Articoli con tag: sesso

mr. Nishikawa – intervista a Cris Fabian

Image and video hosting by TinyPic

Cari lettori, ho il piacere di presentarvi una fumettista che ho scoperto da poco, della quale ho divorato tavola dopo tavola il manga “Mr. Nishikawa”. Ecco quindi a voi Cris Fabian, che da 15 anni vive a Londra!

Hello, here I am.

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Yeah why not, chiedimi tutto non ho segreti.

Ne sei sicura?

Ma si vai tranquillo chiedimi anche quando mi son messa lo spolverino e m’han presa per maschio alle 4 del mattino a Tokyo davanti un bordello della Yakuza, chiedimelo vai! Quella è da ridere.

E allora dai, raccontami tutto, prima di cominciare!

Abitavo a Kamata, prima di venire a Londra. Per circa tre mesi sono stata in Japan e ho lavorato in un negozietto a conduzione familiare di vestiti. Abitavo da sola, con il mio ofuro e la mia cameretta. Una sera non avevo voglia di dormire e mi sono infilata lo spolverino che mi aveva regalato il mio amico Takeshi. Nel piccolo centro, pieno di café bar, manga café, negozi 100 yen e sushi places sono finita nel quartiere a luci rosse in una via stretta. Siccome mi piace esplorare, e per una “gaijin” tutto era permesso, e perché ero sicura che non avrei corso nessun pericolo di morte perché a Tokyo di notte non è pericoloso camminare da soli, insomma, camminavo e mi gustavo la notte apprezzando il silenzio, (che a Tokyo è raro, se non per il costante bzzzz dei cavi elettrici sparsi ovunque nello spazio aereo tra casa e casa), quando un tale spezza l’idillio e mi chiama e mi fa cenno con la mano di accostarmi al suo marciapiede. “Oi! Kocchi! Miru miru!” E mi allunga tre cards con tre donnine belline a puppe gnude. Io un po’ sorpresa ma incuriosita ancora di più le guardo e ammicco. “Kore wa hontoni kawaii ne!” (questa qui è proprio carina vero!) dico io facendogli vedere una delle carte. Il tipo, sulla cinquantina mi fa segno di entrare nella sua dimora, che notai solo allora era più simile ad un hotel. Improvvisamente, mentre ero in accordi con il tipo, un altro dall’altra parte della strada ci urla sottovoce “Oooi!!! Onnanoko desuyo! Baka!” (non vedi che è una donna? Idiota!) Ovviamente parlava al cinquant’enne riferendosi a me. Quindi questo scusandosi dell ‘errore si stava riprendendosi le carte, facendo un casino di inchini. Beh ormai il dado era tratto e ho chiesto gentilmente se poteva lasciarmi le cards in ricordo. Il tipo fece un lungo “eeee….tooooo” (eeeehmmmm…). E con la manina che reclamava le tre donnine mezze nude, l ‘ho lasciato là piantato con la sua meraviglia. Cavolo, ero quasi stata invitata dentro una soapland da uno yakuza…Una quasi esperienza di vita!

E’ tutto vero.

Eh, sono esperienze interessanti, se prese con il giusto spirito! 😀

Allora dai, continuiamo con le domande di rito. Anche se ormai è chiaro che alle domande risponderai onestamente, giuralo lo stesso sul cadavere di quella mosca là per terra!

Sicuro che sia una mosca? Forse è un coackroach dalla mia cucina. A Londra siam pieni. Ci sputo anche sopra se vuoi.

No, mi pare sia proprio una mosca. Sputaci sopra, basta che poi resti lì per i prossimi giuramenti.

Dai, ci siamo già fatti due chiacchiere e io devo ancora cominciare con le cose meno serie. Per prima cosa ti chiedo: perché ti sei presentata con quella fotografia?

Sono io nella personalità che più si affaccia quando sto con la gente. Un maschiaccio, che posa per una foto e a un tratto urta quel vaso a forma di pisello ormai soddisfatto, e quasi lo butta giù. Ovvio la mia innata clumsiness, (goffaggine) e il mio tocco da elefante… insomma me devo fa riconoscere per forza anche se poso per una foto via!

E già qui stai raccontando molto, di te 🙂
Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Non ho capito devo risalutare di nuovo? Ok no prob, bro. Hello! Here I am… still…

Si, è la prassi. Ti farò salutare ancora, più tardi.

No Problem.

Hai una pagina facebook, dove pubblichi il fumetto, che si chiama Mr. Nishikawa. Da dove hai preso il nome per il protagonista?

Me lo son sognato quando avevo 12 anni. GIURO! Ne sono sicura, te posso anche baciare lo scarafaggio morto sul pavimento per farti credere. Il mattino seguente l’ho scritto sul diario di scuola. Nome e cognome. Poi mi son divertita a cercare il significato e ho scoperto che Nishi voleva dire ovest e Kawa voleva dire fiume… Taka (di takaya)vuol dire alto ma anche falco….. il sogno era una crime scene per cui ho deciso di inventarmi il personaggio che era invischiato nei crimini, ma non quelli da detectives o simile, ma quelli da spia, da traditori, da pugnalamenti alle spalle, da casini del genere…. Forse perché vivevo nel periodo in cui i genitori si tradivano a vicenda. Ne ho viste di cotte e di crude e alla televisione non censuravano una benemerita pippa. Che bei tempi, tutto sommato. Bombardamento televisivo di cartoni animati e film dove Charles Bronson era un pedofilo (il film in questione si intitolava Pinky), films dove una matrigna giovane era oggetto sessuale del figlio dodicenne, pellicole come “…e Sue con Bob in più” dove i puntini stanno per un nome di donna che non ricordo e altri films dove facevano il gioco delle chiavi e in casa la mia mamma leggeva Hystoire d’O mentre mio padre comprava le edizioni Pescecane… Te dimmi se da tutto ciò non poteva scaturire un fumetto come Mr Nishikawa… Ho già scritto i 3 light novels. Adesso devo solo editarli con i miei fidi Needle e Giulivi e poi disegnarlo.

Ah, però! Non deve essere stato facile.
Histoire d’O, comunque, l’ho letto anch’io, in tempi recenti.

Dovevi leggerlo a 12 anni! Quello era il trucco.

Ah. A dodici anni. La prossima volta che nascerò vedrò di ricordarlo.

Allora ti posso dare altre dritte! batti un colpo quando rinasci eh!

Ok, lo farò.

E quando ti è venuto il pallino di disegnare e creare storie?

Ricordo che a sei anni vinsi un concorso Disney organizzato dalla scuola elementare dove andavo. E vinsi. Pure l’anno dopo. Poi alle medie sono andata alla scuola di fumetto di Luca Boschi e da li poi sono diventata una habitué a casa sua, a disegnare e a parlare di tutti i fumetti del mondo in particolare di quelli americani e europei.

Quindi possiamo dire che il tuo è un vero e proprio talento innato! Si, lo so, il talento senza la tecnica e qualche sacrificio non vale nulla, ma quello che produci è bello, e ci si vede la passione dentro.

Grazie! Si, non ho tecnica, e uso molto le foto per capire come si muovono le persone. A volte devo vedermi delle scene di film a ripetizione su Youtube per capire la dinamica… Su mr Nishikawa ci sarà parecchia azione ma non quella dei Seinen, perché Nishikawa non è un agente che va e colpisce a calci in culo, ma usa la testa, è un programmatore, un hacker per cui… una di quelle spie che per fare casino basta che stia li seduto a un tavolo e manda in crash il sistema. Chi fa l’azione fisica, qui, è Irene Fortefiore. Anche se Nishikawa pare sia esperto di Parkour e gioca a calcio…Forse vedrete un po’ di azione li.

Va bene, dai. Senti… La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato al pubblico le tue opere?

A 16 anni venni pubblicata sul Micco della mia Città, Pistoia. Beh era divertente e mi dava soddisfazione il fatto che fossi stata scelta per essere pubblicata su una pagina intera di un giornale locale. Era stato Luca Boschi a propormi. Venni pagata 50 mila lire, e li diedi tutte a mia madre per comprare la carne. A quel tempo mio padre non ci passava molti soldi.

Torna il tema dell’adolescenza difficile. Però forse, conoscendo il tuo passato, i tuoi lettori possono trovare un pochino di te dentro le tue storie. Correggimi se sbaglio.

Si si vero ma le mie storie di vita vissuta le ho tutte ritrasformate in maniera digeribile su Nishikawa, sennò cavolo, una noia e una depressione spaventosa…! Comunque ci sono state delle avventure per niente male, come quando raccattavo i pinoli e li andavo a vendere porta a porta. Dio che guadagni! Nel 1980 la gente era gentile. Oppure disegnavo in classe (questo modo di fare non è mutato per nulla tra gli artisti del tempo di oggi e son contenta, lo studio secondo me è una perdita di tempo, nelle scuole italiane) vendevo i disegnini nell ora di ricreazione a 100 lire l uno e poi anche le cingomme quelle tonde a 50 lire. Alla fine della settimana facevo 10 mila lire secche. 30 anni fa era davvero un bottino in mano a una bimba di 12 anni (e 13, e 14 e 15…) Per quanto riguarda il fumetto…già….

Mr Nishikawa, Irene e Takeshi sono tutta io. Ma ho dovuto dividere le tre personalità in tre personaggi ben precisi sennò finiva che creavo un personaggio solo ma casinista…e non avreste capito molto subito e avreste abbandonato la lettura. Però provai a suo tempo a creare questo personaggio e lo pubblicai in Francia. Dal fumetto ricavai i soldi che usai per vivere tre mesi in Giappone. Fu il primo fumetto che davvero mi fece trovare la fama e fui riconosciuta di fronte la Tonkam, a Parigi. (Mi sto vantando troppo?)

Prima o poi lo ripropongo anche in Italia.

No, non ti stai vantando troppo. Ti stai vantando e basta, ed è giusto che sia così!
Se non ci si autocelebra, chi altri lo farà per noi?
Non preoccuparti, questo spazio è tutto tuo!

Perfetto! Però non sono una che se la tira eh bada bene! Anzi!

Si, tranquilla. Ma, ripeto, vantarsi un po’ non fa mai male!
Andiamo avanti, dai, sennò facciamo notte. Dove vai a pescare la tua ispirazione?

Ahahahahah nei siti porno!

Oddio! 😀 Questa risposta proprio mi mancava! Però dai, almeno è originale. E se è vera, tanto di cappello!

Se vuoi ti passo un video troppo figo che mi fa vedere quanto può essere morbido il culo di una donna… cosa che che devo imparare a disegnare quando il fumetto di Nishikawa arriva al suo ideal climax.

(Ehm… Si, dai. In privato, però, che qui da me è un posto per tutti, non solo per adulti.)
(Ma oooovvvio facciamo tutto in privato….)

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, qual è il tuo personaggio preferito? Quello che curi di più sotto l’aspetto estetico e psicologico?

Ovviamente mr Nishikawa , Takeshi e Irene, (che sono tutte mie personalità). La prima, trasgressiva, ribelle e anticonformista; la seconda accomodante, amichevole e consigliera. E che ha pazienza. Tanta pazienza. La terza è l’idiozia pura, la naiveté e l’improvvisa crescita fisica.

E li vediamo nell’immagine qui sotto. Si, solo gli sguardi, ma tanto vi ho già dato il link alla pagina facebook, e più avanti vi darò quello per il fumetto intero, quindi li trovate là, gli interi di questi occhi.

Image and video hosting by TinyPic

Senti, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi al tuo fumetto?

Trance, rock, indie, dark, pop, jpop e jazz, sono le principali ma non disdegno il blues, il funky, lo Ska… insomma, tutto meno che le opere classiche alla Pavarotti, il metal diabolico dove la gente vomita invece di cantare e il rap troppo rap. Ah si, anche il taiko o il flauto giapponese e il chill out a volte mi ispirano. Pensa che adoro ascoltare anche Toto Cutugno, una in particolare: “Io sono L’italiano”, perche mi ricorda il meraviglioso 1982 quando l’Italia vinse ai mondiali. Ah si, ho giocato anche a calcio nella femminile pistoiese per due anni, cosi potevo disegnare meglio la parodia di Holly e Benji, uno dei miei fumetti più lunghi.

Una parodia di Holly e Benji… Dimmi che l’hai postata da qualche parte! Dai, dai, dammi il link, che andiamo tutti insieme (io, tu e tutti i miei e tuoi lettori) a vederlo!!

No… è disegnato a mano….E non ho lo scanner. Ed’è nella soffitta di mia sorella. In Italia!

Noooo! °A° Adesso dovrò scoprire dove abita tua sorella, andare a trovarla, convincerla a entrare in soffitta e chiudermici dentro! Ma non ho così tanto tempo, quindi dovrò tenermi a vita questa curiosità!

Cavolo ma ti piace Holly e Benji? Io adoro Mark Landers! Un pochino anche Benji ma non gioca mai diocristo! Invece Holly gli darei un ticket to Pride, il GAY Pride.

Beh, lo guardavo da piccolo e ho letto il manga. Ed essendo un mito della mia generazione, leggerne la parodia mi piacerebbe proprio.

Ma stiamo parlando di te, non di me, quindi riprendiamo con le domande che riguardano il tuo mondo. Com’è fatta la stanza in cui ti metti a disegnare?

In camera mia, con la scrivania enorme, pc, dvd, tv, radio, gatti a dormire qua e là, lettone dietro, Masamune shirow ed Evangelion girls come posters, con un print di mr Nishikawa che mi punta la pistola contro e che mi dice subliminalmente “Disegna e non mangiare al tavolo che ingrassi!”

Decisamente, sei una persona interessante!

OM gosh, thanks!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese od onorarmi con un disegno fatto per l’occasione… insomma, vedi un po’ tu!

Image and video hosting by TinyPic

Ok, hai fatto un po’ una crasi di cose: non un racconto con le tag, non un disegno, ma un disegno con le tag! Geniale! Grazie! 🙂

(che bello, un disegno fatto apposta per me 🙂 )

Fatto veloce, mi spiace.

Perché dovrebbe dispiacerti? A me piace un sacco! È simpaticissimo! 😀

EEEHHH? Oggrassie!

Sai, io non so tirare una riga…

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Quando hai perso la verginità? E perché a quell età?

E la risposta è… ?

a 25 anni. Si, esatto, e per un motivo ben preciso. Ho deciso io quando come e con chi. Ho deciso che prima dovevo essere mentalmente pronta. In più in Italia ho faticato a trovare il ragazzo che mi completasse. Sembrava fossero tutti ancora alle elementari, e più crescevano più mi sembravano irrecuperabili. Poveri maschietti. Oh no, non era perché nessuno mi voleva o perché ero brutta o grassa. No, in realtà ero carina magra e appetibile, altrochè! Sviluppatissima dai 12 anni. E parecchio intelligente da quel punto di vista. Scusate ragazzi, ma per meritarmi dovevate saper fare altro che sputare a 3 metri dal vostro naso. Non ce ne fu uno degno. Si si mi son divertita eh ma alla fine ho scelto un giapponese, uno più giovane, già padrone della sua vita e sapeva benissimo cosa sarebbe diventato. Ha oggi mantenuto tutte le sue promesse. E poi ho sposato un inglese. L’ultimo dei knight esistenti sulla terra, credo, dove la parola Onore e Rispetto farebbe riscaldare il cuore anche a un samurai!

Sono ancora molto insoddisfatta dalla mancanza di intelligenza e voglia di fare, coraggio e concretezza dei ragazzi italiani. Oggi più di prima.

Eh… non ti si può dar torto. Vedo gente di quarant’anni comportarsi come se ne avessero diciotto… E poi mi chiedo come mai l’Italia stia andando così male.

MEEEH….

Ma bando ai malumori, dai, che dal Venditore non si discute di cose serie. Per farlo, per parlare di cose serie, intendo, puoi contattare il vero me, in privato, su facebook.

Ecco, si potrebbe fare ma poi si finisce per fare il solito bla bla bla senza azioni e già ci sono un sacco di persone che lo fanno per cui mi risparmio vai.

Va bene. Allora è venuto il momento che sia tu a fare una domanda a me. Quello che vuoi, dai!

Tu quando hai perso la verginità? con chi e perché hai deciso quel giorno?

Allora… siccome la cosa riguarda me e mia moglie, rientra in una sfera di coppia così intima e privata che non mi va di rivelarne alcun particolare. Posso dirti che la prima volta l’ho fatto con lei, e lei con me, in un momento in cui la situazione ci ha concesso di farlo. È l’unico particolare che ti concedo, oltre al fatto noto ai più che io e lei stiamo insieme dal 27 gennaio 1999. Quindi, è successo fra quel giorno e un giorno del 2010, dato che nostro figlio è nato a metà del 2011.

Caspita, non avevo pensato che prima o poi sarei incappato in questa domanda!

Rispetto la tua risposta, sei serio, e mi piace. Non sei certo sempliciotto come me.

Grazie per l’apprezzamento, ma non definirti sempliciotta. Il sesso è un argomento così soggettivo che è inutile star lì a giudicare una persona a seconda di quello che fa. Ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio desidera, e nessuno deve permettersi di giudicare una persona partendo da questa parte della soggettività.

Uh… Bello! Dovrei usare la frase in Nishikawa, ci starebbe bene!

Libera di farlo! Mi piacerebbe proprio avere una citazione da qualche parte, anche anonima! 🙂

Detto questo, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, e ti ringrazio anche per la simpatia e per avermi raccontato il tuo passato. Saluta gli habitué di questo blog. (l’ultima volta, promesso!)

See you soon guys and please come to read my manga in inkblazers.com in English language if you wanna learn it or if you want to read it in Italian language well, there is facebook! Check the website out too! www.mrnishikawa.com

E con questo è tutto. Vi lascio anche qui il link alla prima pagina del fumetto, visto che so che siete pigri e non avete voglia di andare a cercarla là sopra, dove l’avevo messo. Alla prossima, cari lettori!

Annunci
Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Intervista a Cervello Bacato

Image and video hosting by TinyPic

Un Cervello Bacato si aggira per il Web. Un’entità che racchiude in sé due identità…

Cervello: In realtà siamo un’entità sola, te lo posso assicurare. Non c’è nulla che non vada in ME.

Bacato: Taci, tu che gradisci andare al bagno e farla da seduto invece che di stare in piedi come i veri uomini, perché ”non si sa mai, magari esce pure la cacchina! E poi seduti si sta più rilassati!”.

Cervello: …disse quello che ha paura di volare, bravo bravo. E che quando si deve prendere l’aereo ”ohh ho un po’ di mal di pancia aiuto aiuto l’aereo casca aiuto aiuto!”… Patetico!

Bacato: Ma senti questo che…

Non interrompetemi fin che vi sto presentando! Insomma!
Ma guarda te, non c’è più religione.
Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Cervello: Assolutamente sì!

Ne siete sicuri?

Bacato: Assolutamente no!

Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Cervello: animali odiosi… Giuro e giura.

Prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentati con quell’immagine?

Il tizio con la faccia colorata? Che in realtà è un tizio con stampato sul viso la scansione dell’attività cerebrale di un cervello in piena attività? Beh, perché ci piaceva. Cioè, mi piaceva. Ho detto che sono un’entità sola, non facciamo confusione. Sono uno e basta, talvolta scindo la personalità in due per esprimermi. Quell’immagine è scelta perché rappresenta in modo figo un cervello, tutto qui.

In effetti, rappresenta un cervello in piena attività. Non è dato sapere, però, se è l’attività sana o quella bacata. Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Bacato:Ciao, pezzi di merda! Come va?

Cervello: Che volgarité!

Ehm… Bacato, qui ci siamo giocati metà dei lettori. L’altra metà si sta sbellicando. Li vedo, là, da dietro i loro monitor…
Ma sentiamo: che radici ha il tuo nome, Cervello?
E il tuo, Bacato?

Il nome è CervelloBacato, l’idea di sfruttare sia l’una che l’altra parte (del nome), e accentuare così la bipolarità che ognuno di noi ha dentro di sé m’è venuta molto più avanti. Il nome è nato prima di tutto, è nato quando ho aperto il blog, ed è nato assolutamente per caso. Pensa, il mio spazio web doveva chiamarsi Black Moon, o qualcosa di simile. Non chiedermi perché…

Non lo farò, ho paura di quella che potrebbe essere la risposta. Cioè, potresti non saperlo nemmeno tu, ma non importa, non stiamo parlando di questo.
Parliamo invece di una cosa che incuriosisce i nostri lettori: quand’è che la personalità singola si è scissa?

Le collaborazioni, o meglio gli scontri tra Cervello e Bacato sono nati… Per caso, su twitter, per scrivere tweet umoristici, poi sono stati trasposti nel blog con articoli di sole chiacchierate tra Cervello e Bacato. Infine ho importato la stessa conflittualità nelle Interviste Bacate, ma non da subito come si può notare, l’idea non m’era venuta inizialmente.

Ah, il web! Che luogo magico per queste cose! Scatena la parte migliore e quella peggiore di noi, e tu hai ben pensato di usarle entrambe nello stesso momento! Geniale! Ma andiamo oltre. La prima volta non si scorda mai. Cos’avete pensato la prima volta che avete scritto qualcosa di comune disaccordo, sul vostro blog?

Cervello: Che eravamo patetici!

Bacato: Che eravamo estremamente divertenti!

Vedo che la coerenza è il vostro punto di forza.
E dove andate a pescare la vostra ispirazione, dato che da voi due si parla di tutto e di più?

Cervello: Per i nostri scontri? Beh, quelli nascono dalle più disparate situazioni.

Bacato: Come quella del ”Mi scappa la pipì: mi alzo a farla o resto qui e me la faccio addosso?”

CervelloBacato: Per quanto riguarda il blog e i post parlo davvero di qualunque cosa, dai fatti personali alle recensioni di film. L’ispirazione viene un po’ da tutto. Se penso alle poesie che scrivo quelle nascono da qualche concetto ”intimo” che voglio esprimere, e in versi trovo più comodo tirar fuori le cose complicate. Per i racconti invece può essere che una canzone mi dia l’impulso, come col racconto Hurt, oppure un sogno fatto di notte, come per Stelle cadenti e Risveglio violento. Sono uno che sogna tanto, ogni notte almeno tre sogni, e la mattina li ricordo quasi sempre.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputate essere la vostra “Opera Magna”?

La prateria dei fulmini è sicuramente una delle migliori (qui il commento di Gelo Stellato, e qui potete pure scaricarlo in epub o mobi!), così come Hurt. La prima è un estratto preso da “Il non morto”, un romanzo che sto tentando di scrivere e di cui ho voluto verificare ”la qualità” staccandone un pezzo e facendovelo leggere. La seconda è un racconto breve nato da una canzone, come detto prima, che ha avuto buoni riscontri.
Le poesie che ho scritto mi piacciono quasi tutte, perché parlano di me, sono intime.

Quindi abbiamo svelato che stai scrivendo un romanzo dal titolo “il non morto”. Ottimo, ottimo!
Sentite, non so chi di voi due a volte scrive racconti, ma a parte questo, mantenendo il discorso sul vasto mondo che è il vostro blog, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascoltate mentre vi dedicate alle vostre creazioni? (Ce l’ho fatta! Mamma mia, che giro di parole!)

Tutto, davvero tutto. Da Ray Charles a Johnny Cash, dai Daft Punk agli Infected Mushrooms, Florence and the machine, Queen, Foals, Daughter, Arctic Monkeys, Bloc Party, Mannarino, Asaf Avidan, Dave Matthews Band. Rock, elettronica, funky, metal, pop, rap, jazz. Tutto tutto tutto! Purché sia bello 🙂

Azz! Veramente di tutto! Inizio a capire da dove derivi la doppia personalità!
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui vi mettete a comporre robe scritte?

Piccola, invero. E nonostante le dimensioni è sempre, costantemente, eternamente incasinata. Tranne quando ho qualche donzella che deve venire a trovarmi 🙂

Tranne quando… insomma, abbiamo capito 😉
Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scriva una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche farmi una pernacchia, e dirmi che non ne avete voglia, insomma… vedete un po’ voi.

In quel momento il mio compito era semplice: scrivere un racconto con parole chiave che attirassero pubblico. Pensandoci, tali parole potevano essere soltanto di un certo tipo: quello volgare. Tette, culo, figa, vagina, spruzzi, merda, sesso, scopata, cavallo, nonni, vecchi. Lo so, non erano belle parole, eppure era questo quello che l’internauta medio chiedeva. Chiedetelo alle Chiavi di ricerca bacate che mi capitano. Non sapendo però come combinarle senza scadere nella bruttura e nello squallido, lasciai tutto lì impiantato. Scesi da basso in cucina, aprii la nutella, la spalmai abbondantemente su un panino, e pensai al povero Riccardo, che ora aveva il blog imbrattato di parole orribili. Tanti auguri 😉

Non preoccupatevi, il blog era già stato imbrattato da un altro personaggio.
Il problema, semmai, è che avete usato ben 110 parole, 80 più del consentito.
Ergo, per i prossimi venti minuti dovete chiamare il tizio più noioso che conoscete e subire le sue micidiali freddure. La cosa dovrebbe lasciarvi abbastanza nauseati, così da compensare lo sproposito di parole usate qui sopra.

Bene, finito il castigo vi chiedo: qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Sperate di diventare un giorno famosi o quantomeno apprezzati da un pubblico vasto per quello che scrivete?

E la risposta è… ?

Sì, lo speriamo, cazzo sì!

Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato. Salutate gli habitué di questo blog.

E’ stato un piacere, fate un salto da me se vi va, e sicuramente ve ne pentirete. Adios!

Ecco, allora fate un salto da lui. Piano, con calma, che sennò vi sfondate la tastiera.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 14 commenti

Histoire d’O (*****)

Di Pauline Réage.

Che è uno pseudonimo: l’autrice, in realtà, si chiama Dominique Aury,
ma anche su questo nome c’è dubbio, poiché si pensa che sia stato scritto a quattro mani da Jean Paulhan e dalla sua amante Anne Descos.

Histoire d’O. La storia di O.
Ci ho messo un anno a decidermi a leggerlo, cari lettori, ma ora l’ho fatto.

Che caspita, l’ho preso senza sapere cosa mi aspettasse, e ci ho trovato dentro una Storia con la S maiuscola.
Sì, ok, già sapevo che è uno dei più controversi romanzi erotici del secolo scorso (prima pubblicazione 1954), tanto che l’editore è finito in Tribunale e il libro non poté essere pubblicizzato per vari motivi,
ma O stupisce perché crea allo stesso tempo attrazione e repulsione, così che non riesci a capire perché lei agisca in quel modo, ma, sempre allo stesso tempo, capisci perché stia facendo quello che fa. (Poi mi spiego meglio, eh)

Il sesso, per quanto brutalmente rappresentato, non è il protagonista della storia, anzi, ne fa quasi da contorno, pur essendo una presenza ossessiva e costante già dalla seconda pagina. La vera protagonista è la forza d’animo di O, e il suo amore malato per il suo uomo.

Perché proprio di amore malato parla la storia, un amore che è possessione, un amore che è quasi a senso unico, un rapporto di proprietà, di schiava e padrone.
Lui le dice che è sua, e proprio in virtù di questa appartenenza la usa e ne abusa come più gli piace, cedendola principalmente ad altri, conosciuti e non, perché “di una cosa sua può disporre a piacimento, e non potrebbe donare o prestare ad altri una cosa che non gli appartiene”… e O, appunto, gli appartiene.

Gli appartiene così come può appartenergli un’automobile, o un ferro da stiro.

E O diventa una schiava sessuale, sempre disponibile, sempre “aperta” a chiunque glielo chieda, a chiunque sia a parte del suo segreto. Perché di segreto condiviso si tratta.
(C’è un segno inequivocabile che rivela, a chi lo conosce, il segreto di O, ma non ve lo dico, perché dovete scoprirlo da voi. La mia è istigazione alla lettura.)

E lei, O, accetta tutto questo per amore. Perché è convinta che lui la ami così tanto da poterne godere anche attraverso altri, che sia presente o meno. E lo fa per dimostrare a sua volta il suo amore verso l’amante.

In lei coesistono il desiderio e l’orrore per ciò a cui è sottoposta, e quindi, fra stupri, bavagli, catene e frustate, la nostra O si trova a proprio agio, perché sente che, dopotutto, al suo corpo piace. Quello da cui vorrebbe sottrarsi, invece, sono gli stupri, i bavagli, le catene e le frustate, perché il suo corpo ne ha terrore.

E in questo universo si snocciola la Storia di O, prigioniera, vittima del suo amore, carnefice di se stessa attraverso di esso.

Nella prima parte, quantomeno, perché nella seconda è anche peggio: a parte una storiella saffica, a parte che il suo uomo la cederà definitivamente a un altro uomo, che ne potrà disporre come vorrà, e lei accetterà anche questo, O verrà pure marchiata in un modo che deve far male. Molto male.
Direte, “verrà marchiata a fuoco…”, e io vi rispondo: “sì, anche, ma non è la parte peggiore.”
Perché magari, come ti spiegano, l’altro marchio è meno doloroso (…), ma è infinitamente più umiliante e grottesco. E lei lo accetta con piacere, essendone anzi orgogliosa.
Ma non vi dico quale altro marchio le viene imposto: se volete saperlo leggetelo, in biblioteca lo troverete di certo. Vi dico solo che se ne vanterà pure, in un secondo momento.

La storia si svolge, nella prima parte, entro le mura del castello di Roissy*, e nella seconda parte a Parigi, in appartamenti più o meno abitabili. Saranno gli unici luoghi che si vedranno, eccezion fatta per una piccola parentesi di mare, nel sud della Francia, e per una casa dove vivrà nuda in compagnia di altre donne, nude anch’esse.

A conclusione del tutto, un’uscita in maschera, al guinzaglio, in balia del giudizio della gente.
E un’ultima umiliazione che, nonostante l’abitudine ormai fatta a leggere quel genere di barbarie, riesce di nuovo a far inorridire, degna conclusione di un romanzo da leggere assolutamente.

E ancora, ma qui il romanzo è già concluso, una frase in corsivo che dice che c’è un capitolo finale che però è stato soppresso, e che in effetti sarebbe stato inutile, e la spiegazione di un finale alternativo, altrettanto superfluo.

Bene, ho detto tutto, mi pare. O forse no, sta a voi scoprirlo.
A presto!

* Per vostra curiosità, il comune di Roissy è dove sorge, attualmente, l’aeroporto Charles de Gaulle.

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: