Articoli con tag: tette

intervista ad Alice Berti (scusate l’eufonica, ma li ci va.)

Image and video hosting by TinyPic

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.

Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName. Ormai lo sapete, neh, ma continuerò a ripeterlo. Fino alla nausea.

Alice Berti, Siore e Siori! Venite, fatevi avanti: più gente entra, più alici si vedono!

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sì dai, ti concedo l’onore

Casomai è il contrario: sei tu che hai l’onore di poter rispondere alle mie domande.

Chiedo umilmente venia!!

Va bene, va bene. Ora che abbiamo stabilito chi comanda, sei ancora sicura di volerlo fare?

Yeah!

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Che schifo le mosche!

Vero. Sono esseri abominevoli. Tutte piene di occhi… Bleah!
E, pensandoci… Sai che roba mettersi tutte quelle lenti a contatto, la mattina?

Non ho mai messo le lenti a contatto, ma posso immaginare la fatica ahahah

Nemmeno io. Mi fa senso l’idea di mettermi un dito in un occhio. Preferisco portare gli occhiali. (almeno non mi picchiano quando faccio certe battute. Tipo questa.)
Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perché in linea del tutto teorica dovevo essere io in versione Gorillaz (poi in pratica è un altro discorso) e sono esaltata per il nuovo album che esce tra poco!

Spiegaci l’altro discorso, mica sono tirchio di spazio. A parte per quelle trenta parole, ma vedremo in seguito.

Be’ ho provato a disegnarmi con lo stile della band (e più in particolare di Jamie Hewlett, uno dei miei disegnatori preferiti), ma ho fallito miseramente!

Non mi sembra che sia così un fallimento.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Gabba Gabba Hey!

Yabba dabba doo a te, Alice.

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Sembrerà banale rispondere così ma la verità è che proprio non me lo ricordo. Da che io sappia ho sempre disegnato, fin da quando ero piccolissima. Ricordo però quando ero alle elementari e avevo una vera e propria fissa con i fumetti delle Witch e delle Winx e dicevo sempre che mi sarebbe piaciuto disegnare fumetti o cartoni animati. E questa cosa la ho ancora adesso!

È banale. Lo dite tutti… Almeno tu ne sei consapevole.

Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

La prima volta che ho pubblicato qualcosa è stato nel lontano 2013, avevo 17 anni, su una rivista auto-prodotta di nome “Hyoutan”. Ricordo che rimasi piacevolmente sorpresa dal fatto che, per il concorso che avevano indetto, scelsero proprio il mio fumetto. Ora gli autori che hanno fondato quella piccola rivista lavorano tutti per la casa editrice MangaSenpai, pensa un po’!

E sì, nel mio oscuro passato disegnavo anche io manga!

Non c’è nulla di male nel disegnare manga. In ogni caso, da qualche parte bisogna iniziare.

Certo che no, non intendevo questo. Soltanto che in riferimento a quello che faccio ora è stato un bel cambiamento!

E a proposito di iniziare, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Prevalentemente sono le mie passioni che mi danno ispirazione: il pattinaggio, la musica, la letteratura, il cinema. Per i colori invece mi affido molto al mio amore per il cielo e l’astronomia, oltre che al mio regista preferito Wes Anderson.

La musica… Lo sai che io suono? O meglio, suonavo? No? Beh, ora lo sai.

Poi con letteratura e cinema sfondi una porta aperta.

Cosa ti piace leggere?

Fantastico, anche io suono! Basso elettrico, da quando avevo 14 anni più o meno.

Mi piace leggere di tutto: dai romanzi gialli e thriller ai grandi classici e opere contemporanee. Mi piace in particolare la letteratura Inglese dell’800 (Jane Austen, Brontë , etc.) e quella Americana dei primi del ‘900 (Hemingway e Fitzgerald in particolare). Poi leggo tantissimi fumetti ovviamente! Il mio fumettista preferito è Brian Lee O’ Malley, l’autore di Scott Pilgrim, ma negli ultimi anni mi sono messa a leggere molte più opere di artisti italiani: siamo veramente pieni di talento qui, e tante cose che leggo sono interamente indipendenti, è incredibile!

Sai? Abbiamo una cosa in comune, ma te la dico fra poco. Per ora restiamo concentrati su di te.
A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è, appunto, la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Io amo la musica, credo non riuscirei a vivere senza! Suono il basso e strimpello qualcosa al pianoforte, ma i generi che ascolto sono veramente tanti. Prediligo il rock e l’indie, ma apprezzo moltissimo anche il jazz e la musica classica. Per dirti qualche nome, tra i miei artisti preferiti ci sono Oasis, Nirvana, Led Zeppelin, Gorillaz… e poi Kings of Leon, David Bowie, Tom Odell, e molti altri. Di Italiani invece adoro Ermal Meta, Francesco Gabbani, e in generale tutto il panorama indie come Stato Sociale, Canova, TheGiornalisti, Levante… potrei continuare all’infinito, davvero!

Citi gente mica da ridere, eh! A proposito di quanto detto prima, sono bassista anch’io. E il primo strumento che ho imparato è stato il pianoforte, quando avevo 8 anni o giù di lì. Vedi, a volte, le coincidenze? Roba che neanche i treni…

Ma dai, bellissimo! Guarda lasciamo perdere i treni che Trenitalia può solo andare a farsi benedire per quanto riguarda le coincidenze ahah!

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Al momento scrivo dal salotto, ma il mio piccolo regno sono quei pochi metri in camera formati dalla scrivania. La stanza la divido ancora con mio fratello ma la mia scrivania e la libreria sono sacre, guai a chi le tocca!

Oltre al computer e la tavoletta grafica ho, attaccata alla parete, una bacheca di sughero con i biglietti dei concerti a cui sono stata, quelli a cui devo ancora andare, biglietti di auguri, mostre, spettacoli teatrali e foto con (o dei) miei artisti preferiti.

Sulla scrivania invece ho l’agenda, una pila di libri da leggere, cd che devo ancora passare su iTunes, e poi i miei sketchbook e materiali da disegno tradizionale. Oh, e non dimentichiamo il mio inseparabile iPod, oltre ai disegni originali dei miei colleghi artisti appesi alle pareti! Sulla libreria invece ho i miei fumetti preferiti e alcuni libri d’arte che conservo gelosamente, e che molto spesso mi sono d’aiuto quando non so come disegnare qualcosa.

In ogni caso mi sa che fate prima a vedere la foto.

Ti prego, facci vedere la foto!

Image and video hosting by TinyPic

Image and video hosting by TinyPic

Grazie per aver soddisfatto la mia curiosità.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

TETTE! No è che queste attirano sempre tutti quindi insomma, hai capito, no? Oppure di recente posso scrivere Oscar 2017, miglior film La La L’altro? A parte gli scherzi La La Land mi è piaciuto moltissimo, sai? A te è piaciuto? Ho adorato la trama riguardante i sogni di Mia e Sebastian perché la sento molto mia. Ammetto che, dal mio cuore di ghiaccio per le storie d’amore, mi sono messa a piangere quando lei intona la canzone sui sognatori. “Here’s to the fools who dream, crazy as they may seems” che letteralmente è “Ai pazzi che sognano, strani per quanto possano sembrare”. Mi reputo una sognatrice e credo fermamente nei sogni che ho, per quello mi ha colpito moltissimo questo film. Per non parlare della colonna sonora (è appena partita “City of Stars” sul mio Spotify, guarda un po’), la fotografia, la regia, la palette colori… ho amato tutto di questo film, sul serio! Ah, e giuro che la mia enorme passione per Emma Stone non c’entrava nulla, eh!

It’s just another day of sun!

Non ho visto LaLaLand. Dici che devo rimediare?

E, a proposito delle tette, ciò che dici è vero. Ti invito a fare un esperimento: armati di un/una complice, mettiti in un posto affollato, intavola un discorso.

A un tratto, tira fuori “reggiseno”. La parola, non l’oggetto.

Ecco, avrai immediatamente l’attenzione di tutti.

Bene, ora sappiamo come attirare la gente allo stand di NuPress per le prossime fiere direi!

Reggiseni. Reggiseni appesi ovunque, allora. Niente esperimenti, andate al sodo.
Tanto avete NuKama come alibi, no?

Adesso, però, ti devo dire che hai usato 176 parole, quindi l’ora delle domande scomode la passi in ginocchio sulle puntine da disegno.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre domande erano comoe?” e io ti dico di si. O, quantomeno, non abbastanza scomode.

No dai, mi sono divertita a rispondere!

Buon per te.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

Domanda che capita a fagiolo! Giusto poco tempo fa ero in crisi mistica, non mi piaceva nulla di quello che facevo, e lavorare era diventato veramente difficile, sopratutto sputare idee.

Il mio consiglio in questi casi è prendersi una pausa. A volte i blocchi artistici capitano perché non si trova l’ispirazione giusta quindi è importante rilassarsi, uscire di casa magari anche solo per una passeggiata, visitare qualche città o posto in cui non si è mai stati, o rimpinzarsi di film, libri, serie TV… insomma, tutto quello che nutre il cervello. La cosa più importante però è non smettere mai di disegnare: anche se non ti piace quello che crei in questo periodo di blocco non bisogna mai fermarsi e continuare imperterriti. Io per esempio nei momenti di blocco mi sforzo di fare tutte cose fuori dalla mia “comfort-zone”, e aiuta moltissimo condividere i propri lavori sui social, ricevere complimenti o “mi piace” anche solo da tua zia o tua cugina può aiutare l’autostima, che in questi periodi di blocco è veramente ai livelli minimi.

Al blocco intestinale hai risposto fagioli. Mi piace quest’umorismo involontario.

Sono simpatica, eh?

No.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Ahi, che domanda ostica! I Social Network sono un po’ un aiuto e un po’ una morte per chiunque: il fatto che chiunque può pubblicare ti porta a trovare artisti che sono incredibili già a 16 anni e la cosa ti manda un po’ in crisi se ne hai 20 (o più) e ancora arranchi per trovare uno stile. E poi c’è da dire che nei social la gente preferisce avere tutto pronto: spesso piacciono le cose viste e riviste mille volte, piuttosto che un’idea nuova e interessante o uno stile che non sia il “classico” kawaii-jappo-manga (esempio a caso, visto che quello tira sempre). Inoltre tante case editrici o aziende magari scelgono un determinato artista solo perché ha molti followers, ma il numero non giustifica sempre la qualità del prodotto, purtroppo. Dall’altra parte i social sono un’ottima vetrina o rampa di lancio: molti lavori che ho avuto in passato sono stati anche di gente che si è imbattuta nel mio portfolio online, o la mia pagina Facebook o Instagram. Insomma, come ogni cosa ha i suoi lati positivi e negativi, l’importante è non farsi condizionare a tal punto da modificare la propria vita o i propri obbiettivi in base a quello.

Si, poi mi dicevi che ti si può trovare anche QUI, QUO e QUA.
E tu, seduto sulla barra spazio, non ridere. Clicca i link qui sopra e va a vedere quant’èbbrava la Alice.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Personalmente, io sono soddisfatta del mio lavoro e della mia professionalità. Me lo hanno fatto notare diverse persone con le quali ho lavorato che riesco a realizzare un buon prodotto nei tempi stabiliti (sono una precisina incredibile e cerco sempre di rispettare le scadenze al massimo delle mie possibilità). Per quanto riguarda il mio lavoro invece, credo di aver sviluppato uno stile parecchio personale, anche se devo ancora lavorarci molto. In ogni caso la concorrenza è sempre molta e veramente agguerrita, ma se posso dare un consiglio a qualcuno che di fumetti o comunque di arte vuole vivere: non perfetto ma finito. Rispettare le scadenze dando un prodotto al massimo delle proprie capacità è molto più importante di presentare 4 tavole fatte divinamente ma non avere il resto della storia. Semplicemente perché passi per una persona inaffidabile, poco professionale, sopratutto dopo che magari su di te hanno pure investito dei soldi. Almeno, questo è per come la vedo io, è il pensiero che ho sviluppato con i lavori che ho fatto e che sto facendo, anche se ho ancora molto da imparare io stessa.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Non sono mai stata brava in matematica quindi questa domanda l’ho dovuta rileggere quattro volte prima di capire cosa rispondere. A parte gli scherzi, dipende sempre dall’artista: ci sono persone che hanno tecniche e stili per cui serve un anno intero e chi riesce a fare in meno tempo la stessa identica cosa. L’importante, come ho detto prima, è rispettare sempre le scadenze, e io sono fermamente convinta che se ci si organizza si riesce a fare tutto senza sacrificare nulla. Un po’ come a scuola: se ti riduci a studiare tutto all’ultimo è normale che sei stressato, che non riesci ad uscire con gli amici o a passarti una serata al cinema.

Organizzare il lavoro è cosa buona et giusta.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Questo è difficile, non ci ho mai pensato a dire il vero. Forse qualche curiosità sui miei personaggi che nessuno conosce?

E la risposta è… ?

La protagonista del mio fumetto, opera in pubblicazione quest’anno per Upper Comics, si chiama Arabelle, come una canzone degli Arctic Monkeys! Era un personaggio che creai per la settimana di Character Desgin al master che ho fatto alla scuola BigRock, e quando è arrivato il momento di darle un nome ecco la crisi mistica (lo scompenso cosmico che assale in quel momento gli scrittori o gli artisti… mi capite, vero?).

E in quel momento stavo ascoltando su Spotify l’album “AM” e il nome è uscito proprio dalla canzone “Arabella”.

Okay forse non interessava a nessuno, ma quando leggerete “Arabelle & Pica” forse vi farà piacere sapere questa cosa (o forse no?).

Fa sempre piacere capire da dove viene un nome o un’idea in genere.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Okay, questa è difficile: film preferito? (Il mio, per la cronaca, è Midnight in Paris di Woody Allen)

Léon. L’ho visto un milione di volte.

Ottimi gusti! Anche a me Léon è piaciuto moltissimo.

È una bella storia, se non ti fermi a giudicarlo da come inizia.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Spero non vi sia venuto da canticchiare “what a waste of a lovely night” leggendo le mie risposte.
Grazie a chi è arrivato fin qui e non si è lanciato dal balcone prima!

E se anche l’avete canticchiato, va benissimo lo stesso! La musica fa buon sangue.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Annunci
Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Intervista a Cervello Bacato

Image and video hosting by TinyPic

Un Cervello Bacato si aggira per il Web. Un’entità che racchiude in sé due identità…

Cervello: In realtà siamo un’entità sola, te lo posso assicurare. Non c’è nulla che non vada in ME.

Bacato: Taci, tu che gradisci andare al bagno e farla da seduto invece che di stare in piedi come i veri uomini, perché ”non si sa mai, magari esce pure la cacchina! E poi seduti si sta più rilassati!”.

Cervello: …disse quello che ha paura di volare, bravo bravo. E che quando si deve prendere l’aereo ”ohh ho un po’ di mal di pancia aiuto aiuto l’aereo casca aiuto aiuto!”… Patetico!

Bacato: Ma senti questo che…

Non interrompetemi fin che vi sto presentando! Insomma!
Ma guarda te, non c’è più religione.
Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Cervello: Assolutamente sì!

Ne siete sicuri?

Bacato: Assolutamente no!

Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Cervello: animali odiosi… Giuro e giura.

Prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentati con quell’immagine?

Il tizio con la faccia colorata? Che in realtà è un tizio con stampato sul viso la scansione dell’attività cerebrale di un cervello in piena attività? Beh, perché ci piaceva. Cioè, mi piaceva. Ho detto che sono un’entità sola, non facciamo confusione. Sono uno e basta, talvolta scindo la personalità in due per esprimermi. Quell’immagine è scelta perché rappresenta in modo figo un cervello, tutto qui.

In effetti, rappresenta un cervello in piena attività. Non è dato sapere, però, se è l’attività sana o quella bacata. Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Bacato:Ciao, pezzi di merda! Come va?

Cervello: Che volgarité!

Ehm… Bacato, qui ci siamo giocati metà dei lettori. L’altra metà si sta sbellicando. Li vedo, là, da dietro i loro monitor…
Ma sentiamo: che radici ha il tuo nome, Cervello?
E il tuo, Bacato?

Il nome è CervelloBacato, l’idea di sfruttare sia l’una che l’altra parte (del nome), e accentuare così la bipolarità che ognuno di noi ha dentro di sé m’è venuta molto più avanti. Il nome è nato prima di tutto, è nato quando ho aperto il blog, ed è nato assolutamente per caso. Pensa, il mio spazio web doveva chiamarsi Black Moon, o qualcosa di simile. Non chiedermi perché…

Non lo farò, ho paura di quella che potrebbe essere la risposta. Cioè, potresti non saperlo nemmeno tu, ma non importa, non stiamo parlando di questo.
Parliamo invece di una cosa che incuriosisce i nostri lettori: quand’è che la personalità singola si è scissa?

Le collaborazioni, o meglio gli scontri tra Cervello e Bacato sono nati… Per caso, su twitter, per scrivere tweet umoristici, poi sono stati trasposti nel blog con articoli di sole chiacchierate tra Cervello e Bacato. Infine ho importato la stessa conflittualità nelle Interviste Bacate, ma non da subito come si può notare, l’idea non m’era venuta inizialmente.

Ah, il web! Che luogo magico per queste cose! Scatena la parte migliore e quella peggiore di noi, e tu hai ben pensato di usarle entrambe nello stesso momento! Geniale! Ma andiamo oltre. La prima volta non si scorda mai. Cos’avete pensato la prima volta che avete scritto qualcosa di comune disaccordo, sul vostro blog?

Cervello: Che eravamo patetici!

Bacato: Che eravamo estremamente divertenti!

Vedo che la coerenza è il vostro punto di forza.
E dove andate a pescare la vostra ispirazione, dato che da voi due si parla di tutto e di più?

Cervello: Per i nostri scontri? Beh, quelli nascono dalle più disparate situazioni.

Bacato: Come quella del ”Mi scappa la pipì: mi alzo a farla o resto qui e me la faccio addosso?”

CervelloBacato: Per quanto riguarda il blog e i post parlo davvero di qualunque cosa, dai fatti personali alle recensioni di film. L’ispirazione viene un po’ da tutto. Se penso alle poesie che scrivo quelle nascono da qualche concetto ”intimo” che voglio esprimere, e in versi trovo più comodo tirar fuori le cose complicate. Per i racconti invece può essere che una canzone mi dia l’impulso, come col racconto Hurt, oppure un sogno fatto di notte, come per Stelle cadenti e Risveglio violento. Sono uno che sogna tanto, ogni notte almeno tre sogni, e la mattina li ricordo quasi sempre.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputate essere la vostra “Opera Magna”?

La prateria dei fulmini è sicuramente una delle migliori (qui il commento di Gelo Stellato, e qui potete pure scaricarlo in epub o mobi!), così come Hurt. La prima è un estratto preso da “Il non morto”, un romanzo che sto tentando di scrivere e di cui ho voluto verificare ”la qualità” staccandone un pezzo e facendovelo leggere. La seconda è un racconto breve nato da una canzone, come detto prima, che ha avuto buoni riscontri.
Le poesie che ho scritto mi piacciono quasi tutte, perché parlano di me, sono intime.

Quindi abbiamo svelato che stai scrivendo un romanzo dal titolo “il non morto”. Ottimo, ottimo!
Sentite, non so chi di voi due a volte scrive racconti, ma a parte questo, mantenendo il discorso sul vasto mondo che è il vostro blog, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascoltate mentre vi dedicate alle vostre creazioni? (Ce l’ho fatta! Mamma mia, che giro di parole!)

Tutto, davvero tutto. Da Ray Charles a Johnny Cash, dai Daft Punk agli Infected Mushrooms, Florence and the machine, Queen, Foals, Daughter, Arctic Monkeys, Bloc Party, Mannarino, Asaf Avidan, Dave Matthews Band. Rock, elettronica, funky, metal, pop, rap, jazz. Tutto tutto tutto! Purché sia bello 🙂

Azz! Veramente di tutto! Inizio a capire da dove derivi la doppia personalità!
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui vi mettete a comporre robe scritte?

Piccola, invero. E nonostante le dimensioni è sempre, costantemente, eternamente incasinata. Tranne quando ho qualche donzella che deve venire a trovarmi 🙂

Tranne quando… insomma, abbiamo capito 😉
Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scriva una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche farmi una pernacchia, e dirmi che non ne avete voglia, insomma… vedete un po’ voi.

In quel momento il mio compito era semplice: scrivere un racconto con parole chiave che attirassero pubblico. Pensandoci, tali parole potevano essere soltanto di un certo tipo: quello volgare. Tette, culo, figa, vagina, spruzzi, merda, sesso, scopata, cavallo, nonni, vecchi. Lo so, non erano belle parole, eppure era questo quello che l’internauta medio chiedeva. Chiedetelo alle Chiavi di ricerca bacate che mi capitano. Non sapendo però come combinarle senza scadere nella bruttura e nello squallido, lasciai tutto lì impiantato. Scesi da basso in cucina, aprii la nutella, la spalmai abbondantemente su un panino, e pensai al povero Riccardo, che ora aveva il blog imbrattato di parole orribili. Tanti auguri 😉

Non preoccupatevi, il blog era già stato imbrattato da un altro personaggio.
Il problema, semmai, è che avete usato ben 110 parole, 80 più del consentito.
Ergo, per i prossimi venti minuti dovete chiamare il tizio più noioso che conoscete e subire le sue micidiali freddure. La cosa dovrebbe lasciarvi abbastanza nauseati, così da compensare lo sproposito di parole usate qui sopra.

Bene, finito il castigo vi chiedo: qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Sperate di diventare un giorno famosi o quantomeno apprezzati da un pubblico vasto per quello che scrivete?

E la risposta è… ?

Sì, lo speriamo, cazzo sì!

Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato. Salutate gli habitué di questo blog.

E’ stato un piacere, fate un salto da me se vi va, e sicuramente ve ne pentirete. Adios!

Ecco, allora fate un salto da lui. Piano, con calma, che sennò vi sfondate la tastiera.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 14 commenti

gelostellato – intervista a Raffaele Serafini

Image and video hosting by TinyPic

Ed eccoci qui con “Re Gelo” Raffaele Serafini, in arte gelostellato, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Lo voglio! E accetto di onorarle e rispettarle finché morte, oblio o noia non ci separi!

Mica mi stai sposando, su!
Ne sei sicuro?

Insicuramente sì!

Insicuramente si. “Ni” era troppo corto?
Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

O leggiadro e merdaviglioso essere, che peristi per mano di insofferente bipede o per venefico gas o per sempiterno gelo (anche non stellato), io ti onoro, prestando giuramento a nullo tasso sul tuo esile corpo e sulle tue radiose, immote zampette!

Fatto.

Molto commovente. Dopo un giuramento così, tutti i miei lettori potranno prendere per oro colato tutte le tue parole, ma prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato proprio con quella fotografia carnevalesca?

Orcoparco! Ma io sto facendo l’intervista prima ancora di scegliere la foto! Quindi adesso devo scegliere una foto, ma sarò costretto a farlo sapendo che mi sarà chiesto il perché del gesto e così la paranoia mi travolgerà, impiegherò delle ore per scegliere (senza riuscirci), perdendo sonno e ragione, sarò costretto a imbottirmi di psychofarmaci (consigliati personalmente da Norman Bates) e poi ti chiederò un risarcimento per danno psicologico e morale! (ma se mi giri 50 euri sulla postepay la asciughiamo così, tranquillo). In ogni caso ti allego la foto che ho fatto ieri sera, semplicemente perché è l’ultima, ed è molto colorata, anche se non è rappresentativa, ché non c’ho la barba, ma è un caso rarissimo.

Insomma, ti ho fatto perdere sonno e senno, a quanto pare. E la barba te la sei tagliata tu, mica ti ho chiesto io di farlo.
E tutto per una foto! Chissà cos’altro perderai, più avanti! (ti ho fatto una ricarica telefonica da 25, va bene lo stesso?)
Allora, cominciamo… Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Dunque, gli amici che stavano leggendo probabilmente se ne sono già andati dopo il giuramento sulla mosca, quindi restano solo nemici… il che va benissimo, perché quelli sono capaci di arrivare fino a fine intervista solo per avere più materiale da criticare. Perciò come salutare voi affezionati nemici? Ovvio: non vi saluto! Non vorrei pensaste che il mio grado di nemicitudine si fosse abbassato… a me i nemici mi rendono felice!

Teoria interessante, Raffaele. Allora speriamo in un sacco di critiche in coda a questo post, ok?
Senti un po’, che radici ha il tuo nome d’arte, “Gelo Stellato”?

Puoi scriverlo minuscolo, e tutto attaccato, visto che è diventato un nick. È solo sul faccialibro che, siccome serve un nome e un cognome, sono stato costretto a staccarli (beccando un sacco di “Stellato” da Malta che mi chiede amicizia e si interroga su eventuali radici sanguigne comuni). Minuscolo, poi, perché fu il primo verso di un haiku, un haiku invernale nato in una di quelle notti in cui le stelle sono tantissime e paiono congelate, lassù nel nero. Erano cinque sillabe così belle che non trovai mai altri due versi all’altezza, e quindi ne feci un nick, una mail, un blog, una città, un Universo parallelo, un golem, una formula magica per fermare il tempo… no dai, scherzo, il golem non c’è, non l’ho ancora creato. Ah, sì. Ti dicevo che è un verso così bello che va scritto senza la maiuscola, non ne ha bisogno, per difendersi.

Divertente il fatto dei maltesi omonimi, e mi dispiace per il golem: stavo già quasi per andarlo a cercare!
E ho pure provato la formula magica, ma il tempo scorre ancora inesorabile. Secondo me c’è un trucco…
Ma ora, su tua spiegazione, vado a correggere tutti i “Geli Stellati” seguenti, cambiando maiuscole, minuscole e attaccature.

Quando ti è venuto il ghiribizzo di inventare tutto quel che riguarda il mondo delle “gelofigate” in genere?

Sono ammalato di creatività. Uno dice una frase, vedo una cosa, ascolto un suono… e mi scatta in testa un’idea, un “ma che figata sarebbe se…”. Il più delle volte, se non la scrivo nel file “idee” finisco per dimenticarmela, ma ogni tanto, le idee del web, finiscono per essere create, per prendere corpo digitale.

Una malattia per la quale ancora non esiste una cura. Per fortuna, direi!
Senti, Raffaele: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che sei riuscito a conquistare il pubblico con una delle tue trovate?

Non credo sia mai accaduto. Ma se fosse accaduto, penso che avrei pensato che le persone hanno un bisogno disperato di fantasia e di leggerezza. Non se ne accorgono, le abbiamo perse. Passano i giorni, li cominciamo e finiamo in un letto senza aver salvato niente, nessuna beltà. E allora, anche una sciocchezza come le gelofigate finisce per essere qualcosa da salvare, per dare una pennellata di colore alla giornata. Poi certo, ho pensato anche “Ma guarda te… allora non sono l’unico idiota”, ma questo è un’altra storia…

Nah, non credo che tutto sia così triste come lo dipingi. Può essere, per alcuni, come dici tu, ma magari uno è solo in cerca di cavolate divertenti, e da te trova pane per i suoi denti. Senza essere grigi e noiosi. Magari aggiunge colore a una giornata già arcobalenica, non puoi saperlo a priori.
Però sai benissimo dove andare a pescare la tua ispirazione, giusto?

Ho capito, vuoi scoprire i miei segreti eh… Di solito dal mio intorno. Un commento sul blog, una frase letta, un errore di battitura… tutto può essere scintilla. Che ne so, Cybsix in un commento dice, “Dai, te lo immagini un concorso tutto copiato?” e io invento “Un par de copioni“. Mi regalano un libro doppio, e io invento “La geLotteria“, mi stufo di non sapere mai quando inizia e finisce un segno zodiacale e invento “il mostroscopo“, ho voglia di sapere che libro leggere per diventare intelligente e io invento… ops, no, questa la devo ancora fare! Ti ho detto già troppo, ora devi morire.

Ovvio che cerco di carpire i tuoi segreti! Si cerca sempre di apprendere da chi ne sa di più, no?
E non mi importa di aver saputo troppo, d’altronde di qualcosa bisognerà pur perire, prima o poi.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Naaa. Questo non è lavoro e non mi preoccupo minimamente di queste cose di blog, e di scrittura, e di lettura. La vita è altrove, come dico sempre, e io non ho mai combinato nulla di meritevole, se non condividere cose belle, ogni tanto.

Da ciò ne deduco che lo fai per divertimento. E questa è una grande lezione per tutti, credo. Di conseguenza, manderò i miei lettori a guardare qualcosa altrove.
Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi al blog?

Ho capito… vuoi farmi mettere un link, eh. E allora linka là sopra pure la cosa che di recente mi è piaciuto di più fare: La prima storia di Cifro e Baleno, una storia per ragazzi/bambini illustrata con disegni fatti con chilometri di approssimazione, ma che reputo riusciti. Io lo trovo l’inizio di un bellissimo prodotto, e devo muovermi a scrivere la seconda puntata… ho un sacco di disegni e personaggi nuovi, da far conoscere. Per la musica… boh, ascolto tante cose e spesso nemmeno me ne accorgo. Forse una volta prestavo più attenzione, alle canzoni intese come generatrici di creatività, adesso la uso soprattutto per correre e per il piacere di ascoltare cose belle. E non ti posso rispondere con un elenco di nomi che ascolto. Ho le cartelline con dentro centinaia di mp3 targate con l’anno, apro, clicco su una a caso, più o meno, e clicco “esegui tutti”. Adesso sto ascoltando i My bloody Valentine, quello nuovo, prima ascoltavo dei pezzi di Rino Gaetano, prima ancora un vecchissimo CD di Beck, un bootleg, e mi sono svegliato con gli Stereophonics. Ecco, magari così sei contento.

Io sono sempre contento. Comunque anche tu, come molti, mi dici che ascolti un po’ di tutto. Come per l’ispirazione, che viene dalle fonti più disparate.
Poi voglio dire ai miei lettori che la seconda parte della storia di Cifro e Baleno è già uscita (e l’ho pure linkata, dopo la prima parte), e invito tutti a leggerla, perché è una cosa davvero surreale. Inoltre, vi posto una fotografia di Cifro (che gli prudeva il 2).

Image and video hosting by TinyPic

Tornando a noi, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a produrre quei parti mentali che finiscono inevitabilmente per coinvolgere e divertire un così vasto pubblico di persone?

Ci sono i cuscini di Barbapapà e quelli coloratissimi, by mamma, ci sono centinaia di libri, ci sono i colori, una collezione di CD (ferma, perché non ne compro più), un piccolo tatzelwurm fantasma che trovai durante un’escursione montana, e poi basta… ah, ora ho anche una TV, dopo che per un paio di decenni non l’ho avuta… ma in effetti non la uso ancora, a parte qualche film.

Una bella stanza allegra, insomma! E il tatzelwurm fantasma ci scorrazza liberamente, immagino. Ne voglio uno anch’io!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso, ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Ahahahahah, cioè, perché il resto aveva “sense”? Okay, okay, dunque, di getto, così… è una cosa figa, sì, ma se vuoi le parole chiave andrebbe pensata… Intanto penso le parole, facciamo 20 e il resto particelle o verbi. Le dico come vengono, pensando di essere Google: 1) figa 2) culo 3) tette (e dovevi pensarlo che sarebbero saltate fuori delle parolacce!) 4) gratis (sono un google italiota, sennò era free) 5) gelostellato 6) sogno 7) ciglioni 8) come 9) gatto 10) cazzo (mi ero dimenticato) 11) mostro 12) berculsoni (non è un errore di battitura) 13) matto 14) fantastico 15) storia 16) raccapricciante 17) mescolanza 18) comparire 19) essere 20) morire.

La storia: “gelostellato morì, fu mostro, raccapricciante mescolanza di cazzo, culo, figa, tette, gatto, matto, ciglioni e berculsoni. Fantastico come una storia, sarà bello e gratis come un sogno, comparirà nei tuoi.”

Fatto, sono trenta. Se vuoi metterlo politically correct e non vuoi ricevere molti clic ti permetto di scrivere “riga, mulo, vette, razzo” vedi tu… 🙂

30 parole esatte. Ottimo, grazie!
E no, non voglio essere politically correct, voglio mantenere le risposte originali.
E taggherò quanto sopra. (Sapevo che da te avrei avuto questo tipo di parole)
Mi aspetto un’impennata di visite, allora.
E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Credi che l’intervista sia venuta bene?

E la risposta è… ?

Non mi interesso delle problematiche sessuali delle interviste!

Oddio! 😀
Bene, grazie per le risate e il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Ciao ciao, minchiofanti che non siete altro! E vi aspetto tutti sul blog di gelo.

E andateci davvero, sul blog di gelo, che troverete un sacco di roba interessante. Per esempio la geLotteria, un modo per liberarvi di un libro che non vi interessa e riceverne in cambio uno che magari vi interessa ancor meno.

Vi linko tutta la roba gelata e vi saluto.

gelostellato
pensieri di gelo
Salvadeat
Contecurte
Il Pub di Pub
Facebook

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 11 commenti

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: