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intervista a Francesco Mazziotta

Francesco Mazziotta.jpg

Cari lettori, care lettrici, bentrovati.
Queste sono le solite domande, proposte però agli artisti di NuName.
Vediamo un po’ a chi tocca, oggi, finire sotto i ferri…

Mazziotta. Francesco Mazziotta.

Che non suona come Bond, James Bond, ma pazienza, questo passa il convento.

Prima di passargli la palla, vi dico che è stato lui a invertire i grassetti, perché avrebbe anche ragione, di solito sono le domande a essere in grassetto, ma io voglio dare importanza alle risposte. Perché l’importante siete voi. Ma non ho voglia di star lì a rimettere tutto com’era, quindi resta così.

Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Assolutamente si!

Ne sei sicuro?

Certo, sennò non l’avrei detto.

Ha senso.

Allora, come da rito, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Giuro che è una battuta che non mi fa ridere (acidità nell’aria).

Non è una battuta, la Sacra Mosca attende il suo tributo di verità.

Se è questo che viene richiesto, allora lo farò: lo giuro sul cadavere di quella mosca là per terra! Anche se sono un maniaco della pulizia, quindi lo faccio con un filo di ribrezzo.

Non mi interessa il tuo disgusto, l’importante è che tu lo faccia.
Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentato con quell’immagine?

Ti ho inviato la mia caricatura perché praticamente riassume un po’ tutto ciò che sono. Matita e bisturi, praticamente le mie due più grandi passioni.

Quindi sei una di quelle gommine che si mettono sopra le matite?

Interessante.

AHAHAHAHAHAHAHAHA! Non ci avevo pensato!

Io invece si.
Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Hakuna Matata ragazz… no, questo era Cicciogamer89. Ehm… Ciao a tutti? (troppo semplice?)
Non lo so… Come saluti di solito gli amici che incontri per strada?

No, non dirmelo. Preferisco rimanere nell’ignoranza.

“We zi’, come va?”

Ti avevo detto di non dirmelo! Mi leggi quando scrivo?

Quando ti è venuto il pallino di disegnare?

Ho perso il conto di quante volte mi hanno posto questa domanda. Però con piacere rispondo di nuovo!

C’è mia mamma che dice che sono nato con la matita in mano, ma a me piace pensare che il pallino per il disegno mi sia venuto ai tempi delle scuole medie, dopo aver visto un mio compagno di classe coreano disegnare Naruto durante una lezione. Da allora praticamente non mi sono più fermato, nonostante una piccola parentesi in cui mi sono dedicato alla musica, ma davvero è stato un puntino in una passione ben più grande.

Naruto alle medie… Io già mi ero dimenticato che esistesse la scuola, quando uscì Naruto!

Si, compio 22 anni quest’anno, quindi praticamente sono nato coi Pokèmon e Naruto.

Precisiamo, per le generazioni a venire, che siamo nel 2017. Io ne avrò quindici più di te, quest’anno,, ma non fa differenza: se il mondo cessasse di esistere domani, avrei già vissuto più di te.


Torniamo a noi: la prima volta non si scorda mai.

Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato la tua opera al pubblico?

Ambassador. Non ricordo bene cosa mi passasse per la testa. Sta di fatto che eravamo reduci da un incontro con un editore che ci aveva dato dei consigli, gasandoci molto per la nostra nuova storia, e io ero impaziente di sapere cosa il pubblico pensasse di ciò che avevo disegnato. Dopo quattro anni, praticamente niente è cambiato, direi.

E dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Altri fumetti, generalmente indie, che spesso non dipendono interamente dalle richieste di mercato. Ultimamente mi piace cercare l’ispirazione da storie per bambini e da favole come quelle dei Fratelli Grimm e di Gianni Rodari.

Gianni Rodari è un autore dal quale si può imparare moltissimo, se si legge fra le righe. Fa bene ai bambini, ma fa bene pure agli adulti. Mi piace. Approvo.

A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi ai tuoi disegni?

Dipende da cosa devo disegnare. Se devo lavorare solo alle chine di un capitolo allora attacco Netflix e mi recupero tutte le serie possibili immaginabili. Se invece sto lavorando alle matite o ai layout dei vari capitoli, allora le opzioni sono o il silenzio o le soundtrack dei videogiochi.

Posso capirti. Anch’io quando devo scrivere preferisco sedermi sul divano,

con il pc sulle gambe (sopra un cuscino), la televisione accesa e la moglie che mi dorme accanto. 🙂

E dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui scrivi?

Si trova in un monolocale al quinto piano di un palazzo che dà su un parco. Mi piace avere tutti i miei oggetti intorno perché sono un maniaco dell’ordine. La scrivania è grande, è un tavolo che ho aperto come se dovessimo mangiarci in dieci. Nella stanza ho messo tutto ciò che mi facilita il lavoro, tra cui un televisore, ovviamente (sennò dove le guardo le serie tv, scusa?).
Anche se, lo ammetto, ciò di cui vado più fiero è la stampa su tela di una tavola di Ambassador che mi han regalato Marco e Emilio per il mio compleanno. Forse uno degli oggetti da cui traggo maggiore ispirazione.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense (come ce ne fosse bisogno) a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese o omaggiarmi con un disegnino… insomma, vedi un po’ tu!

C’era una volta un bambino capriccioso che si faceva sempre sculacciare. Il suo sedere, stufo di questa situazione, fece le valigie e se ne andò. Dirai: e quindi? Il bambino si rese conto dell’importanza del suo sedere quando si accorse che non poteva più sedersi sul divano o sulle giostre. Da allora, iniziò a comportarsi bene e il suo sedere tornò, perdonandolo per ciò che gli aveva fatto passare.
Questa storia non è mia, l’avrò già sentita da qualche parte, ma mi aveva particolarmente colpito per il colpo di genio assoluto. Sono più di trenta parole ma ne vale la pena, no?

Questo è Rodari. La storia del naso, hai presente? 🙂
Quello che il naso scappa perché il suo padrone gli mette le dita dentro…

Una di quelle che ancora non ho letto consapevolmente! Giuro che non lo sapevo!

Dai, le parole sono 102, ma sarai il primo a essere perdonato perché hai inconsapevolmente tratto spunto da Rodari.

Ma adesso è comunque l’ora delle domande scomode.

Mi dirai “Ma come, tutte le altre non lo erano?” e io ti dico di no. Almeno, non abbastanza.

I periodi di blocco esistono.

Da un blocco intestinale se ne esce mangiando fibre, ma come si esce da un periodo di blocco artistico?

A costo di apparire arrogante, non ho mai sentito il peso di un blocco artistico. Di solito, infatti, disegno dalle 15 alle 20 tavole al mese, e, anche se ci sono dei giorni in cui non ho proprio voglia di disegnare, mi obbligo a farlo almeno per due ore. Il problema si ha quando il blocco mi coglie durante la fase di layout. Lì so che devo posare la matita, andare in libreria, comprare qualcosa, tornare a casa, prepararmi un thè e leggere. Ti piace come algoritmo?

Mi piace un sacco. Soprattutto la parte della libreria: è difficile uscirne senza aver comprato qualcosa, quindi posso capirti molto bene.

Pagina facebook, account twitter, patreon, blog, sito internet…

Come preferisci farti pubblicità? E che cos’è che fa davvero la differenza per farsi notare?

Se sapessi davvero come risponderti la mia pagina andrebbe molto meglio (hahahaha). A essere sincero sto notando che funziona molto la sponsorizzazione e la condivisione su Facebook, anche se per farsi notare è fondamentale analizzare il “mercato”, diciamo, di ciò che il pubblico desidera. Insomma, non è esattamente ciò che proponiamo noi. Non su Facebook, almeno.

Mettiamo che tu con i fumetti ci voglia vivere, che tu voglia tirarci fuori uno stipendio. Considerando la concorrenza, come ti valuti come rapporto “tempo di realizzazione della commissione/qualità dell’opera”?

Per quanto sia vero il detto che un’opera di qualità necessita di molto tempo di realizzazione, io credo che sia fondamentale essere veloci. Più commissioni fai, meglio è, no? Però ovvio, velocità non significa dover fare un brutto lavoro. Penso sia fondamentale conoscersi e sapere quanto bene si riesce a fare qualcosa e in quanto tempo. E’ un discorso che non si può generalizzare.

E il tempo di realizzazione dell’opera è direttamente o inversamente proporzionale al valore della stessa?

Penso sia il tempo che ho speso per arrivare a un certo livello che conta. Insomma, è la mia esperienza, non il tempo che dedico a una singola commissione a fare la differenza. Se impiego sei ore anziché quaranta per fare un determinato disegno, con lo stesso risultato, perché dovrei farlo pagare di meno solo perché sono più veloce?

Giusto. Quando chiami l’idraulico che ti cambia un niente che costa cinquanta centesimi, quando se ne va gli hai comunque dato cinquanta euro, anche se ci ha messo cinque minuti.

Perché? Perché lui ha fatto una cosa che tu non sai fare. Altrimenti non l’avresti chiamato.

La stessa cosa vale per qualunque altra professione, ivi compresa quella dell’illustratore.

Esatto, il concetto è praticamente lo stesso.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Fai proprio domande scomode tu! Una cosa che non mi hanno mai chiesto è cosa vogliamo fare con la Fucina, cioè dove vogliamo andare a parere.

E la risposta è…?

Con FucinaComics il sogno sarebbe quello di riuscire a fondare una casa editrice, prima o poi. O almeno un marchio che sia riconoscibile e che sia associato a cose di grande qualità. La strada è ancora lunga, ma quanto sarebbe figo vedere un proprio fumetto adattato come film?

Davvero sarebbe tanta roba. Vi auguro di riuscirci, un giorno non troppo lontano.

Lo spero anche io, e mi dà forza vedere l’enorme panorama di autori esordienti che si sta facendo strada in questi anni!

E io agli esordienti do grande importanza, perché sono il futuro della nostra cultura.

E ora, spazio a una tua domanda per me. Prenditi pure una rivincita, rispondo a (quasi) tutto!

Vai, allora: tra Incipit e Ambassador, le mie opere, quale preferisci?

Eh… Scelta difficile, davvero. Anche perché non conosco né l’uno, né l’altro.

Mi dai un link da seguire, così mi faccio un’idea e, contemporaneamente , se la fanno anche i miei lettori?

Certo! Allora, ci trovi sia su Facebook che su Instagram, e su entrambi se cerchi il nome “Fucina Comics”. Però per leggere le storie devi assolutamente andare sul sito www.fucinacomics.com e niente, quello è proprio il vero antro di noi fabbri.

Vi definite dei fabbri? Figo! In effetti, la vostra è una fucina. E, come dice Maupassant, vi immaginerò “ritti, infiammati come demoni di fronte alle fornaci roventi.”

hahahahahaha fantastico! Si, il termine “fabbri” secondo me ci calza a pennello, sia in quanto fumettisti, e quindi spesso sporchi di inchiostro, sia in quanto studenti che cercano di forgiarsi anche il proprio futuro

E quindi col demone della passione che vi consuma. Bello, mi piace quest’immagine.

E con quest’immagine in testa, andiamo a chiudere. Saluta gli habitué di questo blog, che il tuo spazio è terminato.

Grazie a te davvero per l’opportunità e grazie a tutti coloro che sono arrivati fin qui. Fa sempre strano sapere che qualcuno sta dedicando del tempo per conoscere ciò che faccio.

Pensa che a me fa strano che chi fa qualcosa mi dia retta…

E che ci sia qualcuno che legge davvero ciò che scrivo!

Alla prossima, cari lettori!

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