Articoli con tag: tempo

Momo (****)

DI Michael Ende
245 pagine
Edizione: Longanesi
Iniziato il: 22/08/2014
Finito il: 13/09/2014

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Cari lettori, oggi vi presento Momo, dello stesso autore de “La Storia Infinita”, un libro che ho riletto dopo (n) anni. Non so precisamente quanti, diciamo che erano gli anni ’90.

Di cosa parliamo? Parliamo di una bambina, Momo appunto, che è orfana. Nessuno sa da dove sia venuta, ma un giorno gli abitanti del paese se la sono ritrovata lì, fra le rovine di un antico teatro. L’hanno accolta, le hanno creato una stanza all’interno di quel posto abbandonato, le hanno portato il cibo e i vestiti di cui aveva bisogno.

Di lei sappiamo solo che sa ascoltare. Ascolta grandi e piccoli, e ognuno, dopo essere stato ascoltato da lei, ritrova serenità e pace.

Un giorno, però, arrivano i signori grigi. I signori grigi inducono gli uomini a “risparmiare tempo”, così, sostengono, “potranno accumularne e goderne in un secondo momento”. Il che ovviamente si rivela un inganno, ma nessuno sembra accorgersene, visto che non pensano ad altro che a lavorare e rubare tempo alle persone care.

Momo, inconsapevolmente metterà i bastoni fra le ruote ai signori grigi, i quali le daranno instancabilmente la caccia per levarla di mezzo.
Nel frattempo, lei verrà intercettata da Cassiopea, una tartaruga, e portata in un posto sicuro. A casa di Mastro Hora, per l’esattezza, che poi sarebbe il padrone del tempo.

Lui le spiegherà come funziona il tempo degli uomini, l’accompagnerà a vedere il suo tempo, sottoforma di fiori (orefiori), e le darà da compiere una missione: fermare i signori grigi.
Come potrà farcela ve lo lascerò leggere, visto che non voglio continuare oltre con questo breve riassunto.

Quello di cui voglio parlare, cari lettori, è il vostro tempo. Perché Momo è una favola che ci fa pensare. Pensare a come spendiamo il nostro tempo, correndo per motivi di lavoro, per inseguire soldi, carriera e cianfrusaglie inutili. Dite che non siete così? Ebbene, ogni quanto lo cambiate il telefono? O i capi di vestiario? O le scarpe? O la macchina? O qualunque altra cavolata?

Quanto tempo passate sul luogo di lavoro? Quanti straordinari? Per cosa, poi, per qualche euro in più? Vi domando: come li spendete, se non avete tempo per farlo?

Fin da piccoli ci insegnano che il tempo è denaro. Matematicamente parlando, quindi, “Tempo = Denaro”, ma ricordate, come diceva un mio vecchio collega, che l’equazione non è reversibile.

Ecco, Momo ci insegna a tornare sui nostri passi, a godere del tempo libero che abbiamo, per quanto poco, ad apprezzare i momenti da soli a leggere un libro, o fare giardinaggio o qualunque cosa ci piaccia, e i momenti in compagnia degli amici, o delle persone amate.
Per estensione, per chi ancora ha le idee confuse, a non fare l’amore in cinque minuti, ma godere di ogni carezza, prendendoci tutto il tempo che ci serve.
Insomma, a fare una cosa alla volta, con calma e pazienza, e farla bene. A investire in modo migliore il nostro tempo. A godere di ogni istante della nostra esistenza.

Che poi è una cosa che sappiamo benissimo, ma alla quale pensiamo troppo poco.
Leggere Momo significa fare un’analisi profonda del nostro tempo, ragionare continuamente su quello che sprechiamo e su quello che invece utilizziamo bene.

Io i miei conti me li sono fatti, la mia idea pure. E spero che prima o poi lo leggiate anche voi, così da fare almeno una riflessione personale su questo tema a me molto caro. Il tempo, si.

Un’ultima cosa prima di chiudere: nonostante il target, che credo sia rivolto a lettori di undici o dodici anni, la storia prende pieghe piuttosto brusche e impegnative: i signori grigi si rivelano gente senza scrupoli, disposti a tutto pur di perseguire i loro interessi, e riusciranno ad averla quasi vinta su Momo, che rimane completamente sola in quanto anche i suoi amici più cari, che fino a un certo punto si pensava l’avrebbero seguita durante tutta la storia, si allontaneranno da lei così tanto da non avere più il tempo per rivolgerle la parola.

Spetterà a Momo soltanto, il fardello di sconfiggere i signori grigi. Un po’ come a Frodo soltanto spettava distruggere l’Unico Anello, ma lui aveva Sam. Ok, Momo ha Cassiopea, ma è solo una tartaruga, è diverso, e comunque perderà anche lei. Momo si ritroverà da sola contro i signori grigi. Punto. Adesso leggetelo.

E’ tutto, cari lettori. Alla prossima!

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Che tempo che fa!

La cosa strana è che ieri, due giugno, è scesa la neve. O meglio, è scesa durante la notte fra il due e il tre giugno. Così, all’improvviso, cogliendo tutti di sorpresa.
Durante la notte i fiocchi sono piovuti copiosi e hanno ricoperto tutto, col risultato che stamattina ci siamo svegliati tutti infreddoliti, e aprendo le finestre abbiamo visto 50 centimetri di biancore per terra e sui tetti.

Con tutte le dirette conseguenze: linee telefoniche intasate, fabbriche e scuole chiuse, e via discorrendo.
Io e mia moglie decidemmo di rimanere a casa, per giocare sulla neve con nostro figlio.
Tanto non avremmo potuto muoverci in ogni caso, vista la coltre oltremodo anomala, e comunque si trattava di aspettare solo qualche ora, dopo che le strade fossero state liberate.

Ci preparammo quindi per uscire, ma una volta fuori dalla porta vedemmo che qualcuno era venuto fino a lì dalla strada e se ne era tornato indietro.
Le tracce erano fresche, e non si perdevano in altre direzioni.
Andavano dalla strada alla porta di casa e viceversa, ma sulla strada svanivano del tutto.
E nessuno di noi due, durante la notte, era uscito.
Era un piccolo, irrilevante giallo che non avevamo voglia di risolvere, tanto non era successo niente di che.

Decidemmo di non curarcene, in fondo non c’era motivo di allarmarsi: dato che le impronte non sembravano nemmeno umane, pensammo si fosse trattato di qualche strano animale, magari un uccello, e la questione venne chiusa.

Ritornò il sole, e con esso il caldo, ma la neve non si sciolse. Eppure non si poteva dubitare che non lo fosse: fredda al tatto, se assaggiata aveva il sapore tipico, e non c’erano difficoltà di sorta nel creare pupazzi o giocarci a palle. O scendere per le discese col bob, e risalire e ridiscendere, e risalire ancora.
Tutto sommato, la cosa era divertente.

Giocammo fuori per tutta la mattina, ci divertimmo un sacco, fino a quando il cielo scomparve.
Si dissolse del tutto, divenne buio, e d’un tratto ci ritrovammo di nuovo a letto.
Io e mia moglie ci guardammo negli occhi, frastornati. Nostro figlio dormiva nel suo lettino, la sveglia segnava di nuovo le sei del mattino.
Ci precipitammo alla finestra, ma fuori non c’era più nulla.
Nulla nel senso stretto del termine: niente neve, certo, ma nemmeno case, strade, alberi…
Nulla di nulla, insomma, se non una scritta in carattere Arial, corpo 18, appesa al niente fuori dalla finestra.
Recitava: “Il sistema sarà ripristinato al più presto, ci scusiamo per il disagio”.

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Il bar sotto il mare (Stefano Benni) (*****)

Letto in pochissimo tempo… ma è un libretto.
Un libretto di racconti tutti diversi tra loro, di lunghezze e stili differenti.
Belli, esilaranti, uno è inquietante, l’altro surreale, e si arriva al demenziale e allo sperimentale.
Mi sono decisamente divertito a leggerlo.
D’altra parte, il nostro Stefano è una garanzia.

A presto, cari, pochi lettori!

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