Articoli con tag: racconto

Odio (****)

Di Andrea Ferrari

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Editore: 96, rue de La-Fontaine
Pagine: 90
Iniziato il: 31/03/2017
Finito il: 3/04/2017

Che ci vuole a finire 90 pagine? Una serata, direte voi…
E invece no, cari lettori. E care lettrici, of course.

E allora perché, vi starete chiedendo, ci ho messo quattro giorni?
Beh… Un po’ per mancanza di tempo, che sono sempre tirato, un po’ perché mi si è scaricata la batteria del Kobo e ho perso un’ora di lettura, un po’ perché ho voluto centellinarlo.
E un po’ perché dovevo prendere la rincorsa per fiondarmi sull’ultimo libro di Harry Potter, che sto leggendo per me e non ve lo racconterò, e avevo bisogno di scrivere qualcosa di libresco, che è un pezzo che.

Ma a voi di questa cosa non vi interessa un razzo, quindi ok, la smetto. Ma solo perché siete voi, e fra poco mi abbandonate, e io rimango qui a parlare da solo, e non è bello parlare a una sala vuota.

Allora… Qualche giorno fa mi contatta Andrea, mi dice che è in pubblicazione il suo secondo libro, mi chiede se voglio leggere il primo.
Ha una sua logica, questa cosa.
Comunque, io parto con la solita tiritera che rifilo a tutti gli esordienti, che io recensisco senza alcun titolo, che il libro può piacermi oppure no, e se è no non sputtano nessuno, perché un esordiente va trattato coi guanti di velluto.
E insomma, lui mi dice che il libro è cruento ed esplicito, e già qui mi parte bene.

Purtroppo, una sera apro il libro e l’incipit non mi piace per niente. Spengo l’e-reader, sconsolato. Mi chiedo addirittura se il mio esordiente abbia mai preso in mano una grammatica.

Mi dice che il libro è esplicito, e mi parte con una cosa tipo

“Alle scuole medie avevo una professoressa di matematica;
il suo posteriore era tondo e formoso: immaginavo di poter
affondare la lingua tra lo spacco sicuramente ricoperto di pe-
luria che si nascondeva tra quelle gambe.”,

e mi viene da piangere, mi chiedo dove sia esplicita sta cosa, e se la violenza sarebbe mai arrivata. Penso “culo! Si chiama culo! Cos’è, hai paura di sporcarti la lingua con le parole? E lo spacco tra le gambe che roba è? No, eh… Razzo, mi hai detto che è esplicito, mi pare che tu abbia un po’ di paura a esserlo!”

E mi viene in mente di tutto, persino di abbandonare già dalle prime pagine, perché di esordienti che non scrivono bene ne ho letti, ma non farò nomi, non mi pare giusto nei loro confronti, e pensavo di averne davanti un altro.

Epperò, tornando a Odio, ho imparato che spesso un brutto incipit non pregiudica la qualità di un romanzo, nonostante abbia un forte impatto sulla mia attitudine alla lettura dello stesso. Sapete, il primo impatto… Così ho provato ad andare avanti.

Ecco.

Superato il primo capitolo, si capisce il perché dell’incipit. E non sto qui a svelare nulla, perché sono 90 pagine in tutto, e potete leggerle da soli.
Quello che voglio raccontarvi, in questo mio spazio, è un avvertimento: non leggerete una storia. Non una che abbia un senso, quantomeno.
Quello che vi troverete di fronte è un personaggio in carne e ossa, uno che vi racconta di sé in prima persona, e che vi urla la sua volontà di essere reale. E vi dirò che ci riesce pure, da quanto è credibile.

Leggerete una cosa che vi farà sentire sporchi dentro e fuori, che vi catturerà, portandovi dentro il personaggio solo per essere digeriti e vomitati di nuovo all’esterno, ma con qualcosa in meno.
Leggerete di lui, di questo omino schiferrimo che si ammazza di masturbazioni e sesso insoddisfacente, e che vivrà entrando e uscendo da cliniche specializzate in malattie mentali, prendendo gli stessi farmaci che serviranno a voi in fase di lettura per rimanere attaccati alla vostra realtà.

Se vogliamo fare un paragone, posso dirvi che se questo romanzo fosse pagato un centesimo a masturbazione, costerebbe nove euro e trentacinque su amazon.
E, in effetti, costa nove euro e trentacinque su amazon, adesso che ci penso.

Comunque, digressioni mie a parte, è un personaggio che vi costringe ad ascoltare la sua storia fino in fondo, fino a una fine che non è una fine, ma che, come piace a me, non finisce.
Questa storia inizia che la vita del protagonista è già iniziata, e finisce nel presente col protagonista che compie un’azione della quale non conosceremo mai le conseguenze. Che giri pagina e ti ritrovi a esclamare “No, cazzo!”, ma è figo così.

Insomma, una storia che potrebbe meritare cinque stelle, ma che si ferma a quattro, e ora vi spiego il perché.

Innanzitutto, non abbiamo davanti un romanzo, ma un personaggio che ci racconta la sua vita miserabile.

Che inizia, si svolge e termina in 90 pagine, quindi, per quanto sia ben sviluppata la caratterizzazione, siamo di fronte a un racconto lungo, più che a un vero e proprio romanzo.

E poi perché il titolo è “Odio”, e, per quanto l’autore abbia centrato molti degli obiettivi che secondo me si era posto, non ha centrato quello principale: l’odio, appunto.
Perché se voleva tenermi incollato alle pagine, l’ha fatto. Se voleva la mia curiosità morbosa l’ha avuta. Se voleva il mio disgusto, l’ha ottenuto.
Se voleva una recensione che parlasse bene del suo libro… beh, la state leggendo. Perché il libro mi è piaciuto un sacco, e vi obbligo a leggerlo.
E se non lo leggete, beh… siete voi che perdete questa perla, mica io.

Dicevo, l’obiettivo primario. Sono andato a leggere altre recensioni, e tutti dicono che hanno sentito l’odio.
Ebbene, io ho letto che lui dice di odiare tutto e tutti, e implicitamente pure se stesso, ma… io non ho visto un personaggio che odia.
Io ho visto un personaggio scazzato, annoiato fino al midollo, deluso dalla società, dalle persone che conosce e dal mondo in cui si ritrova a vivere.
E quindi, lui CREDE di odiare, quando in realtà è solo incapace di reagire e mettersi a fare qualcosa di concreto. Non lavora nemmeno, se non per qualche mese, dicendo di odiare il lavoro ma essendo in realtà timoroso di inserirsi e avere relazioni umane coi colleghi.

E questa sua noia inconsapevole lo porta alla bipolarità, alla paranoia, alla psicosi per la quale viene rinchiuso in manicomio.

Perché odiare è diverso da credere di odiare, quindi per me questo obiettivo non è stato raggiunto.
Poi magari sbaglio io, visto che tutti hanno percepito l’odio, ma io, francamente, non mi sento di accodarmi a chi l’ha letto prima di me.

In ogni caso, ripeto, lo vendono a nove euro e trentacinque su amazon.
Se non li avete, pagate in eiaculazioni, credo che ve lo daranno lo stesso.

E con questo chiudo.
Alla prossima!

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Il racconto sul frigorifero – seconda edizione

Cari lettori, care lettrici benvenuti!

Si, lo so, sono in ritardo e mi scuso, ma sapete… quando uno ha una vita, a volte accadono cose. E le priorità si spostano.

Ma non temete, anche quest’anno ho un libro da regalarvi. Usato, come al solito, ma date un’occhiata al nome del blog e fatevene una ragione.

Lo so che voi che avete partecipato l’anno scorso siete già lì pronti con la penna in mano, ma una rinfrescatina male non vi fa. E, soprattutto, potrebbero esserci nuove reclute.

Cos’è “il racconto sul frigorifero”? Semplicemente, un concorso per racconti brevissimi dove non avete un limite di caratteri, bensì un limite di spazio. In poche parole, la vostra storia dovrà starci dentro a un post-it quadrato di circa 7.5 cm di lato, che potete trovare ovunque.

Non mi importa di che colore.

Ah: deve raccontare una storia, non essere una perla di saggezza, una frase di “buon qualcosa” o menate simili, perché non verranno prese in considerazione.

Dovete scrivere a mano, in stampatello maiuscolo e LEGGIBILE, quindi niente scrittura microscopica.

Dovranno starci anche il titolo e il vostro nome.

Fate una foto, ritagliatela in modo che si veda solo il foglietto colorato e inviatela in formato .jpg al mio indirizzo mail, pensieriusati@gmail.com, indicando nell’oggetto “Il racconto sul frigorifero”. Potete farlo col vostro smartfon, o con l’aifon, o col fon, come vi pare, che è più facile e veloce.

Scrivete nel testo della mail il vostro nome e l’indirizzo mail cui volete essere ricontattati in caso di vittoria, oltre al testo che avete scritto a mano nel post-it, sì che non ci siano errori da parte mia e dei giurati di interpretazione delle parole. (Perché mica tutti siamo dottori.) Chi non scrive il testo del racconto nella mail riceverà una mail minacciosa, dove sarà scritto che il non rispetto delle regole comporta la squalifica.

Ah: come al solito, tu che vincerai, ti ricontatterò per chiederti l’indirizzo di casa. Sappilo!

(A meno che non possa raggiungerti di persona, che allora te lo consegnerò a mano e magari ci faremo pure quattro chiacchiere davanti a una birra. O a un tè. O a un caffè, cappuccino e brioches, dipende dal luogo e dall’ora.)

Riassumendo: un solo racconto che ci stia nel post-it. Un solo vincitore. Una sola data di uscita per tutti i racconti in gara, martedì 10 maggio a tarda ora. Il concorso scade sabato 7 maggio alle 23.59. Farà fede l’orario di ricevimento sulla mia posta elettronica, pensieriusati@gmail.com

I risultati verranno comunicati quando tutti i giurati mi avranno inviato l’esito della loro votazione.
Nell’attesa potrete ingannare il tempo leggendo e commentando i racconti in gara.
(chi volesse aggiungersi alla giuria può contattarmi all’indirizzo che ho già scritto lì sopra.)

Facile, no? Allora prendete post-it e penna e raccontatemi qualcosa. Quello che volete, l’importante è che ci sia una storia completa, con inizio, svolgimento e fine. Qui sotto avete un esempio, che sarebbe il racconto vincitore della scorsa edizione.
Image and video hosting by TinyPic
(Foto fatta con lo smartfon, ritagliata e inviata via mail a me. Meno di 5 minuti ed è fatta!)

Ecco. Come vedete, avete pure lo spazio per le correzioni. Lo voglio così, scritto di getto. Potete scriverne quattro o cinque e poi inviarmi il migliore, ma non fatemi la bella copia, se non vi viene bene subito.

E’ un post-it, una nota, e tale deve rimanere.

Per quanto riguarda i premi, invece, al primo classificato spetta il libro La grammatica di Dio”, di Stefano Benni, più il diritto di partecipare l’anno prossimo inviando due post-it con due storie differenti, se rifarò il contest. Al secondo e al terzo classificato, invece, la sola possibilità di partecipare il prossimo anno con due post-it.

I tre saliti sul podio la scorsa edizione, e in quanto tali aventi diritto alla partecipazione con due racconti sono:

– Bilbe
– Roberta Vacca
– Rupert Kebler

che se vorranno partecipare saranno i benvenuti. Come tutti, vecchi e nuovi. Mi fa piacere circondarmi di gente bella. 🙂

Ah, già: le cose poco simpatiche per pararmi il coolo:

Inviandomi la mail col racconto dichiarate di essere maggiorenni (altrimenti fatevi dare l’autorizzazione da uno dei genitori), vi impegnate a riconoscere la paternità dell’opera e a sollevare me e i giurati da qualunque controversia in caso di plagio. I racconti dovranno essere liberi da qualunque vincolo contrattuale. Mi autorizzate a pubblicarli sul mio blog, esposti al pubblico ludibrio.
Autorizzate inoltre il trattamento dei vostri dati personali ai fini della legge 675/1996 e d.l. 196/2003. (sennò non posso scrivere di chi sono i racconti in gara, né utilizzare il vostro indirizzo per spedirvi il libro!).

(Non occorre scriverlo nella mail, l’accettazione è implicita.)

I diritti dell’opera restano comunque vostri, e a contest finito potrete farne ciò che vorrete.

Allora, siete ancora lì? Prendete in mano la penna e scrivete, che aspettate? Un post-it ce l’avete di sicuro sopra la scrivania al lavoro. Se non ce l’avete, fatevene portare uno da un collega che ce l’ha sopra la scrivania. O fatevelo prestare dal vostro responsabile, che di certo ne ha. O andate a comprarvene un pacchetto, se proprio non riuscite ad averlo gratis, che diamine!

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La telefonata (*****)

di Simone Tempia

contemporaneoindispensabile@gmail.com

Cari lettori, ho appena finito di leggere un racconto di Simone Tempia.
È il secondo di lui racconto che leggo, il primo era stato “la muffa”, che ho già recensito su queste pagine.

Che dire? Ho apreto la mail, ho aperto il pdf molto ben curato e ho cominciato a darci un’occhiata, pensando di leggerlo magari domani, stampandolo su carta, o nel week end. E invece eccomi qui, dopo una mezzoretta scarssa, a scrivere di questa storiella.

Giulio è un uomo sulla quarantina che a un certo punto inizia a ricevere telefonate di persone che cercano un certo Marco.
Le telefonate diventano sempre più insistenti, e Giulio finisce per lasciar sfogare chi sta all’altro capo del filo, che tanto ormai passa più tempo a rispondere al telefono che a vivere la sua vita spoglia.

Un ritmo incalzante, una trama molto ben strutturata che cattura già dalle prime parole senza lasciare scampo, un racconto dal quale è impossibile staccare gli occhi, con un finale che ti lascia lì, sospeso, a dire “ma che… e adesso?”.

Ancora cinque stelle a questo notevole autore, che finora è riuscito a conquistarmi due volte su due.
Il racconto, se volete leggerlo, è gratuito, e ve lo farà avere lui stesso via mail, basta che gli scriviate all’indirizzo che sta là in alto, su questo stesso post.

Cli dite “Ciao vez, ho letto che hai scribacchiato qualcosa di forte, fammelo leggere anche a me, quello di quelli che cercano un certo Marco ma che non è lui”. Lui capirà e vi invierà la storia.
Voi la leggerete. Oh, certo che la leggerete, non potrete farne a meno.

Se non volete leggerla non aprite quel file e non cominciate dal punto 1.

Insomma, grazie Simone e alla prossima, cari lettori!

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Ritorno alla Mary Celeste (*****)

Di Daniele Picciuti.

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Accattivante, come copertina, vero cari lettori?
E il contenuto è ancora meglio!

Vi dirò: quando l’ho preso ero scettico, sia perché gli autori italiani che mi piacciono posso contarli sulle dita di una mano (credo), sia perché il nome di Picciuti, per ora, è sconosciuto ai più.
Però, visto che lui ne ha fatto così tanta pubblicità, visto che su Anobii in 6 lo avevano già letto e valutato 4 stelline, visto che la versione per Kindle costa meno di 2 euro e visto che la copertina m’intrippava abbastanza, allora mi sono detto che sì, dai, potevo anche provarci. Anche perché l’autore lo avevo a disposizione su Faccialibro per chiedergli lumi ogni volta che avevo dei dubbi (leggi: gli ho rotto grandemente le balle).

Cari lettori, non me ne sono pentito! Questo racconto si fa leggere agevolmente, va giù come fosse una birra fresca a ferragosto, mi ha tenuto incollato alle pagine come pochi altri libri hanno potuto fare, cosa che ha valso la quinta stellina che vedete là in alto, accanto al titolo, e che lo pone fra le migliori letture di quest’anno. Quantomeno, fra le più divertenti. In senso figurativo, perché sarebbe un horror.

A parte il mistero e la ricerca, la cosa accattivante è che tutto il racconto affonda le sue radici in quella che è la leggenda vera della Mary Celeste, cosa che chiunque può verificare spulciando Wikipedia, oltre al fatto che alcuni personaggi sono effettivamente esistenti o esistiti e utilizzati nella storia senza snaturali dal loro contesto reale, creando così una situazione verosimile che dà una marcia in più al tutto, nonostante si parli di fantasmi. Ah: anche il fatto che uno dei personaggi parli francese dà quel tocco in più, ma non vi preoccupate: io, col mio scarso francese studiato alle medie ormai vent’anni fa, sono riuscito a leggerlo e capirlo benissimo senza guardare le note, o quasi.

Ma veniamo alla storia, che da sola sarebbe da 4 stelline, ma che il ritmo e l’atmosfera che riesce a creare portano a un buon 5: un noto reporter e la sua assistente vengono in possesso di un diario appartenuto a uno dei capitani della Mary celeste, e si imbarcano alla ricerca della nave fantasma.
Se non la trovassero il racconto si chiuderebbe qui, ma è ovvio che siano destinati a trovarla, quindi non mi sento di spoilerare nulla dicendovelo.
Solo non vi dico in quali condizioni la trovano, né cosa succede una volta che ci sono saliti sopra.
Perché se la trovano di fianco, a speronare e far naufragare il peschereccio in cui si sono imbarcati, e saranno costretti, a salirci! Causa di forza maggiore, istinto di sopravvivenza, chiamatelo come volete, ma gli eventi, che si susseguiranno sempre più velocemente, mi hanno fatto venire la pelle d’oca, in certi passaggi, soprattutto per quanto riguarda il buon Carlo Stein.
E poi alla fine il racconto si chiude come piace a me, ovvero restando aperto, nutrendo un dubbio feroce.

Ecco, diciamo che “ritorno alla Mary Celeste” è un racconto che ricorderò per un bel po’.

Ma passiamo agli altri racconti, perché ci sono altri 4 racconti da scoprire tutti horror, tutti più o meno velatamente bagnati dal mare. A parte l’ultimo. Ve li illustrerò brevemente andando per punti. O meglio: per trattini.

Il primo racconto (che sarebbe il secondo) parla di vampiri. L’ho portato a termine nonostante i racconti di vampiri non mi stiano granché simpatici… Ma questo è ben studiato, la storia è solida.

Il secondo racconto (che sarebbe il terzo) è legato a un rito ciclopico. Ciclopico in senso letterale. Un abile racconto dove ho trovato la voglia di copiare Lovecraft, senza aver l’intenzione di fare come lui ma trovando un proprio equilibrio che lascia il lettore più che soddisfatto. L’autore potrà non essere d’accordo, ma a me ha riportato alla mente quelle atmosfere, nel senso dei riti misteriosi, divinità strane, ecc.

Il terzo racconto (che sarebbe il quarto) parla di Templari, del loro ritorno da una missione, incaricati di riportare al Duca un forziere con un contenuto misterioso, e degli effetti collaterali delle Sacre Reliquie, tipo il Graal, la Lancia di Longino e… il contenuto del forziere, appunto.

Il quarto e ultimo racconto (che sarebbe il quinto), invece, vi farà venire la pelle d’oca. Un demone saprà commuovervi. Non c’è altro da dire.

Bene, mi pare di non aver tralasciato nulla, a parte il racconto intruso. Ma questo lo lascio a voi, cari lettori.
A me dispiace solo di aver preso la versione per Kindle: non mi dispiacerebbe averlo su uno scaffale della libreria buona.

Spero, come al solito, di avervi lasciati abbastanza curiosi, perché la mia, è istigazione alla lettura. Lo so che lo sapete e vi siete rotti di sentirmelo dire, ma suvvia, mettetevi nei panni di chi mi legge per la prima volta…

A presto!

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Coming Soon… but not so soon…

Il prossimo racconto sarà breve, fulminante… insomma, da perderci letteralmente la testa!
Lo Spadaio. Ad Agosto, su queste pagine!
Stay tuned!

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