Articoli con tag: steampunk

Mondo9 (*****)

di Dario Tonani

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167 pagine
edizione: Delos Books
iniziato il: 17/10/2014
finito il: 23/10/2014

Cari lettori, avevo promesso che dopo l’intervista a Dario Tonani avrei letto qualcosa di suo. Glielo devo, dopo che mi ha dedicato parte del suo tempo, e comunque Mondo9 è un titolo che mi ingolosisce.

Volevo prenderlo con l’ordine di libri di Natale, che sono solito fare su Amazon con mia moglie, solo che lei stava comprando delle cose di altra natura per sé, e chissà come nell’ordine c’è caduto dentro un libro. Questo. E siccome è arrivato oggi, che è venerdì 17 (no, non me ne frega una beata mazza che voi lo stiate leggendo in un giorno diverso), e che ho finito e recensito un Baricco, e quindi dovevo scegliere cosa leggere nel week end… ecco che Tonani mi capita a fagiolo, e anziché farsi la consueta stagionatura sullo scaffale ha la fortuna di essere letto fresco di spedizione.

E appena lo apro e leggo le prime pagine, mi accorgo che quelle navi che si inseguono nel deserto, nemiche per natura (o almeno così è nella mia testa) mi ricordano qualcos’altro. Un libro che eoni fa ho letto due volte, la prima con gusto, la seconda volta con sufficienza, e s’intitola Macchine Mortali. No, non affannatevi a cercarlo, non l’ho recensito e non credo lo farò mai. Perché quel libro narra di intere città montate su cingoli che si inseguono nel deserto, e se la prima volta mi era piaciuto, la seconda invece no.

Ma sto divagando, come al solito, e a voi interessa sapere che, per fortuna, la prima impressione spesso è quella sbagliata.

Abbiamo, cari lettori, un libro di racconti tenuti insieme da una serie di intermezzi che ci trasportano dall’uno all’altro, creando un filo logico che ci accompagna lungo le vicende che girano attorno alla nave Robredo.

Il primo racconto si chiama Cardanica, nome derivato dallo pneumosnodo Cardanic.
Cos’è uno pneumosnodo? Semplicemente un apparato autonomo che mantiene dritta la nave mentre affronta curve e buche. Perché, come già detto, le navi navigano nel deserto, non in acqua.

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Questo modulo funge apparentemente anche da scialuppa di salvataggio, però bisogna essere veloci: non appena la nave naufraga, inizia la procedura di distacco degli pneumosnodi. Si entra, se ci si riesce, poi questo si sgancia e parte alla ricerca di un porto.
Potrebbe volerci un’ora, a raggiungere il porto, come pure un anno.

Nel nostro caso, troviamo la nave rovesciata su un fianco, e in questo modulo entrano due ufficiali della nave. Un cilindro punzonato si mette in posizione, una voce metallica dà il benvenuto ai due naufraghi che prendono posto all’interno del Cardanic, quindi un altro cilindro inizia a suonare una melodia.

Sembra bello ma non lo è. La prima cosa che vengono a sapere è che lì dentro fa un caldo torrido e che l’acqua non sarà disponibile prima di cinque ore.

Entra in azione un carrello, una specie di portavivande. Il primo piatto è vuoto. Il secondo, che arriva dopo qualche ora, contiene un pene umano.

Un brivido mi corre lungo la schiena, sulla mia faccia si disegna un ghigno di malefica attesa.
Un’attesa, cari lettori, che non verrà delusa. Questo primo racconto è un incubo di lamiera e olio lubrificante.

La macchina lo dice all’inizio, dando un titolo al diario che il protagonista trova: “Quaderno di bordo di una (macchina) mangiatrice di carne”. Che la carne sia quella umana si intuisce da subito.

E non state leggendo male: la macchina stessa, un insieme di lastre di ottone, ingranaggi e vapore si nutre di carni umane, che usa come carburante, lubrificante e… cibo. Proprio cibo.

Dove ci troviamo? Di certo in un deserto. Un deserto sabbioso dove si muovono mostri meccanici autosufficienti e affamati. Un deserto velenoso, le cui sabbie creano forti reazioni allergiche al contatto con la pelle. Un deserto in cui l’umanità sopravvive appena: il deserto di Mondo9.

Il deserto in cui, nel secondo racconto, padre e figlio ritrovano il relitto della Robredo, la nave naufragata da cui si è staccato il Cardanic. Un relitto ancora vivo, e un padre che all’improvviso sparisce. E la pioggia, dalla quale bisogna fuggire, e il figlio che da solo deve affrontare la nave per trovare un riparo. E scopriamo che, dentro la nave ancora viva, i pannelli che formano muri e corridoi cambiano posizione, e che quindi non è facile uscirne.

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Anche il secondo racconto finisce dove inizia quello successivo. La Robredo, alla fine del secondo racconto sembra muoversi, e in effetti nel terzo scopriamo che qualcuno la sta trainando. E viene trainata attraverso un deserto di ghiaccio. Per carità, di tempo ne è passato parecchio e non si sa da quanto la nave stia venendo trainata, non sappiamo né dove siamo, né in che stagione, né come siano le previsioni del tempo su questo pianeta, ma passiamo dalla sabbia alla neve semplicemente voltando pagina. E, soprattutto, non si è più saputo nulla di eventuali predatori. Perché quello che non vi ho detto all’inizio è che la Robredo stava fuggendo da una nave più grossa, prima di prendere una buca e rovesciarsi su un fianco. O forse ve l’avevo detto, non ricordo. (Ok, si, ho guardato e ve l’avevo detto. Controllate pure.) E allora mi stavo appunto chiedendo come mai non si fossero più verificati eventi di quel genere. Comunque, a mio avviso mi sa che qui perdiamo di vista la Robredo. Perché succede una cosa, e non vedo come se ne possa uscire.

Il racconto successivo vede l’apparizione di un’isola fatta di rottami per lo più morti, alcuni ancora vivi ma incastrati, e due ragazzini (daje) che hanno il gravoso compito di avvelenarli. Perché si può uccidere, il metallo. Come? Eh, se ve lo racconto io poi vi perdete il gusto di leggere Tonani!
Però vi dico che prima mi sbagliavo: in questo cimitero troviamo la Robredo, che non è morta.
E (a-ha!) scopriamo di trovarci sulla banchisa polare. Quanta strada, dal deserto del primo racconto!

Ed ecco che arriviamo al capitolo finale, in cui si conclude una parte della storia. Una parte, perché Mondo9 è grande, e sicuramente ci sarà spazio per mille altre avventure.
Comunque, in questo racconto torniamo nel deserto a bordo dell’Afritania , in vista del porto di Mecharatt, dove conosceremo meglio il morbo.
Come, “quale morbo”? Quello che trasforma la gente in metallo, no? Avete letto fino a qui e non vi siete ancora fiondati in libreria? Vergogna!

Ah: ho detto che si è in vista del porto, non che ci si arriva. La cosa mica è scontata, ma lascio a voi il piacere di scoprire cosa succederà. Vi cito solo una famosa frase di Lovecraft: “non è morto ciò che può vivere in eterno, e in strani eoni anche la Morte può morire”. Se avete capito, allora vi ho fatto uno spoiler. Se non l’avete capito, meglio.

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Incubo dopo incubo si svolgono le vicende su Mondo9, un mondo spietato, ma uno fra i mondi più belli che abbia mai visitato.

Intendiamoci: bello perché ha un suo carattere, una sua conformazione ben precisa. È un mondo descritto così bene da risultare possibile.

Vogliamo trovare un punto negativo? Il linguaggio. Perché è troppo curato, per questo mondo. Vi faccio un esempio: al di là che mi piacciano i borborigmi delle tubature, o il sole che ti pugnala alla schiena, se un ragazzino vede suo padre scomparire (anzi, proprio non lo vede più di punto in bianco), con la quasi certezza che la nave se lo sia mangiato, lui non è che ha la freddezza di cadere e pensare che deve togliersi di dosso la sabbia perché è velenosa, e tanto meno si metterà a fare il periplo della nave!

No, dai Dario, un ragazzino di circa 11 anni che vive un’esperienza del genere se ne frega della sabbia e corre disperato a cercare il padre, fregandosene della pioggia o di toccare il metallo della nave! (Per esempio, eh!)

Ma è solo un piccolo peccato veniale, dai. Perdonato e promosso a pieni voti!

Bene, cari lettori, a me questo libro è piaciuto molto, mi sono divertito a leggerlo, ci ho trovato dentro un sacco di cose.
Volete un consiglio? Affrettatevi a divorare questi racconti, prima che siano i racconti a divorare voi.

A presto!

(Illustrazioni F. Brambilla)

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Steampunk Italia – intervista a Time Mistress

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Cari lettori, ho il piacere di presentarvi Time Mistress, che si è fatta portavoce del gruppo “Steampunk Italia” per quest’occasione. Lo stile che rappresenta mi impone di porre le domande in seconda persona plurale, vedrò di adeguarmici. Nel frattempo vi ricordo che il tempo è la risorsa più preziosa che possediamo, e oggi vado a intervistare nientepopodimenoché la sua “Signora”!

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto.

Ne siete sicura?

Assolutamente. Che male ne potrà mai venire?

Rispondere alle domande del Venditore non ha mai fatto male ad anima viva. Credo.
Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra come finora hanno fatto tutti o, se preferite, sul relitto dell’insetto a orologeria che vedete qui sul bancone.

Lo giuro sull’onore dei miei colleghi mercenari S.T.I.M. Tanto non potete vedere se incrocio o meno le dita…

Bene, abbiamo un giuramento su un intero gruppo di mercenari S.T.I.M.!
Nel caso non sarete sincera, avrò a disposizione un valido esercito!
Prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentata con quella litografia?

Poiché io son parte di un gruppo ed è il gruppo tutto che deve apparire.

Corretto. Siete portavoce di tutto il gruppo, è giusto che sia così.
Innanzitutto, salutate a modo vostro gli amici che ci stanno leggendo.

Curiosi o già conoscenti dello Steampunk, buongiorno o buonasera a tutti.

Definiamo un attimo la cosa: cos’è lo Steampunk e perché è così maledettamente affascinante lo possono scoprire tutti spulciando Wikipedia [link a Wiki], ma andando sul personale, posso chiedere cosa sia per voi questa cultura?

E’ espressione, arte e immaginazione. E’ qualcosa che va oltre l’esistente e che, per esistere va pensata e immaginata. E perché no, anche interpretata a volte..
E’ riscrivere qualcosa che, in realtà, non è mai stato scritto. Può sembrare un controsenso ma trovo che non ci sia modo migliore per esprimermi.

Posso riassumere il tutto in una parola senza timore di sbagliarmi: Anima.
Quand’è che vi siete accorta di essere una Steamer?

Sono sempre stata affascinata dagli abiti del periodo vittoriano e dall’ambientazione classica ottocentesca. Aveva un’eleganza e una classe ineccepibile e, allo stesso tempo, innovazioni e invenzioni futuristiche che sono state riprese negli anni futuri e anche tutt’oggi.
Aggiungendo a questo il forte contrasto di una tecnologia che non è mai esistita e che influenza ogni cosa è stato facile cadere preda del fascino Steampunk e iniziare ad avvicinarsi a esso sino a incontrare altre persone e decidere di fondare qualcosa di più serio… non solo un gruppo ristretto di appassionati ma una vera e propria Associazione Culturale che, in Italia, mancava…

Mancava, ma grazie a voi non manca più. Lodevole iniziativa!
Sentite, sono consapevole di essere sfacciato (il Venditore lo è sempre, ma senza malizia o cattiveria), ma vi chiedo lo stesso della vostra prima volta: cos’avete pensato la prima volta che vi siete messa al lavoro per creare il vostro personaggio?

Ho immaginato quale tecnologia avrei voluto padroneggiare se fosse stato possibile? Le possibilità sono infinite… Avrei potuto scegliere uno scienziato o un pilota di aeronavi… avrei potuto decidere per l’elettricità pulita di Tesla o per armi a vapore potentissime. Ma quello che mi affascinava di più era, ed è, il tempo. Poter piegare lo spaziotempo per viaggiare nelle epoche o nelle dimensioni è da sempre una delle idee più affascinanti del cinema o della letteratura.
Quindi ho deciso di basare il mio personaggio proprio su di esso. Da li è nato il nome, la storia, e di conseguenza il vestiario e l’equipaggiamento che porto con me…

Il viaggio nel tempo è un concetto affascinante e altresì un più che dilettevole passatempo (uh, che brutto gioco di parole!), non mi sorprende la scelta di un personaggio così flessibile e, nel contempo, così rigido. Perché, tiro a indovinare, la scelta di dove passare il tempo è a vostra completa discrezione, ma nel contempo si deve passare completamente inosservati per non alterarne il flusso.

Ma sto divagando, e non voglio abusare della vostra pazienza.
Ditemi, dove andate a pescare la vostra ispirazione? Intendo, a parte la letteratura e le varie opere, cos’è che veramente scatena l’immaginazione di uno Steamer?

Le infinite variabili sul tema. E’ questione di fantasia. Non ci sono limiti o regole se non quelle imposte dal tempo che si è scelto. Il passato Steampunk è un passato alternativo che non è mai esistito. E’ un’ucronia dove personaggi realmente esistiti si incontrano con personaggi di fantasia dando vita a una nuova storia che sui libri non studiamo. Questo più di tutto scatena l’immaginazione. Chi sareste stato Voi, alla fine di un 1800 dove aeronavi, robot a vapore e viaggi nel tempo esistono? Che lavoro avreste svolto?
Queste son le domande base per decidere chi interpretare e come…
Può non scatenare immaginazione?

Vedete… stavo giustappunto, leggendo la risposta, pensandomi come a una specie di chirurgo che, riciclando vecchi robot dismessi, crea protesi meccaniche per la gente comune.
Direi che sì, scatena una certa immaginazione.

Sentite, ho letto che la creazione del personaggio è un insieme di varie arti e tecniche, fra cui sicuramente il teatro, la sartoria, l’artigianato… Qual è la vostra preferita? A quale parte del personaggio dedicate più attenzione e impegno?

Beh sicuramente la parte che richiede più impegno è quella riguardante vestiario ed equipaggiamento.
Si parte da ciò che realmente era all’epoca, quindi corsetti per le donne, sottogonne, determinate scarpe e lo si rielabora senza tuttavia stravolgerlo completamente.
Tra un buon outfit Steampunk e un costume di carnevale il passo è breve e bisogna fare attenzione…
Per l’equipaggiamento, poi, bisogna inventarsi armi, immaginare il loro utilizzo e sviluppo…e successivamente dar loro forma estetica. Oppure partire dall’estetica e immaginare cosa poteva essere..
Tuttavia come ripeto spesso non serve una grossa spesa per una buona resa. Con materiali riciclati si ottiene un ottimo risultato, e spero che si noti dagli outfit e dagli accessori dei miei colleghi e dei soci di Steampunk Italia.
A comprare online son bravi tutti e per carità, nulla da dire in merito. Ma la soddisfazione di pensare e produrre qualcosa di unico e personale è tutt’altra cosa…

Avete tutta la mia approvazione, mylady. Ritengo che il far da sé, oltre che dare più soddisfazione, sia anche un modo per mantenere viva la passione, qualunque essa sia. Poi a comprar su internet son bravi tutti, è vero, ma se una persona è negata per i lavori manuali non è che abbia molte altre alternative. E la passione è passione e non ci si può far nulla, diventa una necessità.

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Ecco, a questo punto in genere sostengo che il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) sia una parte fondamentale per il lavoro di qualsiasi artista. Non so se sia la stessa cosa per uno Steamer, ma sono sicuro che una delle cose che influenzano la creatività sia la musica. Cosa ascoltate mentre vi dedicate alla rifinitura del personaggio e dei vari accessori?

In realtà nulla. Forse perché mi piace che le mie idee siano mie e non influenzate da qualcosa che sia musica o altro. Diciamo che ascolto i miei pensieri.
Però posso consigliare diversi gruppi che possono dare la giusta atmosfera oltre che l’ispirazione qualora ne abbiate bisogno.
Come gruppo gli Abney Park son sicuramente i più famosi…ma per citarne altri interessanti nomino i The Cog is Dead e i The Clockwork Quartet.
Sono solo alcuni poiché la lista sarebbe troppo lunga…

Non conosco questi gruppi ma vedrò di ascoltare qualcosa, giusto per approfondire.
Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatto il laboratorio in cui realizzate gli abiti e gli accessori che servono a dare realismo al soggetto?

Casa, per quanto riguarda me e gli abiti. E la fortuna di avere un garage/laboratorio a poca distanza che il Colonnello Angus mette gentilmente a disposizione per armi ed equipaggiamento vario.

Quando si parla di passione, cento miglia sono come dieci, la distanza è relativa. Se invece vi riferite al tempo di percorrenza dubito, data la natura del vostro mestiere, avrete problemi a riguardo!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivete una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche dirmi che non ne avete voglia, mandarmi una cartolina da quel paese lontano od onorarmi con un disegno o una litografia fatta apposta per l’occasione, o magari sarebbe più nel vostro stile sfidarmi a duello, ma credo si addica più al genere maschile… insomma, vedete un po’ voi. Personalmente eviterei l’ultima ipotesi, dato che non so maneggiare un’arma a vapore.

Il duello nell’ambito Steampunk non è affatto di prerogativa maschile ve lo assicuro..
In ogni caso vi posso raccontare la storia di come è nato il gruppo dei mercenari S.T.I.M., abilmente scritta dal nostro carismatico Dr. K ma forse è troppo lunga per lo spazio a me concesso…
Vi lascio con un paragrafo che forse potrà far venire voglia di leggere il resto…

“…Prese il piccolo baule. Un lieve ticchettio fra le mani gli confermava che gli indicatori di Singolarità al suo interno erano già in funzione. Nel mare di sigle e numeri dei diversi messaggi cifrati che avrebbe letto più tardi grazie al disco di decodifica, l’unica cosa intellegibile era il nome in codice della missione.
Steam Technological Italian Mercenaries.
Uscì recuperando con una sola mano cappello e bastone dal maggiordomo, ringraziandolo con un cenno della testa. La nebbia era densa e odorava vagamente di carbone, pesce e sostanze chimiche.
– S.T.I.M. – Disse fra sé e sé, affrettando qualche passo sul lastricato viscido – Se non altro il clima sarà migliore.”
Se volete capire di più su come e perché i Mercenari di Steampunk Italia sono assieme…leggete il resto a questo link.

Oh… desumo quindi ci siano abili scrittori nelle vostre fila! Sembra un gruppo ben eterogeneo!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Perché creare un’ Associazione Culturale sullo Steampunk e non riunire un semplice gruppo di amici appassionati?

E la risposta è… ?

Perché di gruppi il nostro Paese è pieno. E quello che vorremmo fare noi è cercare di Unire tutti gli appassionati sotto un’unica bandiera poiché l’unione fa la forza e molte teste son sempre meglio di una sola. Insomma…per portare qualcosa di nuovo bisogna collaborare e noi è questo che vogliamo fare. Collaborare con tutti i nostri associati e con tutti gli appassionati in Italia per portare eventi, ospiti e situazioni altrimenti impossibili da realizzare. Dare un punto di riferimento per lo Steampunk in Italia a livello nazionale prima e mondiale poi…
All’estero hanno già iniziato a conoscerci ed apprezzarci e speriamo che ogni persona che decide di associarsi non sia solo un gregario ma un operativo che ci aiuti a far crescere sempre di più questo splendido movimento nel nostro Paese.

Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato, mylady.

Ora, se non vi dispiace, mi piacerebbe inaugurare con voi una piccola variante alle mie interviste, ovvero una domanda rivolta da voi al mirabile me stesso.
Se vi va, ponetemi quindi una domanda, la prima che vi viene in mente; sarò felice di rispondere.

Quanto vi ho detto vi ha suscitato un po di curiosità in più o, magari, la voglia di avvicinarsi e conoscere ancora più a fondo lo Steampunk?

Invero sì, di certo andrò alla ricerca di qualcosa da leggere, e probabilmente non mi farò mancare un piccolo oggetto come una spilla da borsa o simile ricavato da qualcosa di non più funzionante, non appena questo prenderà forma nella mia mente.
Nel frattempo mi accontenterò della mia già fervida immaginazione.

Vi ringrazio di avermi dedicato il vostro tempo e, cosa non meno importante, di avermi fatto viaggiare con la fantasia, con le idee, con tutti gli spunti tratti dalle vostre parole, che vi assicuro non mancano.

Ora vi lascio tornare alle vostre faccende, vi prego quindi di salutare gli habitué di questo blog.

Ringrazio chi ha letto questa intervista sino in fondo e saluto di cuore con la speranza di non essere stata noiosa ma, anzi, di aver aperto una piccola porticina su questo splendido mondo che vive solamente grazie alla fantasia e all’immaginazione di tutti gli appassionati. Ringrazio voi per lo spazio concessomi e la curiosità dimostrata.
E, soprattutto, ringrazio i nostri associati che, con il loro sostegno e aiuto ci permettono di andare avanti e cercare di fare sempre di più. Senza di loro Steampunk Italia non esisterebbe.

Ribadisco il fatto che non siete stata noiosa, tutt’altro! Inoltre siete stata sincera, o almeno così mi è sembrato, quindi i vostri mercenari sono salvi. Le vostre risposte si sono rivelate oltremodo appassionate e appassionanti, dalle vostre parole si percepisce molto del mondo Steam, e sono sicuro che non mancheranno, fra i miei lettori, quelli che si appassioneranno al genere e magari, chissà, scoprire di essere Steamer senza averlo mai sospettato fino a questo momento.
E’ stato un vero piacere avervi qui con noi, nel mio piccolo spazio.
Vi auguro una piacevole giornata, o serata, chissà.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Vi rimando al loro sito e al loro gruppo su Facebook. Buona scoperta a tutti!

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La macchina del tempo (****)

di H. G. Wells

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Cari lettori, ho finalmente letto questo piacevolissimo racconto di uno dei padri della fantascienza moderna.
La Macchina del tempo è un racconto di poco più di centotrenta pagine, si legge in un soffio ed è una storia accattivante.

Si parte dal presupposto che le dimensioni non siano tre ma quattro, e che la quarta sia il tempo. Per noi è una cosa ovvia, ma all’epoca di Wells era una genialata, per così dire.
Comunque, il racconto si apre spiegandoci la geometria con questo nuovo punto di vista. Per farla breve ci dice che un cubo, per esistere, deve avere non solo un’altezza, una base e una larghezza, ma deve anche durare nel tempo, ed ecco che inizia a spiegarci come possiamo muoverci agevolmente lungo la lunghezza e la larghezza, come per muoverci in altezza siano stati inventati i palloni aerostatici e dell’ovvia conseguenza di tutto ciò: con il mezzo adatto, ci si potrebbe muovere avanti e indietro nel tempo.

Ci fa vedere a questo punto un modellino che, dopo aver mosso una leva, scompare per sempre. Ci viene suggerito che stia viaggiando nel tempo, e che il processo sia irreversibile, ma ci viene detto pure che “il viaggiatore del tempo” (così Wells chiama il protagonista) ha una vera macchina del tempo e che a breve farà egli stesso un esperimento, a suo rischio.

Ebbene, una sera raduna dei conoscenti per cena, lui arriva stanco e bianco di polvere, affamato e pallido; saluta i commensali, si fa una doccia e inizia a descrivere il futuro.
Prima ci racconta del viaggio nel tempo, di come abbia visto accelerare il corso del tempo sempre di più fino a vedere la notte fondersi col giorno e i millenni scorrere come fossero secondi, mentre era ai comandi della sua invenzione.

E del futuro ci dice che i primi esseri umani incontrati non parlano la sua lingua, mangiano solo frutta, e che gli animali sono scomparsi. Va poi avanti parlandoci del livello di benessere raggiunto nell’anno 802.701, ovvero l’anno in cui si trova, paventando teorie e smontandole subito dopo.
Infine ci parla anche del misterioso e terribile popolo che scopre abitare nel sottosuolo.
Diciamo che la macchina del tempo gli verrà soffiata da sotto il naso e lui scopre i Morlocchi mentre tenta di ritrovarla, certo del fatto, dopo alcune indagini, che siano stati loro a portargliela via.

I Morlocchi, dicevo, sono appunto quegli esseri che abitano sottoterra, e gli Eloi (gli esseri di superficie) hanno di loro una paura folle. Il perché non ci verrà rivelato, ma sarà facile supporre che i Morlocchi si cibino di Eloi.

Alla fine il viaggiatore tornerà nel suo tempo e ci narrerà la storia di cui sopra.
Il giorno successivo al suo ritorno lo vedremo armato di zaino e macchina fotografica dirigersi nuovamente verso la macchina del tempo e… ecco, lascio a voi scoprire cosa accadrà alla fine.

Questo è tutto, per quanto riguarda la storia. Per ciò che concerne il contenuto, invece, potremmo soffermarci in molti grandi temi, fra cui Comunismo e Capitalismo e la sconfitta morale di entrambi i modelli, ma ciò che vuole farci notare Wells è, secondo me, il fatto che una volta raggiunto un certo livello di benessere l’umanità non possa avere altro che un declino, una decadenza, e tornare nuovamente a uno stadio primitivo, incuranti della cultura, dell’arte e di mille altre cose. Wells ci dice che l’umanità tenderà a sopravvivere a se stessa, nulla di più. Ciò si evince nel momento in cui metteremo piede nel museo. Come, quale museo? Quello di cui non vi ho parlato, mi pare ovvio: ormai dovreste saperlo che le cose più belle restano mezzo celate fra le righe, in modo che possiate scoprirle e ammirarle coi vostri occhi!

Bene, non mi soffermo oltre su questo libretto di poche pagine ma di molti contenuti, un racconto precursore del genere fantascientifico e, a quanto ho potuto capire, pure del genere Steampunk, uno dei primi tentativi in tal senso.
Un libro immancabile nelle librerie di chiunque apprezzi questo genere, e sicuramente una bella avventura godibile sia che siate adulti o adolescenti. O entrambe le cose.

A presto, cari lettori!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , | 2 commenti

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