disse, mi fermai, stavamo proprio sulle scale “Tu stai morendo” “Io non morirò” disse. Mentre rotolava, capì che non avrei visto più i miei genitori litigare e non avrei più visto quei segni rossi dietro la schiena dei miei cugini. Il malato scomposto era davanti alla porta della cucina. Andai nel bagno e dalla finestra mi ritrovai fuori dalla casa. Bussai alla porta con le buste, mio cugino venne ad aprirmi. “Papà è caduto dalle scale”. Andai subito vicino agli altri “Respira?” chiesi. Mia madre fece di no con la testa. Era stata proprio una serata da dimenticare. Il suo funerale non avrebbe fatto arrivare nemmeno la Befana. Che beffa!

Racconto numero 11

La mia proposta di matrimonio – di Marco Sartori

Sono James Meier, un poliziotto della MPD e, anche stasera sono in centrale. E dire che oggi era il mio giorno libero. Che sfiga.

In realtà fino a qualche ora fa non ero nemmeno qui.

Per dirla tutta ero fuori con la mia ragazza a festeggiare i nostri 7 anni. Stasera avrei dovuto chiederle di sposarmi.

Ero passata a prenderla per le 20.30 e ci dirigemmo al ristorante dopo esserci salutati.

Lei indossava un vestito delizioso quella sera, come delizioso fu il pasto che consumammo.

Dopo cena ci dirigemmo verso un motel.

Improvvisamente, apparve nella corsia opposta, probabilmente un ubriaco, visto come sbandava. Io sterzai bruscamente per evitarlo e la nostra macchina finì per schiantarsi dopo aver sfondato una staccionata.

Quando ripresi conoscenza Louise era ancora lì di fianco a me, con l’aria terrorizzata e gli occhi spalancati, incapace di dire anche una singola parola, con un palo della staccionata piantato nel centro del suo petto, con un grido disperato sulle mie labbra.

Ed ora eccomi qua, di nuovo in centrale… Sì, ma dalla parte sbagliata della scrivania e accusato di averla uccisa durante la mia guida in stato di ebbrezza, aspettando di essere interrogato.

Racconto numero 12

Giri di vite – di Rupert Kebler

Viaggio numero uno.
– E ricordati di chiamarmi appena arrivi, Paolo, che poi tuo padre se la prende con me!
– Tranquilla, ‘ma.

– Pronto?
– Sono io. Arrivato.
– Tutto bene?
– Ha guidato sempre Carlo. Ben trecentocinquanta chilometri senza scolarsi una birra!
– Dai, non fare il cretino. Telefonami quando partite, ok?

Viaggio numero due.
– Ha chiamato Paolo?
– Ancora no.
– Emerita testa di cazzo, ci fa stare in pensiero! E te, gliel’avevi raccomandato?

Viaggio numero tre.
– Se fai come l’altra volta tuo padre ti butta fuori casa a calci! Capito??
– Sì, ‘ma. In Croazia non mi prendeva il cell.

– Pronto?
– Sono io.
– Che, ma sei scemo? Ti pare l’ora di chiamare? Non avevi detto che arrivavi verso mezzogiorno?
– C’è stato un piccolo incidente, ‘ma, niente di grave. Abbiamo tamponato un tir.
– Oddio, mi fai tirar giù il Signore! E telefonare subito no, eh? Tuo padre deve ancora chiudere occhio!
– Ok, ‘ma. Ci sentiamo domattina, dai.

Viaggio numero quattro.
– C-H-I-A-M-A. D’accordo?
– O-K-K-E-I.

– Pronto? Paolo, sei tu? Tuo padre ha già detto che cambierà la serratura alla porta! Paolo??
– Famiglia Marroni?
– Sì?
– Signora, qui è la centrale dei Carabinieri. C’è qualcuno lì con lei?

Racconto numero 13

Porco cane! – di Manuel Ruffo

E’ incredibile: vivi una vita intera ignorando una situazione come questa e poi crack! Come un peso
morto cade su di te
un enorme casino da risolvere su due piedi. Questa sarebbe dovuta essere la serata più importante della mia vita ed invece eccomi qui, in sala d’attesa a pregare tutti i santi e le sante del paradiso affinché il medico riesca a sbrogliare (è proprio il caso di dirlo) questa ingarbugliatissima e drammatica matassa di sfiga. Purtroppo, dopo più di un’ora di tentativi, ecco che il veterinario esce dalla sala operatoria con la sconfitta dipinta sul volto. Sulla sua mano destra tiene al guinzaglio una splendida femmina di San Bernardo dal viso impotente e sconsolato, al cui posteriore è rimasto attaccato (come se fosse un pannolone di pelo) il mio minuscolo e voglioso Bolognese. Non voglio sapere come una simile scoreggia di cane alta 27 cm, sia riuscita a scalare ed a ingropparsi un molosso alto 65, tuttavia di una sola cosa però sono convinto: lo sguardo allegro e vittorioso del mio Rocky indica che non ha proprio nessuna voglia di staccarsi da lì. Quello è il suo primo accoppiamento. Avrebbe deciso lui quando sarebbe finito.

Racconto numero 14

Confession” di Stefano Busato Danesi

Ciao a tutti, mi chiamo Sandro.
-Ciao Sandro.-
Sono in questo gruppo perché il mio psicologo mi ha consigliato di aprirmi agli altri, è tutta colpa dei miei problemi di
socializzazione.
Tutto parte dalle serate di merda che passo. Non sono molto amichevole, sono più bravo a parlare su internet che nella vita vera.
Ma a volte mi arrischio ad uscire, non so neanch’io il perché, sono recidivo, ci credo che le cose potrebbero per una volta cambiare e andarmi bene. Ma finisce sempre male, quindi perché continuare?
Io voglio una donna! Una ragazza che mi dia un pò di tenerezza, non per forza sesso estremo, al massimo comprensione e amicizia. Poterei fare un elenco sterminato di ragazze con cui sono entrato in contatto e poi mi hanno deluso dicendomi che non mi vogliono più rivedere… Perfino i miei sarebbero più contenti se non andassi da loro a mangiare la domenica.
Sono destinato a stare solo? Sono proprio così repulsivo? Bé, voi cosa ne pensate?
-Vai via.-
-Non ti vogliamo.-
-Mi hai stancato.-
-Che schifoso che sei.-
-Sei noioso.-
E lei dottoressa Zanin che dice?
-Sandro, è meglio che non vieni più.-
Ma che cos’ho? Perché alla gente faccio questo effetto?

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Fun Cool 8 – cos’ho combinato.

Ebbene, cari, pochi lettori, ho vinto premi immaginari.
Il primo racconto era:

Il Signore degli Anellidi
Era un verme e lo sapeva, e come tutti gli altri aveva il corpo composto da numerosi anelli; ma era il più scuro di tutti, e avrebbe conquistato la terra del mezzadro.

Si è classificato trentanovesimo, e ha vinto “un Popobawa immaginario senza calzini”, di cui allego una foto:

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mentre il racconto bonus, che era:

Risvegli
Una risata grassa e malvagia ci svegliò di soprassalto; io e mia moglie restammo seduti sul letto, sconcertati, mentre nostro figlio strillava terrorizzato e un inquietante bagliore rosso si diffondeva nella stanza: devo decidermi a cambiare suoneria alla sveglia!

si è classificato centotreesimo, vincendo “un Illuyanka immaginario a pois”, e anche di questo c’è una foto:

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Bene, cari, pochi lettori, dovrò impegnarmi di pù.
Segnalerò anche il Fun Cool 9, se si farà.

Intanto vi rimando al Fun Cool 8, a rileggere ancora una volta i racconti in gara.

A presto, cari, pochi lettori! 🙂

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Fun Cool 8 – La Classifica!

Ed eccoci alla conclusione del “concorso” più assurdo del Web, di cui vi ho già parlato qui e qui.
Cliccando QUI vi mando tutti a fun cool alla classifica finale, che però nel momento in cui scrivo è ancora incompleta.
Perché il buon Gelo Stellato (in arte [nome cognome]) li sta inserendo in lassi di tempo estranei alla logica comune, inserendo posizioni a caso, facendo lievitare la suspance.

Quindi non vi tedierò oltre, cliccate ovunque ci sia da cliccare, e fate un giretto da quelle parti, che ha appena riarredato e riverniciato il blog. Ora sa di stantio fresco e pulito, dateci un occhio.

Posterò come commento qui sotto le posizioni dei miei due racconti pensierini, appena saprò i risultati, così chi è pigro avrà qui comodo quel che vuole sapere di me, senza andare a spulciare fra tutti e 123 i racconti in gara.

A presto, cari, pochi lettori!

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